martedì, dicembre 15, 2015

Serie A 15/16 - Il punto alla vigilia della pausa natalizia

La Serie A 15/16 si sta rivelando un campionato più spettacolare e interessante del previsto. Merito di una maggior attenzione da parte dei club nella costruzione delle squadre: spese (gli investimenti sono un'altra cosa) più oculate sui giocatori e scelte ponderate su tecnici con idee di gioco moderne. Si punta realmente, sul famigerato progetto, insomma, parola abusatissima ma sostanzialmente vuota di significato (vedi esoneri e rivoluzioni a livello di mercato) fino a poco tempo fa. 
Solo il Verona, che paga un mercato deficitario (a proposito, avete letto l'inchiesta del Corriere della Sera sulle proprietà dei club di A?), sembra lontano dal poter raggiungere il propio obiettivo. A dire il vero, nelle ultime due partite con Del Neri la squadra sembra aver ritrovato un po' di fiducia e spirito. Vedremo dopo la sosta.

SCUDETTO E CHAMPIONS - La lotta per il titolo è soltanto all'inizio, anche se la prospettiva è quella di una lotta a 3 (Inter, Napoli, Juventus con un grosso punto di domanda sulla Roma) fino al termine della stagione. La Fiorentina sta disputando un'ottima annata. Paulo Sousa, pur mantenendo l'impostazione spagnoleggiante voluta da Montella, ha reso più concreta la Viola - Badelj e Vecino al posto di Pizarro e Mati Fernandez tanto per intenderci -, trovando poi un centravanti di caratura internazionale - Kalinic - al posto del flop Gomez (ricordate i 25.000 tifosi in delirio al suo arrivo a Firenze?). Nel complesso, e pur esprimendo un gioco qualitativamente notevole, la Fiorentina ha qualcosa in meno rispetto alla altre quattro formazioni. Ciò non significa, però, che la Fiorentina non possa lottare per un posto tra le prime quattro. Paulo Sousa attende almeno un paio di rinforzi a gennaio.
L'Inter è in testa meritatamente perché in qui è stata la squadra più solida e compatta. Mancini è diventato negli anni un allenatore molto pragmatico e ha capito che le grandi squadre si costruiscono sull'asse centrale. Miranda è stato un ottimo acquisto - incredibile che nessun club europeo di prima fascia abbia pensato al brasiliano - e assieme a Murillo forma una coppia di grande personalità e forza. Handanovic è tornato sui livelli di Udine, mentre il centrocampo, a differenza della passata stagione, è molto più solido ed efficace. L'attacco stenta per la mancanza d'inventiva del centrocampo e per un mix di giocatori non proprio omogenei (Jovetic è un solista, Icardi un finalizzatore puro). Tuttavia, l'ingresso in squadra di Ljajic e/o Biabiany ha permesso a Mancini di avere maggior imprevedibilità e velocità. L'avvio poco brillante nel gioco è stato comunque corroborato dai risultati. Ciò ha permesso ai nerazzurri di aumentare l'autostima e la consapevolezza.
Il Napoli è stata fin qui la squadra che ha toccato le vette più elevate in termini di gioco. Merito di Maurizio Sarri che ha capito che il "suo" 4-3-1-2 non era applicabile (mancava il trequartista) e ha adattato le sue idee alla rosa a disposizione. Il 4-3-3 è lo schema perfetto per questa squadra (incredibile che Benitez non lo abbia mai sperimentato, fossilizzandosi nel 4-2-3-1 privo di equilibrio). Sarri ha lavorato alla grande sulla fase difensiva, facendo crescere in modo impetuoso un talento come Koulibaly, restituendo "dignita" difensiva a un buon giocatore come Albiol e sfruttando il ritorno in porta di Reina. In tutto ciò è stato fondamentale l'inserimento di Allan, equilibratore del gioco azzurro. Passando al 4-3-3 ha potuto recuperare Jorginho nel suo ruolo di regista e avvicinare alla porta Insigne. Higuain è il miglior attaccante della Serie A, non serve aggiungere altro. Gli unici due gocatori un po' sottotono sono stati fin qui Hamsik - nella nuova posizione di mezz'ala - e Callejon, più bravo nei ripiegamenti che in fase offensiva (0 gol per lui). Insomma, ua squadra organizzata, con principi di gioco moderni (intensità, difesa alta, reparti vicini, pressing offensivo, buon possesso palla) che può lottare per il titolo. Due però le incognite. La condizione fisica non potrà essere altissima per tutto l'anno e Higuain non può essere l'unico terminale offensivo. 
La Juventus ha recuperato alla grande dopo un avvio deludente, seppur normale dopo 4 titoli consecutivi e una camapagna acquisti che ha portato diversi cambiamenti. Dopo la gara di Sassuolo, Allegri ha capito che la base su cui ripartire era il 3-5-2, lo schema che permette di subire meno gol. La crescita di Dybala (già arrivato sui livelli di Tevez dopo pochi mesi: soldi spesi benissimo) e Mandzukic, il ritorno di Marchisio e l'inserimento di Alex Sandro hanno fatto il resto. Per un ulteriore salto di qualità a livello di gioco è necessario che Pogba giochi in modo più concreto e che Khedira si inserisca in squadra in modo stabile.
Allegri ha svariate soluzioni e la profondità della rosa - unita allo spirito classico dei bianconeri - può essere l'arma decisiva per conquistare uno storico quinto scudetto consecutivo. Il sorteggio di Champions è stato proibitivo - che è causa del suo mal... vedi Siviglia - ed è plausibile che in primavera la Juventus possa concentrarsi solo sul campionato.
La Roma è stata sin qui la squadra più deludente tra le big. Non tanto in termini di punti - il distacco dall'Inter è colmabile - quanto a livello di gioco. Garcia sembra aver smarrito il tocco magico del primo anno. In realtà vi sono delle lacune evidenti nella rosa: manca un terzino destro di ruolo (Florenzi è adattato), un centrale di livello da affiancare all'ottimo Manolas (serviva proprio vendere Romagnoli per prendere Rudiger?) e un cambio per Digne. Il gioco offensivo si basa esclusivamente sulle ripartenze e sulle iniziative estemporanee degli esterni. Dzeko sarebbe un ottimo centravanti se fosse servito con dei cross dal fondo. Se, appunto. Pjanic con le sue punizioni ha parzialmente coperto la mancanza di idee offensive. L'ambiente ha perso la pazienza dopo l'umiliazione di Barcellona e la sconfitta con l'Atalanta. I difficili rapporti tra club e staff tecnico e tra club e ultras sono un ulteriore complicazione per la buona riuscita della stagione. Difficile che Garcia possa invertire - in modo deciso - la tendenza negativa iniziata con l'1 a 6 dello scorso anno contro il Bayern.


SALVEZZA - Detto del Verona, le squadre maggiormente indiziate per retrocedere in B sono il Carpi e il Frosinone. La squadra emiliana paga inesperienza e confusione a livello societario. Castori-Sannino-Castori, Sogliano-Romairone, mix imperfetto tra vecchia guardia e nuovi, tre portieri cambiati e un quarto in arrivo (forse) a gennaio rappresentano al meglio l'annata del Carpi. Ottenere la salvezza dopo queste vicissitudini -  e con questa rosa - rappresenterebbe un autentico miracolo.
Il Frosinone, fin qui, è andato oltre le aspettative. Merito di Stellone, tecnico capace e con idee moderne. La povertà tecnica della rosa - la peggiore della Serie A - sta emergendo e le belle vittorie al Matusa difficilmente si ripeteranno da qui in avanti (calendario molto più difficile). Tuttavia, con 2-3 innesti di spessore a gennaio la formazione ciociara potrebbe giocarsi la salvezza fino alla fine.
Le due squadre che rischiano maggiormente di essere coinvolte nella lotta per non retrocedere sono il Genoa e il Palermo. I liguri pagano il mercato asfittico di Preziosi che ha messo a disposizione di Gasperini una rosa incompleta. Tra l'altro, se tralasciamo l'ultima gara con il Bologna, il Genoa ha ottenuto 5 dei suoi 16 punti per il rotto della cuffia (Chievo, Torino e Sassuolo). Il cambio di proprietà Preziosi-Calabrò (qualcuno mi può spiegare perché, alla recente cena, insieme ai due fosse presente anche Spinelli?) potrebbe essere salvifico. In tutti i sensi.
Il Palermo sconta il mercato e il solito cambio di guida tecnica voluto da Zamparini. Il 4 a 1 al Frosinone è stata una bella boccata d'ossigeno in vista del mercato di gennaio che deve rinforzare sostanzialmente la rosa (imprescindibile l'arrivo di un centravanti).
Le altre squadre, pur con qualche balbettio, non dovrebbero avere difficoltà a salvarsi. Mi riferisco alle varie Sampdoria, Udinese, Chievo, Bologna (bravo Donadoni, ma non c'erano dubbi) ed Empoli.

APPLAUSI - Oltre all'Atalanta, che sta disputando un campionato di livello (come da pronostico estivo di Blog-In: squadra costruita magistralmente), meritano un applauso Empoli e Sassuolo. I toscani stanno andando oltre le attese, soprattutto tenendo conto delle numerose cessioni estive. Bravo Giampaolo a mantenere il 4-3-1-2 di Sarri, rendendolo addirittura più tecnico e qualitativo (Buchel, Paredes, Zielinski, oltre all'asso Saponara, formano una mediana interessantissima). Il Sassuolo ha mezzi economici superiori rispetto ai toscani, ma ciò non basterebbe senza idee e organizzazione. Il progetto tecnico ha raggiunto ormai la maturità. Il 4-3-3 di Di Francesco è offensivo ma pragmatico. La rosa è profondissima e chi viene chiamato in causa - ultimamente Pellegrini e Politano - si inserisce alla perfezione negli schemi del tecnico abruzzese.  I neroverdi possono chiudere la stagione tra le prime 7 in classifica.

FISCHI (LA TUTA DI SARRI) - Per ultimo mi soffermo sul Milan, all'ennesima stagione deludente. I problemi, mi pare evidente, non risiedono in panchina (anche se Mihajlovic e soprattutto Inzaghi non sono dei tecnici di primissima fascia), ma in cabina di regia. Per quale schema è costruita questa squadra? 4-3-1-2 come sembrava in estate (ma manca il trequartista)? 4-3-3 (ma in questo caso sta fuori una punta e Bacca è troppo isolato)? 4-4-2 (allora la spesa per Bertolacci è stata inutile)? Una rosa ampia ma con poca qualità complessiva, continui cambiamenti tecnici e d'umore, mezze (o tutt'intere) dichiarazioni di Berlusconi, Galliani, Barbara B. (ridimensionata nel suo ruolo dopo permanenza di Galliani e addio al progetto stadio?), Mihajlovic, ultras (qualcuno mi può spiegare a che titolo un rappresentante della curva rossonera è spesso ospite da Criscitiello su Sportitalia?) sono lo spaccato attuale del Milan. Il tutto senza dimenticare la controversa (sono buono) vicenda della cessione a Mr. Bee Taechaubol.
Insomma, siamo in presenza di un Milan lontano parente di quello dominante, punto di riferimento per il calcio italiano ed europeo di qualche anno fa. Occorre fare chiarezza al più presto, magari ricominciando con una nuova dirigenza e un nuovo progetto tecnico.
Ps, tutti questi discorsi, probabilmente, non avrebbero trovato spazio se solo Berlusconi e Galliani avessero seguito il consiglio di Arrigo Sacchi: "puntate su Maurizio Sarri". Il Milan, senza spendere troppo soldi, sarebbe già una squadra e le varie problematiche societarie sarebbero passate in secondo piano. Si dice che la differenza nella scelta tra Sarri e Mihajlovic, alla fine, l'abbia fatta l'abbigliamento. Alla dirigenza rossonera non piaceva la tuta di Sarri. 

Continuiamo a bere del pessimo vino preoccupati che i calici siano di cristallo.
(Mirco Stefanon)