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GIRO D'ITALIA 2013

Il percorso, le tappe, le altimetrie, le salite del Giro d'Italia 2013. Approfondimenti sulle frazioni più importanti, commenti e analisi su squadre, protagonisti e copertura Tv-Media. (foto by Sirotti - Stephill.tv)

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CALENDARIO CICLISMO 2013

Tutte le date del calendario ciclistico World Tour 2013. Dalle prime corse stagionali in Australia, alle Grandi Classiche di primavera, dalle Corse a tappe sino al Lombardia. Senza dimenticare i Mondiali italiani: appuntamento a Firenze a fine settembre. (foto by Sirotti - Stephill.tv)

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mercoledì, dicembre 23, 2015

Roma 2024 - Le sedi di Vela e Calcio

La candidatura di Roma per i Giochi Olimpici del 2024 continua la sua corsa e diventa sempre più una candidatura nazionale. Oggi sono state rese note le città che ospiteranno il torneo di calcio. Da nord a sud saranno 11 le città ospitanti: Torino, Milano, Verona, Udine, Genova, Bologna, Firenze, Roma, Napoli, Bari e Palermo.
Un torneo che si articolerà in due parti coinvolgendo l'intera penisola e che allo stato attuale delle cose si svolgerebbe così: i gironi eliminatori con le partite allo Juventus Stadium di Torino, al Luigi Ferraris di Genova, al Friuli di Udine, al Bentegodi di Verona, al Dall'Ara di Bologna, al Franchi a Firenze, al San Nicola di Bari e al Barbera di Palermo. 
I quarti di finale e le semifinali al Meazza di Milano e al San Paolo di Napoli e le due finali all'Olimpico di Roma.

VELA - Sarà Cagliari la sede delle regate veliche per le Olimpiadi del 2024.  I lavori della Commissione di Valutazione per la selezione della sede per le regate, dopo una lunga e approfondita analisi, si sono conclusi con la scelta del capoluogo sardo come sede.
A far pendere l'asticella dalla parte di Cagliari sono state soprattutto le migliori condizioni offerte dalla situazione meteo-marina che ha fatto registrare una migliore intensità di vento e una sua maggiore regolarità . Altri aspetti come la situazione ambientale di città a misura d'uomo, i tempi di spostamento, il villaggio olimpico e la popolarità internazionale come città del vento e della vela, hanno influito positivamente sulla decisione. Nei prossimi mesi la Federazione Internazionale (ISAF) sarà nella città scelta per il parere finale.

17 candidate nella prima fase
Nella prima fase, partita il 7 ottobre, la Commissione ha invitato le Regioni a segnalare le città candidate (max 2) e successivamente inviato un questionario per la realizzazione del Dossier. Una volta ricevuti tutti i dossier, sono stati valutati e classificati in base ai due principali fattori determinanti: condizioni meteo e ambiente e valori infrastrutture e logistica a terra. Da questa graduatoria ne sono uscite le due città in short list: Cagliari e Bari.

La sfida finale tra Cagliari e Bari
Il 25 novembre sono state inviate le lettere alle due città e fissati i sopralluoghi per la preparazione di un secondo Dossier. Dal 30 novembre al 2 dicembre si è svolto il sopralluogo a Cagliari con la partecipazione del sindaco Zedda. Dal 2 al 4 dicembre il sopralluogo a Bari con la partecipazione del Sindaco De Caro. Sono state analizzate le principali aree d’interesse: aeroporto, area Villaggio Olimpico, spostamenti e infrastrutture principali. Sono stati confrontati i dati meteo e la sostenibilità ambientale. È stata inoltre effettuata un’analisi comparativa dei dati meteo e di sostenibilità ambientale dei “competitor” (Marsiglia, Kiel e Long Beach) per poi arrivare, infine, al verdetto che premia Cagliari.

martedì, dicembre 22, 2015

Gazzetta Tv verso la chiusura: un'occasione persa e un finale annunciato

Qualche settimana fa uscì l'indiscrezione secondo cui Gazzetta Tv fosse a rischio chiusura, a pochi mesi dal suo debutto sul digitale terrestre (febbraio 2015). L'indiscrezione si è tramutata in certezza ieri, quando Laura Cioli, a.d. del Gruppo RCS, ha dichiarato in occasione della presentazione del piano industriale 2016-18: "Sulla Gazzetta Tv stiamo facendo le nostre valutazioni. Non vedo onestamente una sostenibilità nel futuro con questo modello. Ci stiamo muovendo verso una strategia di uscita. Sarà il meglio che potremo fare per mantenere il valore dell'esperienza fatta, trasferendo questa piattaforma su web e su mobile". In soldoni: sarà spento il segnale sul dtt (canale 59) per passare alla più economica web tv. In risposta all'annuncio dell'a.d., i giornalisti di Gazzetta hanno proclamato una giornata di sciopero diffondendo un comunicato molto duro.
Il motivo della probabile chiusura, o meglio, del passaggio dal dtt alla web tv, è facilmente intuibile. Costi eccessivi a fronte di uno share lontano da quello ipotizzato (il canale si è attestato sullo 0,18% contro l'irrealistico 0,7% auspicato dai dirigenti).

L'uscita di scena di Gazzetta Tv a pochi mesi dal suo lancio rappresenta un flop clamoroso per RCS. Soprattutto si tratta di un'occasione persa per avere un canale sportivo free in grado di posizionarsi a metà strada tra l'offerta sportiva pay (penso soprattutto a Sky) e quella free di Rai Sport o Sportitalia (pur con le relative differenze). Intendo dire che il canale tv del quotidiano più letto in Italia, aveva i mezzi economici e professionali per fornire un servizio di qualità superiore a quello di Raisport e Sportitalia, mantenendosi in territorio free.
L'occasione persa deriva dall'impostazione voluta e sviluppata in questi mesi. Sono stato sempre assai critico con le scelte operate da Gazzetta Tv. Rileggendo il post che scrissi lo scorso febbraio, in occasione del lancio del canale, è evidente come la chiusura del canale dopo solo un anno fosse possibile, se non addirittura probabile. Ecco un paio di passaggi: "I maggiori punti interrogativi, però, riguardano i diritti televisivi degli eventi. Chiaramente, entrando in scena a febbraio, era difficile avere a disposizione eventi in esclusiva. Vedremo se nei prossimi mesi GazzettaTv riuscirà ad aggiudicarsi alcuni diritti. Penso ad alcune corse ciclistiche (l'ingaggio di Andrea Berton, storica e apprezzata voce di Eurosport, potrebbe essere un segnale in tal senso), agli sport invernali, al basket, all'atletica leggera. Certamente, con il dimezzamento dei canali sportivi in Rai (vedi), i diritti di alcuni eventi torneranno sul mercato. Considerando poi le cifre messe sul piatto nel piano quinquennale di GazzettaTv (vedi), è probabile che il canale televisivo della Rosea sarà protagonista su questo fronte. Particolare attenzione, a mio avviso, dovrà essere riposta sugli highlights degli sport USA (NBA, NFL, NHL, MLB), sempre più gettonati alle nostre latitudini". Ancora, ipotizzando le difficoltà nell'acquisto di eventi sportivi di un certo livello, sottolineavo come: "La domanda da porsi, quindi, è se c'era davvero bisogno di un nuovo canale con tanto sport parlato e pochissimi eventi".
Ed effettivamente, in questi mesi Gazzetta Tv ha prodotto quantità industriali di mini-talk show sportivi - argomento principale, ahimé, sempre quello: il calciomercato -, acquistando pochissimi eventi sportivi degni di nota (Copa America e Championship inglese). Il tutto senza caratterizzarsi per una propria linea editoriale o per dei programmi di qualità (l'unico di un certo livello è stato "Condò Confidential") o per dei notiziari sportivi ricchi e completi. Anzi, proprio i tg sportivi rappresentano al meglio la poca qualità del prodotto Gazzetta Tv. I notiziari sportivi di Sportitalia e Rai Sport - senza arrivare a Sky Sport 24 - sono molto più esaustivi e approfonditi. I diversi, vani, tentativi di lanciare un talk show in prima serata, poi, sono andati male. Anche qui, la rappresentazione delle poche idee del canale in rosa è data dall'ultimo programma lanciato ("Lo spogliatoio") che non presenta(va) alcun tratto di originalità rispetto a qualsivoglia talk sportivo presente su qualsiasi Tv privata, anche locale.
Poche settimane fa mi sono soffermato sulla mancata promozione delle corse ciclistiche organizzate da RCS. Il Giro, di fatto, è un argomento tabù su Gazzetta Tv. Incredibile. L'ingaggio di Andrea Berton, ex apprezzata voce del ciclismo di Eurosport lasciava presagire l'acquisto di qualche corsa di buon livello. Niente di tutto questo. Berton è stato utilizzato per presentare i talk dedicati al... calciomercato (of course).
La mancata interazione tra RCS (quindi Giro e altre corse), redazione Gazzetta cartacea e canale Tv ha rappresentato un ulteriore punto di debolezza di Gazzetta Tv. Il bellissimo evento "Gazzetta Sports Awards" non è stato mandato in diretta sul 59, ma in differita la sera successiva. Inspiegabile.
Dispiace soprattutto per le persone che lavorano a Gazzetta Tv che vedono a rischio il loro posto. La colpa non è certamente loro, ma di chi, dall'alto, ha pensato di raggiungere determinati ascolti puntando quasi solo sui talk show a marchio Gazzetta. Non basta. Gli appassionati vogliono l'evento live e un prodotto di qualità. In tal senso appare incomprensibile come non siano mai stati pensate delle rubriche specifiche sui vari sport - la tendenza monocalcistica del canale è emersa in modo netto in questi mesi - con le opinioni delle grandi firme del quotidiano. Si è preferito, invece, puntare su filmati preconfezionati a mo' di riempitivi.

Il finale dell'avventura di Gazzetta Tv, purtroppo, era già stato anticipato da Milano Finanza lo scorso febbraio: "Sempre che le cose vadano come previsto. Altrimenti, dopo un anno di lancio, il canale digitale gratuito verrà spento" (vedi).

"sempre che le cose vadano come previsto. Altrimenti, dopo un anno di lancio, il canale digitale gratuito verrà spento" - See more at: http://simonesalvador.blogspot.com/2015/02/gazzetta-tv-canale-59-dtt-il-canale-tv-della-gazzetta-palinsesto-giornalisti-commento.html#sthash.YtQRLDB9.dpuf

venerdì, dicembre 18, 2015

La quinta di Lindsey (di Simone Basso)

La Coppa del Mondo di sci alpino riparte dalle Alpi: gli uomini dalla Val Gardena, le donne dalla Val d'Isère.
Gli avvenimenti di questi mesi (ritiri e infortuni) riducono la generale quasi a un monologo.
La probabili cinquine dei soliti noti, Marcel Hirscher e Lindsey Vonn, tolgono un bel pò di pepe al menu del circo bianco.

LA SOLITUDINE DELLA VONN
Difficile pensare, questo fine settimana, a una Lindsey che non riesca, tra Combinata (oggi), Libera (domani) e Gigante (domenica), a incamerare almeno duecento punti in classifica.
Per le avversarie, più che piovere, diluvia.
L'incidente pre gara della fenomenale Mikaela Shiffrin, in quel di Are, ha tolto la più grande minaccia verso il pokerissimo della nativa di Saint Paul.
La lacerazione del legamento collaterale mediale, al ginocchio destro, terrà la Shiffrin fuori dalle competizioni come minimo due mesi.
La venusiana dello Slalom, appena ventenne, potrebbe già pensare alla prossima stagione: inutile sottolineare che, nelle specialità tecniche, il livello delle contese - seppure incerte - scenderà non poco.
Vonn, considerando l'anno sabbatico di Tina Maze e l'assenza forzata di Anna Fenninger, ha la sfera di cristallo in tasca.
L'ex signorina Kildow (che ci direbbe "Knock on wood"..) è reduce pure lei da annate travagliate e pare avere come concorrente diretta solamente Lara Gut.
La bionda di Comano, coi nuovi materiali, è stata continua ma non troppo; adesso (quarta a 122 punti dall'americana) dovrà cambiare marcia o almeno avvicinarsi, sull'Oreiller-Killy, alle performance velocistiche della rivale.
Che, insaziabile, approfitta della situazione: in Svezia si è aggiudicata il quarto Gigante dellla sua carriera, la settantunesima (!) vittoria di un palmares sontuoso.
Le condizioni dell'Olympia, colla partenza abbassata, l'hanno favorita: un tracciato filante (insulso) e il coup de théatre dell'accensione delle luci durante la sua prima manche.
Qualche minuto prima, la Gut era scesa al buio...
Speriamo sia stata solo una coincidenza, ma lo strapotere di uno sponsor austriaco (bibitaro) sulle dinamiche dello sci alpino ci sembra una realtà.
La solitudine della Vonn, una campionissima, è anche nei dettagli: aspettiamo ancora che qualcuno del suo staff ci spieghi perchè, due anni fa, nel bel mezzo di una difficile rieducazione fisica, l'americana si sia affidata alle cure di Bernd Pansold.
Ovvero uno dei Dottor Mabuse, targato Stasi, della vecchia Germania Est.
Tornando alle statistiche, Lindsey è a quindici successi da eguagliare il totale (ottantasei primi posti) di Ingemar Stenmark: di questo passo, se la salute e la fortuna la assistono, l'obiettivo - entro Pyeongchang 2018, il probabile epilogo olimpico - è raggiungibile.

IL RESTO DEL MONDO
Al di là di Laretta, niente male le (altre) elvetiche.
Fabienne Suter, eccellente in Canada, è attesa alla conferma in Discesa: a trent'anni, dopo l'addio dell'oro olimpico Dominique Gisin, è diventata la capitana delle velociste.
Buoni segnali, fra le porte larghe, dall'emergente Simone Wild: tosta, grintosa, sui dossi di Are ha conquistato i primi punti pesanti della sua storia in Coppa.
E chissà che Wendy Holdener, una delle principali vittime generazionali della Shiffrin, non riacquisti lo smalto perduto.
Protagoniste cercasi anche per i piani alti: l'incipit tra Nord America e Scandinavia ha sottolineato le difficoltà di Viktoria Rebensburg e Tina Weirather.
Se la tedesca quest'estate, sognando la sfera di cristallo, aveva cercato di imboccare la strada della polivalenza, e sta deludendo, la figlia di Harti e Hanni (Wenzel) è parsa irriconoscibile.
Soprattutto su piste che dovrebbero esaltarne le doti di eccelsa scivolatrice.

MARCELLINO, I NORVEGESI E L'INVERNO CHE NON C'E' SULLE ALPI
Nel settore maschile l'ambaradan è simile, con Marcel Hirscher - capintesta - a far da
mammasantissima.
Tra il fuoriclasse austriaco e la quinta coppa consecutiva, al momento, a 123 punti in graduatoria dal salisburghese, c'è Aksel Lunde Svindal.
Tornato, ormai trentatreenne, dopo il guaio al tendine d'Achille, agli antichi fasti.
Il norvegese, per insidiare Hirscher, deve sfruttare ogni occasione propizia: oggi il SuperG (vinto alla grande, ndr) e domani la Discesa sulla Saslong.
Poi, da domenica, tempo di Slalom: classico Gigante sulla Gran Risa (con Adelboden il più bello di tutti), il 21 Parallelo e lunedì - in notturna - lo Speciale sulla storica 3-Tre a Madonna di Campiglio.
L'ultimissima sfida fra i pali stretti, a La face de Bellevarde, è stata strepitosa.
Henrik Kristoffersen, l'asso emergente del settore tecnico, ha messo in fila Hirscher e Neureuther, i ras di questo evo.
Grandi campioni che producono spettacolo.
Una rappresentazione che però è in difficoltà in quanto manca, ironia della sorte, l'elemento fondamentale: il clima invernale.
L'ennesimo Dicembre con poca neve e temperature autunnali, sul versante meridionale delle Alpi (in Italia) la contingenza è addirittura estrema, dovrebbe far riflettere sul futuro della disciplina.
L'inverno prima o poi arriverà, ma sono troppe le stagioni rabberciate.
Agli organizzatori, per assicurarsi una data, sono richiesti sforzi economici eccessivi.
Salvando il Gennaio dei Monumenti (Chuenisbargli, Lauberhorn, Streif, Planai e Kandahar) il calendario andrà ripensato (e ristretto).
La Libera, che avrebbe bisogno del massimo dislivello, in alcuni luoghi potrebbe essere riproposta in due prove, quindi con percorsi meno lunghi.
Ciò consentirebbe di rendere i tracciati - non solo in ambito veloce - meno prevedibili e più impegnativi, evitando tracciature banali su pendii così così.
Ultimo esempio il Gigante femminile di Are, che pareva una competizione di Coppa Europa...

Simone Basso

Pubblicato il 18 Dicembre 2015 da Il Giornale del Popolo

martedì, dicembre 15, 2015

L'Alessandria è il bug della Coppa Italia obbrobriosa voluta da Lega A e Rai

Complimenti all'Alessandria, prima nel girone A di Lega Pro e capace di approdare ai quarti di finale di Coppa Italia, battendo prima il Palermo e poi il Genoa. In entrambi i  casi i grigi hanno dovuto compiere l'impresa in trasferta vista l'assurda, obbrobriosa, antidemocratica formula della Coppa Italia voluta da Lega di Serie A (il torneo dovrebbe essere organizzato dalla FIGC...) e Rai, detentrice dei diritti televisivi. 
Il format è studiato per avere quattro quarti di finale tra otto squadre di prima fascia e, soprattutto, una doppia semifinale con 4 big. Tanto varrebbe, a questo punto, disputare direttamente una Final 4 tra le prime quatto squadre in classifica al termine del girone d'andata della Serie A. 
L'Alessandria è il bug di questo torneo da rifondare. La squadra antisistema che a dispetto di formula e pronostici si inserisce tra le prime otto. E' la dimostrazione di come nel calcio moderno esiste ancora la possibilità di sorprendere, a dispetto di fatturati e ordini precostituiti. Un po' come sta avvenendo in Inghilterra con il Leicester. Bravi.

Fantastica impresa dei grigi (primi nel girone A di Lega Pro), capaci di eliminare il Genoa a Marassi dopo aver battuto...
Posted by Blog-In Dentro lo Sport on Martedì 15 dicembre 2015

Serie A 15/16 - Il punto alla vigilia della pausa natalizia

La Serie A 15/16 si sta rivelando un campionato più spettacolare e interessante del previsto. Merito di una maggior attenzione da parte dei club nella costruzione delle squadre: spese (gli investimenti sono un'altra cosa) più oculate sui giocatori e scelte ponderate su tecnici con idee di gioco moderne. Si punta realmente, sul famigerato progetto, insomma, parola abusatissima ma sostanzialmente vuota di significato (vedi esoneri e rivoluzioni a livello di mercato) fino a poco tempo fa. 
Solo il Verona, che paga un mercato deficitario (a proposito, avete letto l'inchiesta del Corriere della Sera sulle proprietà dei club di A?), sembra lontano dal poter raggiungere il propio obiettivo. A dire il vero, nelle ultime due partite con Del Neri la squadra sembra aver ritrovato un po' di fiducia e spirito. Vedremo dopo la sosta.

SCUDETTO E CHAMPIONS - La lotta per il titolo è soltanto all'inizio, anche se la prospettiva è quella di una lotta a 3 (Inter, Napoli, Juventus con un grosso punto di domanda sulla Roma) fino al termine della stagione. La Fiorentina sta disputando un'ottima annata. Paulo Sousa, pur mantenendo l'impostazione spagnoleggiante voluta da Montella, ha reso più concreta la Viola - Badelj e Vecino al posto di Pizarro e Mati Fernandez tanto per intenderci -, trovando poi un centravanti di caratura internazionale - Kalinic - al posto del flop Gomez (ricordate i 25.000 tifosi in delirio al suo arrivo a Firenze?). Nel complesso, e pur esprimendo un gioco qualitativamente notevole, la Fiorentina ha qualcosa in meno rispetto alla altre quattro formazioni. Ciò non significa, però, che la Fiorentina non possa lottare per un posto tra le prime quattro. Paulo Sousa attende almeno un paio di rinforzi a gennaio.
L'Inter è in testa meritatamente perché in qui è stata la squadra più solida e compatta. Mancini è diventato negli anni un allenatore molto pragmatico e ha capito che le grandi squadre si costruiscono sull'asse centrale. Miranda è stato un ottimo acquisto - incredibile che nessun club europeo di prima fascia abbia pensato al brasiliano - e assieme a Murillo forma una coppia di grande personalità e forza. Handanovic è tornato sui livelli di Udine, mentre il centrocampo, a differenza della passata stagione, è molto più solido ed efficace. L'attacco stenta per la mancanza d'inventiva del centrocampo e per un mix di giocatori non proprio omogenei (Jovetic è un solista, Icardi un finalizzatore puro). Tuttavia, l'ingresso in squadra di Ljajic e/o Biabiany ha permesso a Mancini di avere maggior imprevedibilità e velocità. L'avvio poco brillante nel gioco è stato comunque corroborato dai risultati. Ciò ha permesso ai nerazzurri di aumentare l'autostima e la consapevolezza.
Il Napoli è stata fin qui la squadra che ha toccato le vette più elevate in termini di gioco. Merito di Maurizio Sarri che ha capito che il "suo" 4-3-1-2 non era applicabile (mancava il trequartista) e ha adattato le sue idee alla rosa a disposizione. Il 4-3-3 è lo schema perfetto per questa squadra (incredibile che Benitez non lo abbia mai sperimentato, fossilizzandosi nel 4-2-3-1 privo di equilibrio). Sarri ha lavorato alla grande sulla fase difensiva, facendo crescere in modo impetuoso un talento come Koulibaly, restituendo "dignita" difensiva a un buon giocatore come Albiol e sfruttando il ritorno in porta di Reina. In tutto ciò è stato fondamentale l'inserimento di Allan, equilibratore del gioco azzurro. Passando al 4-3-3 ha potuto recuperare Jorginho nel suo ruolo di regista e avvicinare alla porta Insigne. Higuain è il miglior attaccante della Serie A, non serve aggiungere altro. Gli unici due gocatori un po' sottotono sono stati fin qui Hamsik - nella nuova posizione di mezz'ala - e Callejon, più bravo nei ripiegamenti che in fase offensiva (0 gol per lui). Insomma, ua squadra organizzata, con principi di gioco moderni (intensità, difesa alta, reparti vicini, pressing offensivo, buon possesso palla) che può lottare per il titolo. Due però le incognite. La condizione fisica non potrà essere altissima per tutto l'anno e Higuain non può essere l'unico terminale offensivo. 
La Juventus ha recuperato alla grande dopo un avvio deludente, seppur normale dopo 4 titoli consecutivi e una camapagna acquisti che ha portato diversi cambiamenti. Dopo la gara di Sassuolo, Allegri ha capito che la base su cui ripartire era il 3-5-2, lo schema che permette di subire meno gol. La crescita di Dybala (già arrivato sui livelli di Tevez dopo pochi mesi: soldi spesi benissimo) e Mandzukic, il ritorno di Marchisio e l'inserimento di Alex Sandro hanno fatto il resto. Per un ulteriore salto di qualità a livello di gioco è necessario che Pogba giochi in modo più concreto e che Khedira si inserisca in squadra in modo stabile.
Allegri ha svariate soluzioni e la profondità della rosa - unita allo spirito classico dei bianconeri - può essere l'arma decisiva per conquistare uno storico quinto scudetto consecutivo. Il sorteggio di Champions è stato proibitivo - che è causa del suo mal... vedi Siviglia - ed è plausibile che in primavera la Juventus possa concentrarsi solo sul campionato.
La Roma è stata sin qui la squadra più deludente tra le big. Non tanto in termini di punti - il distacco dall'Inter è colmabile - quanto a livello di gioco. Garcia sembra aver smarrito il tocco magico del primo anno. In realtà vi sono delle lacune evidenti nella rosa: manca un terzino destro di ruolo (Florenzi è adattato), un centrale di livello da affiancare all'ottimo Manolas (serviva proprio vendere Romagnoli per prendere Rudiger?) e un cambio per Digne. Il gioco offensivo si basa esclusivamente sulle ripartenze e sulle iniziative estemporanee degli esterni. Dzeko sarebbe un ottimo centravanti se fosse servito con dei cross dal fondo. Se, appunto. Pjanic con le sue punizioni ha parzialmente coperto la mancanza di idee offensive. L'ambiente ha perso la pazienza dopo l'umiliazione di Barcellona e la sconfitta con l'Atalanta. I difficili rapporti tra club e staff tecnico e tra club e ultras sono un ulteriore complicazione per la buona riuscita della stagione. Difficile che Garcia possa invertire - in modo deciso - la tendenza negativa iniziata con l'1 a 6 dello scorso anno contro il Bayern.


SALVEZZA - Detto del Verona, le squadre maggiormente indiziate per retrocedere in B sono il Carpi e il Frosinone. La squadra emiliana paga inesperienza e confusione a livello societario. Castori-Sannino-Castori, Sogliano-Romairone, mix imperfetto tra vecchia guardia e nuovi, tre portieri cambiati e un quarto in arrivo (forse) a gennaio rappresentano al meglio l'annata del Carpi. Ottenere la salvezza dopo queste vicissitudini -  e con questa rosa - rappresenterebbe un autentico miracolo.
Il Frosinone, fin qui, è andato oltre le aspettative. Merito di Stellone, tecnico capace e con idee moderne. La povertà tecnica della rosa - la peggiore della Serie A - sta emergendo e le belle vittorie al Matusa difficilmente si ripeteranno da qui in avanti (calendario molto più difficile). Tuttavia, con 2-3 innesti di spessore a gennaio la formazione ciociara potrebbe giocarsi la salvezza fino alla fine.
Le due squadre che rischiano maggiormente di essere coinvolte nella lotta per non retrocedere sono il Genoa e il Palermo. I liguri pagano il mercato asfittico di Preziosi che ha messo a disposizione di Gasperini una rosa incompleta. Tra l'altro, se tralasciamo l'ultima gara con il Bologna, il Genoa ha ottenuto 5 dei suoi 16 punti per il rotto della cuffia (Chievo, Torino e Sassuolo). Il cambio di proprietà Preziosi-Calabrò (qualcuno mi può spiegare perché, alla recente cena, insieme ai due fosse presente anche Spinelli?) potrebbe essere salvifico. In tutti i sensi.
Il Palermo sconta il mercato e il solito cambio di guida tecnica voluto da Zamparini. Il 4 a 1 al Frosinone è stata una bella boccata d'ossigeno in vista del mercato di gennaio che deve rinforzare sostanzialmente la rosa (imprescindibile l'arrivo di un centravanti).
Le altre squadre, pur con qualche balbettio, non dovrebbero avere difficoltà a salvarsi. Mi riferisco alle varie Sampdoria, Udinese, Chievo, Bologna (bravo Donadoni, ma non c'erano dubbi) ed Empoli.

APPLAUSI - Oltre all'Atalanta, che sta disputando un campionato di livello (come da pronostico estivo di Blog-In: squadra costruita magistralmente), meritano un applauso Empoli e Sassuolo. I toscani stanno andando oltre le attese, soprattutto tenendo conto delle numerose cessioni estive. Bravo Giampaolo a mantenere il 4-3-1-2 di Sarri, rendendolo addirittura più tecnico e qualitativo (Buchel, Paredes, Zielinski, oltre all'asso Saponara, formano una mediana interessantissima). Il Sassuolo ha mezzi economici superiori rispetto ai toscani, ma ciò non basterebbe senza idee e organizzazione. Il progetto tecnico ha raggiunto ormai la maturità. Il 4-3-3 di Di Francesco è offensivo ma pragmatico. La rosa è profondissima e chi viene chiamato in causa - ultimamente Pellegrini e Politano - si inserisce alla perfezione negli schemi del tecnico abruzzese.  I neroverdi possono chiudere la stagione tra le prime 7 in classifica.

FISCHI (LA TUTA DI SARRI) - Per ultimo mi soffermo sul Milan, all'ennesima stagione deludente. I problemi, mi pare evidente, non risiedono in panchina (anche se Mihajlovic e soprattutto Inzaghi non sono dei tecnici di primissima fascia), ma in cabina di regia. Per quale schema è costruita questa squadra? 4-3-1-2 come sembrava in estate (ma manca il trequartista)? 4-3-3 (ma in questo caso sta fuori una punta e Bacca è troppo isolato)? 4-4-2 (allora la spesa per Bertolacci è stata inutile)? Una rosa ampia ma con poca qualità complessiva, continui cambiamenti tecnici e d'umore, mezze (o tutt'intere) dichiarazioni di Berlusconi, Galliani, Barbara B. (ridimensionata nel suo ruolo dopo permanenza di Galliani e addio al progetto stadio?), Mihajlovic, ultras (qualcuno mi può spiegare a che titolo un rappresentante della curva rossonera è spesso ospite da Criscitiello su Sportitalia?) sono lo spaccato attuale del Milan. Il tutto senza dimenticare la controversa (sono buono) vicenda della cessione a Mr. Bee Taechaubol.
Insomma, siamo in presenza di un Milan lontano parente di quello dominante, punto di riferimento per il calcio italiano ed europeo di qualche anno fa. Occorre fare chiarezza al più presto, magari ricominciando con una nuova dirigenza e un nuovo progetto tecnico.
Ps, tutti questi discorsi, probabilmente, non avrebbero trovato spazio se solo Berlusconi e Galliani avessero seguito il consiglio di Arrigo Sacchi: "puntate su Maurizio Sarri". Il Milan, senza spendere troppo soldi, sarebbe già una squadra e le varie problematiche societarie sarebbero passate in secondo piano. Si dice che la differenza nella scelta tra Sarri e Mihajlovic, alla fine, l'abbia fatta l'abbigliamento. Alla dirigenza rossonera non piaceva la tuta di Sarri. 

Continuiamo a bere del pessimo vino preoccupati che i calici siano di cristallo.
(Mirco Stefanon)


domenica, dicembre 13, 2015

L'Italia femminile del Biathlon vince la staffetta di Hochfilzen (Video)

Dopo il trionfo di Dorothea Wierer e il secondo posto di Federica Sanfilippo nel primo weekend di Coppa del Mondo, l'Italia femminile del Biathlon regala un'altra gioia indescrivibile allo sport azzurro. La staffetta femminile formata da Lisa Vittozzi (ne sentiremo parlare...), Karin Oberhofer, Federica Sanfilippo e Dorothea Wierer ha vinto la gara di Hochfilzen, precedendo in volata la Germania. Si tratta del primo successo italiano in una staffetta femminile.  Una vittoria storica, memorabile, che rimarrà a lungo nella mente e nel cuore degli sportivi italiani. La volata di Dorothea ha ricordato ai più quella di Fauner a Lillehamer '94, con l'Italia del fondo capace di battere i mostri sacri - e padroni di casa - della Norvegia. Peccato, però, che quella "impresa", alla luce delle evidenze emerse nel processo doping "Conconi - Centro biomedico di Ferrara" (vedi), si sia rivelata per quello che (non) era.
Si sapeva che biathlon azzurro al femminile poteva ambire a ottimi risultati, ma l'inizio della stagione 2015/16 è andato oltre le aspettative. Dorothea Wierer è la nostra atleta di punta - sarebbe anche una perfetta testimonial per campagne pubblicitarie se in Italia ci fosse un briciolo di cultura sportiva -, Karin Oberhofer è atleta esperta che alla soglia dei 30 anni ha raggiunto la maturità sportiva. Federica Sanfilippo è la dimostrazione di come impegno e costanza nel lavoro possano spalancare le porte del successo. Lisa Vittozzi (20 anni), invece, è il nostro futuro. Una predestinata che si è messa in luce già a livello giovanile.
Vista l'età media della squadra, e i margini di miglioramento di alcune, ci possiamo aspettare ancora grandi risultati nei prossimi anni.



Per un riassunto completo della gara vi rimando al servizio di Neveitalia.it

Qui invece il video con la volata tra Dorothea Wierer e Franziska Preuß (Hochfilzen, 13 dicembre 2015). Brividi! (qui il video con il commento in italiano di Dario Puppo)



immagine tratta da neveitalia.it

Il rugby al tempo di Dan Carter: prospettive e incognite dello sport che sta conquistando il mondo (di Andrea Zito)

Il rugby professionistico con la Coppa del Mondo 2015 ha festeggiato i suoi primi 20 anni di vita, presentandosi al mondo con il chiaro intento di diventare sempre più un riferimento dello sport mondiale.
Inghilterra 2015 ha svelato il lato più mediatico e riuscito del rugby: gioco ai massimi livelli, stadi pieni, pubblico in crescita, nuove nazioni emergenti al fianco delle solite grandi. In tre parole: Tradizione, innovazione e spettacolo.

E World Rugby (il board internazionale) ha ancora un asso da calare che si chiama Olimpiadi: a Rio, tra pochi mesi, il rugby tornerà a mostrarsi al mondo, stavolta con la versione a 7, molto meno complessa e per questo molto più aperta alle nuove frontiere (Kenya, Spagna, Portogallo, Usa, Russia sono ai vertici di questa disciplina).
Il Super Rugby è pronto ad accogliere un club giapponese e uno argentino nel proprio campionato dell’emisfero sud e sempre più nazioni stanno preparando nuove occasioni di confronto: le ultime in ordine di tempo sono la nascita della lega professionistica Usa e di un vero e proprio sei nazioni delle americhe (con Argentina A, Brasile, Canada, Cile, Uruguay e Usa).
L’Europa, invece, è sempre più la terra promessa del rugby mondiale, con tanti fenomeni della palla ovale pronti a sbarcare in Inghilterra ma soprattutto in Francia, dove i contratti sono sempre più ricchi a fronte di investimenti sempre più ingenti (Il Tolone di Mourad Boudjellal insegna).

ASCOLTI E SEGUITO MEDIATICO - Il mondiale 2015 ha dimostrato il potere mediatico della disciplina. Dai quasi 8 milioni di spettatori di Francia (nazione tradizionale) ai 20 milioni di giapponesi davanti alla tv nella notte d’oriente, il rugby è una disciplina che si lascia guardare e che trasmette spettacolo.

ITALIA - Purtroppo, i numeri non sono più di tal fatta e oggi una partita della nazionale realizza circa 350 mila di media, se va in chiaro (pensare che nel 2008 Irlanda-Italia del Sei Nazioni fece 1,6 milioni su La7).
La nazionale ha finora avuto continuità nell’affidare gli azzurri a progetti di medio periodo: prima La7, poi Sky Sport e adesso Dmax (cioè il gruppo Discovery). Esatto contrario si può dire per la trasmissione del Pro12, con broadcaster cambiati ogni anno dal 2010 a oggi, tra i quali spiccano le infelici esperienze di Dahlia e Nuvolari (anche se in quest’ultimo caso la colpa è più dell’editore - LT - che della rete in se).
Visto l’andamento del mercato dei diritti tv, si può dire che la Fir sia stata abbastanza fortunata nell’avere scelto un partner come Discovery, ma ora tocca alla stessa Federazione rimediare sul fronte sportivo, perché l’impressione è che di sconfitte onorevoli il pubblico (anche quello più paziente) sia abbastanza stufo.

LE LEGHE DI CLUB-  Se in Pro12 l’impronta è data dalle federazioni (con le squadre gallesi, irlandese, scozzesi e italiane che a vario titolo dipendono dalle istituzioni per contratti, sovvenzioni e gestione dei giocatori), Inghilterra e Francia possiedono leghe professionistiche autonome sul piano commerciale, ognuna con la propria strategia.

Nota a margine: non trattiamo il tema Italia perché (ahinoi) sul fronte marketing c’è ben poco da dire… Anzi è di qualche settimana fa, la provocazione (?) del presidente del Rovigo Zambelli, che ipotizza senza timore un ritorno al dilettantismo puro al di fuori di Benetton e Zebre, impegnate in Pro12…

PREMIERSHIP- In Inghilterra, il boom del rugby, viene vissuto dai club con molta cautela: nonostante contratti con colossi come Bt Sport, Aviva, gli sponsor tecnici ecc. i club hanno infatti un salary cap relativamente basso (5.1 milioni di sterline più due stipendi liberi), in aumento lento e graduale negli ultimi anni.
Ciò ha spinto le squadre a investire in giocatori inglesi (e alcuni stranieri) e ad investire soprattutto negli impianti: i Wasps hanno comprato la Ricoh Arena di Coventry; Leicester Tigers, Exeter Chiefs e Northampton Saints stanno riammordenando i rispettivi stadi, Saracens e Harlequins hanno già completato i propri interventi.

TOP 14 - In Francia esiste il DNACG, un organo di revisione finanziaria che valuta le voci di spesa dei bilanci delle squadre delle prime due divisioni, segnalando eventuali situazioni di disequilibrio e la necessità di ricapitalizzazione, che se non ottemperate innescano sanzioni che possono giungere anche all’esclusione dai campionati.
Formalmente, però, non esiste un salary cap: non è insolito, dunque, che le big francesi superino i 20 milioni di budget (Tolone è stata capace pure di superare i 30…) e i contratti monstre con gli sponsor (su tutti i 70 milioni di euro annuali offerti da Canal+ per i diritti tv) spingono sempre più ad ingaggiare le grandi stelle, soprattutto dell’emisfero sud (quest’anno si sta assistendo ad una nuova “infornata” di stelle dell’emisfero sud), nonché a sondare nuovi mercati: per esempio, la finale di Top 14 a Giugno (causa Euro 2016) si giocherà al Camp Nou.

Può sembrare banale, ma una spia della crescita del rugby è anche il portfolio di sponsor della Champions Cup, la massima coppa continentale gestita dai club (ma a forte impronta inglese e francese, ndr.), che può godere della presenza da poche settimane di Turkish Airlines (vero e proprio mattatore delle sponsorizzazioni sportive), con un contratto annunciato proprio dopo il boom del mondiale di rugby.

IL CASO CARTER - Infine arriviamo alla notizia del momento: l’apertura neozelandese dopo una esperienza breve e sfortunata a Perpignan in Francia nel 2008 (solo 5 partite poi l’infortunio), torna nel Top 14 per vestire la maglia del Racing Metro, pagato 1 milione di euro all’anno per i prossimi 3 anni (il salario annuo più alto mai percepito da un giocatore nella storia).

La cifra è significativa: in termini assoluti (rispetto al calcio) può far sorridere, ma 5-6 anni fa Carter era sempre il più pagato al mondo e percepiva circa 500 mila euro. Ciò significa che il compenso si è raddoppiato (e non solo il suo, ndr.).

Eppure, stavolta, Carter non è la solita figurina: per il Racing Metro di Jacky Lorenzetti c’è la volontà di associare questo campione con l’Arena 92, lo stadio di proprietà che sarà inaugurato tra poco meno di un anno (ma non in tempo per la sfida fra Racing e All Blacks del prossimo novenbre, ndr.).

Si tratta di un impianto da 32 mila posti nell’area della Defense a Nanterre, che, oltre ad essere l’arena casalinga dei biancazzurri, sarà predisposto per concerti e eventi indoor (sportivi e non) grazie a a strutture semoventi.
Carter è dunque un investimento a garanzia di questo impianto, la cui riuscita sul fronte marketing è cruciale per il futuro del Racing (finora finanziato direttamente dal patron Lorenzetti).

CONCLUSIONI - Il rugby ha tutto per diventare uno sport di massa e nelle nazioni tradizionali lo è già. Ci sono solo due incognite: la base dei praticanti mondiale (circa 2 milioni, molto inferiore a qualsiasi altro sport di squadra) è abbastanza grande per reggere lo sfruttamento del prodotto come sta avvenendo ora (soprattutto in Francia)? La World Rugby sarà in grado di gestire la crescita delle nazioni emergenti e impedire una frattura insanabile sul piano delle risorse con le big del rugby mondiale?

Insomma: si sta costruendo qualcosa o si rischia di stare fabbricando un'enorme bolla?

Andrea Zito

[Nato nel 1993: palermitano ma anche un po' bresciano. Studente di Comunicazione all'Università di Palermo. Appassionato di Marketing, Comunicazione e Sport, qualsiasi esso sia. Incallito ottimista.]

giovedì, dicembre 10, 2015

Calendario Ciclismo 2016 - Date corse World Tour 2016

Le squadre ciclistiche professionistiche si sono già ritrovate per test, pre-ritiri, raduni e presentazioni varie in vista della stagione 2016. Il calendario del ciclismo professionistico, con le corse del World Tour 2016, è stato definito nei dettagli al congresso tenutosi nel corso degli ultimi Mondiali di Richmond.
Sono 27 le corse che compongono il calendario ciclistico 2016. Come da tradizione, ad aprire la stagione sarà il Tour Down Under in Australia, mentre la chiusura avverrà con il (Giro di) Lombardia il 1° di ottobre. Sparite dal calendario World Tour le due corse cinesi (Hangzhou e Beijing), inserite qualche anno fa in coda al Lombardia. Di fatto la stagione entrerà nel vivo a marzo con Parigi-Nizza e, soprattutto, Tirreno-Adriatico. Il Giro d'Italia 2016 partirà il 6 maggio dall'Olanda, mentre il Tour de France scatterà sabato 2 luglio da Mont St Michel.
Il calendario internazionale, tuttavia, avrà la sua coda nei Mondiali che di disputeranno a Doha (Qatar) dal 9 al 16 ottobre.


Ecco nel dettaglio il calendario ciclistico 2016 con tutte le date dell'UCI World Tour e i link ai siti ufficiali delle corse:
  1. TOUR DOWN UNDER (Australia) 19-24 gennaio 2016
  2. PARIGI-NIZZA (Francia) 6-13 marzo 2016
  3. TIRRENO-ADRIATICO (Italia) 9-15 marzo 2016
  4. MILANO-SANREMO (Italia) 19 marzo 2016
  5. GIRO DI CATALOGNA (Spagna) 21-27 marzo 2016
  6. E3 HARELBEKE (Belgio) 25 marzo 2016
  7. GAND-WEVELGEM (Belgio) 27 marzo 2016
  8. GIRO DELLE FIANDRE (Belgio) 3 aprile 2016
  9. GIRO DEI PAESI BASCHI 4-9 aprile 2016
  10. PARIGI-ROUBAIX (Francia-Belgio) 10 aprile 2016
  11. AMSTEL GOLD RACE (Olanda) 17 aprile 2016
  12. FRECCIA VALLONE (Belgio) 20 aprile 2016
  13. LIEGI-BASTOGNE-LIEGI (Belgio) 24 aprile 2016
  14. GIRO DI ROMANDIA (Svizzera) 26 aprile-1 maggio 2016
  15. GIRO D'ITALIA 6-29 maggio 2016
  16. GIRO DEL DELFINATO (Francia) 5-12 giugno 2016
  17. GIRO DI SVIZZERA/TOUR DE SUISSE 11-19 giugno 2016
  18. TOUR DE FRANCE 2- 24 luglio 2016
  19. GIRO DI POLONIA 12-18 luglio 2016
  20. CLASICA DI SAN SEBASTIAN 30 luglio 2016
  21. VUELTA A ESPANA 20 agosto - 11 settembre 2016
  22. CLASSICA DI AMBURGO 21 agosto 2016
  23. BRETAGNE CLASSIC - OUEST (Francia) 28 agosto 2016
  24. GP CYCLISTE DE QUEBEC (Canada) 9 settembre 2016
  25. GP CYCLISTE DE MONTREAL (Canada) 11 settembre 2016
  26. ENECO TOUR (Francia) 19-25 settembre 2016
  27. GIRO DI LOMBARDIA 5 ottobre 2016
 


mercoledì, dicembre 09, 2015

Volley Project presenta "IoeLei" (di e con Federica Lisi Bovolenta e Pia Tuccitto)

Blog-In cerca di dare sempre spazio a iniziative e a eventi sportivi che ritiene meritevoli di attenzione. Nel caso specifico presento con molto piacere Volley Project e un evento organizzato da questa società modenese, giovane e propositiva.
Volley Project "nasce nel 2006 con lo Swatch FIVB World Tour Italian Open, nel corso degli anni, attraverso eventi e manifestazioni di carattere nazionale ed internazionale, il nostro team sviluppa competenze specifiche relativamente all’organizzazione di eventi, all’ ideazione di progetti ed a tutte le componenti del marketing sportivo". La cosa che più mi è piaciuta di Volley Project, oltre alla passione e alla proattività di Roberto Tondelli e di tutto il suo team, è la sua visione dello sport e del voley in particolare: innovativa e dinamica. Soprattutto a livello di comunicazione. Il tutto è riassunto molto bene da questa frase: "Vogliamo essere il punto d’incontro tra pubblico, sponsor, istituzioni e la pallavolo giocata. Pensiamo che soltanto attraverso una comunicazione coordinata e propositiva in termini di idee e contenuti tra tutti i protagonisti di questo splendido sport, lo stesso possa, ogni giorno, crescere".
Vi invito a dare un'occhiata al sito istituzionale (http://www.volleyproject.org/) e a tutti i canali social di Volley Project (qui la pagina facebook) per c

IO E LEI - FEDERICA LISI BOVOLENTA CON PIA TUCCITTO PRESENTANO IL LIBRO "NON CI LASCEREMO MAI"ioelei: due donne, un'unica storia. Quella di Federica Lisi Bovolenta, ex pallavolista, e della cantautrice Pia Tuccitto, un'amicizia nata per caso che ha portato all'avvio di un progetto di musica, parole e ricordi.
Si chiama ioelei ed è un reading originale in cui sul palco ci sono loro, che alternano letture tratte da “Noi non ci lasceremo mai" (il libro scritto da Federica con Anna Cherubini – Ed. Mondadori 2013) ai brani musicali scritti da Pia in oltre vent’anni di carriera.
La sintonia tra i testi della rocker e i racconti di Federica, che ha messo a nudo la sua anima (dopo la scomparsa di suo marito Vigor Bovolenta, il campione di volley mancato improvvisamente tre anni fa) creano una particolare atmosfera, durante la quale si alternano momenti di commozione e di leggerezza.
Lo spettacolo dura poco più di un‘ora e vede sul palco, assieme alle due protagoniste, la band che accompagna Pia da vent’anni: Luca Longhini alla chitarra acustica-elettrica e cori, Stefano Peretto alla batteria e Giorgio Santisi al basso.



ioelei è stato pensato con una formula modulare che, a seconda delle occasioni e delle location, prevede una versione più breve e in formazione ridotta.
Mercoledì 16 dicembre alle ore 21.00 presso l'Auditorium Enzo Ferrari di Maranello (Modena), Federica e Pia saranno ospiti in una serata condotta da Alessandro Antinelli di Rai Sport, con la partecipazione di Giusy Versace, Rita Cuccuru e delle ragazze di Liu●Jo Volley Modena.

Tutte le info per l’acquisto dei biglietti su www.volleyproject.org

L’intero ricavato dello spettacolo sarà destinato alla formazione nell’uso del defibrillatore e delle manovre di primo soccorso di personale delle società sportive del territorio nell’ambito del progetto IPSUM, promosso da FIPAV Modena in collaborazione con l’Ospedale di Sassuolo. www.ipsumlab.info

lunedì, dicembre 07, 2015

Libri sportivi da regalare a Natale 2015, alcuni consigli

Dopo il buon successo dello scorso anno, ripropongo il post con i consigli sui libri sportivi da acquistare o regalare per Natale 2015. Come di consueto i miei consigli non si soffermano su libri più "commerciali", destinati al grande pubblico, quelli che - per intenderci - tovate anche al supermercato o nei centri commerciali. Non ho niente contro questa tiplogia di testi, ci mancherebbe, ma nello stile di Blog-In cerco di spostare l'attenzione su argomenti (e quindi su personaggi o fatti) un po' meno noti, ma estremamente interessanti. Il tutto cercando di non scivolare nell'eccesso opposto, vale a dire nelle opere troppo di nicchia.
Ed ecco qualche idea per i libri sportivi da regalare a Natale 2015 (con la sinossi o una recensione e con l'indicazione della tipologia di persona a cui potrebbe piacere)

THE PROGRAM di David Walsh - Quando Lance Armstrong tornò a correre dopo un cancro potenzialmente mortale e vinse il Tour de France 1999 sembrava troppo bello per essere vero. E infatti non lo era. Il giornalista David Walsh del Sunday Times fu uno dei pochissimi a interrogarsi sulle sovrumane imprese sportive del campione. Cominciò così una battaglia durata tredici anni per scoprire la verità, che si è conclusa definitivamente nell'ottobre 2012, quando il ciclista è stato spogliato delle sue sette vittorie consecutive al Tour e bandito per sempre dallo sport per doping. Il racconto di Walsh è una vera e propria indagine, serrata e avvincente come un thriller, una lotta strenua contro la convinzione inattaccabile di tutti che Armstrong fosse un eroe, un esempio eccezionale umano e sportivo - al di sopra di ogni critica o dubbio. Ed è anche una visione rivelatrice degli aspetti più torbidi del ciclismo professionistico, dove avere il medico giusto può fare la differenza e dove esiste una congiura del silenzio. Manipolazione, menzogna, ma anche la sofferenza dell'inganno che ha sconvolto il mondo intero rendono queste pagine un vero shock, una narrazione dal forte impatto emotivo che riesce però a dimostrare, grazie allo straordinario coraggio di poche persone innamorate di questo sport, che c'è ancora speranza per un futuro diverso. Da questo libro è stato tratto il film "The Program" con Ben Foster, Chris O'Dowd e Dustin Hoffman, diretto da Stephen Frears (vedi recensione film).

CONSIGLIATO ad appassionati di ciclismo che vogliono capire come andavano le cose negli anni di Epolandia (Armstrong adottava il sistema di doping più costoso e sofisticato, gli altri non erano dei santi...), persone incuriosite dalla figura di Armstrong, appassionati che vogliono approfondire il tema doping.

ALTRI LIBRI SUL CICLISMO E SUL DOPING
The Fall, ascesa e caduta di Lance Armstong di Juliet Macur

La Corsa Segreta di Tyler Hamilton
Lo sport del doping di Sandro Donati

ELEVEN RINGS  - L'ANIMA DEL SUCCESSO di Phil Jackson e Hugh Delehanty - Nel corso della sua leggendaria carriera come capo allenatore dei Chicago Bulls e dei Los Angeles Lakers, Phil Jackson ha vinto più campionati di qualsiasi allenatore nella storia dello sport professionistico. Jackson è stato etichettato "il maestro Zen", quasi per scherzo dai giornalisti sportivi, ma il soprannome racconta una verità importante: è un allenatore che ha ispirato, non pungolato; che ha fatto da guida, risvegliando e sfidando i migliori propositi della natura dei suoi giocatori, non il loro ego, la paura o l'avidità.
E’ la storia del figlio di un predicatore del North Dakota che è cresciuto fino a diventare uno dei leader più innovativi del nostro tempo. Nella sua ricerca per reinventare se stesso, Jackson ha esplorato tutto, dalla psicologia umanistica, alla filosofia dei nativi americani, alla meditazione Zen. In questo processo, ha sviluppato un nuovo approccio alla leadership basata sulla libertà, l'autenticità, e il lavoro di squadra altruista che ha trasformato il mondo ipercompetitivo degli sport professionistici.

Undici volte, Jackson ha portato le sue squadre all'obiettivo finale: il campionato NBA - sei volte con i Chicago Bulls e cinque volte con i Los Angeles Lakers. Conosciamo tutti le stelle leggendarie di quelle squadre, o pensiamo di conoscerle. Questo libro è pieno di rivelazioni: su personalità affascinanti e la loro unità per vincere, sulle fonti della motivazione e della concorrenza ai massimi livelli, e su ciò che serve per tirare fuori il meglio di noi stessi e degli altri.

CONSIGLIATO ad appassionati di basket, non solo USA, che vogliono conoscere una figura leggendaria che travalica l'aspetto sportivo-agonistico; a chi vuole comprendere le tecniche di una leadership innovativa, "multidisciplinare" e vincente; a chi vuole conoscere i retroscena degli spogliatoi frequentati da Michael Jordan, Scottie Pippen, Shaquille O'Neal e Kobe Bryant (tra gli altri).

ALTRI LIBRI DI BASKET

GLI ANNI DI DRAZEN PETROVIC di Stefano Olivari - La biografia definitiva del giocatore più emozionante di sempre, icona della pallacanestro europea e degli anni Ottanta. Ragazzo prodigio nella sua Sebenico, fenomeno di culto al Cibona Zagabria, stella invidiata al Real Madrid, campione che nella NBA ce l'ha fatta contro tutti in un'epoca in cui gli addetti ai lavori guardavano con diffidenza chiunque non fosse nato negli Stati Uniti. Avendo vissuto da protagonista il passaggio dalla Jugoslavia unita alla Croazia indipendente, Drazen non può essere raccontato soltanto attraverso il basket. Per questo il libro contiene riferimenti storici e interviste a quattro personaggi fondamentali: Neven Spahija, Bogdan Tanjević, Sergio Tavćar e il fratello Aleksandar, unico modello cestistico di Dražen.
La morte a nemmeno ventinove anni nel suo caso non è stata alla base del mito ma lo ha anzi interrotto proprio nel momento più bello, quando aveva conquistato l'America e non aveva più nulla da dimostrare nemmeno a se stesso. Una vita indimenticabile, attraverso cui si può raccontare la storia e trarre ispirazione per il nostro presente.

CONSIGLIATO agli appassionati di basket che hanno avuto la fortuna di vedere Drazen Petrovic o a chi ne ha semplicemente sentito parlare; a chi piace il racconto in cui sport, politica e storia si fondono tra loro.


L'ULTIMA ESTATE DI BERLINO  di Federico Buffa e Paolo Fruscia - Sport e grande storia si fondono mirabilmente nel primo romanzo di Federico Buffa. Scritto a quattro mani con Paolo Frusca, "L'ultima estate di Berlino", edito da Rizzoli, racconta le Olimpiadi del 1936 e la faraonica macchina organizzativa messa in moto dal Terzo Reich per stupire il mondo intero con una sensazionale dimostrazione di potenza e potere. A contaminare l'affascinante clima dei Giochi, però, sono gli inequivocabili segnali del delirio nazista che, in un'inarrestabile proliferazione di odio e follia ben percepibili nelle pagine del libro, trascinerà il genere umano negli abissi della guerra e nell'orrore dell'Olocausto.
Tra le tante vicende minori che si intrecciano e si sovrappongono con la macro-storia, o che semplicemente la sfiorano, la più significativa è quella del capitano Wolfgang Fürstner, ufficiale della Wehrmacht e responsabile del Villaggio olimpico che, per le sue origini ebraiche, viene destituito dall'incarico. La bieca attuazione della politica razziale del Terzo Reich non conosce ostacoli e non si ferma neppure di fronte a un decorato della prima guerra mondiale, un patriota, un soldato disposto a dare la vita per la sua Nazione. La Germania nazista lo rifiuta, costringendolo ad una drammatica presa di coscienza che lo spinge a guardare da tutt'altra prospettiva la realtà che lo circonda. L'iniziale entusiasmo di Fürstner finisce annichilito dall'asfissiante morsa delle persecuzioni razziali e soltanto lo sport e le gesta olimpiche garantiscono al capitano un effimero rifugio.
Accanto alla vera storia - condita da poche licenze romanzesche - di Wolfgang Fürstner, che narra le vicende del libro in prima persona, compaiono personaggi di fantasia ma anche tanti protagonisti di quella Olimpiade. Figure di sportivi leggendari come Jesse Owens, il tedesco Carl Lutz Long e il maratoneta Sohn Kee-chung, capaci con le loro gesta di abbattere le barriere della discriminazione, lanciando un messaggio di speranza che fa da contraltare al clima d'odio che, oltre alla Germania nazista, contagiava altri Paesi e continenti (
da la recensione de "La Repubblica").

CONSIGLIATO a chi ama Federico Buffa; a chi ama le Olimpiadi; a chi piace l'intreccio sport e storia.

IO SONO IL PALLONE di Angelo Benedicto Sormani e Martina Bonichi - Oggi, Angelo Benedicto Sormani è un signore distinto, serio, pacalo, con un sorriso sornione che appare sul suo viso quando meno te lo aspetti. Angelo Benedicto Somani, però, è stato un grande calciatore, in un tempo in cui il calcio era uno sport sincero e genuino. Nato in Brasile, da genitori di origini italiane, prima ancora di imparare a camminare si è innamorato del pallone. Da quel momento, tutta la sua vita è stata segnata da questo amore e dalla gioia di poterne fare, con grande successo, la sua professione. Dai primi anni nel Santos, in campo insieme a un amico speciale, Pelé, all'arrivo in Italia, nel Mantova, poi il passaggio alla Roma per una cifra allora strabiliante, e infine al Milan (1965-1970) con cui vince la Coppa Italia, lo Scudetto, la Coppa delle Coppe, la Coppa dei Campioni e quella Intercontinentale, fino ai giorni da allenatore; Angelo non ha mai pensalo di poter far altro nella vita, e ha portato nel rettangolo di gioco il suo entusiasmo, la sua correttezza, le sue capacità tecniche ma soprattutto la sua grande umanità. In queste pagine, racconta per la prima volta la sua storia, fuori e dentro il campo di calcio: una biografia che ripercorre, tappa dopo tappa, la storia di un uomo che ha vissuto intensamente e con profonda passione il suo calcio e che, senza alcuna boria, oggi ancora afferma: lo sono il pallone! Con un'intervista a Darwin Pastorin.

CONSIGLIATO a chi vuole (ri)scoprire un campione straordinario che ha dedicato la sua vita al calcio, giocando insieme ad alcuni dei giocatori più grandi di sempre (Pelè in primis).

venerdì, dicembre 04, 2015

Su Dorothea Wierer, l'Haka di Tiki Taka e Mapei-Segafredo

Motivato dalla vena di Claudio Pea (leggete il suo sito, ci sono sempre spunti molto interessanti), mi lancio in un post-calderone.

DOROTHEA WIERER IGNORATA - Registro, ormai senza nemmeno scandalizzarmi, il trattamento mediatico riservato all'impresa di Dorothea Wierer, capace di vincere una gara in Coppa del Mondo di biathlon a distanza di quasi 16 anni dall'ultimo successo italiano targato Nathalie Santer (1990) e a 22 dall'ultimo nel medesimo format di gara. Considerando la crescita esponenziale che il biathlon ha avuto negli ultimi anni in termini di popolarità e concorrenza, si tratta di un successo storico.



Non in Italia, ovviamente. Da noi il biathlon è considerato uno sport (molto) minore. E' già tanto se riesce a uscire dalle brevi dei quotidiani sportivi. La dispartità di copertura con gli altri Paesi (Germania e Francia, tanto per citare due nazioni con cultura sportiva n volte superiore alla nostra) è semplicemente imbarazzante.
Il fatto che l'Italia abbia un'atleta molto forte, giovane, per giunta solare e fotogenica, poco importa. Oggi la Gazzetta non le ha dedicato nemmeno una riga in prima pagina. Del resto siamo venerdì e ci sono moltissime altre notizie sportive cui spetta la precedenza. Tipo questa:


Sugli altri due quotidiani sportivi meglio sorvolare. La cosa buffa è che nel breve articolo della Gazzetta, confinato più o meno a pagina 35, si legge: "Dorothea è più famosa in Germania che in Italia". E ci credo!
La battaglia per migliorare la cultura sportiva di questo Paese è probabilmente persa in partenza (vedi Sochi 2014), anche perché la tendenza è sempre più calciocentrica. Per fortuna ci sono diverse persone che - alla faccia dei media tradizionali e grazie alla professionalità e passione di alcune persone (ragazzi di Neve Italia Sport in primis) - si sono avvicinate a questo meraviglioso sport.

L'HAKA DI TIKI TAKA - Ho già scritto quello che penso di Tiki Taka, il programma di Italia Uno di terza serata dedicato alla Serie A. Stessa cosa su prezzemolino Pierluigi Pardo (vedi). Non sarei mai tornato sull'argomento se non mi fossi imbattuto in un video circolante sui social. Nel filmato la squadra di Tiki Taka si esibisce in un Haka per un promo pubblicitario. Lo potete trovare qui
Non voglio fare un pippone da parruccone triste che non scherza mai (anche perché sono esattamente l'opposto). Dico solo che una trasmissione eminentemente calcistica, peraltro di livello discutibile, prima di scimmiottare una danza tipica di un popolo, dovrebbe quantomeno riflettere sull'opportunità di farlo. Anche perché Sport Mediaset conosce a malapena l'esistenza del rugby. Per questo, prendere a prestito la danza degli All Blacks, scimmiottarla per promuovere un programma calcistico è, parere personale, censurabile e di cattivo gusto (e sfiora pure il ridicolo). 
Un'altra, lampante dimostrazione di non-cultura sportiva.

 
MAPEI-SEGAFREDO NEL CICLISMO - Siccome non voglio essere solo polemico o negativo, l'ultima cosa che segnalo è una buona (doppia) notizia. Negli ultimi anni gli sponsor italiani hanno abbandonato in modo inesorabile il ciclismo professionistico. Nella stagione 2015, solo la Lampre era presente nel World Tour. La notizia di ieri è che due importanti imprese italiane si stanno ri-avvicinando al ciclismo pro. La Mapei, quindi Giorgio Squinzi, ha stretto un accordo con la Trek per l'utilizzo del Centro medico sportivo di Olgiate Olona. La formazione americana potrà sfruttarlo per "tutto ciò che concerne preparazione, recupero, test, studio dei parametri fisici e biologici dei corridori, allo scopo di migliorare le prestazioni". Primo passo verso un ritorno sulla scena con sponsorizzazione? Speriamo. Anche perché i budget dei team professionistici sono lievitati e per poter competere con colossi quali Team Sky e Astana, occorre avere alle spalle delle aziende di un certo tipo.
Oltre a questo, secondo le ultime indiscrezioni, l'attivissimo Luca Guercilena, sembra sia riuscito a trovare un co-sponsor (futuro primo sponsor?) per le prossime tre stagioni. Si tratta della Segafredo di Massimo Zanetti. Il prossimo anno quindi, dovremo vedere all'opera la Trek-Segafredo. Bene. 
Qualche timido segnale di ripresa, quindi. Ora, però, è necessaria, come sottolinea spesso Marco Bonarrigo su Cycling Pro, una netta inversione di tendenza a livello di professionalità (leggi metodo, managerialità, preparazione, ecc..) dei nostri team. La sensazione è che il nostro ciclismo sia ancora lontano dal prendere quantomeno coscienza del gap tecnico-culturale creatosi in questi anni (vedi).


mercoledì, dicembre 02, 2015

Kobismo (di Simone Basso)

Prologo: "In campo, ad un'ora e mezza dall'inizio dell'incontro, c'è soltanto un ragazzino di colore, che tratta il pallone da basket come oggetto ormai domato: un palleggio e un tiro, un palleggio e un canestro.
Non gli darei più di cinque anni: eppure, da una distanza di due metri, quel ragazzino fa sempre ciuff.
Mi diranno in seguito che è Bryant junior, ovvero il figlio del mattatore numero uno della serata "Tutte Stelle"...
"
Paolo Viberti, cronaca dell'All Star Game di Firenze, su SB del 28 Febbraio 1985.

Non preoccupatevi, malgrado l'incipit questo non è un amarcord sui trascorsi italiani di Kobe Bryant.
E' semplicemente una scusa per introdurre uno sguardo differente, da un'altra prospettiva, sul numero 24 dei Lakers.
Una sorta di teoria darwiniana, evolutiva, del giocatore più rappresentativo di questo decennio.
Prima di addentrarci in un discorso prettamente tecnico, meglio chiarire la forma mentis del soggetto analizzato: un figlio d'arte che non ha bisogno della fame per ambire alla fama.
Quindi un afroamericano atipico, decisamente non inglobabile nel monotipo da ghetto: viene in mente anche il grande Grant Hill per illustrare una genia rara nelle dinamiche dello sport a stellestrisce.
Essere Kobe significa soprattutto avere un concetto superomistico della propria missione, non accontentarsi di vincere, ma pretendere da se stessi e dalle proprie azioni il dominio assoluto: del proprio gioco, di quello altrui e dell'universo intero.
La stirpe da cui deriva il kobismo è geneticamente affine a pochissimi altri esempi nella storia dello sport: vengono in mente soprattutto Eddy Merckx e Bjorn Borg.
Campioni feroci nell'atteggiamento, che estremizzarono il concetto di agonismo portandolo oltre, e soprattutto espressione avanguardistica di una concezione borghese del gioco e dello sport.
Alcune parole di Mario Fossati, dedicate all'inarrivabile Cannibale belga, sembrano descrivere perfettamente anche il dna di Bryant: "Ha inseguito l'idea del campione e subito l'ha raggiunta. Aveva tutto ciò che un Coppi (ovvero un povero...n.d.r.) avrebbe sognato di possedere.
Un benessere che gli ha permesso di porre in salvo la personalità.
Non ha dovuto lottare contro il bisogno. La concorrenza gli ha cresciuto dentro la rabbia di vincere. E' un mostro..."
.
Ecco, se l'ex numero otto Lacustre è nietszchiano nel risultato dei suoi sforzi, la volontà nel concepirli ricorda il "Volli, e volli sempre, e fortissimamente volli" dell'Alfieri più delirante.
Quindi, come modello di riferimento, scelse quello più improbabile ed intoccabile: Michael Jordan.
Ritenuto da tutti, a ben vedere oggi a torto, irriproducibile nelle movenze e nelle conseguenze: il figlio di Jellybean si è abbeverato a quella fonte e ha preteso di riprodurne le gestualità e la mentalità da tiranno.
Uno sgarbo che molti di noi non gli perdoniamo; offesi dall'aver intravisto una tipologia jordaniana perfezionata ulteriormente, malgrado fossimo convinti dell'impossibilità di qualsiasi paragone con il ventitre dei Bulls.

"How good can I be, really? Can I beat my older sister? Can I beat my cousin? Can I beat my dad? Can I make jv? Can I make varsity? Play in college?
Make the Nba? First round? All-Star Game? Championship ring? Mvp?"
(Pubblicità Adidas del 1997)

Kobe è cresciuto con addosso una pressione inimmaginabile, eppure non è franato nella sua missione impossibile: malgrado i kobehaters, Shaq e i fatti del Colorado; come fosse composto di materiale cosmico, diverso da quelli provenienti dal pianeta terra.
Nulla ha mai potuto arrestare la sua corsa solitaria verso la grandezza: nemmeno quelle spadellate, da tre, che sancirono un'eliminazione umiliante e sacrosanta contro i Jazz di Stockton e Malone.
Erano i playoffs 1998 e anche quei tiracci (con i denti da latte..) confermarono la personalità straripante del futuro Mvp; giustificato da un Del Harris che riconobbe subito, come del resto Jerry West, le potenzialità infinite del soggetto.
L'anno dopo, nella stagione di transizione del lockout, Bryant iniziò a mostrare, ad intermittenza, lampi di onnipotenza assoluta.
A Orlando, il 21 Marzo 1999, iniziò la primavera kobista: nel primo tempo LA fu asfaltata da Penny Hardaway e compagni, poi (come per incanto) Bryant entrò in una dimensione che avrebbe, più frequentemente, abitato negli anni successivi.
Condusse alla rimonta i gialloviola segnandone, nella sola ripresa, 33.



L'arsenale già contemplava l'immarcabilità: il suo movimento preferito, sfruttando l'atletismo straripante e una coordinazione miracolosa, è la ricezione aerea con schiacciata incorporata, separandosi al momento giusto dal marcatore.
Il palleggio con la destra permette già ogni movimento (in)immaginabile: naturalmente il primo passo felino da slasher gli consente anche un tiro in sospensione di eccellente fattura.
Tutto il resto dipendeva dalle lune del bambino prodigio, capace di sfuriate offensive incredibili.
Il tiro in sospensione era sicuro anche dopo aver maneggiato la palla con la sinistra: ma il controllo perfetto sarebbe arrivato col tempo; questa caratteristica era ben lontana dalle possibilità del Tracy McGrady degli anni in Florida, inarrestabile nell'entrata anche con la mano sfavorita.
Questo per far capire il metodo e la costruzione del Mamba, che ha come carburante anche l'osservazione dei pregi altrui e la cura maniacale dei particolari; un computer cestistico.
Sembra proprio che il Nembo Kid losangelino sia una combinazione felice tra neuroni specchio vivacissimi, che ne accrescono l'apprendimento rapido, e una reattività neuromuscolare abnorme: una gioiosa macchina bellica da canestri.
Non è casuale che i progressi più evidenti siano arrivati nella stagione del primo anello; è proprio l'entrata mancina a farsi sempre più sicura, affinandosi continuamente anche nelle doti a lui peculiari.
Ci stiamo riferendo alla capacità diabolica di ghermire il rimbalzo offensivo, magari quello decisivo, e alla virtù innata di decidere le partite: se la sublimazione, di questo carattere distintivo, è arrivata nella finale olimpica di Pechino, tutto cominciò ufficialmente con la prestazione clamorosa di gara4 delle finali 2000.
Quel dì, oltre che aprire un ciclo vincente, si iscrisse nel Pantheon dei grandi.


Sorprenderà sempre più, nel corso degli anni, la volontà assassina di risolvere le partite sul filo; quasi fosse in una dimensione tutta sua.
Allora Black Mamba si trasforma in Solaris, il pianeta terribile (ideato dal genio di Lem) che si diverte a fare a pezzi la coscienza di chi lo vuole esplorare.
Lasciando da parte l'ego ipertrofico, che alcune volte lo induce a una solistica esagerata (fasotutomì!), la finesse e la classe sono spaventose.
Andando oltre le esibizioni circensi come gli 81 ai Raptors, ci sono partite che sgomentano per il dominio assoluto esercitato.
La gara1 dell'ultimissimo showdown contro Orlando, oppure la serata da capogiro che ebbe nell'incredibile ritorno sui Mavs (da meno 27 nell'ultimo quarto!) nel 2003.
Post, fronte a canestro, arresto e tiro, improvvisando sulla linea di fondo e in area, finta e ricezione, lo scarico al compagno libero...

Epilogo: oggi pare aggiungere sempre qualcosa allo chassis, merito anche di quei piedi da ballerino pugilatore: è ormai uno scienziato nel giro e tiro cadendo all'indietro, alternato talvolta con una serie inenarrabile di finte.
Trattasi dell'inferno contemporaneo per ogni difensore, seppur bravo, dell'intera Nba: con l'eccezione del canonico quarto tempo in contropiede, lo sfizio di una megastella, esegue tutto con una pulizia tecnica sublime, veramente da scuola di pallacanestro cibernetica.
Quest'estate ha preso ripetizione dal sommo Hakeem Olajuwon per migliorare le movenze vicino a canestro; prima o poi ci regalerà la sua versione riveduta e corretta del Dreamshake, proprio come replicò il babyhook di Magic.
Il cielo è, forse, il limite; Kobe potrebbe portarci verso la perfezione formale: l'idea tecnica è che, negli ultimi quattro metri, si arriverà a cambiare mano a seconda della posizione.
Sul lato sinistro si diventerà mancini, anche se si è impostati con la destra; il figlio di Jellybean forse sarà il primo a realizzare compiutamente questa evoluzione.
Magari domani, il simposio si arricchirà di nuovi capitoli da aggiungere alla sua saga di ubermensch cestistico.
  
Simone Basso

Articolo comparso sul numero 24 di American Super Basket, nel Dicembre 2009.
Con un ringraziamento a chi lo commissionò: Roberto Gotta.