mercoledì, dicembre 09, 2009

JUVENTUS: IL FALLIMENTO DI BLANC-SECCO-FERRARA


L’eliminazione della Juventus dalla Champions League 2009/2010 è il logico risultato di una politica societaria (?) fallimentare. Il girone eliminatorio dei bianconeri è stato un vero e proprio disastro con sole due vittorie, peraltro sofferte, contro la peggior squadra della competizione (il Maccabi è l’unica squadra tra le 32 ad aver chiuso con 0 punti e 0 gol segnati). La sconfitta per 4-1 contro un ottimo Bayern, peraltro con Robben a mezzo servizio e senza Ribery, è stata una delle peggiori esibizioni degli ultimi 15 anni. Un’eliminazione tanto giusta quanto pesante dal punto di vista tecnico ed economico (10 milioni, almeno,andati in fumo). Certo, l’annata va avanti con campionato, Europa League e Coppa Italia, ma il bilancio a metà stagione è pessimo. Le colpe vanno divise tra società (?), allenatore, giocatori e calcio italiano in generale. Ecco un’analisi in 4 punti della cocente eliminazione bianconera:

1. Società - La Juventus, come ha sottolineato l'esimio Roberto Beccantini (il giurato italiano per il Pallone d’oro) su La Stampa, è l’unica società tra Serie A, B ed Europa che non ha nessun uomo di calcio al suo interno. L’importanza di una struttura societaria forte e organizzata è evidente. Basti citare l’esempio Milan. Organico non sfolgorante, allenatore esordiente, inizio difficile. Nel momento di massima difficoltà la società è intervenuta in più direzioni e da quel momento i rossoneri non perdono più una partita. Alla Juventus Jean Claude Blanc, digiuno di calcio prima di arrivare in Corso Galileo Ferraris, ha grandi competenze dal punto di vista manageriale (il nuovo stadio è in costruzione), ma ha avocato a sé tutti i ruoli chiave (presidente, amministratore delegato e direttore generale). Una scelta miope. Ai tempi d’oro della Triade (mai così rimpianta e in attesa del giudizio del Tribunale di Napoli che potrebbe riscrivere l’opaca storia di Calciopoli) il ruolo di Blanc spettava a Giraudo, altro ottimo manager. Peccato però che al suo fianco ci fossero Luciano Moggi a costruire la formazione e Roberto Bettega come uomo di raccordo tra squadra, staff tecnico e società. Il mercato attuale è affidato ad Alessio Secco, ex accompagnatore della squadra. Negli ultimi anni il giovane direttore sportivo ha inanellato una serie incredibile di topiche. Milioni gettati dalla finestra (Boumsong, Tiago, Almiron, Felipe Melo e cessione di Mutu tanto per gradire) e rinnovamento mai avvenuto.
Molta improvvisazione e troppe dichiarazioni ambiziose. Si parla molto di Marcello Lippi come direttore tecnico per la prossima stagione. Un’altra scelta assai discutibile. Chiunque sarà l’allenatore della prossima stagione, avrebbe in questo modo sempre e comunque l’ombra del ct azzurro alle sue spalle. Allenatori come Spalletti o Laurent Blanc accetterebbero una situazione del genere?

2. Mercato - Quest’estate Diego era stato il fiore all’occhiello di un mercato molto costoso.
Continuo a ritenere Diego un ottimo giocatore. Il problema è che l’ex giocatore del Werder è un trequartista puro e costruire una squadra sul 4-3-1-2 significa acquistare giocatori molto specifici. Il perno davanti alla difesa dovrebbe essere il cardine, non necessariamente un regista, ma un giocatore estremamente intelligente, tatticamente impeccabile (Mascherano, M. Diarra, Timoschuk tanto per fare tre nomi). Invece si è puntato su Felipe Melo, buon mediano che tuttavia aveva già dimostrato a Firenze di non poter ricoprire un ruolo così delicato. Un giocatore che in una stagione prende 10 giornate di squalifica complessive non si può certo definire intelligente. Pantaleo Corvino si trova molto bene nel chiudere affari con Secco: dopo aver preso Mutu ad una cifra ridicola, ha incassato 25 milioni di euro per Melo e si è portato a casa Zanetti e Marchionni.
In difesa è tornato Cannavaro, in evidente declino. Il poco sponsorizzato Mellberg si era comportato molto meglio ed è stato frettolosamente venduto. Per il 4-3-1-2 occorrono due terzini di spinta. A sinistra è arrivato Grosso, altro giocatore che ha già vissuto la parte migliore della carriera. Molinaro, De Ceglie, Zebina e Grygera non sono giocatori affidabili a buoni livelli. Come terzino destro gioca il generoso ma limitato Caceres che Guardiola la scorsa stagione faceva accomodare sempre in tribuna (a destra, in assenza di Dani Alves, gli veniva spesso preferito Puyol e al centro della difesa veniva adattato nelle emergenze Yaya Tourè). Non occorreva fare un mercato superbo. Dopo Diego occorrevano altri due/tre giocatori di ruolo e una seconda punta di movimento in grado di surrogare Del Piero. Il capitano bianconero meriterebbe un post a parte, comunque dovrebbe avere l’onestà intellettuale di fare un passo indietro e accettare un ruolo alla Altafini (non da commentatore ma da veterano che entra negli ultimi 20/30 minuti). Ad ogni modo sono convinto che pur non essendo stato un mercato da 10 in pagella, con un allenatore più preparato ed esperto si sarebbero potuti ottenere risultati migliori, qualificazione agli ottavi compresa.

3. Ferrara - I miei dubbi sul tecnico erano sorti dopo la desolante partita di Palermo. Siamo quasi a Natale e Ciro non ha ancora dato un barlume di gioco e organizzazione alla squadra. Squadra costruita per il 4-3-1-2 e modulo messo da parte per poi essere recuperato. Contro il Bayern il confronto col maestro Van Gaal (nonostante le battute inopportune di Compagnoni in telecronaca e le difficoltà di questi primi mesi, l’ex tecnico di Ajax, Barcellona e Az Alkmaar è uno dei migliori insegnanti di calcio in circolazione) è stato impietoso. Contro Cagliari e Bordeaux, guarda caso allenati da due tecnici che potevano sedersi sulla panchina bianconera, altre due sconfitte prima di tutto tattiche. Condizione fisica, sempre precaria, infortuni a ripetizione e cambi assai discutibili completano il disastroso bilancio. Ci sarebbero altre numerose osservazioni da fare, ma Ferrara merita rispetto come ex grande bandiera bianconera. Non tutti gli ex campioni diventano grandi allenatori (ancor meno alla prima esperienza in panchina). Purtroppo di Guardiola ne esiste solamente uno. Pensare ad un cambio nella guida tecnica a questo punto dell’anno è difficile. Bisognava scegliere meglio lo scorso maggio (personalmente avrei fatto di tutto per prendere Spalletti o Prandelli).
L’anno scorso Claudio Ranieri era stato crocifisso. Peccato che con una squadra ampiamente inferiore in termini di scelte e qualità fosse riuscito a ottenere gli stessi punti in campionato e a vincere il girone di Champions, lottando fino all’ultimo contro il Chelsea negli ottavi di finale. Qualcuno (vedi Tuttosport) dovrebbe porgere sentite scuse al tecnico romano. Non sarà né Capello Ancellotti, ma un validissimo tecnico e ancor prima una persona a modo.

4. Calcio italiano - Le difficoltà della Juventus non derivano esclusivamente da problemi interni alla società bianconera, ma anche dallo scadente livello del nostro calcio (Juventus-Inter di sabato scorso ne è perfetto manifesto). Vittorio Zucconi, direttore di Radio Capital e grande firma di Repubblica è uscito in questi giorni con il suo ultimo libro ("Il caratterraccio", edizioni Mondadori) in cui parla delle caratteristiche e dei difetti degli italiani visti da fuori (Zucconi vive negli USA ed è stato inviato speciale in decine di paesi). Uno dei principali è il provincialismo. Nello sport questo difetto si traduce in sopravvalutazione del nostro calcio, da sempre mio cavallo di battaglia. Chi ha la possibilità di seguire i vari campionati stranieri si accorge dell’enorme divario in termini di ritmo, gioco, organizzazione. Non necessariamente di qualità tecniche, anche se alcune squadre come Barcellona, Chelsea, Real Madrid (con Ronaldo) e Manchester United sono due o tre gradini sopra le nostre. Il campionato italiano si basa su tre fattori: tattica, episodi e moviole. Il tempo effettivo delle nostre partite è imbarazzante e il possesso palla è qualcosa di sconosciuto o quasi. In Europa le nostre squadre si trovano in enorme difficoltà proprio per queste differenze in termini di continuità e intensità. La dimostrazione più evidente di tutto questo è l’Inter. La Juventus vista contro il Bayern è stata surclassata in quanto a ritmo e fraseggio. Magari quest’anno una nostra rappresentante riuscirà ad approdare ai quarti di finale. Per andare oltre questa soglia tuttavia occorrerà molta fortuna. La Juventus si tufferà, è il caso di dirlo, in Europa League (ex Coppa Uefa), dove le squadre italiane non trionfano dal 1999 (Parma di Malesani). Sarà anche l’Europa che conta meno e con un livello più basso rispetto alla Champions, ma per il nostro calcio e per la Juventus del trio Blanc-Secco-Ferrara passare qualche turno sarà già un’impresa. Ahimè.