lunedì, novembre 24, 2014

La riforma delle coppe europee 2015/18: una prima analisi critica (di Rado il Figo)

Nella prossima stagione 2015/16 si ha l’inizio del triennio UEFA 2015/18, scadenza nelle quale si attuano sul campo le riforme delle coppe europee; p.es.: l’Europa League (EL) è stata introdotta nel 2009/10, inizio del triennio 2009/12. È ormai noto che nemmeno la prossima occasione sfuggirà alla consuetudine di apportare alcune variazioni, i cui dettagli concreti sono stati svelati dalla circolare n. 38/2014; la principale novità sarà l’iscrizione del detentore (det) dell’EL alla Champions League (CL). Tuttavia sono previste altre modifiche, tutte relative all’EL, alla ricerca di una sua maggiore valorizzazione, meta principale degli ennesimi cambi regolamentari. 
Da qui possono partire due considerazioni:
  • se l’UEFA si muove in tale direzione, significa che il disinteresse verso la seconda coppa è non solo italiano ma molto più ampio a livello continentale (almeno nelle federazioni di peso);
  • però, a questo punto è bizzarro (eufemismo) che la confederazione europea dapprima deleghi alla sola CL l’aspetto “competitivo” dei suoi tornei per club, relegando la Coppa UEFA (poi EL) a mera competizione “partecipativa” (utile per far fare esperienza internazionale ai club variamente definibili come minori), salvo poi dolersi dell’impegno ridotto ai minimi termini in quest’ultima (per molte squadre divenuta una sorta di “coppa nazionale europea”), nonostante la penalizzazione in termini di ranking UEFA (di club e di federazione).
Per recuperare l’interesse perduto (o mai avuto) nell’EL, il margine di manovra è ridotto: infatti, è impercorribile la strada di tornare a una CL aperta ai soli campioni nazionali, cosicché l’EL diverrebbe un misto delle vecchie Coppa delle Coppe e Coppa UEFA, tant’è che Platini aveva messo sul tavolo la fusione di CL ed EL in un’unica coppa, strutturata in una serie di turni preliminari precedenti una fase a 16 gruppi da 4 squadre l’uno, e poi terminante coll’eliminazione diretta dai sedicesimi alla finale. Soluzione (a titolo personale) ottimale ma forse fin troppo “epocale”: l’UEFA ha così ripiegato verso lidi più navigati. In primo luogo ha allargato il numero di accessi diretti alla fase a gruppi, passati da 7 a 16, espediente già usato nel 2012/13; in secondo luogo, come anticipato, ha ammesso il det di EL alla CL, ripercorrendo quanto avveniva coi vincitori dell’Intertoto chiamati a partecipare alla Coppa UEFA, ma finendo col rievocare le stesse incongruità (per non chiamarle seccamente “ingiustizie sportive”) di quel precedente: infatti, ricordo che il loro turno di partenza non era il primo dei preliminari, bensì l’ultimo, e senza scordare come nelle prime stagioni fosse addirittura il primo “vero e proprio”. E non bisognerebbe nemmeno dimenticare che, nonostante tutto, l’Intertoto non sopravvisse, schiacciato dal conclamato disinteresse, sfociante in costanti rinunce a livello di club e federazioni, inglobato (parzialmente) proprio nell’EL.
Un più esatto parallelo di vincitore della coppa minore ammesso alla maggiore, si ritrova nelle esperienze sudamericane e asiatiche, cui ritengo l’UEFA abbia fatto affidamento, però non replicabili calate nella realtà europea. I più sentiti mugugni si sono levati non tanto per dover accettare il det di EL in CL (tutto sommato, si può valutare positivamente accordare la possibilità di battersi coi maggiori club a chi si sia rivelato il “migliore dei minori”), quanto perché questi “rischia” concretamente di partire da un turno migliore dei club connazionali piazzatiglisi davanti in campionato, condizione (anche per me) ritenuta inaccettabile. In effetti, reputo più “corretto” che il det di EL debba partire da un turno non migliore di quello della peggior rappresentante della medesima federazione (fed) in CL, mentre l’UEFA lo fa dipendere… dal piazzamento in campionato del det di CL (!), con 5 diversi scenari previsti per coprire tutte le diverse situazioni possibili. Compito, però, eseguito fin troppo “esaurientemente”, tanto da aver creato un paio di sovrapposizioni… e relativi bisticci: nel dettaglio, la ratio da seguire è che il det di EL parta dal medesimo turno da cui avrebbe cominciato il det di CL via campionato, ma comunque non sotto gli spareggi. In concreto, il turno sono sempre gli spareggi “percorso piazzate”, con due eccezioni individuate nella fase a gruppi e negli spareggi “percorso campioni”. La scelta è di garantirgli, nella peggiore delle ipotesi, l’accesso alla fase a gruppi di EL, cui oggi ha diritto se non iscrivibile alla CL. Infatti, in uno dei paradossi delle attuali norme, il det di EL:
  • se parte dalla CL, può “retrocedere” in EL nelle stesse ipotesi previste per tutte le altre squadre; in particolare, se eliminato al 3° turno di qualificazione di CL, parte dagli spareggi di EL;
  • se s’iscrive all’EL, parte sempre e comunque dalla fase a gruppi, ma ciò può accadere se e solo se ha ottenuto un piazzamento in campionato inferiore a quello del punto precedente; in sostanza, facendo peggio in ambito nazionale, è sicuro di disputare l’EL e pure potendo partire da un turno migliore.
In realtà il paradosso (cui cade anche la mia proposta alternativa) nasce da due “peccati originali” delle coppe, su cui non mi soffermo oltre:
  • l’esistenza di due coppe continentali, una per i club di prima fascia di ogni fed e una per i club di seconda fascia;
  • la possibilità accordata solo ad alcune squadre eliminate dalla coppa principale di continuare la stagione europea nella coppa secondaria.
  • Nella tabella riassuntiva sottostante, le righe rappresentano il turno di partenza “ipotetico” del det di CL via campionato, le colonne quello del det di EL; le sigle sono le (molto intuitive) seguenti (da qui in avanti usate anche nel testo):
  • FG: fase a gruppi;
  • SP: spareggi (o play off), suddivisi nel percorso “campioni” (C, dal nome ufficiale “champions path”) e “piazzate” (L, dal nome ufficiale “league path”);
  • 3Q: terzo turno di qualificazione, suddiviso nel percorso “campioni” (C) e “piazzate” (L);
  • 2Q: secondo turno di qualificazione;
  • 1Q: primo turno di qualificazione;
  • FC: det di CL non iscrivibile via campionato (e quindi “Fuori dalla Coppa”).

Logica vuole che in ogni riga vi sia uno e un solo pallino, in quanto il det di EL non può ovviamente… partire da due turni diversi contemporaneamente! Come anticipato, la condizione è violata in due circostanze: quando il det di CL sarebbe dovuto partire dal 3QL ovvero non fosse iscrivibile via campionato, il det di EL comincia sì dagli SP, ma incerto fra quelli del percorso campioni e quelli del percorso piazzate. A creare il paradosso è lo scenario 5, l’ultimo, dedicato al det di CL proveniente da una fed dal 13° posto in giù del ranking UEFA: in tal caso, il det di EL parte dagli SPC. Purtroppo ciò confligge con quanto indicato nel precedente scenario:
  • 3, dove se il turno di partenza del det di CL fosse il 3QL, allora il det di EL comincia dagli SPL; ma a rientrarvi sono anche le seconde delle federazioni dal 13° al 15° posto, comprese contemporaneamente nello scenario 5;
  • 4, dove se il det di CL non fosse iscrivibile al torneo, allora il det di EL comincia dagli SPL; ma a rientrarvi sono però le squadre di tutte le fed, quindi anche quelle dalla tredicesima in giù, comprese contemporaneamente nello scenario 5.
Il problema si risolverebbe se lo scenario 5 si riferisse esclusivamente ai campioni nazionali di fed diverse dalle prime 12, ma ciò è escluso sia dal tenore letterale sia dall’unico esempio fornito. Al di là di questo (incredibile) pasticcio, nel concreto difficilmente verificabile (ma non del tutto impossibile), come anticipato permane la possibilità di un det di EL che inizi la CL dopo di chi gli si sia piazzato davanti nel campionato nazionale. Senza andare troppo lontani, se la riforma fosse entrata in vigore nella corrente stagione, il Siviglia det di EL e quinto nella Liga, sarebbe partito dalla FG di CL (grazie al Real det di CL e terzo in Spagna), mentre l’Athletic Bilbao, quarto, dagli SPL. Rischio non corso in Sudamerica e in Asia, da dove si è mutuata la norma; infatti:
  • nella CONMEBOL, la Copa Libertadores è paragonabile alla CL, e la Copa Sudamericana all’EL, però dato l’esiguo numero di fed presenti (11), la Libertadores ha un unico turno preliminare da cui parte il det della Sudamericana;
  • nell’AFC (ammettendo di non aver ulteriormente approfondito), vi sono in realtà tre CL, la “propriamente detta”, la Coppa AFC e la Coppa del Presidente, come se in Europa la CL fosse aperta solo ai migliori club delle fed ai primi posti del ranking, l’EL ai migliori di quelle di mezzo e…un “riesumato” Intertoto ai migliori delle ultime. Ora, il det della Coppa AFC può partecipare alla CL asiatica (ma solo se risponde ai requisiti extrasportivi richiesti), dove non possono esservi altre squadre connazionali.
Terminata la lunga illustrazione dedicata alla novità più pubblicizzata, dedico ora spazio alle altre modifiche in vigore dal 2015/16, diverse dal succitato allargamento a 16 della ammesse direttamente alla FG di EL:
  • il limite massimo di partecipanti alla CL di una fed passa da 4 a 5 squadre. Esattamente come oggi, è toccabile dalle prime 6 e superabile dalle prime 3; in tale ultimo caso permane la “retrocessione” in EL della quarta classificata in campionato;
  • il limite massimo di partecipanti all’EL di una fed è fissato a 3, escluse iscritte per il fair play e ripescate e retrocesse dalla CL. In pratica, tutte le fed iscrivono 3 squadre via tornei nazionali (campionato, coppa e coppa di lega), ad eccezione di Gibilterra (presumibilmente) e Liechtenstein, che ne iscrivono una, e delle ultime due del ranking, che partecipano con due; ciò comporta che le fed dal 7° al 9° posto avranno così una squadra in meno rispetto alle attuali 4;
  • se il vincitore di coppa nazionale non partecipa all’EL (per qualsiasi motivo), il posto lasciato vacante è occupato non più dalla finalista bensì dalla squadra meglio piazzata in campionato altrimenti non iscrivibile alle coppe europee. L’esempio attuale italiano calza a pennello per chiarire il concetto: la Fiorentina partecipa all’EL 2014/15 non da finalista di Coppa Italia bensì da quarta classificata in Serie A. Il posto lasciato vacante in EL dal Napoli vincitore (in CL come terzo di campionato) e dalla Fiorentina finalista (in EL ma per il piazzamento in Serie A) è stato occupato dalla meglio piazzata in campionato altrimenti non iscrivibile alle coppe (il Parma sesto, poi sostituito dal Torino settimo per il mancato rilascio della licenza UEFA).
L’ultima novità mi convince sempre più in una mia vecchia idea: la coppa nazionale è torneo un po’ dovunque considerato poco o nulla, e non unicamente in Italia come si è soliti pensare. Non per nulla, la modifica era stata “anticipata” dalla Scozia qualche stagione or sono (fermata dall’UEFA in quanto la scelta del titolo sportivo per iscriversi alle coppe è sua competenza e non delle singole fed), e negli ultimi anni in Austria, Lettonia e Svezia si è tranquillamente soppressa un’edizione della coppa per ragioni di calendario. E pure la mitizzata FA Cup conobbe nel 1999/2000 la rinuncia del Manchester United detentore, volato in Brasile per la prima edizione del Mondiale per Club.
La circolare 38/2014 ha però lasciato in sospeso alcuni punti, che ipotizzo rimangano regolati colle attuali norme. In particolare mi riferisco a quanto segue:
  • in EL sarà ancora possibile iscrivere il vincitore di coppa di lega, a richiesta della fed interessata; ricordo essere appena due le realtà ad avvalersi della possibilità, Francia e Inghilterra, tralasciando il caso del tutto particolare italiano;
  • se il det di EL vi fosse iscrivibile via tornei nazionali, la sua fed iscrive una squadra in meno all’EL, in quanto rimane immutato il numero totale di partecipanti cui ha diritto in CL ed EL. Riprendendo l’es. precedente, la Spagna avrebbe così sempre 7 squadre totali, ma 5 in CL e 2 sole in EL;
  • le regole di adeguamento del tabellone di EL per coprire i posti vacanti danno preferenza al titolo sportivo (nazionale), contrariamente a quanto accade in CL (dove nulla cambierà al riguardo).
Pur con tutte le incertezze regolamentari finora evidenziate, è possibile ugualmente stilare una comparazione fra la situazione pre e post riforma 2015/18, nell’ottica (esclusiva) dei turni di partenza delle singole squadre. Come sempre, il metodo migliore per cogliere le differenze è applicare le attuali e le nuove norme a un medesimo contesto, che individuo in quello sotteso ai tabelloni ufficiali presenti nel regolamento delle due coppe: questi sono disegnati ipotizzando la massima partecipazione complessiva e altre condizioni tali da ottenere la più semplice delle situazioni possibili, su cui poi (eventualmente, ma in realtà inevitabilmente) operare i necessari ritocchi. Nel dettaglio:
  • tutt’e 54 le fed partecipano attivamente alle coppe iscrivendo tutte le squadre cui hanno diritto;
  • tutte le squadre che hanno ottenuto il titolo sportivo necessario sono iscrivibili;
  • nessuna fed si avvale della facoltà d’iscrivere il vincitore della coppa di lega;
  • tutti i vincitori di coppa nazionale sono giunti in campionato in una posizione inferiore a quella della peggior rappresentante in EL della loro fed;
  • né il det di CL né quello di EL sono iscrivibili alle due coppe continentali via tornei nazionali;
  • il det di CL non appartiene a una delle prime 3 fed.
A queste, aggiungo due ulteriori semplificazioni:
  • il Liechtenstein è ipotizzato occupare una posizione fra la 33ª e la 46ª nel ranking UEFA; come (dovrebbe essere) noto, esso partecipa alla sola EL con un’unica squadra, il vincitore di coppa nazionale, non disputando un campionato;
  • Gibilterra è ipotizzata come se fosse la 54ª e ultima fed nel ranking, non essendo(mi) ancora chiaro se la sua partecipazione alle coppe a ranghi ridotti (il solo campione nazionale in CL, il solo vincitore di coppa in EL) dipenda da un condizione particolare ad hoc oppure dall’occupare il gradino più basso della classifica UEFA.
I tabelloni di CL ed EL che ora presento sono compilati nel medesimo modo; sono così indicate:
  • nella colonna Fed, le fed per fasce omogenee in ordine decrescente di piazzamento nel ranking UEFA, oltre ai det di CL e EL;
  • nelle colonne di CL ed EL, i turni di partenza delle squadre iscritte via tornei nazionali o quali det (per cui non compaiono le partecipanti all’EL per il fair play o quali ripescate dalla CL), usando le consuete sigle;
  • nelle due ultime righe: con P e con T, rispettivamente, il numero di squadre che cominciano il torneo dal turno della corrispondente colonna; e con T il numero totale di squadre partecipanti al turno della corrispondente colonna. In pratica, ogni T è pari alla somma di P e della metà di T della colonna precedente.
Nei quadrilateri della griglia così formata sono pertanto inserite, in corrispondenza al turno di partenza, le squadre di ogni (fascia di) fed, ovvero i det, coi seguenti simboli:
·[pallino nero]: det di CL;
·[pallino grigio]: det di EL;
· u: prima classificata in campionato (campione nazionale);
· v: seconda classificata in campionato;
· w: terza classificata in campionato;
· x: quarta classificata in campionato;
· y: quinta classificata in campionato;
· z: sesta classificata in campionato;
· %: vincitore della coppa nazionale.

I primi due tabelloni qui sotto illustrano la situazione colle attuali norme.



Per meglio comprendere P e T di ogni colonna, bisogna ricordare che:
  • nella fascia “33-46” è compreso il Liechtenstein, per cui si hanno solo 13 campioni nazionali (e non 14) e 40 iscritte all’EL (e non 42);
  • fra le 80 P del 1Q di EL sono comprese le 3 iscritte via fair play (non presenti nella griglia), che da lì partono a prescindere dalla fed di appartenenza;
  • fra le 33 P degli SP di EL sono comprese le 15 ripescate dal 3Q di CL (non presenti nella griglia), che da lì partono a prescindere dalla fed di appartenenza;
  • fra le 17 P della FG di EL sono comprese le 10 ripescate dagli SP di CL (non presenti nella griglia), che da lì partono a prescindere dalla fed di appartenenza.
Complessivamente, si hanno 241 squadre nelle due coppe, di cui 78 alla CL e 196 all’EL; perché i conti tornino, bisogna sottrarre al totale delle partecipanti all’EL le 33 ripescate dalla CL: 15 dal 3Q, 10 dagli SP e 8 dalla FG (queste ultime non presenti nei tabelloni).
I due secondi tabelloni qui sotto illustrano invece la situazione colle nuove norme. Colla riforma, i tabelloni cambiano però “natura”: infatti, se si realizzassero tutte le ipotesi predette, oggi sarebbero definitivi, mentre colle nuove norme rappresentano sempre e solo una situazione “di partenza”, e pertanto devono essere comunque ritoccati. Come anticipato, mancando purtroppo qualsiasi riferimento alle regole di adeguamento per l’EL, posso solo congetturare che queste rimangano invariate, generando i due sottostanti tabelloni.


Anche qui, per meglio comprendere P e T di ogni colonna, bisogna ricordare che:
  • nella fascia “22-46” è compreso il Liechtenstein, per cui si hanno solo 24 campioni nazionali (e non 25) e 73 iscritte all’EL (e non 75);
  • fra le 106 P del 1Q di EL sono comprese le 3 iscritte via fair play (non presenti nella griglia), che da lì partono a prescindere dalla fed di appartenenza;
  • le 16 P degli SP di EL sono solo le ripescate dal 3Q di CL (non presenti nella griglia), che da lì partono a prescindere dalla fed di appartenenza;
  • fra le 26 P della FG di EL sono comprese le 10 ripescate dagli SP di CL (non presenti nella griglia), che da lì partono a prescindere dalla fed di appartenenza;
Nelle due coppe si hanno ora 238 squadre, 3 in meno; tuttavia mentre la CL guadagna una squadra (79 da 78), l’EL ne perde solo 3 e non 4 come ci potrebbe attendere (193 da 196). Infatti, vengono sì a mancare il det (passato in CL) e le 3 quinte della 7ª, 8ª e 9ª fed, ma le ripescate dal 3Q di CL passano da 15 a 16, aumentando di un’unità. Ciò è dovuto proprio alla presenza del det di EL agli SPL, che comporta un adeguamento del precedente 3Q, cui devono partecipare 12 e non più 10 squadre. Pertanto, perché i conti tornino, bisogna ora sottrarre al totale delle partecipanti all’EL 34 (e non più 33) ripescate dalla CL.
Un’occhiata veloce ai nuovi tabelloni rileva come questi siano più “armoniosi” fra le due coppe rispetto agli attuali, creando due blocchi di fed. Infatti:
  • vincere un torneo nazionale in una delle prime 12 fed garantisce l’accesso diretto alla FG, di CL se si tratta del campionato, di EL se si tratta della coppa;
  • chi vince un torneo nazionale in una fed dalla 13ª in poi, per raggiungere una FG deve giocare almeno 4 gare, in quanto chi non vi è ammesso direttamente parte, sia inCL sia in EL, dal 3Q o prima; conseguentemente, nessuna squadra che comincia la stagione dall’EL parte più dagli SP.
È tempo adesso di confrontare le due coppie di tabelloni: per far ciò, ripropongo qui sotto gli ultimi due, cioè quelli colle nuove norme, dando loro un… tocco di colore. Rimangono uguali sigle e simboli, anche se è aggiunta una colonna finale (FC) in cui ho inserito le 3 squadre che colla riforma non sono più iscrivibili all’EL. Per quanto riguarda i simboli, sono, per l’appunto, a 3 colori, a indicare:
  • in nero, le squadre il cui turno di partenza rimane inalterato pre e post riforma;
  • in verde, le squadre il cui turno di partenza è migliorato colla riforma;
  • in rosso, le squadre il cui turno di partenza è peggiorato colla riforma, ovvero non sono più iscrivibili alle coppe.
Anche le righe P e T sono colorate, ma in questo caso il verde rappresenta gl’incrementi e il rosso i decrementi nel numero di squadre “partenti” e “totali” rispetto alle norme attuali, senza più alcuna rigida connotazione positiva o negativa (p.es.: che vi siano 2 squadre in meno che disputano il 3Q di EL è positivo o negativo?), mentre in nero permangono le situazione inalterate (subito identificabili in quanto tutte, ovviamente, pari a 0).


Una riforma dai connotati di quella in esame (diminuzione delle squadre totali e rimescolamento dei turni di partenza) per sua stessa natura finisce per avvantaggiare alcune fed a scapito di altre. Senza addentrarsi in considerazioni “etico-sportive” se sia più equo favorire le peggiori fed invece delle migliori, è innegabile come sarebbe preferibile in ogni caso rintracciare la linea guida seguita da chi ha dettato le modifiche, proprio per capire la direzione verso cui sono state indirizzate. In questo caso la distribuzione di guadagni e perdite è alquanto frastagliata, creando delle incomprensibili discontinuità, a livello sia di CL ed EL sia di fed. Infatti, fra le due coppe:
  • in CL le modifiche sono minime, con appena 3 squadre toccate: il det di EL come unico a guadagnarci, le terze della 4ª e 5ª fed a rimetterci;
  • in EL il rimescolamento è più vario, contando complessivamente 10 squadre a guadagnarci (oltre al det) e 35 a rimetterci, variamente distribuiti fra le fed.
A livello di fed, mentre, come visto, in CL due sole ci rimettono (la 4ª e la 5ª), in EL la situazione è più complessa: 7 fed hanno un guadagno (le prime 4 e le 3 dalla 10ª alla 12ª); 3 un guadagno abbinato a due perdite (le 3 dalla 7ª alla 9ª); 10 una perdita (la 5ª, la 6ª, la 16ª, la 17ª e le 6 dalla 27ª alla 32ª); 8 due perdite (le fed dalla 19ª alla 26ª); infine una accumula ben 3 perdite (la 18ª).
Se sommiamo guadagni e perdite in CL ed EL a livello di fed, il quadro complessivo finale è il seguente, in ordine decrescente di “guadagno netto”:
  • 6 fed hanno un guadagno (le prime 3 e le 3 dalla 10ª alla 12ª);
  • 1 fed ha un guadagno e una perdita (la 4ª);
  • 3 fed hanno un guadagno e due perdite (le 3 dalla 7ª alla 9ª);
  • 14 fed hanno una perdita (la 6ª, la 16ª, la 17ª, le 5 dalla 22ª alla 26ª e le 6 dalla 27ª alla 32ª);
  • 7 fed hanno due perdite (la 5ª e le 3 dalla 13ª alla 15ª e dalla 19ª alla 21ª);
  • 1 fed ha tre perdite (la 18ª).
Pertanto, solo le ultime 22 fed non mutano in alcun modo la loro situazione, mentre la riforma per tutte le altre si rivela portatrice di perdite nette, ad eccezione di 7. In tutt’i casi, è ancora più lampante come la distribuzione di vantaggi e svantaggi sia assolutamente priva di qualsiasi logica conduttrice: facendo alcuni esempi, altrettanto a casaccio, la più danneggiata è la 18ª fed, le cui 3 partecipanti in EL devono partire tutte un turno prima, mentre fra le fed a guadagnarci troviamo la 10ª mentre la 9ª perde pure una squadra da iscrivere.

ITALIA - Volgendo lo sguardo all’Italia, al suo corrente 4° posto corrisponde una situazione a “saldo zero”, un guadagno e una perdita, anche se indubbiamente è del tutto opinabile assegnare il medesimo peso specifico ai cambi operati alla terza e quarta di campionato: entrambe non partono più dagli SP, ma mentre la terza deve partire dal 3Q di CL, la quarta è ammessa direttamente alla FG di EL. Insomma, non è detto che lo svantaggio patito in CL sia esattamente compensato dal vantaggio ricevuto in EL. Essendo irrealistico, per quanto ancora matematicamente realizzabile, l’avanzamento anche solo al 3° posto, l’Italia dovrà stare attenta a non scivolare ulteriormente nel ranking UEFA; il 5° o il 6° gradino significherebbe perdere anche il vantaggio avuto in EL, colla quarta costretta a iniziare dal 3Q. Tuttavia, è bene precisare che il quadro potrebbe essere a tinte meno fosche nella realtà: storicamente, infatti, il det della CL ha normalmente acquisito anche via campionato l’accesso immediato alla FG; in tal caso, pertanto, a rimetterci non sono più le terze della 3ª e 4ª fed, bensì il campione nazionale della 13ª, cui il det di EL “scippa” l’ingresso nelle “magnifiche 22” facendolo partire, come da tabellone, dal 3Q, e quelli della 47ª e 48ª, anch’essi costretti a partire “come tabellone comanda”.
Sempre sotto le ipotesi di costruzione dei tabelloni, chiudo ricordando che la riforma snellisce non solo il numero di partecipanti totali ma anche di gare nei preliminari, scendendo da 372 a 368: se in CL però aumentano di 2 (da 92 a 94) in EL calano di 6 (da 280 a 274).

Rado il Figo