venerdì, aprile 25, 2014

Ciclismo 2014 e nuovi record - I dubbi e il ruolo dei media a 20 anni dalla Freccia Vallone della "svolta"

Lo scorso 20 aprile si è "celebrato" il 20esimo anniversario della tripletta della Gewiss Ballan alla Freccia Vallone 1994. Argentin, Furlan e Berzin partirono assieme a più di 50km dall'arrivo e dominarono in modo imbarazzante la Classica del Muro di Huy. Un'azione fantascientifica che fece storcere il naso ai più.
Al termine della corsa Michele Ferrari, medico sociale della Gewiss-Ballan, rilasciò delle dichiarazioni a loro modo storiche. Un vero e proprio manifesto del ciclismo degli anni '90 e 2000: "Non è doping tutto ciò che non è rintracciabile ai test" e ancora "non prescrivo farmaci che modifichino le prestazioni, però posso giustificare l' atleta che li assume. Se fossi un corridore utilizzerei le sostanze che sfuggono ai controlli". A una domanda specifica di un giornalista de "L'Equipe" sull'EPO, Ferrari rispose così: "Io non prescrivo quella roba, ma chiunque può procurarsela, per esempio in Svizzera, senza bisogno di una ricetta medica. E se lo fa un ciclista di certo la cosa non mi scandalizza. L'EPO non cambia nella sostanza la prestazione di un corridore. E' pericolosa? L'eritropoietina non è pericolosa, se non se ne abusa. Anche bere dieci litri di succo d'arancia può essere pericoloso". Poche settimane dopo quelle dichiarazioni il dottor Ferrari fu licenziato dalla Gewiss-Ballan e continuò la sua attività come consulente-preparatore privato.
Nel gruppo circolava già l'EPO, anche se il suo utilizzo era ancora "artigianale", tanto da provocare la morte di alcuni corridori. La Freccia Vallone 1994 e le polemiche seguenti rappresentarono il punto di non ritorno sul fronte doping (questa tesi emerge anche in "The Fall" l'ultimo libro sulla carriera di Lance Armstrong). Va ricordato che il dottor Michele Ferrari ha sempre negato di dopare (o aver dopato) gli atleti da lui seguiti.

Qui il video della Freccia Vallone 1994, "la gara della svolta":



CICLISMO 2014: SU CAUBERG E MURO DI HUY DUE NUOVI RECORD - Cosa c'entra quella corsa di 20 anni con il ciclismo attuale? Evidentemente nulla. I tempi sono cambiati e quel ciclismo-fiction per fortuna non esiste più. Lo scorso mercoledì, però, si è disputata la Freccia Vallone 2014, vinta da Alejandro Valverde. Domenica scorsa, invece, Philippe Gilbert ha trionfato all'Amstel Gold Race. In entrambe le corse, i due vincitori hanno fatto registrare i nuovi record sulle due salite decisive: il Muro di Huy alla Freccia, il Cauberg all'Amstel. Addirittura sul Muro di Huy, Daniel Martin, 2°, ha battuto anch'egli il record precedente, mentre Kwiatkowski e Mollema hanno fatto registrare il quarto miglior tempo di sempre. Ora, è doveroso premettere che i record di scalata nel ciclismo non sono come i tempi dell'atletica leggera. Essi sono soggetti a diverse variabili: media della corsa, tattica di gara, condizioni meteo, ecc. Tuttavia, tali dati non sono nemmeno trascurabili. Ecco i dati relativi al Muro di Huy pubblicati da Vetooo (@ammattipyoraily su Twitter):























Qui invece i dati relativi al Cauberg (Gilbert 2014: 1'22"). Qualcuno in questi anni si è spinto oltre i meri tempi, analizzando il "wattaggio" dei corridori nelle principali salite (vedi libro "Not Normal" di Antoine Vayer).
Ora, è evidente che negli ultimi anni il ciclismo ha fatto molto per contrastare il doping. Allo stesso tempo, però, è indubbio che gli ultimi 20 anni hanno minato profondamente la credibilità di questo meraviglioso sport. Così, nonostante i passi avanti compiuti, non appena si notano delle prestazioni di un certo livello riemergono puntualmente dubbi e sospetti (basti pensare alle polemiche seguite alla vittoria di Froome sul mont Ventoux al Tour 2013). Per il ciclismo si tratta di un'inevitabile condanna. Attenzione, nessuno vuole gettare ombre sui vincitori di queste due corse, ci mancherebbe. Stiamo parlando di due dei più forti corridori al mondo. Tuttavia, per evitare di ricadere nelle tenebre del passato - con le istituzioni ciclistiche che si giravano dall'altra parte o nascondevano la polvere sotto al tappeto - occorre stare sempre con le antenne tirate. I campanelli d'allarme non vanno mai sottovalutati. In questo senso i media devono mantenere alta la soglia dell'attenzione sul fronte doping. In Italia il messaggio non sembra essere stato recepito appieno (vedi post "Il caso Cipollini un anno dopo. In Italia esiste il giornalismo sportivo d'inchiesta?"). In controtendenza rispetto all'andamento generale, però, c'è "La Gazzetta dello Sport" che negli ultimi mesi ha scritto alcune cose molto interessanti (non ultimo l'editoriale di Franco Arturi contro la candidatura di Manuela Di Centa alla presidenza FISI). Questa settimana è apparso un commento molto pungente e assolutamente condivisibile di Valerio Piccioni, il quale ha attaccato aspramente il "muro di gomma" italiano sul tema "doping nel ciclismo". La battaglia contro il doping è lunga e probabilmente non avrà mai una vera conclusione. Tuttavia, questi segnali provenienti dal principale quotidiano sportivo italiano sono estremamente incoraggianti. Avanti così.