domenica, gennaio 20, 2013

Lance Armstrong e Marco Pantani. Tra strumentalizzazioni, retorica e disinformazione

Avvertenza. Questo potrebbe essere un post fortemente impopolare. Lo scrivo dopo aver letto un sacco di stupidaggini sulla confessione di Armstrong. Tutte le opinioni sull'intervista del texano a Oprah sono legittime, per carità. Quello che non è condivisibile è l'azzardato accostamento tra Lance Armstrong e Marco Pantani all'insegna del "se penso a quello che hanno fatto a Pantani", "Armstrong dovrebbe scusarsi prima di tutto con il povero Pantani" o "Armstrong è stato protetto mentre Marco è diventato un capro espiatorio e ha pagato per tutti".
Ecco, anche nell'epoca di Twitter e Facebook, un bel tacere non fu mai scritto. Prima di tutto perché non è molto elegante strumentalizzare la morte di una persona per commentare vicende attuali. Quindi, per principio, sarebbe stato meglio non tirare in ballo il Pirata. In secondo luogo, se proprio si deve citare Pantani, occorrerebbe farlo con un briciolo di competenza. L'Italia è un Paese dalla memoria corta e dal qualunquismo imperante in cui molto spesso i commenti sulle vicende d'attualità sono improntati alla retorica di bassa lega, oltre che a una massiccia dose di disinformazione. 
Sia chiaro, non mi interessa minimamente intaccare la memoria di un'atleta che ha  entusiasmato gli appassionati e avvicinato al ciclismo moltissime persone. Non voglio nemmeno sminuire le vittorie di Pantani o entrare nel merito delle sue vicende personali (su questi aspetti consiglio il bellissimo libro "Gli ultimi giorni di Marco Pantani" di Philippe Brunel). Come ho già avuto modo di scrivere per il caso Armstrong, infatti, "il ciclismo a cui abbiamo assistito (stiamo assistendo? vedi intervista pm Roberti) non era uno spettacolo sportivo, ma una rappresentazione farsesca, una messa in scena senza alcun valore tecnico. Con buona pace degli appassionati che hanno investito tempo e denaro al seguito delle corse". Ovviamente le emozioni vissute non si possono cancellare, ma dopo quanto emerso in questi anni appare evidente che in quel ciclismo il doping fosse la regola, non l'eccezione. Valore tecnico zero, dunque. Nessuna credibilità. In tal senso la mia idea è che d'ora in avanti i media dovrebbero citare gli ultimi 25-30 anni di ciclismo solo per parlare di doping, evitando qualsivoglia riferimento a "imprese sportive". In secondo luogo, servirebbe un ricambio di persone a tutti i livelli, media compresi. Via da tutti gli incarichi le persone che hanno vissuto dal di dentro quel periodo e che non hanno fatto nulla per contrastare la devastazione causata dal doping.

Il motivo di questo post, nello stile di Blog-In, quindi, è quello di ripristinare una "verità documentale", sfatando luoghi comuni o giudizi basati su simpatie o antipatie invece che sui fatti. Certo, i fan di Pantani non cambieranno minimamente il loro giudizio, ma per chi basa le proprie opinioni su prove e documenti, le seguenti righe possono essere un aiuto.

1. Pantani non è mai stato trovato positivo ad un controllo. A dire il vero, ad un'interpretazione estensiva, nemmeno Armstrong è mai risultato positivo ad un controllo durante le gare (a parte il caso del certificato retrodatato nel Tour 1999 e le tracce di EPO nelle analisi di Armstrong del 1999 che furono però riscontrate con un test sperimentale del 2005). Com'è stato ampiamente dimostrato, superare i controlli era un gioco da ragazzi, anche perché in molti casi i ciclisti venivano avvisati per tempo e potevano utilizzare delle tecniche più o meno raffinate per eluderli (sostanze mascheranti, centrifughe per abbassare il livello di ematocrito, ecc.). La giustificazione per cui nel 1999 i ciclisti con ematocrito superiore al 50% erano fermati per "tutelare la loro salute" e non per doping è vera solo in parte. Si trattava di un compromesso, accettato con difficoltà da ciclisti e dirigenti (Pantani guidava il partito degli scontenti). Concretamente, in mancanza di test validi per rintracciare l'EPO, l'indice di ematocrito valeva come (fortissima) presunzione di doping. Sei sopra il 50%? Non posso dire con certezza che tu abbia assunto EPO, ma è molto probabile che tu l'abbia fatto. Il compromesso, quindi, riguardava la giustificazione dell'esclusione per 15 giorni: "tutela della salute" anziché "probabile assunzione di sostanze dopanti".
Sull'episodio di Madonna di Campiglio si sono dette molte cose  (nel libro del prof. Donati "Lo sport del doping" sono svelati alcuni retroscena). Sugli episodi precedenti e successivi, invece, si preferisce sorvolare. In tal senso è emblematico - e per certi verso clamoroso - questo esempio. Nella versione italiana di Wikipedia si sostiene che "Le uniche associazioni del Pirata con le pratiche di doping sono relative alle dichiarazioni di Jesús Manzano, reo confesso, che citò Pantani in un contesto in cui si accusavano vari ciclisti di alto livello degli anni novanta, organizzatori, tecnici e sponsor, e a quelle della danese Christina Jonsson, fidanzata di Pantani per sette anni, che in un'intervista al periodico svizzero L'Hebdò riferì che il ciclista cesenate facesse uso regolare di sostanza dopanti". Nella versione inglese di Wikipedia, invece, vengono ricostruite molte vicende in cui il nome di Pantani è associato al doping. Eccole tradotte in sintesi:
  • Pantani è costretto a dire addio al Giro d'Italia 1995 a causa di un incidente (1 maggio 1995). Ricoverato in ospedale il suo ematocrito segna 57,6%.
  • Dopo l'incidente alla Milano-Torino dell'ottobre 1995 Pantani viene ricoverato in ospedale e dagli esami clinici emerge che il suo ematocrito è al 60%;
  • Nel'ambito delle indagini e del successivo processo sul doping praticato nel Centro di Studi Biochimici di Ferrara diretto dal prof. Francesco Conconi, il nome di Pantani rientra nel famoso file dblab con i valori di ematocrito registrati tra il 1993 e il 1995: "In 1994 his haematocrit values fluctuated from 40.7% on 16 March, early in the season, to 54.55% on 23 May, during the first stages of the Giro d'Italia. His values reached 58% on 8 June, after winning two stages of the race, and were 57.4% on 27 July, after the Tour de France. In March 1995 his hematocrit values had dropped to 45% but they reached 56% in July during the Tour de France, where he won two stages, and over 60% in October, after the accident in the Milano-Torino" (dal libro The Death of Marco Pantani: A Biography di Matt Rendell - ripreso da wikipedia inglese).
  • Il Tribunale di Tione (sez. staccata di Trento), nella sentenza per i fatti legati alla positività di Madonna di Campiglio assolse Pantani, si badi bene, "perché il fatto non era previsto dalla legge come reato" (nel 1999 non c'era ancora la legge penale antidoping), non perché il fatto non costituisse reato. E' lo stesso giudice Serao a dichiararlo. Le motivazioni di tale sentenza rappresentano una pietra miliare nella ricostruzione di quanto accadde a Madonna di Campiglio: "Alla luce della testimonianza e delle indicazioni dei consulenti tecnici del PM (Rizzoli e Melioli) si è giunti alla conclusione che il valore anomalo dell'ematocrito, nel caso del controllo effettuato regolarmente, in tutte le sue modalità di prelievo e di conservazione del 5 giugno 1999, durante la tappa del Giro d'Italia a Madonna di Campiglio, era stato certamente dovuto ad una stimolazione farmacologica del midollo eritroide attraverso l'assunzione di eritropoietina (Epo), farmaco destinato alle cure di gravi patologie, incluso nel regolamento del controllo antidoping dalla Federciclismo italiana per il '99 e comportante l'esclusione cautelativa dalla corse secondo il protocollo dell'UCI". Il professor Melioli scrisse che "al 999.000 per cento su un milione la stimolazione dell’eritropoiesi di Pantani è esogena (non proviene cioè dall'organismo) pregressa e molto elevata".

  •  Durante il Giro 2001 avviene la famosa perquisizione dei NAS nelle camere d'albergo delle squadre. Nella stanza di Pantani viene rinvenuta una siringa con delle tracce di insulina. Pantani sostenne che quella notte non aveva dormito in quella stanza. Condannato 8 mesi nel processo sportivo di primo grado viene poi assolto in appello per mancanza di prove.
  • Nel 2006, due anni dopo la sua morte, il Corriere della Sera (vedi) pubblica alcuni documenti secondo cui Pantani nel 2003 era un cliente del dottor Fuentes (Operacion Puerto). A confermarlo anche la testimonianza diretta dell'ex ciclista Manzano.
  • Nel 2013 la Commissione d'inchiesta del Senato francese ha pubblicato l'elenco dei corridori positivi all'EPO nelle edizioni del Tour de France 1998 e 1999. I campioni d'urina furono analizzati con 3 diverse tecniche nel 2004. Tra i 18 corridori positivi rientra anche Marco Pantani, positivo all'EPO in due circostanze nel 1998 (anno in cui il Pirata vinse la Grande Boucle).
  • Infine l'episodio, tutto da dimostrare, relativo al Giro 1998, vinto da Pantani su Tonkov. In un'intervista a Panorama, Ivano Fanini parlò apertamente di uno scambio di provette Forconi-Pantani con il gregario poi squalificato: vedi. Qui sotto l'articolo pubblicato sul "Fatto Quotidiano" il 23 ottobre 2014 a firma Paolo Ziliani.
2. Armstrong dovrebbe chiedere scusa a Pantani. Per quale motivo? I due si sono affrontati pochissime volte e non sono mai stati realmente in competizione per la classifica generale del Tour de France. Armstrong lasciò vincere Pantani sul Mont Ventoux e il Pirata si arrabbiò perché il texano rimarcò il favore davanti alle telecamere. I due non si amavano, ma tutto iniziava e finiva in ambito sportivo. Gli incroci Armstrong-Pantani, di fatto, finiscono con il Tour de France 2000. Le persone a cui Armstrong deve chiedere scusa sono molte, Filippo Simeoni in primis. Con Pantani c'è stata una semplice, breve rivalità sportiva.

3. Pantani capro espiatorio, non protetto, ha pagato per tutti. Anche questo punto ruota attorno allo stop di Madonna di Campiglio. Per molti Pantani fu vittima di una trappola. Sempre nell'imperdibile "Lo sport del doping" di Alessandro Donati, emergono altri retroscena che dimostrano come, in realtà, Pantani non fu bistrattato o perseguitato dalle istituzioni ciclistiche, anzi. Nel 2000, qualche settimana dopo il Tour della famosa tappa del Mont Ventoux, la FCI convocò Pantani (qualcuno sostiene che si "autoconvocò") per le Olimpiadi di Sidney. Considerando il percorso pianeggiante, assolutamente inadatto al Pirata, fu una sorta di risarcimento morale per la mancata conquista del Giro 1999. Tutti gli atleti italiani furono sottoposti agli esami della Commissione Antidoping del CONI, che riscontrò diverse anomalie. Tra gli atleti con indici sospetti anche Pantani. Nel suo caso si parla addirittura di "soppressione, a causa dei reiterati trattamenti con l'EPO, della normale attività di riproduzione dei globuli rossi". La Commissione (Donati e Bellotti in primis) avvisò per tempo il CONI. In tutta risposta, Petrucci e Pagnozzi iniziarono una battaglia a suon di carte bollate contro la Commissione. Lo stesso ineffabile presidente dell'UCI Hein Verbruggen, già chiamato in causa per aver favorito Armstrong&Co., ebbe modo di dichiarare: "Comincio a chiedermi come faccia il CONI a tollerare tra i suoi funzionari due personaggi come Donati e Bellotti che hanno osato accusare Pantani che è un simbolo del ciclismo".
Da questo episodio appare chiaro come le istituzioni non erano poi così ostili al Pirata. Pantani, al pari di Armstrong, infatti, rappresentava una risorsa straordinaria in termini di promozione e rilancio del ciclismo dopo i fatti del 1998 (Caso Festina). Anzi, un vero duello tra i due avrebbe fatto le fortune dell'intero movimento. Per questo appare illogico credere alla tesi del complotto nei confronti del Pirata. A chi sarebbe convenuto? Non certo al CONI, alla FCI, all'UCI, agli organizzatori delle grandi corse, agli sponsor per i quali lo scalatore romagnolo rappresentava una gallina dalle uova d'oro. Dopo Campiglio Pantani avrebbe potuto tranquillamente correre il Tour del 1999, ma, come sappiamo, non si rialzò più. Qui, però, subentrano fattori umani e personali su cui, come detto, non voglio addentrarmi.

In conclusione, prima di coinvolgere a sproposito Marco Pantani attraverso una strumentalizzazione retorica e fuorviante, sarebbe meglio pensarci due volte. O quantomeno informarsi.

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