lunedì, marzo 25, 2013

I pasticci della Classifica Avulsa (di Rado il Figo)


La stagione calcistica italiana volge al termine: ancora poche giornate e le classifiche dei vari campionati emetteranno i loro verdetti, con gioie e dolori dispensati fra le squadre in lizza; per alcune, da qualche anno, la stagione conoscerà dei prolungamenti per decidere le loro sorti colla disputa di appositi spareggi, chiamati play off (se riguardanti la promozione alla categoria superiore) e play out (se, viceversa, finalizzati alla retrocessione nella categoria inferiore). 
Ebbene, un mondo come quello del calcio italiano, che vive un esasperato professionismo, anche laddove non dovrebbe assolutamente esserci, vede tuttavia albergare chiazze di dilettantismo, nell’accezione peggiore che si possa dare al termine, proprio a livello del “manico”. In particolare in chi all’interno della FIGC è adibito a scrivere i regolamenti, compito eseguito con una mano che ha tratteggiato aspetti ambigui e poco chiari, vere zone d’ombra, le quali, per quanto nel concreto relegate nel campo delle ipotesi di scuola, tuttavia non possono dirsi del tutto impraticabili nella realtà dove i loro potenziali effetti sono in grado di creare, come si vedrà, delle autentiche ingiustizie.
Mi limiterò in questa mia analisi, a porre l’attenzione su quanto dettato per le classifiche delle prime 3 categorie italiane – Serie A, Serie B e 1ª divisione di Lega Pro – per ragioni di brevità; questo tuttavia, giacché parlo del vertice del calcio nostrano, non ne ridimensiona assolutamente il peso, anzi tutt’altro.

LEGA PRO - Partendo… dal basso, è noto che ognuno dei due gironi di 1ª divisione di Lega Pro (pur composti da un diverso numero di squadre) preveda 2 promozioni in Serie B e 3 retrocessioni in 2ª divisione. Nel dettaglio:
a) sono promosse in Serie B la 1ª classificata e la vincente dei play off fra la 2ª, la 3ª, la 4ª e la 5ª classificata;
b) sono retrocesse in 2ª divisione l’ultima classificata, la perdente del play out fra quintultima e penultima e la perdente del play out fra quartultima e terzultima. 
La classifica della “stagione regolare” di ogni girone prevede l’assegnazione consueta di 3 punti per ogni vittoria, 1 per ogni pareggio e 0 per ogni sconfitta. I problemi sorgono, intuitivamente, quando due o più squadre conseguano un eguale numero di punti; le norme federali (NOIF) prevedono che tali situazioni di parità siano risolte esclusivamente dove ciò sia utile ai fini di decidere la promozione o la retrocessione diretta ovvero la partecipazione ai play off o ai play out. In teoria, pertanto, due squadre a pari punti al 7° posto dovrebbero vedersi assegnare a entrambe detto piazzamento.
I criteri stabiliti per dirimere la parità prendono il nome di “classifica avulsa”: per quanto possa apparire strano, già all’interno del limitato campo d’analisi trattato, se ne contano (almeno) 3 diverse tipologie. In (1ª divisione di) Lega Pro, le NOIF testualmente stabiliscono che si debba tener conto, nell’ordine:

“ a) dei punti conseguiti negli incontri diretti;
b) a parità di punti, della differenza tra le reti segnate e quelle subite negli stessi incontri;
c) della differenza fra reti segnate e subite negli incontri diretti fra le squadre interessate;
d) della differenza fra reti segnate e subite nell'intero Campionato;
e) del maggior numero di reti segnate nell'intero Campionato;
f) del minor numero di reti subite nell'intero Campionato;
g) del maggior numero di vittorie realizzate nell'intero Campionato;
h) del minor numero di sconfitte subite nell'intero Campionato;
i) del maggior numero di vittorie esterne nell'intero Campionato;
l) del minor numero di sconfitte interne nell'intero Campionato. ”

Anche se mai precisato, un discriminante si applica solo alle squadre ancora in parità applicato il precedente, e quindi non a tutte quelle a pari punti a fine campionato. 
Alcuni di questi criteri già a prima vista appaiono quantomeno singolari. Cominciando dalle lettere g) e h), sembrerebbe completamente inutile la seconda: è pur vero che due (o più) squadre possono aver conseguito gli stessi punti in campionato con un diverso numero di vittorie (e di pareggi); tuttavia parrebbe impossibile che ciò possa essere accaduto con uguale numero di vittorie (e di pareggi) e un diverso numero di sconfitte. Se Atalanta e Bologna, p. es., hanno 30 punti a testa in 20 gare, può essere benissimo che la prima li abbia accumulati con 9 vittorie e 3 pareggi e la seconda con 8 vittorie e 6 pareggi; ma se entrambe hanno totalizzato 10 vittorie e 0 pareggi, inevitabilmente hanno anche patito 10 sconfitte a testa. Il ragionamento filerebbe se non esistessero le penalizzazioni, fin troppo presenti proprio in Lega Pro (e anche in Serie B); la decurtazione di punti, infatti, non si applica nella classifica avulsa e ciò rende possibile che a un uguale numero di punti e di vittorie in campionato non corrisponda necessariamente un uguale numero di sconfitte. Riprendendo l’esempio, l’Atalanta potrebbe avere 30 punti in 20 gare, frutto di 9 vittorie, 3 pareggi e 8 sconfitte; il Bologna sempre 30 punti, ma con 9 vittorie, 4 pareggi e 7 sconfitte, avendo scontato un punto di penalizzazione; in tal caso, il Bologna prevarrebbe sull’Atalanta. In un certo senso, si può affermare che, all’ultimo, la classifica sul campo s’impone su quella della giustizia sportiva.
Per le lettere d), e) e f), però, non si arriva a una soluzione nemmeno ricorrendo alle vittorie a tavolino: mi sfugge completamente come a parità di differenza reti e di reti segnate, si possa contemplare un diverso numero di reti subite, mistero che, al momento, rende completamente inutile la lettera f).
Per il momento, in tutt’i casi, i pasticci sono limitati alla previsione di (due) discriminanti perfettamente superflui; purtroppo c’è di peggio, ma per sviscerarlo devo ricorrere a un esempio articolato. Si supponga che Atalanta, Bologna, Cagliari, Derthona ed Empoli siano finite tutt’e 5 a pari punti (senza penalizzazioni) al secondo posto del Girone A di 1ª div. di Lega Pro. È quindi necessario stabilire chi debba essere escluso dai play off e la griglia di questi ultimi: come si sa, la squadra colla miglior posizione in classifica ha il doppio vantaggio di giocare in casa la gara di ritorno, sia di semifinale sia di finale, e di accedere alla finale ovvero di essere promossa in Serie B “limitandosi” a segnare nelle due gare di ogni turno lo stesso numero di reti dell’avversaria. Insomma, tutt’e 5 le squadre a pari punti hanno un interesse “da regolamento” nello stabilire l’esatta posizione di classifica che occupano. 
Qui sotto presento la tabella nella classica esposizione “da Almanacco Panini” dei 20 confronti diretti fra le 5 squadre interessate, necessari ai fini delle lettere a) e b) della classifica avulsa. A fianco di ogni posizione “orizzontale” inserisco l’esito delle 8 partite disputate dalla squadra interessata.

La lettera a) della classifica avulsa stabilisce che ha la miglior classifica chi, fra le 5 squadre in esame, ha il massimo “dei punti conseguiti negli incontri diretti”. Il primo discriminante, quindi, emette due verdetti: l’Atalanta con 15 punti ha il 2° posto e l’Empoli, con soli 9, il 6°; i toscani sono perciò esclusi dai play off.
Per Bologna, Cagliari e Derthona, tutte con 12 punti nei confronti diretti, è necessario passare alla lettera b), per la quale si tiene conto “a parità di punti, della differenza tra le reti segnate e quelle subite negli stessi incontri”. Ma anche qui la parità permane: le 3 squadre, infatti, hanno una differenza reti nulla, anche se Cagliari e Derthona hanno segnato, e subito, 3 reti più del Bologna (7 contro 4). Seguendo una “logica naturale”, si potrebbe pensare che il Bologna soccomba rispetto alle altre due proprio per questo dato, lasciando a Cagliari e Derthona l’applicazione dei successivi discriminanti. Ma non è così.
La lettera c), il terzo discriminante, non prevede di tener conto delle reti segnate nei confronti diretti, bensì, testualmente “della differenza fra reti segnate e subite negli incontri diretti fra le squadre interessate”. Si pone quindi un problema interpretativo, ahimé superabile solo nel peggiore dei modi. La lettera c), infatti, non parla né della differenza reti negli scontri diretti fra le 5 squadre, perché già contemplata dalla precedente lettera b) (“a parità di punti, della differenza tra le reti segnate e quelle subite negli stessi incontri”), né di quella dell’intero campionato (leggasi Girone A di 1ª div.), perché, oltre a non corrispondere a quanto scritto (impossibile credere che gli “incontri diretti fra le squadre interessate” siano da intendere tutte le partite del campionato), è già contemplata dalla successiva lettera d) (“della differenza fra reti segnate e subite nell'intero Campionato”). Diversamente a quanto finora evidenziato, non ci si troverebbe di fronte a un discriminante inutile una volta applicati i precedenti, quanto a una ripetizione, con parole diverse, del medesimo discriminante. Tuttavia, essendo impossibile che nelle NOIF si sia ripetutamente commesso l’errore di “riscrivere due volte, una dietro l’altra” lo stesso criterio, l’unica conclusione plausibile è che gli “incontri diretti fra le squadre interessate” cui si riferisce la lettera c) non siano tutti gli incontri diretti fra tutte le squadre a pari punti in campionato, bensì solo quelli fra le squadre ancora in situazione di parità dopo la lettera b). Nel nostro esempio, quindi, la lettera c) non si riferisce alla differenza reti nelle 20 gare fra Atalanta, Bologna, Cagliari, Derthona ed Empoli già applicata nella lettera b), bensì alla differenza reti nelle 6 gare fra Bologna, Cagliari e Derthona, cioè fra le 3 squadre cogli stessi punti in campionato e nei 20 scontri diretti (8 a testa) e colla stessa differenza reti nei 20 scontri diretti.
Estrapolando detti 6 incontri diretti dagli… incontri diretti sopra descritti, la tabella precedente si riduce alla seguente:


La lettera c) produce un risultato paradossale: a prevalere è il Cagliari (+1), mettendo in riga, nell’ordine, Bologna (0) e Derthona (-1); eppure il Derthona è la squadra che in questi 6 “confronti diretti ristretti” ha conseguito il maggior numero di punti (9) e il Cagliari quello minore (3)!
Difficile comprendere le ragioni di tale miopia regolamentare, che ha portato a saltare oltre al numero di reti segnate nei “confronti diretti totali” anche il numero di punti nei “confronti diretti ristretti” passando direttamente alla differenza reti conseguita in questi ultimi. È del tutto evidente che il “legislatore federale” abbia creduto che la lettera c) potesse essere applicata unicamente ed esclusivamente nei confronti di 2 sole squadre (dove la differenza reti, ma anche le reti segnate o il quoziente reti, è più effettivamente più “efficiente” del numero di punti) ovvero che le squadre a pari punti nei “confronti diretti totali” necessariamente dovessero avere pari punti anche nei “confronti diretti ristretti” e per tale motivo “saltando” questo criterio; in entrambe le ipotesi prendendo un colossale granchio.
È però difficile statuire quale sia la classifica “equa” di Bologna, Cagliari e Derthona, fermo restando che quella scaturente “legittimamente” dalle NOIF (Cagliari 3°, Bologna 4° e Derthona 5°) è fuor di dubbio “iniqua”. Anteponendo alla lettera c) i punti nei “confronti diretti ristretti”, si avrebbe Derthona 3°, Bologna 4° e Cagliari 5°; se a questi si facessero precedere le reti segnate nei “confronti diretti totali”, avremmo Cagliari 3°, Derthona 4° e Bologna 5°.

SERIE A e SERIE B - Questo è quanto dettato per la Lega Pro, ma in Serie A e B le cose sono diverse? Alla resa dei conti la risposta è negativa, anche se vi si giunge in modo poco lineare e applicando dei criteri “ridotti”, complice una scrittura caotica degli articoli. Le NOIF prevedono il ricorso alla classifica avulsa solo in caso di parità di punti tra 3 o più squadre; fossero solo 2, si deve sempre disputare uno spareggio con gara di andata e ritorno, giocato colle norme delle coppe europee e coll’ordine delle partite deciso dal sorteggio. In entrambi i casi, l’uso è limitato, come in Lega Pro, solo quando è in gioco un qualunque titolo sportivo.
La classifica avulsa dei due massimi campionati nazionali, come anticipato, si differenzia da quella di Lega Pro presentandosi in versione ridotta. Sono, infatti, presi in considerazione solo due fattori: i punti negli incontri diretti e, in subordine, la differenza reti in questi, cioè le sole lettere a) e b) della Lega Pro. Per le squadre a parità anche nella classifica avulsa sono dettati ulteriori discriminanti: formalmente esterni a quella, riproducono quanto previsto dalla lettera c) (purtroppo) alla lettera e) della Lega Pro, facendoli terminare dal sorteggio. In realtà la classifica avulsa e le sue “appendici” non sono risolutive nel dettare la classifica finale: le NOIF prevedono, infatti, che l’ultimo titolo sportivo in gioco sia comunque deciso da uno spareggio, giocato colle regole sopra descritte. In estrema sintesi, si può affermare che, a prescindere dal numero di squadre a pari punti, si debba sempre e comunque giocare solo uno spareggio.
Ma chi deve giocarlo quando la parità coinvolge almeno 3 squadre? Le NOIF sul punto fanno confusione nel voler semplificare, arrivando a dettare sicuramente in alcuni ipotesi regole chiaramente errate. Nel dettaglio, la Serie B prevede 3 promozioni e 4 retrocessioni: partendo dalle prime, è chiaro che si debba ricorrere allo spareggio quando sia necessario scegliere (almeno) chi debba occupare il 3° e chi il 4° posto. Purtroppo le NOIF statuiscono che detto spareggio debba sempre giocarsi fra le “tra le due squadre meglio classificate”, ma è evidente che se vi fossero 4 squadre a pari punti al primo posto, lo spareggio si giocherà tra le due squadre peggio classificate, ovvero fra le ultime due in base alla classifica avulsa e sue appendici. Analogamente, per la retrocessione si parla di spareggio sempre tra le squadre peggio classificate, ma anche qui è evidente che se vi fossero 5 squadre a pari punti all’ultimo posto, lo spareggio si giocherà tra le due squadre meglio classificate, ovvero fra le prime due in base alla classifica avulsa e sue appendici. 
Le NOIF stabiliscono inoltre che se la situazione di parità coinvolge posizioni in classifica che assegnano diversi titoli sportivi, lo spareggio debba rimanere sempre e solo uno, con l’ultimo disponibile fra questi in palio. Se passiamo alla Serie A, titoli sportivi non sono solo quelli di Campione d’Italia, assegnato a chi giunge al primo posto, e di “non retrocessione”, non spettante a chi giunge agli ultime tre posti, ma anche quelli che qualificano a una coppa europea ovvero alla Champions o all’Europa League ovvero a un turno particolare di Champions o Europa League. Pertanto, ipotizzando che chi vince la Coppa Italia giunga sesto in serie A e che le italiane non vincano né Champions né Europa League, avremo che se al primo posto a pari punti vi sono:

  • 2 squadre, queste giocheranno lo spareggio per decidere il campione nazionale;
  • 3 squadre, la migliore per la classifica avulsa e sue appendici è automaticamente campione nazionale, mentre le altre due giocano lo spareggio per decidere chi farà la Champions partendo dai gironi o dagli spareggi;
  • 4 squadre, la classifica avulsa e le sue appendici stabiliscono campione e vicecampione nazionale, mentre le due squadre rimanenti giocano lo spareggio per decidere chi farà la Champions o l’Europa League (partendo sempre dagli spareggi);
  • 5 squadre, la classifica avulsa e le sue appendici stabiliscono campione e vicecampione nazionale nonché la terza classificata, mentre le due squadre rimanenti giocano lo spareggio per decidere chi farà l’Europa League partendo dagli spareggi o dal 3° turno di qualificazione;
e qui mi fermo. Nel caso estremo di una Serie A con 20 squadre a pari punti, in teoria l’ultimo titolo sportivo da giocare collo spareggio diverrebbe quello per decidere la quartultima e la terzultima posizione, ovvero la “migliore delle retrocesse”. 
A questo punto più di qualcuno si sarà stupito nel leggere quanto ho finora riportato per la Serie A e B; infatti, da qualche stagione per la prima non sono più previsti spareggi, ricorrendo totalmente alla classifica avulsa, e per la seconda, promozioni e retrocessioni sono stabilite, come per la Lega Pro, seppur con caratteristiche assai diverse, parte direttamente e parte tramite play off e play out. Ebbene, tutto questo non è previsto dalle NOIF ma sono esplicite richieste delle competenti Leghe (un tempo unite nella unica Lega Nazionale Professioniste) alla FIGC reiterate di stagione in stagione. In soldoni: non è la Federazione a volere i play off e i play out in Serie B (come invece per la Lega Pro) e a non far più disputare gli spareggi in Serie A, ma sono le squadre di queste di due serie a richiederlo espressamente, dettandone pure le regole. Nel punto qui in esame, ovvero i discriminanti per dirimere i casi di squadre a pari punti, Serie A e B si uniformano prevedendo il ricordo a una identica classifica avulsa, diversa però da quella dettata dalle NOIF per le stesse Serie A e B (appendici comprese) e per la Lega Pro.
Non si tratta di uno stravolgimento totale, è bene anticipare, ma una differenza balzerà subito agli occhi. Infatti, si deve tener conto, testualmente nell’ordine:

a) dei punti conseguiti negli incontri diretti fra tutte le squadre della c.d. “classifica avulsa”;
b) della differenza tra reti segnate e subite nei medesimi incontri;
c) della differenza tra segnate e subite nell'intero Campionato;
d) del maggior numero di reti segnate nell'intero Campionato;
e) del sorteggio. ”

Al di là di qualche minima e ininfluente variazione di testo, si tratta delle lettere a), b), d) ed e) della classifica avulsa di Lega Pro, cui segue (per finire) il sorteggio, ovvero degli stessi criteri che le NOIF dettano per la Serie A e B meno uno. A volerla leggere da entrambi i lati, quindi, è stata cancellata la differenza reti nei “confronti diretti ristretti”, la famigerata lettera c) della Lega Pro. Proprio il criterio la cui applicazione potrebbe generare le storture che ho evidenziato; il fatto che le due principali leghe l’abbiano volutamente “sorpassato” mi fa credere che qualcun altro abbia avuto i miei stessi dubbi, decretandone la cancellazione quantomeno nei campionati da esse gestiti. Ricordo, infatti, che per i campionati dalla Lega Pro in giù le NOIF continuano “a dettare legge”, anche per quanto riguarda la classifica avulsa.
Quanto qui descritto, assieme a qualche appunto minore sui play off di Lega Pro delle prossime due stagioni, è stato da me posto all’attenzione di FIGC e Lega Pro: tuttavia, dopo una cortese telefonata preliminare alla prima, le successive e più dettagliate mail indirizzate a entrambe non hanno mai avuto seguito di alcun genere. 

Rado il Figo