martedì, novembre 13, 2012

#Dossier-Doping [1] - Premessa e presentazione


Dopo gli ultimi scandali legati al doping, ho deciso di approfondire la questione attraverso una ricerca sul web. In Rete ho trovato moltissimo materiale, in molti casi dimenticato. Man mano che selezionavo documenti e articoli, diventava sempre più forte la tentazione di raccogliere il tutto in un #Dossier-Doping sugli ultimi 30 anni di sport professionistico, con particolare riferimento al contesto italiano. Nel periodo considerato, i nomi più ricorrenti nelle cronache su doping e antidoping sono sostanzialmente tre. Da una parte i dottori Francesco Conconi e il suo allievo Michele Ferrari, "protagonisti" sin dai primi anni '80 (dalle autoemotrasfusioni al "tutto quello che non è rintracciabile ai controlli non è doping", fino al caso Armstrong); dall'altra il prof. Alessandro Donati, strenuo oppositore e coraggioso accusatore del doping nello sport di vertice italiano e internazionale.
E proprio dalla figura di Donati avevo deciso di iniziare il mio #Dossier-Doping per poi proseguire con gli scandali legati a EPO, CERA ecc.. Idea quasi subito scartata a causa di una piacevole sorpresa. Entrando in una libreria, infatti, mi è caduto l'occhio su un libro fresco di stampa (presentato ufficialmente il 12 novembre 2012). Titolo: "Lo sport del doping - Chi lo subisce, chi lo combatte". Autore: Alessandro Donati. A quel punto, sfogliandolo, ho capito che il mio speciale, così come concepito inizialmente non aveva più senso. Il libro di Donati - che presenterò in un post ad hoc - è infatti una vera e propria bibbia sul doping degli ultimi 30 anni. Un caposaldo che tutti gli appassionati di sport dovrebbero leggere. La frase che chiude la quarta di copertina descrive perfettamente l'impatto che il libro provoca sul lettore: "Una testimonianza senza precedenti, a volte sconvolgente". Il rischio, per gli appassionati che non hanno affrontato fino in fondo la questione doping - quasi sempre per la ritrosia dei media ad approfondire determinati discorsi - è quello di veder crollare o quantomeno vacillare alcuni miti dello sport, soprattutto italiano.
Con l'uscita di questo testo, perciò, ho ripensato il lavoro, limitandomi a pubblicare alcuni documenti sconosciuti al grande pubblico.

PERCHE' QUESTO #DOSSIER-DOPING? Chiarisco che questo #Dossier-Doping, se così si può chiamare, non ha alcuna intenzione scandalistica o revisionista. Non ha nemmeno la pretesa di essere esaustivo. Si tratta di una mera rassegna di documenti, testi, sentenze, sul doping degli ultimi 30 anni.
Il presente lavoro, quindi, nasce esclusivamente dalla volontà di comprendere a fondo il sistema del doping che ha devastato lo sport a partire dagli anni '80 e di far luce su aspetti dimenticati o insabbiati.

E proprio le notizie delle ultime settimane mi hanno spinto a sviluppare questa rassegna. Dapprima l'esplosione del caso Armstrong-USADA, anticipato dalle rivelazioni del libro "The Secret Race" di Tyler Hamilton, ex compagno di squadra del texano. Il dossier di 202 pagine dell'USADA rappresenta un macigno sulla carriera di Armstrong oltre che un pugno nello stomaco ai milioni di tifosi, me compreso, che hanno (ingenuamente) creduto o voluto credere alla favola del corridore capace di vincere 7 Tour de France consecutivi dopo aver sconfitto il cancro.

L'articolo di Blog-In con le 202 pagine del Dossier USADA-Armstrong
Il secondo spunto è arrivato da una notizia passata abbastanza inosservata, ma che nei prossimi mesi, probabilmente, susciterà diverse reazioni anche in Italia. Un mese fa è uscito in Finlandia il docu-film "Sinivalkoinen vahle" ("La menzongna bianco blu") che sbriciola lo sci di fondo finlandese degli anni '70 e '80 e tira in ballo pesantemente quello italiano dei primi anni '90. L'accusa è sempre la stessa: doping. Tra i personaggi più discussi c'è Jarno Punkkinen, allenatore della nazionale italiana dal 1984 al 1990. Nel film ci sono le testimonianze di due ex azzurri del fondo (Giuseppe Puliè e Silvano Barco) che, come già fatto una decina d'anni fa, confermano le pratiche dopanti in seno alla squadra italiana di fondo nei primi anni '90. Tra i protagonisti della pellicola anche lo stesso Sandro Donati.


Partendo da queste due vicende sono andato a ritroso nel tempo. Man mano che trovavo informazioni e documenti, mi sono accorto di come, in realtà, stessi riannodando un filo rosso mai spezzatosi. Imprese, successi, trionfi di atleti o squadre che, riletti alla luce dei documenti raccolti, lasciano spazio a molti punti interrogativi. La visione romantica e ingenua dello sport lascia spazio alla cruda realtà di un sistema inquinato dal doping e dalla ricerca sfrenata del profitto. Interessi enormi che spingono dirigenti, tecnici, allenatori e atleti a ricorrere alle pratiche dopanti più avanzate e rischiose per la salute con l'obiettivo di migliorare le prestazioni, ottenendo fama, visibilità e denaro.

IL RUOLO DEI MEDIA - Proprio la complicità dei mezzi d'informazione è uno degli aspetti più deprimenti dell'intera questione. Per molteplici motivi, dalla Ragion di Stato ai meri interessi di bottega, i media hanno spesso preferito nascondere o relegare tra le brevi le notizie sul fronte doping, salvo poi scandalizzarsi a positività riscontrata. Questo atteggiamento del giornalismo italiano, salvo rarissime eccezioni (Eugenio Capodacqua di Repubblica il primo nome che mi viene in mente), emerge in modo nitido nel libro di Donati. Molto spesso i media, al netto degli scoop o dei servizi scandalistici, vivono la questione doping come una minaccia, preferendo osannare medaglie e trionfi a seguito di prestazioni miracolose. Tutto ciò favorisce quel clima omertoso in cui il doping trova il suo humus. 
DOPING e ANTIDOPING IN BREVE- Per introdurre al meglio il #Dossier-Doping riporto una breve cronistoria su doping e antidoping con relativa indicazione delle sostanze vietate pubblicata su questo sito.

DOPING Le prime forme di doping risalgono all’antica Grecia (la prima Olimpiade è del 776 a.C) dove gli atleti utilizzavano semi di piante e funghi potenzialmente pericolosi per la loro salute. 
Romani somministravano sostanze stimolanti ai gladiatori e ai cavalli. Nella Cina Imperiale si utilizzavano estratti di edera (efedrina), in Sud America foglie di coca, nel Nord e nel Centro America il fungo Peyotl (mescalina).
Le prime sostanze dopanti ad essere state sintetizzate furono le anfetamine durante la Seconda Guerra Mondiale; negli anni '50 cominciarono ad essere sintetizzati i primi anabolizzanti negli Stati Uniti. 
Successivamente, durante la Guerra Fredda, l'utilizzo di questi farmaci veniva favorito dal fatto che la vittoria sportiva era un modo per dimostrare la validità di un modello politico.
Negli anni '80 si comincia a fare uso di emotrasfusioni, emodoping ed eritropoietina (EPO) negli sport di resistenza. 
Negli anni '90 si inizia ad abusare dell'ormone della crescita (GH)
Attualmente si ricorre all'uso di carrier dell'ossigeno come emoglobine sintetichemodificatori allosterici dell'emoglobina, ecc.

ANTIDOPING - Nel 1889, in Francia, si verificò il primo caso mortale di doping in cui rimase vittima il ciclista britannico Linton. Le cause del decesso sono ancora sconosciute, tuttavia si ipotizza che sia avvenuto in seguito alla somministrazione di una miscela di sostanze (nitroglicerina? cocaina? stricnina? zollette di zucchero imbevute di etere? ecc.).

Le prime forme ufficiali di controllo antidoping vennero introdotte: 
  • nel 1955 in Francia durante una gara ciclistica in cui il 20% dei partecipanti risultò positivo 
  • nel 1966 durante i Mondiali di calcio 
  • nel 1968 durante le Olimpiadi della neve 
  • nel 1976 durante i Giochi Olimpici
Attualmente esiste un'AGENZIA MONDIALE ANTIDOPING, la WADA (World Anti-Doping Agency), che gestisce un programma mondiale per garantire l'armonizzazione e la migliore pratica dei programmi antidoping. Le sue finalità sono:
  • TUTELARE il diritto fondamentale degli atleti alla pratica di uno sport libero dal doping e quindi promuovere la salute, la lealtà e l'uguaglianza di tutti gli atleti del mondo
  • GARANTIRE l'applicazione dei programmi antidoping armonizzati, coordinati ed efficaci sia a livello mondiale che nazionale, al fine di individuare, scoraggiare e prevenire la pratica del doping
A tale fine la WADA ha stilato un codice in cui è presente la lista delle sostanze vietate e dei metodi proibiti in e fuori competizione:

SOSTANZE VIETATE
  • agenti anabolizzanti
  • ormoni e sostanze correlate
  • b2-agonisti (clenbuterolo)
  • sostanze ad azione antiestrogena
  • diuretici ed altri agenti mascheranti (furosemide)
METODI PROIBITI
  • incremento della capacità di trasporto di ossigeno (doping ematico, altri prodotti artificiali come perfluoro derivati, prodotti a base di Hb)
  • manipolazioni chimiche e fisiche
  • doping genetico
Esiste una lista delle sostanze vietate solo in competizione, che include, oltre alle sostanze precedentemente elencate, anche:
  • stimolanti (amfetamina, efedrina, caffeina, cocaina, ecc.)
  • narcotici (eroina, morfina, ecc.)
  • cannabinoidi
  • glucocorticosteroidi