martedì, luglio 21, 2015

A Roma per sostenere il progetto Schwazer-Donati e per dare speranza a chi vuole ripartire

Domenica 19 luglio è stata una di quelle giornate che non si dimenticano. Da un’idea del mio amico Alberto, e grazie alla collaborazione e alla passione di alcune grandi persone, è stato possibile organizzare un incontro a Roma con Alex Schwazer e il prof. Sandro Donati, suo allenatore. Un incontro speciale in cui Alex e Sandro hanno ospitato tre ragazzi minorenni che, come Alex, hanno commesso degli errori e che ora stanno cercando di rimettersi in gioco. La giornata è stata  promossa anche da Libera - Contro le Mafie. Al mattino al campo di allenamento e al pomeriggio in albergo, i ragazzi hanno potuto capire cosa significhi ricominciare, facendo tesoro dei propri sbagli. Si può (si deve) ripartire, in primis da sé stessi e in secondo luogo dall'aiuto di persone dai grandi principi morali.
Alex è consapevole di aver sbagliato, pesantemente, e sta pagando, giustamente, per i suoi errori. A fine aprile 2016 scadrà la squalifica (forse anche qualche mese prima). Negli scorsi mesi Alex ha deciso di tornare alle gare con l’obiettivo delle Olimpiadi di Rio 2016. In molti lo hanno osteggiato, se non addirittura massacrato per questo. Perché? Perché, secondo il comune sentire, chi sbaglia non ha più diritto a una seconda possibilità. Punto.
Poche persone, però, hanno approfondito le modalità con cui Alex è voluto tornare. Avrebbe potuto ricominciare come tanti ex dopati, vale a dire facendo finta di nulla, infischiandosene della squalifica e delle critiche. Invece no. Ha voluto rientrare a testa alta, sposando un progetto inedito, per certi versi rivoluzionario. E’ passato dall'altra parte della barricata, cambiando radicalmente impostazione e filosofia e affidandosi totalmente al prof. Sandro Donati, campione della lotta al doping. Su questo progetto mi sono già espresso ad aprile (vedi).
Su Repubblica.it è disponibile un video sulla mattinata trascorsa al campo di allenamento (leggendo i commenti dei lettori si capisce come la posizione pro-Schwazer sia decisamente minoritaria, almeno in questo momento...):



Nel corso della giornata sono stati affrontati diversi argomenti. Mi soffermo su un paio di questioni.

PERCHE' ALEX HA FATTO USO DI DOPING - Siamo in presenza di un caso di scuola, già descritto dal prof. Donati ne "Lo sport del doping": l'atleta che si vede battuto da avversari da lui ritenuti inferiori, che comincia a interrogarsi e giunge alla conclusione che "non è possibile, c'è qualcosa sotto". Quel qualcosa si chiama doping e la strada per contrastare i dopati è quella di sfidarli sullo stesso campo, di emularli per giocare ad "armi pari". Tra l'altro, ma non è di certo un attenuante, nel caso di Schwazer le cose stavano proprio così. I russi, suoi principali rivali, facevano effettivamente ricorso al doping. Molti di questi atleti sono stati poi squalificati e ai prossimi Mondiali di Pechino, per volere della Federazione, non ci sarà alcun marciatore russo (vedi).
Questa è solo una delle motivazioni che hanno spinto Schwazer a doparsi in vista di Londra 2012. Ce ne sono poi altre di diversa natura: pressione dell'ambiente e dei media, il non stare bene a livello fisico e mentale, la supervisione  - quantomeno rivedibile - della Federazione e del CONI di allora, e altro ancora.
Come detto da Alex in quella famosa conferenza stampa, l'essere stato scoperto, paradossalmente, è stata quasi una liberazione, un modo per farla finita con una situazione oramai insostenibile.

PERCHE' SANDRO DONATI HA ACCETTATO QUESTA SFIDA - In queste settimane ci sono stati diversi commenti sul perché Sandro Donati, conosciuto a livello mondiale per le sue battaglie e denunce contro il doping, abbia accettato la proposta di Schwazer. Addirittura la Gazzetta dello Sport con Narducci e Rai Sport attraverso le parole di Franco Bragagna durante l'ultimo Golden Gala, hanno sostenuto che quella di Schwazer-Donati sia solo un'operazione di marketing. A parte che chi mastica un po' di marketing, sa che il fine ultimo di questa disciplina è il profitto (attraverso la promozione di un prodotto o servizio) e nel caso specifico non mi sembra proprio ci siano scopi di lucro. Anzi. il progetto Schwazer-Donati ha un respiro ben più ampio che inspiegabilmente (o forse no) media e tifosi non comprendono o fingono di non comprendere.
Il prof. Donati, raccogliendo la sfida di Alex, ha rotto gli schieramenti ormai cristallizzati. Ha deciso di seguire - alle sue condizioni e con delle garanzie molto elevate - un atleta che aveva fatto uso di doping.
Schwazer-Donati possono dimostrare che attraverso il solo allenamento - meticoloso e con metodologie avanzate - si possono ottenere grandi risultati. Senza nessuna scorciatoia. Possono dimostrare che l'antidoping può seguire nuove vie: niente finestra oraria, nuovi "passaporti" che vanno a integrare quello biologico (vedi idee prof. D'Ottavio al punto 4), ecc.
Possono dimostrare che un atleta che abbia realmente intenzione di cambiare strada lo può fare.
Tutto questo è sport pulito, trasparente, vero. E' esempio di vita per persone che hanno sbagliato e che vogliono risalire.
Altro che marketing.

Un grazie di cuore a Gabriella di Libera, a Valerio, Maurizio e soprattutto ad Alex a Sandro per la grandiosa disponibilità e sensibilità.