martedì, marzo 04, 2014

Il caso Cipollini un anno dopo. In Italia esiste il giornalismo sportivo d'inchiesta?

In questi giorni sto leggendo "Il texano dagli occhi di ghiaccio", libro che ricostruisce in modo minuzioso la vita e la carriera sportiva di Lance Armstrong. Scorrendo le pagine e trovandovi una quantità industriale di informazioni, mi è venuto in mente che, a distanza di oltre un anno, non si sa più nulla della vicenda Cipollini. Gli appassionati si ricorderanno che nel febbraio 2013 "La Gazzetta dello Sport" pubblicò in prima pagina alcune carte del processo-Operacion Puerto che accusavano "Il Re Leone" di essersi dopato in modo sistematico per diverse stagioni (quella iridata compresa).
Ho provato a cercare delle informazioni sul web, qualche intervista all'ex velocista. Praticamente nulla. Solo l'ottimo blog di Cycling Pro ha toccato la questione nel corso del Giro d'Italia 2013. E' come se quella storia fosse finita in una specie di oblio. Riposta nel sottoscala, dimenticata.




IL GIORNALISMO SPORTIVO D'INCHIESTA IN ITALIA - Lo scorso anno diedi grande spazio al libro "Lo sport del doping" del professor Donati. Nel testo ci si soffermava in modo approfondito sul ruolo dei media nella battaglia contro il doping o, quantomeno, in quello di sensibilizzazione dell'opinione pubblica sul tema. Donati, giustamente, non risparmiava critiche ai media italiani, rei, a suo dire, di mitizzare acriticamente questo o quel campione (in certi casi senza valore) e di non condannare in modo fermo le pratiche dopanti nei vari sport.
In effetti la vicenda Cipollini e il silenzio sceso in questi 13 mesi dimostra come in Italia, di fatto, non esista un vero giornalismo sportivo d'inchiesta (chiedo scusa alle mosche bianche).
Nel caso della vicenda Cipollini, perché nessun mezzo di comunicazione si è preso la briga di approfondire la questione? Perché, ad esempio, si preferisce trasmettere interviste sensazionalistiche (oltre che grossolane) a ex dopati o video celebrativi di "imprese" rivelatisi poi farlocche? E ancora, è così difficile rivalutare le "imprese" sportive del passato alla luce delle carte e delle evidenze emerse nel corso di indagini e processi?
In molti altri Paesi non esiste un atteggiamento così "omertoso". Negli USA non si sono fatti problemi a "distruggere" un'icona straordinaria come Lance Armstrong: inchieste, libri, interviste hanno vivisezionato la figura del texano. In Finlandia, nell'autunno 2012, è uscito il docu-film "Sinivalkoinen vahle" ("La menzongna bianco blu") che sbriciola lo sci di fondo finlandese degli anni '70 e '80. In Svezia e Norvegia, altre due nazioni in cui lo sci di fondo è sport nazionale, sono stati trasmessi recentemente degli speciali sui sospetti di doping ai Mondiali di fondo del 1995.
In Italia, salvo alcune, rarissime eccezioni (ad es. Eugenio Capodacqua de "La Repubblica"), i media non approfondiscono le vicende legate al doping e, quello poche volte che se ne parla, lo si fa in modo superficiale o, con tutto il rispetto di persone che non ci sono più, discutibile. Visto il livello medio dei mezzi d'informazione sportiva italiani non c'è da stupirsi, purtroppo.