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GIRO D'ITALIA 2013

Il percorso, le tappe, le altimetrie, le salite del Giro d'Italia 2013. Approfondimenti sulle frazioni più importanti, commenti e analisi su squadre, protagonisti e copertura Tv-Media. (foto by Sirotti - Stephill.tv)

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CALENDARIO CICLISMO 2013

Tutte le date del calendario ciclistico World Tour 2013. Dalle prime corse stagionali in Australia, alle Grandi Classiche di primavera, dalle Corse a tappe sino al Lombardia. Senza dimenticare i Mondiali italiani: appuntamento a Firenze a fine settembre. (foto by Sirotti - Stephill.tv)

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venerdì, aprile 25, 2014

Ciclismo 2014 e nuovi record - I dubbi e il ruolo dei media a 20 anni dalla Freccia Vallone della "svolta"

Lo scorso 20 aprile si è "celebrato" il 20esimo anniversario della tripletta della Gewiss Ballan alla Freccia Vallone 1994. Argentin, Furlan e Berzin partirono assieme a più di 50km dall'arrivo e dominarono in modo imbarazzante la Classica del Muro di Huy. Un'azione fantascientifica che fece storcere il naso ai più.
Al termine della corsa Michele Ferrari, medico sociale della Gewiss-Ballan, rilasciò delle dichiarazioni a loro modo storiche. Un vero e proprio manifesto del ciclismo degli anni '90 e 2000: "Non è doping tutto ciò che non è rintracciabile ai test" e ancora "non prescrivo farmaci che modifichino le prestazioni, però posso giustificare l' atleta che li assume. Se fossi un corridore utilizzerei le sostanze che sfuggono ai controlli". A una domanda specifica di un giornalista de "L'Equipe" sull'EPO, Ferrari rispose così: "Io non prescrivo quella roba, ma chiunque può procurarsela, per esempio in Svizzera, senza bisogno di una ricetta medica. E se lo fa un ciclista di certo la cosa non mi scandalizza. L'EPO non cambia nella sostanza la prestazione di un corridore. E' pericolosa? L'eritropoietina non è pericolosa, se non se ne abusa. Anche bere dieci litri di succo d'arancia può essere pericoloso". Poche settimane dopo quelle dichiarazioni il dottor Ferrari fu licenziato dalla Gewiss-Ballan e continuò la sua attività come consulente-preparatore privato.
Nel gruppo circolava già l'EPO, anche se il suo utilizzo era ancora "artigianale", tanto da provocare la morte di alcuni corridori. La Freccia Vallone 1994 e le polemiche seguenti rappresentarono il punto di non ritorno sul fronte doping (questa tesi emerge anche in "The Fall" l'ultimo libro sulla carriera di Lance Armstrong). Va ricordato che il dottor Michele Ferrari ha sempre negato di dopare (o aver dopato) gli atleti da lui seguiti.

Qui il video della Freccia Vallone 1994, "la gara della svolta":



CICLISMO 2014: SU CAUBERG E MURO DI HUY DUE NUOVI RECORD - Cosa c'entra quella corsa di 20 anni con il ciclismo attuale? Evidentemente nulla. I tempi sono cambiati e quel ciclismo-fiction per fortuna non esiste più. Lo scorso mercoledì, però, si è disputata la Freccia Vallone 2014, vinta da Alejandro Valverde. Domenica scorsa, invece, Philippe Gilbert ha trionfato all'Amstel Gold Race. In entrambe le corse, i due vincitori hanno fatto registrare i nuovi record sulle due salite decisive: il Muro di Huy alla Freccia, il Cauberg all'Amstel. Addirittura sul Muro di Huy, Daniel Martin, 2°, ha battuto anch'egli il record precedente, mentre Kwiatkowski e Mollema hanno fatto registrare il quarto miglior tempo di sempre. Ora, è doveroso premettere che i record di scalata nel ciclismo non sono come i tempi dell'atletica leggera. Essi sono soggetti a diverse variabili: media della corsa, tattica di gara, condizioni meteo, ecc. Tuttavia, tali dati non sono nemmeno trascurabili. Ecco i dati relativi al Muro di Huy pubblicati da Vetooo (@ammattipyoraily su Twitter):























Qui invece i dati relativi al Cauberg (Gilbert 2014: 1'22"). Qualcuno in questi anni si è spinto oltre i meri tempi, analizzando il "wattaggio" dei corridori nelle principali salite (vedi libro "Not Normal" di Antoine Vayer).
Ora, è evidente che negli ultimi anni il ciclismo ha fatto molto per contrastare il doping. Allo stesso tempo, però, è indubbio che gli ultimi 20 anni hanno minato profondamente la credibilità di questo meraviglioso sport. Così, nonostante i passi avanti compiuti, non appena si notano delle prestazioni di un certo livello riemergono puntualmente dubbi e sospetti (basti pensare alle polemiche seguite alla vittoria di Froome sul mont Ventoux al Tour 2013). Per il ciclismo si tratta di un'inevitabile condanna. Attenzione, nessuno vuole gettare ombre sui vincitori di queste due corse, ci mancherebbe. Stiamo parlando di due dei più forti corridori al mondo. Tuttavia, per evitare di ricadere nelle tenebre del passato - con le istituzioni ciclistiche che si giravano dall'altra parte o nascondevano la polvere sotto al tappeto - occorre stare sempre con le antenne tirate. I campanelli d'allarme non vanno mai sottovalutati. In questo senso i media devono mantenere alta la soglia dell'attenzione sul fronte doping. In Italia il messaggio non sembra essere stato recepito appieno (vedi post "Il caso Cipollini un anno dopo. In Italia esiste il giornalismo sportivo d'inchiesta?"). In controtendenza rispetto all'andamento generale, però, c'è "La Gazzetta dello Sport" che negli ultimi mesi ha scritto alcune cose molto interessanti (non ultimo l'editoriale di Franco Arturi contro la candidatura di Manuela Di Centa alla presidenza FISI). Questa settimana è apparso un commento molto pungente e assolutamente condivisibile di Valerio Piccioni, il quale ha attaccato aspramente il "muro di gomma" italiano sul tema "doping nel ciclismo". La battaglia contro il doping è lunga e probabilmente non avrà mai una vera conclusione. Tuttavia, questi segnali provenienti dal principale quotidiano sportivo italiano sono estremamente incoraggianti. Avanti così.


mercoledì, aprile 23, 2014

Freccia Vallone 2014 - Favoriti, Quote e Diretta Tv

Si corre oggi, mercoledì 23 aprile, la Freccia Vallone 2014. Tra tutte le Classiche, la Freccia Vallone è quella dal finale più emozionante e spettacolare. Il Muro di Huy, con le sue pendenze esagerate è entrato ormai nella storia del ciclismo. Basta scorrere l'albo d'oro per capire la cifra tecnica della corsa. Allo stesso modo, però, la Freccia Vallone è entrata nella storia anche per altri motivi, decisamente meno nobili. Nel 1994 la Gewiss dominò in modo clamoroso la gara, piazzando tre atleti ai primi tre posti (Argentin, Furlan, Berzin). Al termine della gara, il dottor Ferrari, medico-preparatore della squadra diretta da Bombini, intervistato da Adriano De Zan, pronunciò una frase-manifesto: "Non è doping tutto ciò che non è rintracciabile ai test”. Per un racconto di quella gara consiglio il post di Simone Basso.

PERCORSO - Il percorso prevede 3 passaggi (compreso l'arrivo) sul Muro di Huy. L sviluppo della corsa è piuttosto lineare. Le squadre dei favoriti controlleranno la corsa, impedendo che le fughe possano arrivare al traguardo e portando i leader a giocarsi la vittoria nell'ultimo passaggio sul Muro (1300 metri con pendenza massima del 19%).



FAVORITI - Come detto, il favorito numero uno della Freccia Vallone 2014 è Philippe Gilbert. Il campione della BMC è apparso in condizioni di forma smaglianti nella trionfale Amstel di domenica. Il belga ha fatto registrare il record di scalata del Cauberg (migliorando sé stesso), demolendo la concorrenza. A contendere la vittoria a Gilbert ci sarà la coppia Katusha formata da Daniel Moreno (vincitore 2013) e Joaquim Rodriguez (vincitore 2012). Purito, tuttavia, non è al meglio.Tra gli outsider vanno tenuti in considerazione Kwiatkowski, Valverde e Daniel Martin.
Pochissime chance - al solito - per gli italiani. Da seguire la prestazione del duo Lampre (Diego Ulissi e Damiano Cunego). 




QUOTE - Queste le quote Better per la Freccia Vallone 2014:




DIRETTA TV - La Freccia Vallone 2014 sarà trasmessa in diretta da Rai Sport 2 a partire dalle 13:40 e da Eurosport HD dalle ore 14:00 (replica alle ore 22:55).

Qui il video con la parte finale della Freccia Vallone 2013:




immagine iniziale tratta da stephill.tv

martedì, aprile 22, 2014

UEFA Nations League - Cos'è e come funzionerà. Analisi e commento (di Rado il Figo)

È noto che il calcio debba molto ai francesi in termini di concezione ed elaborazione di tornei: basti solo ricordare i nomi di Jules Rimet, cui si devono i Mondiali, ed Henry Delaunay, grazie al quale abbiamo gli Europei, senza dimenticare Gabriel Hanot, inventore della Coppa dei Campioni. Non poteva, quindi, che essere francese il padre del nuovo torneo europeo per nazionali: è, infatti, Michel Platini il padre della Lega delle Nazioni UEFA, ufficialmente in inglese UEFA Nations League (da qui in avanti UNL). Tuttavia ritengo che difficilmente il nome dell’ex giocatore juventino rimarrà impresso nella memoria collettiva futura per questa sua creatura, al contrario dei suoi predecessori; o per lo meno, non in termini positivi. Come primo indizio, si può ricordare che le idee di Rimet, Delaunay e Hanot furono ampiamente osteggiate inizialmente, prettamente ma non esclusivamente per ragioni organizzative, e solo la loro perseveranza riuscì a far vedere la luce ai tornei da loro concepiti e tutt’ora in auge, avendo tutti superato la soglia del mezzo secolo di vita. Viceversa, l’idea di Platini è stata generalmente accolta con grande entusiasmo: pertanto, se il buon giorno “non” si vede dal mattino…

UEFA NATIONS LEAGUE. DI COSA SI TRATTA - Al di là delle facezie e delle considerazioni personali, l’UNL nasce per rispondere all’esigenza delle nazionali europee di ridurre drasticamente il numero di gare amichevoli (almeno a livello “interno”, ossia fra loro): una premessa che farà sicuramente felice l’Italia, fortemente penalizzata in ambito ranking FIFA dai penosi risultati raccolti nelle gare “senza i punti in palio”. Per ridurre le amichevoli si è seguita la via di “sostituirle” con un nuovo torneo ufficiale: se negli anni pari le nazionali UEFA si giocano il titolo mondiale o continentale, negli anni dispari si contenderanno l’UNL, una sorta di scudetto europeo per nazionali. La definizione non è casuale, giacché il torneo si articola esattamente come i campionati locali, colla suddivisione delle nazionali in 4 Divisioni, in un primo momento chiamate Gruppi, (A, B, C e D) e un sistema di promozioni e retrocessioni che fanno cambiare categoria a 24 squadre da un’edizione all’altra
In linea di principio, l’UNL si gioca la stagione successiva a quello di un Mondiale o di un Europeo, suddivisa in due fasi: nella prima, posta nei mesi di settembre, ottobre e novembre dell’anno pari, si disputano le gare dei 4 Gruppi, inizialmente chiamati Gironi, (1, 2, 3 e 4) di ognuna delle 4 Divisioni; nella seconda, posta (parrebbe sempre) a giugno dell’anno dispari, le vincitrici dei 4 Gruppi di Divisione A si sfidano per l’assegnazione del titolo di campione dell’UNL. Il torneo, così, apre e chiude la stagione e, si fermasse qui, l’unico problema sollevato sarebbe quello di coordinarlo colle eliminatorie UEFA; purtroppo Platini ha pensato di aggiungere un’appendice alle edizioni che precedono gli Europei (ovvero, che seguono i Mondiali), posta nel marzo della stagione successiva di disputa (per cui, la prima edizione di UNL, prevista nel 2018/19, la vede cadere nel marzo 2020), dove sono coinvolte 16 squadre in un nuovo ripescaggio per accedere alla fase finale degli stessi Europei

LA PRIMA EDIZIONE (2018/19) - Poiché è già stato diramato il calendario dell’edizione di esordio di UNL che, precedendo Euro 2020, risulta così essere una delle (più) “problematiche”, mi concentro su questa per sviscerarne i particolari e i punti oscuri o deboli, illustrandone lo sviluppo passo dopo passo. Terminata la Coppa del Mondo FIFA Russia 2018, per l’UNL e le eliminatorie di Euro 2020 si giocano due giornate di gare in ognuno dei seguenti mesi: settembre, ottobre e novembre 2018; marzo, giugno, settembre, ottobre e novembre 2019; e, infine, marzo 2020. Come anticipato, le partite del 2018 coinvolgono solo l’UNL: le 54 federazioni UEFA sono suddivise nelle 4 Divisioni come segue:
  • le prime 12 del ranking UEFA 2014/2018 danno vita ai 4 gruppi da 3 squadre l’uno di Divisione A;
  • le 12 nazionali dal 13° al 24° posto, danno vita ai 4 gruppi da 3 squadre l’uno di Divisione B;
  • le 14 nazionali dal 25° al 38° posto, danno vita ai 2 gruppi da 3 squadre (l’1 e il 2) e ai 2 gruppi da 4 squadre (il 3 e il 4) l’uno di Divisione C;
  • infine, le 16 nazionali dal 39° al 54° posto, danno vita ai 4 gruppi da 4 squadre l’uno di Divisione D.
Ritengo che, per ragioni organizzative e di uniformità, il ranking UEFA 2014/18 sia quello aggiornato al termine dei gironi eliminatori europei per i Mondiali 2018, non includendo quindi le gare degli spareggi e della fase finale. Infatti:
  • se fossero comprese, bisognerebbe attendere il termine della fase finale per procedere alla suddivisione, lasciando pochissimo tempo alle nazionali per organizzare le partite di UNL;
  • gli spareggi di Euro2016 sono esclusi dal ranking UEFA 2012/16 valido per il sorteggio dei gironi della sua fase finale, per cui ritengo che devono analogamente non essere considerati gli spareggi di Russia 2018 per l’UNL 2018/19.
Terminate le gare dei gruppi delle 4 Divisioni, si emettono i seguenti verdetti:

Divisione A:
  • le vincitrici dei 4 Gruppi accedono alle Final Four di giugno 2019 per il titolo di campione UNL 2018/19 e agli spareggi di Euro 2020 di marzo 2020;
  • le (terze e) ultime classificate dei 4 Gruppi giocheranno la Divisione B della UNL 2020/21;
Divisione B:
  • le vincitrici dei 4 Gruppi giocheranno la Divisione A della UNL 2020/21 e accedono agli spareggi di Euro 2020 di marzo 2020;
  • le (terze e) ultime classificate dei 4 Gruppi giocheranno la Divisione C della UNL 2020/21;
Divisione C:
  • le vincitrici dei 4 Gruppi giocheranno la Divisione B della UNL 2020/21 e accedono agli spareggi di Euro 2020 di marzo 2020;
  • le ultime classificate dei 4 Gruppi (le terze dell’1 e del 2 e le quarte del 3 e del 4) giocheranno la Divisione D della UNL 2020/21;
Divisione D:
  • le vincitrici dei 4 Gruppi giocheranno la Divisione C della UNL 2020/21 e accedono agli spareggi di Euro 2020 di marzo 2020;
In buona sostanza, le vincitrici dei Gruppi sono promosse alla Divisione superiore dell’edizione successiva, mentre le ultime classificate retrocedono alla Divisione inferiore; fanno eccezione le prime di A, che si giocano il titolo di campione, e le ultime di D, che rimangono lì dove sono
Fin qui, l’unica incognita è come distribuire le nazionali nei 4 Gruppi di ogni divisione: le soluzioni possibili partono da un’assegnazione a tavolino per vicinanza geografica (come per le serie inferiori nazionali, dalla Lega Pro in giù), passano per il sorteggio libero e terminano per uno pilotato per valori. Fosse scelta l’ultima strada, si pone poi il quesito di come comporre le fasce di merito, coll’alternativa se affidarsi al ranking UEFA (l’unico mezzo possibile, però, per la prima edizione) oppure all’esito della precedente UNL: in tale secondo caso, pertanto, teste di serie saranno le retrocesse ovvero le partecipanti alla Final Four, e materassi le promosse ovvero (almeno) le quarte classificate della Divisione D.

LE QUALIFICAZIONI AGLI EUROPEI - Terminati i Gruppi delle 4 Divisioni, per l’intero anno solare 2019 si dipana la fase eliminatoria di Euro2020, un’edizione particolare del torneo e non solo per essere il primo a 24 finaliste, definita “itinerante”: per meglio dire, è ospitato da ben 13 federazioni ma nessuna delle partecipanti (nemmeno le organizzatrici) ha accesso diretto alla fase finale. Nel dettaglio, con una distribuzione valida anche per le successive edizioni degli Europei (sempre che l’UNL regga alla prova del campo), 20 squadre si qualificano in via “ordinaria” e 4 dagli spareggi fra le vincitrici dei 16 Gruppi di UNL. Il primo blocco s’identifica colle prime 2 classificate dei 10 gironi eliminatori da 5 o 6 squadre l’uno; questo dettaglio ha fatto ritenere qualcuno che uno scopo dell’UNL sia eliminare del tutto gli spareggi, affidando quindi la qualificazione ai Mondiali o agli Europei esclusivamente ai gironi eliminatori, (ri)stabilendo una “equità di piazzamento”. In altre parole, a parità di posizione nel girone, corrisponde uguale destino (tutte le prime e le seconde passano, tutte le terze, le quarte, le quinte e le seste sono eliminate). Ritengo, però, tale interpretazione (non avallata da alcuno scritto ufficiale UEFA) essersi spinta oltre la reale portata dell’UNL, basti pensare che già da Euro2024 vi sarà un’unica organizzatrice e quindi dai gironi dovranno qualificarsi in 19 (i 4 biglietti per l’UNL sono fissi), numero primo (cioè divisibile solo per 1 e per sé stesso): l’unico modo per rispettare l’equità di cui sopra, sarebbe predisporre 19 gironi eliminatori da 2 o 3 squadre l’uno, mossa impraticabile nel concreto. Se, tuttavia, per gli Europei è anche possibile ipotizzare un futuro accesso diretto alla fase finale anche per il detentore (facendo scendere così le qualificate “ordinarie” a 18, e quindi potendo allestire 9 gironi da 5 o 6 squadre l’uno con qualificazione per le prime due), per i Mondiali si ritorna a doversi scontrare con un numero primo di biglietti a disposizione, 13, lasciando come unica via (stavolta teoricamente più fattibile) l’allestimento di altrettanti gironi da 4 o 5 squadre e qualificazione aperta alla sola prima classificata.
Ritengo inoltre che il sorteggio dei 10 gironi eliminatori di Euro2020 debba effettuarsi non contemporaneamente a quello dei Gruppi di UNL, ma al termine di questi, per la seguente serie di considerazioni. In prima battuta, si potrebbe sentire l’esigenza di evitare che alcune squadre si affrontino sia nei Gruppi di UNL sia nei Gironi eliminatori: p.es., le 16 partecipanti alla Divisione D apparterrebbero alle ultime 3 fasce di merito per il sorteggio delle qualificazioni degli Europei, ma sono possibili anche altre “sovrapposizioni”. In secondo luogo, e credo in termini decisivi, con un sorteggio contemporaneo si creerebbero problemi per chi partecipa alle Final Four. Infatti, come visto, nel 2019 sono previste 10 giornate di gare, due per ogni mese: a giugno sono fissate sia le Final Four sia 2 giornate dei gironi eliminatori (la 3ª e la 4ª). Non è nota la formula delle Final Four, tuttavia ritengo non debba scostarsi da quella degli spareggi di UNL: eliminazione diretta a gara unica. Le partecipanti alle Final Four dovrebbero così giocare nel mese di giugno 1 o 2 gare per queste e 1 o 2 gare dei gironi, per un massimo teorico di 4 gare. In realtà, nessuna nazionale può scendere in campo più di 2 volte al mese in gare ufficiali, per cui l’unico modo per limitare a tale tetto massimo l’impegno richiesto alle partecipanti alle Final Four, è che siano inserite in Gironi eliminatori a 5 squadre e che i loro 2 turni di riposo corrispondano alla 3ª e 4ª giornata: così le 4 nazionali interessate a giugno “saltano” le qualificazioni di Euro2020 per dedicarsi completamente all’atto conclusivo dell’UNL. Ovviamente, per rendere possibile ciò, è necessario conoscere dapprima l’esito della Divisione A di UNL, per cui il sorteggio dei Gironi eliminatori di Euro2020 non può che avvenire dopo che questa è terminata. A questo punto, ritengo infine plausibile che sia usato, per la prima volta nella storia, un ranking UEFA “completo”, comprendente pertanto tutti i risultati di Brasile 2014, Francia 2016 e Russia 2018.

ANOMALIE E PROBLEMATICHE - In ogni caso, è certa l’anomalia per cui 16 squadre (le vincitrici dei Gruppi di UNL) iniziano le eliminatorie di Euro2020 già sapendo di avere una seconda occasione per qualificarsi non dovessero centrare i primi due posti del proprio girone. Una circostanza che potrebbe falsare le ultime giornate dei Gironi, dove qualcuno, non potendo più acciuffare la qualificazione diretta, potrebbe pensare di risparmiarsi per giocarsi tutto nella sicura prova d’appello; p.es., non schierando la miglior formazione possibile, al fine di evitare sprechi di energie, infortuni e squalifiche.
In realtà, la scelta delle partecipanti agli spareggi presentata più sopra, raffigura la situazione “ideale”. Com’è facile intuire, una nazionale che abbia vinto il Gruppo di UNL e sia giunta ai primi due posti del Girone eliminatorio, non disputa gli spareggi essendosi già qualificata a Euro2020. In termini generali, infatti, la regola detta che ogni Divisione di UNL assegna un biglietto per gli Europei, conteso dalle migliori 4 sue partecipanti non già qualificate al torneo via Gironi eliminatori (o quale organizzatrice, da Euro2024 in avanti).
Fermo restando che, in prima battuta, le 4 partecipanti agli spareggi per Divisione sono individuate nelle vincitrici i 4 Gruppi che le compongono, i primi problemi sorgono nella scelta di sostituire le già qualificate. Infatti, il sito dell’UEFA nella versione inglese (ufficiale) precisa che si debba pescare nelle migliori altre partecipanti alla medesima Divisione (aggiungo avuto riguardo ai punti, alla differenza reti, alle reti segnate totali e poi in trasferta); nella versione italiana, il primo discriminante è esplicitamente individuato nella posizione nel Gruppo. Al di là di questo dettaglio (comunque non ininfluente), si conoscono altre due difficoltà: la prima è nella Divisione C, l’unica che conosce Gruppi di diversa consistenza al suo interno. Tuttavia, lo scoglio è facilmente superabile, procedendo analogamente a quanto si fa già oggi: in pratica chi ha giocato nei Gruppi 1 e 2 a tre squadre, è valutato per quanto lì ottenuto; chi invece ha giocato nei Gruppi 3 e 4 a quattro squadre ed è giunto almeno terzo, è valutato per i risultati ottenuti al netto delle gare contro l’ultima classificata; chi è giunto quarto nei Gruppi 3 e 4, occupa a prescindere gli ultimi due posti della Divisione, con preferenza accordata a chi ha ottenuto i risultati migliori nelle 6 gare giocate.
La seconda difficoltà s’incontra qualora nell’intera Divisione vi siano meno di 4 squadre non qualificate, eventualità molto probabile per la Divisione A 2018/19, composta dalle 10 teste di serie e dalle 2 migliori squadre di seconda fascia dei Gironi eliminatori di Euro2020. Per sopperire a questa lacuna, a titolo personale la strada migliore è la seguente:
  • se le non qualificate sono 3, si effettuano degli spareggi “monchi” di una gara del primo turno (cioè la migliore delle tre accede direttamente alla sfida del secondo turno);
  • se le non qualificate sono 2, si effettua direttamente fra queste la sfida del secondo (ora unico) turno;
  • se non vi sono non qualificate, il biglietto a disposizione della Divisione passa a un’altra, con preferenza accordata alla maggiore. P.es.: se tutte le squadre di Divisione A fossero già qualificate agli Europei, la Divisione B avrà a disposizione due posti tramite spareggi. 
Rimane scoperto il caso in cui sia solo 1 la non qualificata: reputando inconcepibile farla accedere direttamente alla fase finale (il suo “merito” sarebbe così paradossalmente quello di… essere l’unica a non aver centrato la qualificazione!), la farei spareggiare colla migliore terza dei gironi eliminatori o delle non partecipanti agli spareggi di UNL (con scelta da ponderare caso per caso a evitare incongruenze).
Tuttavia l’UEFA ha scelto una strada diversa, per me peggiore e foriera di numerosi paradossi: i posti vacanti negli spareggi di una Divisione sono integrati pescando dalla Divisione inferiore. Già sui criteri di scelta, ancora sconosciuti, è necessario riflettere un attimo: le sostitute non possono essere le migliori non qualificate, altrimenti queste si troverebbero ad affrontare negli spareggi avversari più ostici (perché di Divisione superiore) per avere conseguito risultati più positivi. Pertanto le sostitute sono le migliori squadre di Divisione inferiore fra le non qualificate e le non partecipanti agli spareggi. Ma anche così, si prospettano alcuni scenari bizzarri. Supponiamo che le 20 qualificate siano tutte le 12 squadre di Divisione A e 8 di Divisione B: quest’ultima, pertanto, rimane con 4 squadre giuste giuste per effettuare gli spareggi. In tal modo, in concreto, la Divisione C finisce per disporre di ben due biglietti, uno conteso dalle 4 prime e l’altro dalle 4 seconde (ovvero dalle 4 migliori diverse dalle prime)! Inoltre nulla vieta che ad avere meno di 4 non qualificate sia la Divisione D, la quale non potrebbe pescare sostitute da un’inesistente Divisione inferiore, essendo essa l’ultima: per sopperire al posto vacante si dovrà quindi cercare nella Divisione A? E anche così operando, le sostitute si troverebbero a giocare gli spareggi contro avversari più abbordabili rispetto a chi disputa quelli della loro Divisione... per avere conseguito risultati peggiori! E senza dimenticare che le spareggianti di D si trovano comunque a contendersi un biglietto per gli Europei contro sostitute sicuramente di livello non inferiore bensì superiore!
Insomma un guazzabuglio di casi paradossali, dove la soluzione per evitare le “ingiustizie sportive” di uno non è estendibile agli altri, superabili solo avendo il quadro finale completo dei Gruppi di UNL e delle 20 qualificate “ordinariamente” agli Europei cogli evidenti inconvenienti di dover allestire edizione per edizione le regole concrete per compilare il tabellone degli spareggi. 
Un altro caso particolare tocca le partecipanti alle Final Four che non si qualificassero agli Europei: in tal caso, queste giocheranno comunque gli spareggi oppure sarà mantenuto valido quanto ottenuto nelle Final Four (leggasi, il campione di UNL si qualifica)? In effetti, ho anticipato nell’elenco dei verdetti che la soluzione scelta dovrebbe essere la prima, per evitare gli evidenti problemi che si verrebbero a creare qualora il campione UNL fosse certo della qualificazione a prescindere dal piazzamento nel suo Girone eliminatorio (p.es., lontanissimo dalle prime due posizioni e colle altre 3 partecipanti alle Final Four anch’esse in uguale situazione). 
Gli spareggi, come un po’ anticipato, si giocano a eliminazione diretta (due turni) a gara unica: non è ancora noto se a ospitare le gare sia una stessa federazione (e, nel caso, se questa debba essere una delle 4 partecipanti) ovvero una delle due contendenti (presumibilmente la migliore delle due).
Oltre a quanto già scritto, non bisogna dimenticare che colla UNL sicuramente approda agli Europei una delle peggiori (comunque le si vogliano inquadrare) 16 nazionali del ranking UEFA: un risultato espressamente voluto per incrementare la qualità tecnica delle squadre di rango inferiore permettendo loro di giocare contro i grandi nomi continentali anche ai più alti livelli. Una soluzione non originale, mutuata dall’AFC, dove accedono alla fase finale della Coppa d’Asia i vincitori delle ultime 2 edizioni della Challenge Cup, torneo aperto alle nazionali “emergenti” asiatiche (eufemismo celante la definizione di peggiori del continente, anche in ambito non esclusivamente sportivo), tuttavia destinato a essere presto soppresso, singolarmente quando la Coppa d’Asia sarà allargata da 16 a 24 finaliste. È questo un altro capitolo della politica UEFA di bilanciare gli aspetti competitivi (dove ci si gioca il titolo di migliore squadra del continente) e partecipativi (utili per far fare esperienza alle formazioni minori) dei suoi tornei: se a livello di club si è arrivati nel 1999/2000 a due manifestazioni distinte (la Champions “competitiva” e la Coppa UEFA, ora Europa League, “partecipativa”), a livello di nazionali la suddivisione al momento è stata così spostata (e ancorata) alle eliminatorie: da una parte, le “competitive” coi consueti gironi; dall’altra le “partecipative” colle (ultime 3) serie dell’UNL.
Per le edizioni di UNL accompagnanti le eliminatorie mondiali, l’unico inconveniente riscontrabile tocca la data di disputa delle Final Four: infatti, con una collocazione troppo “ritardata” (alla fine dell’anno precedente la fase finale) vi è il concreto rischio che chi vi partecipi non vi dedichi il richiesto (e dovuto) impegno se in piena corsa per la qualificazione alla Coppa del Mondo, peggio ancora se via spareggi. Ma anche una collocazione a inizio o a metà anno non è risolutiva: nel primo caso, si potrebbero non schierare i titolari per evitare squalifiche, infortuni e sprechi di forze, così come nel secondo caso, colle Final Four a fine stagione sportiva, dove si potrebbe concedere il riposo ai propri migliori elementi non sacrificandone le energie alla ricerca di un titolo che ha tutta l’aria di arricchire l’albo d’oro senza però dargli ulteriore lustro.

In conclusione, il mio parere sull’UNL è l’essere un torneo prettamente inutile, “accettabile” tutt’al più nella sua prima fase (i Gruppi con promozioni e retrocessioni) nell’ottica di una preparazione più stimolante delle attuali amichevoli ai successivi gironi eliminatori, ma deleterio nelle Final Four (dove il rischio di assistere a gare con squadre zeppe di seconde e terze linee è più che concreto) e negli spareggi per gli Europei, arzigogolati nella loro predisposizione causa tutte le varianti possibili e cervellotici nella loro natura “partecipativa”. Curiosamente, ho letto i più euforici consensi all’UNL proprio per quest’ultimo aspetto, ma vi sarebbe lo stesso entusiasmo se, per assurdo, la FIGC decidesse di far partecipare alla Champions League la prima classificata di Serie A e B e la vincente di Supercoppa di LegaPro per dare alle ultime due la possibilità di arricchire la propria esperienza internazionale?

Rado il Figo

martedì, aprile 15, 2014

Serie A - Quanti punti servono per salvarsi? Analisi della zona retrocessione dal 1994/95 al 2013/14

"Il nostro obiettivo è arrivare a 40 punti". Quante volte, nelle stereotipatissime interviste a giocatori e allenatori impegnati nella lotta salvezza avete sentito questa frase? 40 punti, la quota fatidica per considerarsi salvi e mantenere la categoria. Ma è davvero così? Occorrono davvero 40 punti per evitare la retrocessione in Serie B o la quota salvezza è un'altra? Questo post cerca di chiarirlo attraverso un'analisi delle parti basse delle classifiche dei campionati di Serie A disputati con i 3 punti a vittoria (dalla stagione 1994/95).

CLASSIFICHE SERIE A DAL 1994/1995 - Prima di iniziare, una precisazione. La classifica finale è il miglior strumento possibile per effettuare questo tipo di lavoro, anche se non sempre esprime con assoluta fedeltà la quota salvezza. In alcuni casi, infatti, i giochi vengono decisi con uno o più turni d'anticipo, "falsando" così il punteggio finale. Emergono quindi due "tipologie" di finali di campionato: quelli appena descritti e quelli punto a punto, o comunque quelli in cui due o più squadre si giocano la salvezza fino all'ultima giornata. In questi ultimi casi la quota salvezza è assolutamente reale.
Fatta questa doverosa premessa, ecco il quadro completo delle posizioni finali delle classifiche finali dei campionati di Serie A dal 1994/95 al 2012/2013 (in verde la/le squadre salve, in rosso quelle retrocesse in Serie B):

ANALISI QUOTA SALVEZZA SERIE A - Una volta riportate tutte le classifiche, per definire la quota salvezza ideale è necessario estrapolare i dati riguardanti la "prima squadra salva" e "l'ultima squadra retrocessa" dei campionati presi in considerazione (10 disputati con il format a 18 squadre, 9 con il format a 20 squadre). Nella seguente tabella ho indicato sulla sinistra le squadre classificate al 14° posto nei campionati a 18 squadre e quelle al 17° posto nei campionati a 20 (dalla stagione 2004/2005), con relativi punti e media punti. A destra, stesso discorso per l'ultima squadra retrocessa (quart'ultima nei campionati a 18, terz'ultima in quelli a 20 squadre).


CONCLUSIONI - Da questa tabella si possono effettuare alcune conclusioni.

1. Nella prima colonna dedicata alle "prime squadre salve", si può notare come nei campionati a 18 squadre, se si esclude l'annata 2003/2004 in cui la quota salvezza fu particolarmente bassa (33 punti considerando i 32 del Perugia quart'ultimo e retrocesso in B dopo lo spareggio con la Fiorentina, 6a in B), le squadre che ottenevano la permanenza in A, mantenevano una media punti ben al di sopra del punto a partita. Si va dai 36 punti del Vicenza 1997/98 ai 40 del Padova 1994/95 (salvatosi allo spareggio con il Genoa) e dell'Udinese 2001/02. Nei campionati a 20 squadre, invece, la media punti di queste squadre è stata più bassa. Nel primo caso "la media delle medie punti" è stata infatti di 1,11, nel secondo caso di 1,04.

2. Confrontando i dati di "prima squadra salva" e "ultima squadra retrocessa", nei campionati a 18 squadre, si nota come, ad eccezione della stagione 1995/96 quando tra queste due squadre ci furono 5 punti di differenza, in tutte le altre stagioni, il divario è stato uguale o inferiore ai 3 punti. Nei campionati a 20 squadre, invece, in ben 5 casi su 9 il divario è stato superiore ai 3 punti. Negli ultimi 4 campionati, poi, il distacco è stato rispettivamente di 7, 5, 6 e 6 punti. 

3. Il dato probabilmente più significativo è quello riguardante il confronto della media punti delle "ultime squadre retrocesse" nei campionati a 18 e a 20 squadre. Come si può notare, in 8 casi su 10 (uniche eccezioni il Bari 1995/96 e il Perugia 2003/04) le squadre classificatesi al 15° posto nei campionati a 18 squadre hanno tenuto una media punti superiore al punto a partita. Nei campionati a 20 squadre, all'opposto, solamente in 2 casi su 9 (o sarebbe meglio dire 2 su 10 visto l'attuale campionato), la media della terz'ultima classificata è stata superiore al punto a partita. Nel format a 20 squadre, solamente Bologna 2004/05 e Chievo 2006/07 hanno ottenuto più di 38 punti (entrambe finirono a quota 39). Non solo. Dal 2007/08 a oggi (difficile ipotizzare che Sassuolo e/o Livorno, ora ferme a quota 25, conquistino 13 dei restanti 15 punti e tocchino la fatidica soglia dei 38 punti/1 punto a partita) nessuna squadra poi retrocessa in B ha tenuto una media uguale o superiore al punto a partita. Su questo dato può aver influito il discorso di cui al punto 2 (distacco ampio o incolmabile dalla quart'ultima e quindi meno motivazioni nelle ultime giornate) Tuttavia, la tendenza appare molto netta.

4. Proprio da queste ultime considerazioni è possibile indicare quella che, ad oggi, è da ritenersi la reale quota salvezza. Analizzando le classifiche in modo asettico, si potrebbe dire che nelle ultime 6 stagioni di Serie A sarebbero bastati 37 punti per salvarsi. In realtà, come evidenziato nella premessa e al punto 3 delle conclusioni, su questi dati può aver influito il distacco ormai incolmabile in classifica. Per esempio, nella stagione 2009/10 l'Atalanta retrocesse, di fatto, con 2 turni d'anticipo. Nelle ultime due giornate subì due sconfitte. E' ragionevole supporre (anche se ovviamente non è certo) che, nel caso in cui fosse stata ancora in lotta per la salvezza, la squadra orobica avrebbe potuto ottenere qualche punto in più in classifica, innalzando la quota salvezza. Stesso discorso per Sampdoria 2010/11 e Lecce 2011/12.
Ad ogni modo, si può concludere dicendo che con i famigerati 40 punti si è più che certi di ottenere la salvezza. Visto l'andamento generale degli ultimi anni, però, si può dire che la quota salvezza si è abbassata e che, al netto di situazioni particolari di calendario, con 38-39 punti si hanno altissime probabilità di mantenere la categoria.

IL RITORNO ALLE 18 SQUADRE E L'OCCASIONE PERSA DAI CLUB - Da quest'ultima conclusione si può prendere spunto per un ulteriore riflessione. Può anche essere considerato pretestuoso o forzato, ma dalla tabella relativa ai punteggi delle 18esime classificate nei campionati a 20 squadre, emerge in modo nitido l'abbassamento sensibile del livello tecnico della Serie A. Nelle ultime 7 stagioni (2013/214 compresa), le tre squadre retrocesse in Serie B hanno ottenuto meno di 38 punti, vale a dire meno di 1 punto a partita. Un dato imbarazzante che denota come l'allargamento a 20 squadre abbia portato più problemi che benefici. Del resto il cambio di format non fu dovuto a una lungimirante scelta dei dirigenti del calcio italiano, ma fu la risultante del pasticcio iniziato col "Caso Martinelli-Catania 2003".
Come sostenuto tempo fa su questo blog e come ribadito recentemente da alcuni dirigenti di Serie A, appare improrogabile il ritorno della Serie A a 18 squadre, meglio se accompagnato alle 4 retrocessioni in B. I benefici sarebbero indubbi. Dal calendario meno intasato (di fatto con 4 partite in meno si eliminerebbero i turni infrasettimanali), al "coinvolgimento" fino al termine del campionato di un maggior numero di squadre. Infine, ed è forse l'aspetto più importante, diminuendo il numero di squadre, ci sarebbe un naturale innalzamento del livello tecnico, con meno partite dall'esito scontato.
Su tale argomento si innesta anche il tema dei proventi dai diritti televisivi che hanno arricchito - o sarebbe meglio dire, tenuto in vita - la stragrande maggioranza dei club italiani. Nel 2010 scrissi un articolo in cui sottolineai la grande opportunità per i club di spendere quei soldi per migliorare i settori giovanili, per realizzare i famigerati stadi di proprietà e per costruire squadre più competitive, rendendo i campionati più equilibrati e combattuti. A distanza di 4 anni è evidente che quella traccia sia stata ampiamente disattesa.

N.B. il post sarà aggiornato al termine della stagione 2013/14.

martedì, aprile 08, 2014

Tempo effettivo nel calcio - I dati di Serie A, Liga, Premier League, Bundesliga, Ligue 1 e la proposta di Blog-In

Il calcio è uno degli sport più conservatori e refrattari alle novità tecnologiche e regolamentari. Negli anni, tuttavia, ci sono state alcune modifiche che hanno migliorato lo spettacolo. Su tutte la regola del retro-passaggio al portiere. A cicli regolari - di solito da metà campionato di Serie A in poi, quando allenatori e dirigenti cominciano ad accusare gli arbitri per nascondere i risultati negativi e le lacune del loro "progetto" - ritorna di moda l'annosa questione sulla moviola in campo. Non entro nella discussione, anche perché non si è ancora ben capito quanti e quali casi riguarderebbe (gol fantasma, gol annullati, fuorigioco, falli violenti, solo alcune situazioni, tutte) e come sarebbe applicata. Attenzione, non sto dicendo che sono contrario alla sua introduzione, anzi. E' necessario, però, proporre delle soluzioni concrete, dettagliate per poi passare alla fase successiva di sensibilizzazione dell'opinione pubblica. Il giochetto di agitare al vento la necessità di introdurre la moviola in campo, senza nessuna specifica, è assolutamente stucchevole e pretestuoso.

TEMPO EFFETTIVO NEL CALCIO - In un recente articolo apparso su "La Gazzetta dello Sport", è stato affrontato il tema del tempo effettivo nel calcio. Nel dettaglio sono stati presentati i dati sul tempo effettivo nei 5 principali campionati europei nel corso della stagione 2013/2014. Da qui sono state effettuate alcune considerazioni sull'utilità di introdurre il tempo effettivo nel calcio.

Ed ecco nel dettaglio il tempo effettivo medio nelle partite dei 5 principali campionati in Europa per la stagione 2013/2014 (dati al 10 marzo 2014):

PREMIER LEAGUE  56' 35"
BUNDESLIGA  56' 31"
SERIE A  55' 54"
LIGUE 1  55' 24"
LIGA  53' 18"

Come si può notare Premier League e Bundesliga guidano piuttosto nettamente la graduatoria. Tra l'altro va considerato che in Bundesliga gli arbitri sono sempre molto avari nella concessione dei minuti di recupero. Sorprendentemente la Liga è all'ultimo posto, con oltre tre minuti di minuti di media in meno rispetto a Premier e Bundes. L'Italia si colloca al terzo posto. Nella stagione 2013/2014 le due partite di Serie A con il minor tempo effettivo sono state Chievo-Genoa (46'34") e Genoa-Sampdoria (47'10").

LA PROPOSTA DI BLOG-IN - Sul tema del tempo effettivo nel calcio scrissi già un articolo nel 2010 (vedi). Rispetto a quattro anni fa il mio pensiero non è cambiato: sono assolutamente favorevole alla sua introduzione con due tempi da 30' ciascuno.
In concreto, ecco alcuni dei vantaggi che porterebbe l'introduzione del tempo effettivo nel calcio:
  • tutte le partite di tutti i campionati durerebbero allo stesso modo e non ci sarebbero più le clamorose discrepanze che si registrano oggi (anche di 10-12 minuti tra partite dello stesso campionato);
  • ci sarebbe una sensibile riduzione/cancellazione delle perdite di tempo. Con l'introduzione del tempo effettivo non avrebbero più motivo d'essere le sceneggiate, i finti infortuni, le sostituzioni al 94', i palloni che scompaiono e tutta le varie situazioni antisportive che conosciamo bene;
  • certezza del tempo di gioco e quindi niente più proteste e lamentele per il recupero accordato o per i gol segnati negli ultimi istanti di gioco;
Anticipo e cerco di rispondere ad un paio di inevitabili obiezioni:
  • Il tempo effettivo comporterebbe una difficile attuazione a livello pratico, soprattutto nei campi periferici, creando così una discrepanza regolamentare tra serie maggiori e minori. Falso. In realtà l'introduzione del tempo effettivo necessiterebbe di pochi accorgimenti: due tabelloni luminosi con indicazione del tempo di gioco e un arbitro/cronometrista deputato alla gestione del tempo di gioco. Ai livelli più alti la gestione potrebbe essere tranquillamente attribuita al quarto uomo che, al momento, svolge un ruolo decisamente marginale. Si tratta di un sistema presente e collaudato in moltissimi sport di squadra in cui è presente la componente tempo (a cominciare dal Calcio a 5/Futsal);
  • Le partite durerebbero molto di più con, ad esempio, i posticipi serali che terminerebbero a orari impossibili. Non è assolutamente vero. Come visto sopra, nei principali campionati europei si arriva a 53-56' di tempo effettivo. Il passo per arrivare ai 60' effettivi è piuttosto breve e, come detto, l'introduzione del tempo effettivo comporterebbe una netta riduzione delle perdite di tempo. Salvo casi particolari, un match giocato sui 60' effettivi, non supererebbe le due ore di orologio. Forse in Italia si sforerebbero ma per un semplice motivo: i match non iniziano praticamente mai all'orario prestabilito (le gare delle 15:00 o i posticipi delle 20.45 non iniziano mai all'orario previsto ma sempre 3-5 minuti dopo; gli intervalli tra primo e secondo tempo, poi, hanno durata variabile e discrezionale, sforando spesso e volentieri i 15' regolamentari). 
Cosa ne pensate?