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mercoledì, luglio 31, 2013

Diritti Tv - Premier League, FA Cup, Liga, Ligue 1 ed Espn America su Fox Sports (Sky e Mediaset Premium)

AGGIORNATO AL 14 AGOSTO 2013
Gli appassionati di calcio che si chiedevano "Chi trasmetterà Premier League, FA Cup, Liga e Ligue1 in Italia dalla stagione 2013/2014?" ora hanno la risposta: Fox Sports.
In articolo uscito a metà giugno sulla Gazzetta dello Sport, Luca Bianchin e Marco Iaria hanno svelato la news relativa ai diritti televisivi del calcio internazionale in Italia per il prossimo anno (da agosto 2013). Ecco i passaggi più importanti del pezzo:

"(...) a trasmettere nelle prossime due stagioni Premier League, F.A. Cup, Ligue 1 e Liga sarà Fox Sports. (...) Proprio agli arabi, stando ai rumors, sarebbero dovuti finire i diritti del campionato inglese e spagnolo, mollati da Sky e acquistati da un broker londinese. Lo sceicco del Qatar, però, ha temporeggiato e il tycoon australiano si è inserito. Ma come? Sky non è dello stesso Murdoch? Certo e, in effetti, l’approdo tricolore di Fox può sembrare illogico. Non lo è affatto. Fox è il marchio più globale della galassia di News Corporation ed è con quello che Murdoch ha deciso di rilanciare la sfida ad Al Jazeera, che attraverso BeIn Sport aveva dispiegato l’offensiva in casa altrui accaparrandosi un bel po’ di esclusive negli Stati Uniti, proprio a scapito di Fox. Murdoch ha investito 20-25 milioni per far vedere agli appassionati italiani in pay sul satellite quelle quattro competizioni di calcio estero, un totale di 1.500 partite potenziali".

FOX SPORTS SU SKY - Martedì 25 giugno Sky ha pubblicato un comunicato ufficiale, rispondendo così alla fatidica domanda "Come e dove si vedrà Fox Sports in Italia?". Fox Sports Italia si vedrà al canale 205 della piattaforma Sky (sostituirà il canale SuperCalcio HD che andrà al 204) e sarà incluso nel pacchetto Calcio. Fox Sports sarà attivo su Sky dal 9 agosto (primo match ufficiale trasmesso sarà Montpellier-PSG), trasmetterà in HD e oltre ai match di Premier League, FA Cup Liga, Ligue1 ed Eredivisie manderà in onda anche programmi di news e approfondimenti. Dal 17 agosto scatterà la programmazione 24 ore su 24.
Nella presentazione del 31 luglio il direttore Fabio Guadagnini ha confermato la presenza di un secondo canale, Fox Sport Plus (canale 210, accessibile anche tramite tasto verde dal 205), che permetterà di trasmettere in diretta due match che si disputano in contemporanea (cosa che accadrà soprattutto con le partite di Liga e Ligue 1).


FOX SPORTS SU MEDIASET PREMIUM - In data 27 luglio 2013, gli stessi giornalisti della rosea hanno confermato in modo ufficiale quella che fino al giorno prima era solo un'indiscrezione: Fox Sports sarà trasmesso anche su Mediaset Premium (pacchetto Calcio). Per la prima volta Mediaset trasmetterà i match di Premier League, Liga, Ligue 1 ed Eredivisie (lo scorso anno ci fu la messa in onda duna tantum di alcuni match di FA Cup). Mediaset dovrebbe trasmettere Fox Sports in modo "pre-confezionato", vale a dire senza impegnare propri giornalisti.
Il 29 luglio è arrivato il comunicato ufficiale di Mediaset sull'accordo raggiunto con Fox Sports. Questo il passaggio più importante: “Fox Sports” sarà inserito senza costi aggiuntivi nel pacchetto “Calcio” dell’offerta Premium ed esordirà il 17 agosto con il debutto della nuova stagione di Premier League".
Fox Sports Italia sarà visibile al canale 382 (Fox Sports Plus al canale 383) della piattaforma Mediaset Premium.

TELECRONISTI E COMMENTATORI FOX SPORTS ITALIA- In occasione della presentazione ufficiale di Fox Sports Italia avvenuta a Milano il 31 luglio, il direttore Fabio Guadagnini ha presentato la squadra di telecronisti. Da Sportitalia sbarca su Fox Sports Stefano Borghi, voce assai apprezzata dagli appassionati di calcio internazionale. Da Sky, invece, arrivano: Giulia Mizzoni, Leo Di Bello, Nicola Roggero, Emanuele Corazzi, Paolo Ciarravano, Daniele Caiola, Marco Frisoli, Christian Giordano. I commenti tecnici saranno affidati a Hernan Crespo e Pierluigi Casiraghi, mentre Fabio Capello e Claudio Ranieri saranno i consulenti per magazine e programmi d'approfondimento.


SPORT USA (CANALE EREDE DI ESPN AMERICA) - Notizie meno positive per i tanti appassionati italiani degli Sport USA (NFL, NHL, MLB, NCAA, Nascar). Il 31 luglio terminerà le proprie trasmissioni ESPN America. In un primo momento sembrava che Fox Sports potesse inaugurare, contemporaneamente al primo, anche un secondo canale, erede diretto di ESPN America. In realtà, stando alle ultime indiscrezioni, l'apertura del secondo canale Fox Sports, dedicato interamente agli sport USA, dovrebbe slittare a gennaio/febbraio 2014, oscurando così le World Series e (quasi) tutto il campionato NFL (il SuperBowl è in programma il 2 febbraio). Durante la presentazione ufficiale del 31 luglio non ci sono stati riferimenti ufficiali a questo secondo canale, ma stando ad alcune voci raccolte dai presenti, il canale potrebbe essere inaugurato prima. Staremo a vedere.

COMMENTO - Con l'inserimento di Fox Sports nel pacchetto Calcio (niente "canale opzionale" con canone aggiuntivo quindi), Sky ha fatto cosa buona e giusta. Dopo aver riportato a casa la Bundesliga, con l'inserimento di Fox Sports nella propria offerta, Sky completa alla grande la propria offerta calcistica: Serie A, Serie B (dal prossimo anno tornerà nel pacchetto Calcio, senza abbonamento extra) Premier League, FA Cup, Liga, BundesligaLigue1 ed Eredivisie oltre a Champions League, Europa League, Copa LibertadoresCoppa del Mondo 2014. 
Tuttavia, se inizialmente l'offerta Sky poteva ritenersi nettamente superiore, dopo l'accordo con Mediaset Premium per la sub-cessione del pacchetto Fox Sports, le esclusive calcistiche di Sky si riducono di fatto alla sola Bundesliga (più i match della Serie A non trasmessi da Mediaset Premium). Per Mediaset Premium, invece, un grande colpo che l'avvicina sensibilmente all'offerta Sky.
Da verificare offerte e prezzi degli abbonamenti dei due (ex) grandi rivali.

Per uno sguardo d'insieme:

lunedì, luglio 29, 2013

I mille modi di far classifica - I modi per determinare la classifica di un campionato di calcio (di Rado il Figo) - 2^ parte

Seconda parte dello speciale curato da Rado sulle varie metodologie utilizzate per compilare le classifiche nei campionati di calcio. (vedi PARTE 1).

IL METODO POLACCO – È l’alternativa che, a titolo personale, meriterebbe qualche attenzione in più. Rispetto al metodo attuale, premia con 3 punti le sole vittorie con almeno 3 reti di scarto (dal 3-0 in su); per evitare facili “giochetti”, la sconfitta altrettanto pesante, quindi con almeno 3 reti di scarto, fa perdere un punto in classifica. In tal modo, ogni partita continua a mettere in palio 2 punti totali.


















Del premio elargito alle vittorie pesanti trae beneficio la Fiorentina, che prevale di un punto sul Milan grazie ai 7 successi da 3 punti conquistati, rispetto ai soli 4 dei rossoneri. Fanno tristezza in fondo i 4 punti del Pescara; già i 16 “pieni” erano gran misero bottino, figuriamoci dopo essere stati decurtati per le 12 goleade subite…

IL METODO USA 2 – È noto che in ambito sportivo agli americani non piacciano né i punteggi bassi né i pareggi. In USA o si vince o si perde con risultati a doppia cifra; non potendo agire sul numero di reti segnate in ogni gara, ci si è spostati su quello dei punti assegnati. Il pareggio non è consentito, per cui si ricorre, se necessario, ai supplementari e poi ai rigori; la vittoria vale sempre e comunque 6 punti, così come la sconfitta non porta mai punti. A rendere ancora più rotonde le cifre, si aggiunge un punto di bonus per ogni rete segnata nei tempi regolamentari e negli eventuali supplementari, fino a un massimo di 3 per gara. Un metodo che evidenzia parecchi difetti; basti pensare che perdendo al 90’ o al 120’ ma segnando almeno 3 reti (a prescindere da quante subite) si portano a casa più punti che non pareggiando 2-2 e poi soccombendo ai rigori. Non solo: in termini di confronti diretti, è meglio perdere 3-10 e poi vincere 1-0 che non viceversa; nonostante nel secondo caso si segnino complessivamente ben 6 reti in più, si ottengono dalle due gare appena 9 punti, contro i 10 conseguibili a parti invertite! Facile intuire, alla luce di questi pochi esempi, la poca sensatezza di questo metodo.














Rilevanti differenze si hanno sia in cima sia in coda: dall’alto, il Milan conquista il secondo posto e l’Udinese il terzo, andando così in Champions ai danni del Napoli sceso al 4° posto; dal basso, il Genoa retrocede per soli 2 punti al posto del Palermo.

IL METODO USA 3Attenua il drastico metodo precedente, differenziando le vittorie e le sconfitte ai rigori da quelle ottenute al 90’ o al 120’: la vittoria dal dischetto pertanto porta 4 punti (e non più 6), mentre la sconfitta ai rigori è comunque premiata con 2 punti. A ben vedere, è lo stesso metodo “3,2,1, stella!” con punti raddoppiati e l’aggiunta del bonus per le reti segnate; tuttavia tutti i difetti palesati dalla versione “originaria” qui sono solo impercettibilmente scalfiti.













Le varianti apportate sono tali da consegnare una classifica praticamente tale e quale, dove conta, a quella reale.

IL METODO TEDESCORimasto solo sulla carta, non avendo avuto alcun seguito la proposta di riformare l’attribuzione dei punti in Bundesliga aggiungendo, ai punti “tradizionali”, 1 di bonus per ogni confronto diretto vinto per un bottino massimo di 19 punti aggiuntivi, da sommare ai 76 “normali”. L’esito dei confronti diretti si sarebbe basato sulle norme delle (attuali) coppe sudamericane (finali escluse): prevale chi nelle due gare ha segnato il maggior numero di reti; in caso di parità, le reti segnate in trasferta valgono doppio; in caso di persistente parità, la gara di ritorno vede l’appendice (diretta) dei rigori. C’è da aggiungere che la proposta prevedeva una riformulazione anche del calendario, in modo che ogni giornata pari sarebbe stata sempre il “ritorno” della precedente giornata dispari.















Fiorentina e Milan finiscono a pari punti al 3° posto ma, proprio per l’esito del confronto diretto (doppiamente penalizzante per i rossoneri), sono i viola a prevalere. Ah, per chi se lo chiedesse: l’unica squadra a soccombere nei confronti diretti contro il Pescara, è il Palermo; viceversa, la Juventus ha perso nell’arco delle due gare contro Inter, Sampdoria e Milan (a causa dei rigori).

IL METODO CINESE – Fra i più curiosi: è assegnato un punto di bonus per ogni convocato nella nazionale italiana avuto nella stagione. Cogli scarni dettagli a disposizione, l’ho ricostituito così: a far testo è il numero non di convocazioni ma di convocati; pertanto un giocatore convocato per 10 gare porta sempre 1 punto, come quello convocato per una sola gara. Inoltre sono considerate le partite (amichevoli e ufficiali) disputate all’interno della stagione (ho quindi escluso quelle della Confederations); infine si parla di convocazione in quanto tale, a prescindere dall’effettivo utilizzo del giocatore (che può quindi essere rimasto in panchina o in tribuna). Un po’ arduo sarebbe stato il caso di giocatori che hanno cambiato casacca nella stagione: tuttavia questi sono solo due. Il primo Balotelli, si è diviso fra Manchester City (club inglese) e Milan e non ha portato problemi nell’attribuire solo ai rossoneri il punto di competenza. Il secondo è Peluso, passato dall’Atalanta alla Juventus, ma che formalmente (comunicati ufficiali FIGC alla mano) è stato convocato in nazionale solo da bianconero pur avendo giocato da nerazzurro contro Malta, ma nell’occasione chiamato all’ultimo a sostituire un infortunato, e quindi assente nelle liste ufficiali di convocazione. In tutti i casi, i punti “in discussione” sono del tutto ininfluenti agli effetti pratici, come si può verificare.
















Il Milan grazie al maggior numero di azzurri forniti fa gli stessi punti del Napoli, ma perde il secondo posto per la peggior differenza reti complessiva (a parità totale nei confronti diretti). È da sottolineare come questo metodo sia altamente sconsigliabile sia in assoluto sia per lo specifico caso italiano: già di loro le convocazioni in nazionale sono spesso foriere di polemiche, figuriamoci cosa accadrebbe se si tramutassero in un pacchetto di punti, di consistenza sconosciuta e variabile, in mano al CT Prandelli, le cui decisioni potrebbero influenzare sensibilmente l’esito del campionato.

IL METODO BARROWS – Nel suo libro recentemente pubblicato in Italia “101 cose dello sport che non sapevi di non conoscere”, Barrows, in una rivisitazione degli sport in chiave matematica, si sofferma anche sul calcio e, in particolare, su come stilare al meglio le classifiche. L’assunto dell’autore è che senza perdere la testa nel valutare quale sia il giusto peso da attribuire a vittorie, pareggi e sconfitte, si possa tutto ricondurre alla semplice differenza reti, corretta dal numero di pareggi esterni, che così varrebbero quanto una rete segnata ovvero, e peggio ancora, quanto una vittoria di misura: la classifica che ne scaturirebbe non sarebbe troppo difforme da quella reale.









In effetti, l’ipotesi è rispettata nell’alta classifica, salvo essere smentita clamorosamente appena si entra nella media e bassa. A retrocedere al posto del Palermo sarebbe l’Atalanta, che soccombe nei confronti diretti contro il Chievo: clivensi e bergamaschi che nella classifica reale hanno però posizioni di assoluta tranquillità. Fra l’altro, aspetto che Barrows non dimentica ma bellamente sorvola, diventa qui difficile “tradurre” le penalizzazioni patite da Atalanta, Sampdoria, Siena e Torino, tant’è che io stesso le ho tralasciate; in tutti i casi, anche riportandole tali e quali, non si avrebbe alcun effetto pratico di rilievo (l’Atalanta, anzi, finirebbe sotto di due punti al Chievo e retrocessa “direttamente” senza scomodare la classifica avulsa).

IL METODO 3x1 – Di tanto in tanto spunta fuori la proposta di affiancare ai punti conquistati in ogni gara anche quelli assegnabili secondo l’esito dei parziali del primo e del secondo tempo. In tal modo, p.es., una vittoria per 3-1 potrebbe portare 6, 5 o 4 punti a seconda se il primo tempo termini 2-1, 2-0 o 3-0. Ciò costringerebbe le squadre a impegnarsi per tutti i 90’ e non “adagiarsi” nella ripresa su un favorevole risultato conseguito nei primi 45’.


La pesante penalizzazione del Siena (qui elevata a 12 punti) si rivela decisiva ai fini della retrocessione dei toscani, senza la quale avrebbero sopravanzato di un punto l’Atalanta, a sua volta però con 4 punti sottratti a titolo disciplinare (coi quali sarebbe ugualmente salva). Curioso notare i crolli verticali di Fiorentina e Palermo nei secondi tempi, che registrano un saldo negativo, rispettivamente, di -10 e -17 rispetto ai parziali dei primi tempi, anche se le perdite effettive per i viola sono di 3 punti, mentre i rosanero alla fine lasciano “in spogliatoio” 13 punti. 
La variante sottostante si differenzia per premiare le vittorie con 3 punti invece di 2.


Con cifre “aumentate” si possono ripetere le stesse conclusioni ed osservazioni precedenti.

METODO ARGENTINO – Concludo con una parziale eccezione, analizzando un metodo che, in via di principio, prevede un’appendice post campionato: parlo del metodo argentino, o meglio di quanto applicato nell’ultima stagione, adattandolo alla realtà italiana (o europea). Il metodo si caratterizza per l’essere particolarmente laborioso, arrivando alla classifica finale (o meglio, a quanto utile ai fini di titolo, accesso alle coppe e retrocessione) passando per diversi stadi. Si parte dall’alto, cioè dall’assegnazione del titolo di campione, giocato in apposita finale che contrappone la squadra che ha fatto più punti nel girone di andata (inicial, ex apertura) a quella che ne ha fatti di più nel girone di ritorno (final, ex clausura). La classifica dell’andata è la seguente:

































Dopo aver notato gl’imbarazzanti 2 miserrimi punti pescaresi, il girone di ritorno decreta la Juventus campione per aver fatto più punti di tutti anche nelle ultime 19 gare, ragione per cui può fregiarsi direttamente dello scudetto senza passare per alcuna finale. 
Il passo successivo riguarda la coda e la scelta delle 3 retrocesse che passa per la media punti per gara calcolata nell’arco delle ultime 3 stagioni di Serie A (il cosiddetto “promedio”):
















Si assiste così alla clamorosa retrocessione del Torino dovuta esclusivamente alla penalizzazione di un punto. Senza questa, infatti, i granata avrebbero avuto una media di 1,053, superiore a quella della Sampdoria, che anche senza a sua volta penalizzazione sarebbe comunque salita a solo 1,039. Giunti a pari media, si decide tutto colla classifica avulsa: i due confronti diretti sono terminati in pareggio, e la Sampdoria prevale sul Torino per un solo golletto nella differenza reti totale (-8 contro -9). Il Palermo se la cava monetizzando i 56 punti raccolti nel 2010/11.
Emessi i verdetti per la cima e la coda, rimangono da assegnare i posti per le coppe: qui fa testo la classifica totale (o “normale”) con 2 eccezioni: il 2° posto è assegnato d’ufficio alla perdente della finale scudetto (non essendo stata giocata, qui  non si applica); non possono in nessun caso partecipare alle coppe le 3 squadre retrocesse (fatto salvo il posto per la vincitrice della Coppa Italia).

















Rado il Figo

I mille modi di far classifica - I modi per determinare la classifica di un campionato di calcio (di Rado il Figo) - 1^ parte

"Un punto che muove la classifica". Quante volte nelle solite, ripetitive interviste post-partita abbiamo sentito allenatori, giocatori e dirigenti utilizzare questa frase. Spesso diamo per scontato che il sistema dei "3 punti a vittoria, 1 punto per il pareggio e 0 per la sconfitta", introdotto in Serie A a partire dalla stagione 1994/1995, sia quello universalmente utilizzato.
Grazie all'ottimo lavoro di Rado vedremo come, in realtà, ci siano svariate metodologie di compilazione delle classifiche dei campionati di calcio. Un excursus estremamente interessante che permette di capire quali sono stati i criteri e gli accorgimenti adottati dalle varie Federazioni per rendere più equi, spettacolari i campionati o semplicemente per evitare/limitare combine e risultati aggiustati. Si parte dal metodo tradizionale (inglese) e si arriva fino al cervellotico metodo argentino.

PRESENTAZIONE - Tranquilli: in realtà sono molto meno di mille, per vari motivi. Andiamo con ordine: scopo di quest’analisi è illustrare diverse metodologie di compilazione della classifica di un campionato di calcio, applicate ai risultati della Serie A 2012/13. Le metodologie usate non sono tutte le alternative esistenti o esistite (anche solo sulla carta, nel senso di fermatesi a mere proposte), essendomi limitato a quelle, fra quante di mia conoscenza, applicabili a un campionato strutturato come la Serie A (girone all’italiana con gare di andata e ritorno); sono pertanto rimaste escluse quelle che prevedono delle appendici post stagione, variamente denominate (play off, play out, poule scudetto, poule retrocessione, spareggi, ecc.). Alla fin fine, sono state trattate le diverse vie di attribuzioni di punteggio più che delle posizioni di classifica, per quanto le prime necessariamente influiscano sulle seconde.
Solitamente si è portati a discostarsi dalla tradizionale assegnazione dei punti in ragione di 2 per vittoria, 1 per pareggio e 0 per sconfitta, per valorizzare il gioco d’attacco, cercando di premiare maggiormente le vittorie e/o il numero di reti segnate ovvero di penalizzare il pareggio, arrivando alla soluzione estrema di eliminarlo del tutto. È però significativo ricordare che di tutte le alternative possibili, studiate e applicate, sia stata solo una, la più semplice, a reggere la prova del campo e del tempo, tanto da essere oggi giorno universalmente (ri)conosciuta come la nuova assegnazione “normale” dei punti: parlo del metodo “inglese”, com’era noto quando venne alla luce (proprio perché applicato nei campionati d’Oltre Manica), che si differenzia dalla tradizione per assegnare 3 punti, e non 2, alla vittoria. Tutte le altre attribuzioni hanno avuto vita breve, solitamente ristretta a una sola federazione e per non più di un paio di stagioni, se non addirittura arrestatesi dopo una singola esperienza.
Un’avvertenza è necessaria: bisogna ricordare di leggere le classifiche che saranno generate dalle metodologie alternative sempre in senso relativo e mai assoluto, in quanto le squadre di Serie A hanno giocato le partite avendo come base di riferimento l’attribuzione (ormai) classica dei punti: è chiaro che una diversa potrebbe aver generato una altrettanto diversa classifica, di giornata in giornata, influenzando così l’impegno speso in ogni incontro. Una squadra salva nella “realtà” subisce più a cuor leggero una sconfitta, magari non dannandosi eccessivamente l’anima alla ricerca di un pareggio per lei ormai inutile: viceversa, con un’attribuzione diversa dei punti, la salvezza non sarebbe stata ancora certa e probabilmente la sconfitta finale “reale” si sarebbe potuta “trasformare” in un risultato diverso. In sintesi, quest’analisi ha più che altro lo scopo d’illustrare come si può far pesare in modo diverso un uguale insieme di risultati, assoluti e relativi, e non quello di presentare classifiche alternative da sostituire a quella reale.

RIGORI E SUPPLEMENTARI – Come anticipato, ho limitato la mia analisi alle sole attribuzioni applicabili alla Serie A. Tuttavia, per non ridurne drasticamente il numero, ho deciso di mantenere anche quelle che prevedono gli eventuali tiri di rigore (non sempre e non solo previsti al termine di un pareggio). Per simulare l’esito di questi, sono ricorso a un indice che producesse la “percentuale di realizzazione” dal dischetto delle 20 squadre di Serie A per stilare la tabella della prevalenza ai rigori per ognuna delle 190 possibili sfide. La percentuale di realizzazione è costruita partendo da quella reale di ogni squadra, cioè il numero di rigori trasformati rapportato al numero di rigori avuti a favore, “corretta” colla percentuale di realizzazione “subita” dall’avversaria, cioè il numero di rigori trasformati rapportato al numero di rigori fischiati contro l’avversaria. Chi fra le due contendenti ha la percentuale di realizzazione maggiore, prevale: in caso di parità (verificatasi solo 2 volte), conta la percentuale “pura”. P.es.: se Juventus e Napoli dovessero andare ai rigori, la percentuale di realizzazione dei bianconeri è del 76,9% e quella degli azzurri del 70,6%, per cui vincerebbe la Juventus. Come si arriva a tali percentuali? La Juventus ha trasformato 8 degli 11 rigori avuti a favore, mentre il Napoli ha subito la trasformazione di entrambi i rigori fischiatigli contro: pertanto il 76,9% bianconero è il rapporto (moltiplicato per 100) degli ipotetici 10 rigori trasformati (8 reali e 2 subiti dal Napoli) sui 13 avuti a favore (11 reali e 2 contro il Napoli). Analogamente, il 70,6% azzurro è frutto degli ipotetici 12 rigori trasformati (7 reali e 5 subiti dalla Juventus) sui 16 a favore (11 reali e 5 contro la Juventus). La tabella della prevalenza ai rigori è quindi la seguente:




La presenza del pallino in una casella indica che la squadra della corrispondente riga ha prevalso su quella della corrispondente colonna; una casella vuota fornisce, ovviamente, l’indicazione opposta; la tabella non fa differenza fra casa e trasferta. Curioso notare che le prime due classificate abbiano un pessimo rapporto (ipotetico) dal dischetto: la Juventus prevarrebbe sul solo Napoli, così come il Napoli prevarrebbe sul solo Genoa. Dall’altra parte della barricata, da sottolineare l’infallibilità laziale (tutt’e 19 i confronti vinti), e il quasi en plein atalantino (17) e granata (16).
In alcune metodologie, i rigori sono preceduti dai supplementari, comunque disputati (“normali”, col “silver” o il “golden goal”): non avendo trovato una valida simulazione, ho preferito ipotizzare che dove previsti questi terminassero sempre e comunque senza segnature.

PENALIZZAZIONI – Nella Serie A 2012/13 4 club hanno patito una penalizzazione (definitiva) di punti in classifica: Siena (6), Atalanta (2), Sampdoria (1) e Torino (1). La portata di dette penalizzazioni non può ovviamente essere riportata tale e quale nelle diverse attribuzioni: è evidente che 6 punti in meno hanno un peso diverso se, p.es., la vittoria vale 3 o 2 punti. Per “tradurre” al meglio i punti di deficit, li ho calibrati di volta in volta (segnalandoli come tradizione fra parentesi di fianco al nome della squadra) sul massimo di punti realizzabili in una singola partita, arrotondandoli all’unità più vicina o maggiore. Pertanto, se da ogni gara si potessero ricavare 10 punti, i 6 punti del Siena diverrebbero 20 (il doppio del massimo), i 2 dell’Atalanta 7 (i 2/3 del massimo arrotondati per eccesso) e l’unico di Sampdoria e Torino 3 (1/3 del massimo arrotondato per difetto).

LA CLASSIFICA REALE – Riporto qui sotto la classifica vera della Seria A 2012/13, punto di raffronto per le varie alternative. Come noto, essa assegna 3 punti alla vittoria, 1 al pareggio e 0 alla sconfitta.
















Le indicazioni cromatiche, che varranno anche in seguito, ricordano le principali conseguenze della classifica: in blu scuro, il campione d’Italia che guadagna l’accesso alla Champions League partendo dai gironi; in blu, l’altro club che farà la Champions partendo dai gironi; in blu chiaro (o azzurro), chi farà la Champions partendo dagli spareggi; in verde scuro chi farà l’Europa League partendo dai gironi (di principio, il vincitore della Coppa Italia); in verde chi farà l’Europa League partendo dagli spareggi; in verde chiaro chi farà l’Europa League partendo dal terzo turno di qualificazione; in rosso, i tre club retrocessi in Serie B (di principio, gli ultimi tre classificati). 

IL METODO TRADIZIONALE – Visto che da questo sono partite tutte le varianti, la classifica “tradizionale” assegna 2 soli punti alla vittoria, e non 3.
















Sostanzialmente, nelle posizioni che contano, non cambia assolutamente nulla. Rispetto alla classifica reale, qui si contano 3 coppie a pari merito, dove l’esatta posizione è stata risolta coll’applicazione delle norme della classifica avulsa reale, come avverrà in seguito, ovviamente variando solo i diversi punti da assegnare di volta in volta (nel caso in questione, facendo valere 2 punti anche le vittorie nei confronti diretti).

IL METODO ALBANESE - Rispetto al tradizionale, la vittoria in trasferta è premiata con 3 punti invece di 2.















Pure in questo caso, le variazioni sono minime e senza alcuna conseguenza sostanziale.

IL METODO SOVIETICOÈ concesso pareggiare non oltre un terzo delle gare giocate: dal 13° pareggio in avanti non sono più assegnati punti. O se preferite, solo i primi 12 pareggi assegnano punti.

















A rimetterci di più è il Torino, primatista stagionale di pareggi, che si vede così sottrarre 4 punti (oltre a quello di penalizzazione); più ridotto il danno per Genoa e Palermo (2 punti ognuno). In tutt’i casi non si registrano differenze sostanziali.

IL METODO BULGARO – Qui si punisce il pareggio non unito al gioco d’attacco: impattare per 0-0 non porta punti, esattamente come una sconfitta.



I 68 pareggi a reti bianche, che sottraggono così complessivamente 136 punti dalla classifica, tuttavia non incidono dove conta.

IL METODO 3,2,1...STELLA! – È l’alternativa che ha conosciuto il maggior numero di federazioni che l’hanno provata (a mia memoria, ricordo Argentina, Brasile, Norvegia, Ungheria e Italia, in Coppa) anche se poi rapidamente dismessa nell’arco di una sola stagione. Apparentemente parrebbe rispondere al meglio nel premiare la vittoria senza tuttavia penalizzare eccessivamente il pareggio. Nel dettaglio, chi vince ha 3 punti e chi perde 0; in caso di pareggio, si tirano i rigori e chi lì prevale ha 2 punti, mentre chi perde porta a casa comunque 1 punto. Si può perciò affermare che, rispetto al metodo tradizionale, la vittoria, comunque conseguita, è premiata con 1 punto in più. Il metodo parrebbe a prima vista “equo”, differenziando adeguatamente i 4 diversi esiti di una gara: tuttavia è facile immaginare come presti il fianco a possibili “intrallazzi”, basti pensare ai tristemente noti “pareggi tacitamente concordati di fine stagione” che potrebbero tranquillamente tradursi in una vittoria (ai rigori) per una squadra senza che per l’altra cambi nulla (sempre 1 punto le resterebbe in carniere).















Qui vi sono i primi scossoni, complici i rigori (e la tabella di prevalenza in questi): il Torino ne trae i maggiori benefici, raggranellando ben 15 punti in più rispetto alla classifica reale, cosa che gli avrebbe permesso di vivere un campionato assai più tranquillo; l’Udinese “sorpassa” la Fiorentina in una parte alta che, numeri alla mano, avrebbe visto dura lotta per i piazzamenti dal 2° al 5° posto, tutti racchiusi nell’arco di appena 6 punti. Nella sostanza, tuttavia, l’unica variazione è per Udinese e Fiorentina che si “scambiano” il turno di partenza in Europa League.

IL METODO GIAPPONESE – Nel Sol Levante si fanno pochi ghirigori: prevale in classifica chi vince di più. Pertanto la vittoria comunque conseguita (al 90’, ai supplementari o ai rigori) vale sempre 1 punto e, parallelamente, la sconfitta, comunque patita, non porta punti. Metodo “crudele” che ignora così le mezze misure.















Il secco “vinci o perdi” applicato a ogni gara porta ai prevedibili scossoni in classifica: il Milan centra il 2° posto, a pari merito coll’Udinese su cui prevale per differenza reti complessiva, essendosi registrate nei confronti diretti due vittorie interne per 2-1; soprattutto la Juventus conquista sempre lo scudetto ma con solo due lunghezze di vantaggio. La Lazio è ora 4ª a quota 25, quindi a solo -3 dalla Juventus e -1 da Milan e Udinese. Il Napoli crolla al 5° posto, a causa della scarsa mira dal dischetto, e prevale sulla Fiorentina, ora 6ª, solo per differenza reti nei confronti diretti (terminati con 1 vittoria a testa, quella viola però ai rigori). Il Torino s’issa fino al 7° posto, grazie alle 15 vittorie ai rigori; in coda, il Palermo si salva per un punto e retrocede il Genoa, sopravanzato pure dal Siena cui sono stati fatali i 2 punti di penalizzazione. Nel complesso, le ultime 4 classificate sono raccolte nello spazio di soli 2 punti.

IL METODO JUGOSLAVO – Rispetto al precedente giapponese, differenzia le vittorie ottenute al 90’ da quelle conseguite ai rigori: alle prime vanno 2 punti, alle seconde 1 solo. In pratica, solo chi (comunque) vince “conserva” i punti tradizionali.















Pur colla minima variante suddetta, qualche differenza significativa comunque resiste: il Milan è secondo e il Napoli terzo; l’Udinese strappa per differenza reti nei confronti diretti il quarto posto alla Fiorentina; il Torino “rientra nei ranghi”; in coda il Genoa si salva ma solo grazie alla penalizzazione patita dal Siena.

IL METODO USA 1 – Si differenzia dal precedente iugoslavo per assegnare 3 punti, e non 2, alla vittoria “non ai rigori”















Si annota qualche differenza sostanziale: Napoli e Milan, per la Champions, e Fiorentina e Udinese, per l’Europa League, si “scambiano” il turno di partenza; ancora una volta retrocede il Siena su cui pesa in modo determinante la penalizzazione, senza la quale la Serie B sarebbe toccata al Genoa.

Rado il Figo


domenica, luglio 28, 2013

La nuova campagna Powerade "You Have More Power Than You Think"

La nuova campagna Powerade è perfettamente sintetizzata dal claim You Have More Power Than You Think. La cosa che più mi ha colpito di questa campagna è il realismo, “l’onestà intellettuale” con cui Powerade si presenta. Niente ricette magiche, nessuna promessa di prestazioni miracolose o facili illusioni, ma un unico grande obiettivo per tutti gli appassionati di sport: andare fino in fondo. Il messaggio di You Have More Power Than You Think è molto semplice. Tutti noi abbiamo delle potenzialità che possiamo sviluppare con l’allenamento, l’abnegazione e la passione. Powerade ti può dare una mano a raggiungere questi piccoli traguardi quotidiani (o settimanali per chi ha meno tempo per allenarsi).
Il video pensato per questa campagna racchiude tutto ciò:


Per ricevere news e consigli su allenamenti e iniziative Powerade, collegatevi alla pagina Facebook: www.facebook.com/powerade

BLOGGER DI RUNNING CON POWERADEYou Have More Power Than You Think non è soltanto uno slogan, un claim senza risvolti pratici. Per far comprendere concretamente quali sacrifici si nascondono dietro le piccole imprese quotidiane, Powerade ha deciso di seguire tre blogger di running nei loro allenamenti, invitandoli a raccontare nei loro blog le loro esperienze. I blogger selezionati sono:


I tre blogger verranno seguiti da Powerade da luglio a ottobre 2013: saranno loro stessi a raccontare gli allenamenti, la fatica, il sudore e le emozioni. Powerade li accompagnerà nella realizzazione dei loro obiettivi, siano essi piccoli traguardi personali, oppure la partecipazione a una gara podistica di livello.

LA PARTNERSHIP POWERADE - JUVENTUS - Il sogno più grande di una squadra di calcio amatoriale? Scontato: allenarsi e stare a contatto con i calciatori professionisti per poterli ammirare da vicino e imparare i trucchi del mestiere. 
Per qualcuno questo sogno è già diventato realtà: l’FC Terriore ha potuto vivere grazie a Powerade una giornata da Serie A presso lo Juventus Training Center di Vinovo. 
L’obiettivo della giornata? Dimostrare che con il giusto allenamento e con la giusta reidratazione di Powerade – lo Staff Medico della Juventus ha scelto Powerade per allenamenti e partite per aiutare i calciatori a reintegrare i liquidi e i minerali persi con il sudore – è possibile superare i propri limiti, perché dentro ognuno di noi c’è più forza di quello che crediamo: You Have More Power Than You Think.
L’FC Terriore ha superato alla grande le quattro sessioni di allenamento e dopo la giusta reidratazione ad attendere i ragazzi c’è stata la sorpresa più gradita: la partita contro la Juventus.
Per scoprire i segreti per migliorare le tue prestazioni calcistiche, visita la seguente pagina:
www.powerade.it/sfida/

[articolo sponsorizzato]

sabato, luglio 27, 2013

Adidas presenta Snapshot, la prima app di football tracking

Adidas ha svelato Snapshot, la prima app al mondo di football tracking. Questo innovativo software traccia, registra e analizza i tiri e permette agli utenti di condividere i loro risultati sui canali social.
L’app consente a coloro che la scaricheranno di filmare i propri tiri grazie ad una tecnologia innovativa che calcola la velocità, l’angolo e la traiettoria di ogni tiro. Ogni calcio può essere analizzato, dando agli utenti informazioni importanti sul loro gioco e aiutandoli a migliorare.
 I giocatori possono salvare i record di tutti i tiri in una Library, tenendo traccia dei punteggi e dei loro migliori risultati oppure confrontarli con i migliori giocatori al mondo guidati da Gareth Bale.
L’app permette agli utenti di realizzare video in real time, in super slow-motion e con effetti visivi sbalorditivi, di caricare foto e video su Facebook, Youtube e Twitter e di sfidare i propri amici.
Bob Kirk, Senior Development Engineer dell’adidas ait (adidas Innovation Team), ha detto: “Siamo davvero orgogliosi del lancio di Snapshot, un’app davvero innovativa che aiuterà gli appassionati di calcio ad analizzare e migliorare il proprio gioco. Alcuni dei nostri migliori atleti si sono divertiti nel testarla. Questa app conferma il ruolo di adidas come leader nel campo dell'innovazione applicata al football".

Ecco il video di presentazione di adidas snapshot:


Snapshot è disponibile in 18 lingue (EN, US, FR, DE, IT, ES, PT, TR, RU, PL, HU, CN, HK, JP, TW, KR, LA, BR) e scaricabile da iPhone e iPod su App Store http://a.did.as/11iJYj1.

martedì, luglio 23, 2013

Justin Gatlin si allena in Friuli. Quando un ex-dopato diventa strumento di promozione territoriale

Leggendo l'odierna edizione del Messaggero Veneto un brivido mi è corso lungo la schiena. Dopo Pistorius a Gemona del Friuli, Asafa Powell e team giamaicano a Lignano Sabbiadoro, il Friuli Venezia Giulia sta ospitando in questi giorni gli allenamenti di Justin Gatlin e di altri velocisti americani e delle Barbados. L'atleta americano si sta preparando a Gemona del Friuli in vista dei Mondiali di Atletica Leggera, in programma a Mosca dal 10 al 18 agosto.
Per chi non lo conoscesse, Justin Gatlin è uno specialista dei 100 metri, campione olimpico ad Atene 2004 e medaglia di bronzo alle ultime Olimpiadi di Londra. Prima e dopo questi due risultati, però, Gatlin è stato squalificato ben due volte per doping, sfiorando la radiazione. Nel 2001 fu trovato positivo alle anfetamine e squalificato per 1 anno. Nel 2006 la positività per testosterone gli costò un'altra squalifica di 4 anni. Il suo ritorno alle gare e gli ottimi risultati conseguiti hanno fatto storcere la bocca a molti addetti ai lavori. Non solo. Gatlin è allenato da Dennis Mitchell, ex velocista di primo piano degli anni '90. Mitchell, vincitore della medaglia d'oro a Barcellona 1992 nella 4x100, è un altro personaggio che ha avuto a che fare col doping: squalificato per 2 anni nel 1998 per testosterone. Peraltro la sua spiegazione per quella positività rientra tra le 10 scuse più fantasiose per giustificare il doping, recentemente pubblicata da "L'Equipe". Mitchell cercò di spiegare quella positività sostenendo che la sera prima del controllo "aveva bevuto 5 birre e fatto sesso per 4 volte con la moglie visto che era il suo compleanno" (vedi).

Sulla notizia e sul modo in cui il giornale locale ha descritto l'"evento" un paio di riflessioni:

- Se per Pistoirus e Powell la decisione di amministratori locali ed esperti di marketing territoriale, si poteva condividere - si trattava di due atleti assai popolari che potevano dare lustro e notorietà al territorio friulano - nel caso di Gatlin siamo dinanzi ad una scelta quantomeno discutibile. Non conosco i termini dell'accordo tra il team di Gatlin e i responsabili locali. Può anche essere che Gatlin abbia scelto la località udinese per la collocazione geografica o per le sue strutture all'avanguardia. Ne dubito. Leggendo l'articolo del Messaggero Veneto, tuttavia, sembra evidente che Gatlin e compagni siano stati "invitati" a Gemona. A questo punto dubbi e interrogativi nascono spontanei.
Che tipo di ritorno può portare la presenza di un'atleta squalificato due volte per doping (la seconda addirittura per 4 anni)? Davvero si pensa di fare promozione del territorio ospitando un atleta famoso, ma con una carriera macchiata indelebilmente da due squalifiche per doping? 

- La cosa ancor più sorprendente è l'impostazione ossequiosa dell'articolo apparso quest'oggi sul giornale locale. Viene omesso qualsivoglia riferimento agli "incidenti" legati al doping di Gatlin e del suo allenatore Dennis Mitchell.
Alcuni passaggi dell'articolo sono al limite del surreale.

"L'anti-Bolt si allena qui e fa il bagno nel Tagliamento".

"Frecce. Mai vista roba così tutta insieme". (riferimento a Gatlin e agli altri atleti)

"Un piacere quasi sublime vederli allenare".

"Con i casi di doping che hanno coinvolto diversi sprinter (non ultimo il “lignanese” Asafa Powell) la “bilancia” della gara regina dell'atletica è tornata in equilibrio. Così Gatlin torna prepotentemente un candidato alle medaglie. Sorride Mitchell e fa segno di sì". (sigh).

Ora, capisco la necessità per un giornale locale di segnalare la presenza in regione di un atleta di livello internazionale (magari su imbeccata di qualcuno interessato a dare risalto alla notizia). Allo stesso tempo, però, penso sia doveroso per un giornalista ripercorrere l'intera carriera di un'atleta, non omettendo alcune tappe "fondamentali".
Per leggere l'intero articolo del Messaggero Veneto su Gatlin a Gemona del Friuli clicca qui.
Su Gatlin e altri atleti squalificati per doping che ritornano alle competizioni, segnalo questo recente articolo del prof. Carlo Vittori.

Diritti Tv - Quanto hanno incassato le squadre della Serie A 2012/2013. Confronto con gli altri campionati

Nel novembre 2009 Blog-In è stato uno dei primi blog a occuparsi della ripartizione dei diritti Tv. La Legge Melandri-Gentiloni ha introdotto la contrattazione collettiva a partire dalla stagione 2010-2011. Si è posto così fine al periodo della contrattazione individuale. Grazie al prezioso lavoro di Rado, nel dicembre 2011 ho pubblicato una prima simulazione sulla ripartizione degli introiti relativa alla stagione 2010/2011 (vedi). Lo scorso ottobre, gli amici de "Il Tifoso Bilanciato" hanno effettuato un'altra simulazione riportata in questo post.
A un paio di mesi dalla fine della Serie A 2012/2013, ecco le cifre definitive pubblicate sempre da "Il Tifoso Bilanciato". Un documento fondamentale per dare una risposta alla domanda "Quanto ha incassato dai diritti televisivi la squadra x, y ,z, nella stagione 2012/2013"? Successivamente ci sarà spazio per una comparazione tra la ripartizione dei diritti Tv in Serie A e quella dei principali campionati nazionali europei (Premier League, Bundesliga, Liga, Ligue 1).

RIPARTIZIONE DEI DIRITTI TV SERIE A 20102/2013 - Il meccanismo introdotto dalla legge Melandri-Gentiloni è abbastanza complesso. Nel solco del compromesso all'italiana ("Tifoso Bilanciato" parla giustamente di "Manuale Cencelli dei diritti Tv"...), il testo è stato studiato per contemperare interessi ed esigenze delle varie parti.
Per capire nel dettaglio il meccanismo di ripartizione introdotto dalla legge sui diritti collettivi rimando all'articolo di Rado (clicca qui). Qui basti ricordare i 3 criteri generali con cui vengono suddivide le Risorse Economiche Nette (REN):
  1. 40% in parti uguali
  2. 30% in base al bacino d'utenza (25% sulla base dei sostenitori e 5% sulla base della popolazione residente nel Comune in cui gioca la squadra)
  3. 30% sulla base dei risultati ottenuti dalla squadra (5% sulla base dei risultati della stagione, 15% sulla base dei risultati del quinquennio precedente, 10% sulla base dei risultati storici dal 1946/1947).

Per la stagione 2012/2013 le squadre della Serie A si sono spartite 865,35 milioni di euro (REN). In realtà le RE (Risorse Economiche) sono pari a 966,2 milioni di euro. Tuttavia, il 10% delle RE è destinato ai settori giovanili e al calcio dilettantistico, lo 0,5% finanzia l'Autorità garante per le comunicazioni e  un'altra quota parte finisce alle squadre di Serie B.

Sulla base di questi criteri, ecco la tabella definitiva della ripartizione dei diritti Tv della Serie A 2012/2013:


CONSIDERAZIONI E PROSPETTIVE - Il commento sull'attuale ripartizione dei diritti Tv in Italia non diverge molto da quello effettuato dopo la simulazione di ottobre 2012. Il  rapporto tra la prima e l'ultima squadra è di 4.4. Significa che la Legge Melandri-Gentiloni ha ridotto - ma non troppo - il gap tra le big e le altre squadre. Sullo sfondo, comunque, resta la scarsa lungimiranza di club e dirigenti. Allo stato attuale, infatti, la stragrande maggioranza delle squadre di Serie A campa grazie ai soldi delle Tv . Solo Juventus e Udinese hanno agito concretamente nella direzione "stadio di proprietà". Sotto il profilo degli incassi da botteghino e delle entrate commerciali, il nostro calcio è rimasto ai blocchi di partenza. La Serie A è perciò legata mani e piedi alle scelte degli editori televisivi. Il problema è che l'attuale, ottimo contratto collettivo - secondo solo alla Premier League, vedi sotto - scadrà al termine della stagione 2014/2015. Sky e Mediaset Premium potrebbero rivedere le loro offerte al ribasso (logico visto il livello qualitativo in discesa della nostra Serie A) e il possibile ingresso di Al Jazeera-beINSport non è scontato. Se venissero meno 200-300 milioni di euro l'anno, i nostri club andrebbero incontro a dei seri problemi. Normale, considerato che in questi anni quasi tutte le società hanno preferito vivere sugli allori - leggi sicuri introiti dai diritti Tv - anziché lavorare a fondo per migliorare le entrate commerciali e costruire, senza aspettare l'aiuto politico, i celeberrimi stadi-di-proprietà.



CONFRONTO DIRITTI TV SERIE A vs PREMIER LEAGUE, BUNDESLIGA, LIGA, LIGUE1 - Dopo aver visto la situazione italiana, è utile affrontare un'analisi comparata con i principali campionati nazionali europei: Premier League, Bundesliga, Liga, Ligue1. Anche questi dati sono stati elaborati da "Il Tifoso Bilanciato".
La prima considerazione, con sostanziali effetti pratici, riguarda il metodo di contrattazione. Dei 5 campionati presi in considerazione, solo in Spagna permane la contrattazione di tipo individuale. Come vedremo, questa soluzione determina una posizione dominante di Barcellona e Real Madrid, con i restanti 18 club che si spartiscono le briciole. La situazione dovrebbe cambiare a partire dalla stagione 2014/2015 quando anche la Liga adotterà la contrattazione di tipo collettivo.
Il secondo dato da sottolineare è quello dei ricavi complessivi provenienti dai diritti Tv. La Premier League è il campionato leader in questa speciale classifica. Peraltro, il nuovo contratto, in vigore dalla stagione sportiva che sta per iniziare, sfiorerà i 2 miliardi di euro complessivi (+40%). Questi i ricavi complessivi dai diritti Tv dei 5 campionati nella stagione 2012/2013:
  1. PREMIER LEAGUE 1,13 miliardi di euro
  2. SERIE A 865 mlioni di euro
  3. LIGA 604 milioni di euro
  4. LIGUE1 491 milioni di euro
  5. BUNDESLIGA 343 milioni di euro
RIPARTIZIONE DIRITTI TV PREMIER LEAGUE - Come detto, dalla stagione 2013/2014 entrerà in vigore il nuovo contratto da quasi 2 miliardi di euro. Di fatto, sfruttando, il grande lavoro di promozione del prodotto in giro per il mondo, la Premier League ha quasi raddoppiato il precedente contratto. E dire che la qualità del campionato inglese, parere personale, non è ai livelli di qualche stagione fa.
Dal punto di vista della ripartizione, si nota subito che il rapporto tra prima e ultima squadra è di 1.55. Tra il Manchester United e il QPR ci sono "soli" 25.5 milioni di differenza. Tutto ciò deriva da una normativa molto più equilibrata rispetto a quella italiana (il 70% viene diviso in parti uguali). La Premier, in pratica, fa sistema. 



RIPARTIZIONE DIRITTI TV BUNDESLIGA - La torta dei diritti Tv è la più piccola tra i 5 campionati considerati. Tuttavia, la recente finale di Champions League e l'approdo sulla panchina del Bayern di una star come Pep Guardiola, aumentano sensibilmente l'interesse attorno al massimo campionato tedesco. Dalla stagione che sta per partire il criterio di distribuzione prevede un rapporto di 2:1 tra la prima  e l'ultima del ranking internoIl meccanismo di distribuzione è basato esclusivamente sul merito sportivo (risultati ultimo quadriennio in campionato e Ranking UEFA). I proventi vengono divisi tra le squadre di Bundesliga 1 (cui va il 79% del totale) e Bundesliga 2 (21%). La quota dei diritti Tv internazionali spetta solo ai club di Bundesliga.



RIPARTIZIONE DIRITTI TV LIGA  - Il dato si riferisce alla stagione 2011/2012. Come anticipato, la Liga è il campionato con il criterio più squilibrato. Il rapporto tra le prime due e le ultime 7 squadre è addirittura di 11.66, con Barcellona e Real Madrid che da sole si dividono quasi metà dell'intera torta. Le terze forze (Atletico Madrid e Valencia) ottengono quasi 100 milioni di euro in meno rispetto a blaugrana e merengues, mentre la differenza tra le ultime 12 è abbastanza limitata (si va dai 14 milioni di euro del Saragozza ai 12 dei suddetti 7 club). Un sistema chiuso che negli anni ha determinato un allargamento della forbice tra le due grandi storiche e il resto della truppa. Ciononostante i club spagnoli hanno saputo lavorare a fondo sotto il profilo tecnico, ottenendo importanti risultati in campo europeo (5 vittorie nelle ultime 10 edizioni di Coppa UEFA/Europa League)..


RIPARTIZIONE DIRITTI TV LIGUE 1 - L'ultimo campionato preso in considerazione è quello francese. La Ligue 1 prevede un sistema abbastanza equilibrato con un rapporto tra prima e ultima pari a 3,71. Interessante notare come il 21% dei proventi viene distribuito sulla base dell'audience televisiva delle singole partite. Tuttavia, la spartizione dei proventi dei diritti televisivi passa in secondo piano rispetto alla praticamente-infinita capacità di spesa di PSG e Monaco (con relative discussioni su fiscalità e dintorni). Nel giro di un paio d'anni, se parigini e monegaschi dovessero proseguire nei loro acquisti faraonici, la Ligue1 potrebbe trasformarsi in campionato a due, con poche chance d'inserimento per le altre squadre. 


lunedì, luglio 08, 2013

Cultura sportiva questa sconosciuta. Grande sport? Per i media italiani meglio il calciomercato

Che la cultura sportiva non sia tra le virtù italiche è risaputo. Che l'attenzione dei media sportivi nostrani sia sempre più calciocentrica, con il calciomercato a dominare la scena, è altrettanto noto. Ci sono svariati esempi in tal senso. Lo scorso anno, il giorno dopo l'apertura dei Giochi Olimpici (che in linea di massima dovrebbero essere l'evento sportivo più importante al mondo), Corriere dello Sport e Tuttosport dedicarono un piccolo riquadro alla cerimonia, dando grande risalto a voci di mercato e beghe calcistiche assortite.
Nonostante ciò, si resta sempre sorpresi da come  i suddetti media riescano a ignorare o a mettere in secondo piano i grandi eventi per lasciar spazio a indiscrezioni o notizie di scarsa rilevanza (la meno peggio è certamente La Gazzetta dello Sport, che mantiene una discreta impronta multi-sportiva). Ieri c'è stato un nuovo capitolo di questo triste declivio. C'erano 3 eventi di livello internazionale: Wimbledon, Gp di F1 in Germania e Tour de France. In particolare, sull'erba di Wimbledon ci sono stati due risultati storici. La vittoria di un Andy Murray, 77 anni dopo l'ultimo trionfo britannico di Fred Perry e, nel suo piccolo, il successo di Gianluigi Quinzi nel torneo juniores. 
Il Gp del Nurburgring è stato spettacolare e avvincente, così come il tappone pirenaico ha riservato diversi colpi di scena, specialmente nella prima parte di gara. A proposito di F1: perché La Gazzetta dello Sport dedica prima e 7-8 pagine d'apertura ai successi della Ferrari, mentre quando Alonso non sale sul gradino più alto del podio il resoconto del GP finisce a pagina 20-21? Beninteso, lo dico da tifoso Ferrari.
Ebbene, ieri sera, operando una veloce rassegna web su quattro delle principali testate italiane (Gazzetta.it, Tuttosport,it, Corrieredellosport.it e Repubblica.it), i box d'apertura erano tutti dedicati al calcio nostrano. L'ennesima dimostrazione di provincialismo e chiusura mentale dei nostri mezzi d'informazione. 

Gazzetta.it
Repubblica.it
Corriere dello Sport.it
Tuttosport.it
Sul punto si potrebbero dire tante cose. Per la serie è nato prima l'uovo o la gallina, sono i media italiani a propugnare calcio, calciomercato e ancora calcio e i lettori/utenti si adeguano o sono gli stessi italiani a richiedere ciò? Certamente il calcio è lo sport nazionale e negli anni ha acquisito sempre maggior importanza, peraltro in modo inversamente proporzionale all'appeal della nostra Serie A. Tuttavia, i media italiani (giornali, ma anche le Tv) hanno grandi responsabilità per la mancata diffusione di una mentalità sportiva più aperta e "multi-sportiva". In tal senso basterebbe ripristinare una corretta scala gerarchica tra avvenimenti sportivi. La finale di Wimbledon in qualsiasi Paese con sufficiente cultura sportiva, è più importante del ritiro del Milan, del Parma o della trattativa per due discreti difensori.
Per avere un esempio concreto non serve andare molto lontano. Ecco l'odierna prima pagina de "L'Equipe" (edizione cartacea):

I due protagonisti di giornata - Vettel e Murray - in apertura, la tappa del Tour appena sotto (peraltro l'Equipe fa parte dell'EPA, società che controlla l'ASO, la società che organizza la Grande Boucle) e a piè di pagina lo spazio per il calcio nazionale. Semplice, no?
Le speranze di un cambio di rotta, purtroppo, sono minime. Del resto, ecco come apriva la homepage del Corriere dello Sport qualche giorno fa...


domenica, luglio 07, 2013

Doping - Tour de France 1998 - 1999. L'elenco dei corridori positivi all'EPO

Sta per scoppiare un nuovo scandalo legato al doping. Ieri sera l'Equipe ha annunciato che Laurent Jalabert è risultato positivo all'EPO in un test antidoping effettuato nel 2005 su campioni d'urina del 1998 (il Tour de France dell'affaire Festina, vinto da Marco Pantani).
Nell'inchiesta voluta dalla Commissione Antidoping del Senato francese sono stati analizzati altri 60 campioni d'urina e, stando alle prime indiscrezioni, ben 44 contenevano "elevatissime quantità di EPO". Va ricordato che alcuni campioni appartengono ad atleti testati più volte.
Il rapporto del Senato sarà rivelato il prossimo 24 luglio (inizialmente si parlava del 18 luglio, giorno dell'Alpe d'Huez), ma è possibile che quei nomi diventino pubblici a Tour de France in corso. 
Qualcuno si chiederà a cosa serva riesumare campioni d'urina di 15 anni fa o dirà che quei fatti sono ormai coperti da prescrizione. Niente di più sbagliato. E' una posizione paragonabile a quella di coloro i quali, all'uscita di notizie su mafia o criminalità in Italia, sostengono che queste cose non dovrebbero trovare spazio su giornali e Tv perché in questo modo si mette in cattiva luce il nostro Paese, recando danno a turismo e commercio. Per carità.
Se le indiscrezioni dovessero essere confermate, quei 60 campioni d'urina saranno la prova provata che quel ciclismo era completamente devastato e falsato dal doping. Una rappresentazione farsesca, priva di ogni significato tecnico e sportivo. A quel punto, forse, anche i vari media che mitizzano o ritrasmettono ancora oggi quelle "imprese", si dovranno ricredere. Quel ciclismo (dai primi '90 fino all'entrata in funzione del passaporto biologico) va completamente cancellato o ricordato solo per l'uso sistematico di sostanze e pratiche dopanti. 

AGGIORNAMENTO AL 24 LUGLIO - Nel rapporto del Senato francese, che tocca altri sport oltre al ciclismo, sono indicati i codici dei campioni d'urina positivi all'EPO.  Incrociando questi codici con quelli dei test effettuati nel 1998 e 1999 si è potuto risalire all'identità dei corridori. Va ricordato che tali atleti non rischiano nessuna sanzione. A livello sostanziale, però, alcuni dei ciclisti coinvolti, hanno rassegnato le dimissioni o sono stati licenziati dai ruoli che ricoprivano al momento dell'uscita del rapporto. Da notare che tale presa di coscienza si è avuta solo all'estero. In Italia, come scritto magistralmente da Cycling Pro, l'uscita di questa lista non ha portato sostanzialmente a nulla. Anzi, il buon Gianni Bugno se n'è uscito con un'intervista ai limiti del surreale, mettendo di fatto in dubbio l'esistenza del doping (sigh).

Ecco l'elenco dei corridori del Tour de France 1998 e 1999 i cui campioni d'urina, analizzati nel 2004 con 3 diverse tecniche, sono risultati positivi all'EPO:
Andrea Tafi, Erik Zabel, Laurent Jalabert, Bo Hamburger, Marco Serrano, Jens Heppner, Jeroen Blijlevens, Nicola Minali, Mario Cipollini, Fabio Sacchi, Eddy Mazzoleni, Jacky Durand, Abraham Olano, Laurent Desbiens, Marco Pantani, Manuel Beltran, Jan Ullrich, Kevin Livingston.

Questo invece l'elenco dei corridori i cui i risultati sono stati definiti "controversi": Brignoli, Turicchia, Chanteur, Zanini, Calcaterra, O’Grady, Barthe, Moncassin, Julich, Axel Merckx.