venerdì, ottobre 05, 2012

Il Ranking FIFA - Come funziona. Parte 3 (di Rado il Figo)

Dopo aver presentato il Ranking FIFA (vedi parte 1) e dopo essersi addentrato nella complessità del Parametro C dello stesso (vedi parte 2), Rado conclude il suo approfondimento con la spiegazione dei Punti (P) e con le conclusioni finali. Anticipo che prossimamente raccoglierò tutti gli speciali  pubblicati su Blog-In in questi anni, in primis quelli di Rado, in un'apposita sezione del sito. Un ringraziamento a Rado per l'impareggiabile lavoro svolto anche in questa occasione.

I PUNTI “P” – Conclusa la spiegazione dei 4 parametri necessari a valutare adeguatamente i risultati conseguiti in ogni partita, rimane da illustrare come si arrivi al ranking FIFA definitivo.
Ogni gara assegna dei punti P dati dal prodotto di M per I per T per C, con risultato approssimato al primo decimale; i limiti massimi teorici vanno perciò da 24.000 a 0. Nel concreto, l’Italia potrebbe raggiungere il primo battendo (anche ai supplementari) la Spagna in una gara dei Mondiali (a prescindere che si tratti di partita dei gironi o della finale), giovandosi della comune appartenenza all’UEFA, e il secondo patendo una sconfitta contro qualsiasi avversario in qualsiasi contesto. Essendo usati, infatti, dei parametri moltiplicativi, basta che uno solo di questi sia nullo per rendere pari a 0 il risultato finale; e qui si potrebbe questionare se debba avere lo stesso valore una sconfitta, p.es., contro la Spagna nella finale degli Europei o contro San Marino in amichevole.

Le partite sono poi raggruppate in base al momento in cui si sono giocate. P.es., per l’attuale classifica di ottobre 2012, sono considerate tutte le gare giocate da ottobre 2008 a settembre 2012 (ricordando che i mesi sono quelli “convenzionali” e non di calendario) suddivise nei seguenti 4 periodi:

  • 1° periodo: da ottobre 2008 a settembre 2009;
  • 2° periodo: da ottobre 2009 a settembre 2010;
  • 3° periodo: da ottobre 2010 a settembre 2011;
  • 4° periodo: da ottobre 2011 a settembre 2012.
Gli aggiornamenti mensili sono tali da comprendere i risultati dell’ultimo mese che entreranno in classifica prendendo il posto di quelli del mese più lontano. P.es., la classifica di novembre 2012 sarà tale per cui:

  • nel 1° periodo non vi saranno più risultati di ottobre 2008 e saranno compresi quelli di ottobre 2009;
  • nel 2° periodo non vi saranno più risultati di ottobre 2009 e saranno compresi quelli di ottobre 2010;
  • nel 3° periodo non vi saranno più risultati di ottobre 2010 e saranno compresi quelli di ottobre 2011;
  • nel 4° periodo non vi saranno più risultati di ottobre 2011 e saranno compresi quelli di ottobre 2012.
Suddivise così le partite, si calcolano i P medi per gara di ognuno dei 4 periodi; tuttavia se le gare disputate nel singolo periodo sono meno di 5, i P medi sono ridotti:

  • all’80%, se le gare giocate sono 4;
  • al 60% se le gare giocate sono 3;
  • al 40% se le gare giocate sono 2;
  • al 20% se vi è 1 sola gara giocata.
In altri termini, la somma dei P di ogni periodo è divisa per il maggiore fra 5 e il numero di gare ivi giocate.
Il punteggio finale, in base al quale si stila il ranking FIFA definitivo, è la somma, approssimata all’unità, di questi 4 addenti;
  • il P medio del 4° periodo;
  • il 50% del P medio del 3° periodo;
  • il 30% del P medio del 2° periodo;
  • il 20% del P medio del 1° periodo.
Entra così in gioco il parametro “tempo”, del quale si può discutere il peso (le gare dell’ultimo anno devono avere peso doppio rispetto a quelle dei 12 mesi precedenti?) ma non il principio: se il ranking deve rispecchiare il valore attuale delle nazionali, è ovvio che le gare più “vecchie” debbano valere di meno.
Un esempio chiarirà il meccanismo finale. Supponiamo che una nazionale abbia giocato 20 gare nei 48 mesi validi per il ranking FIFA, per le quali sono stati assegnati i seguenti P:


I P medi per gara sono quindi i seguenti:
  • 350 per il 1° periodo;
  • 300 per il 2° periodo;
  • 200 per il 3° periodo, abbassato a 120 (= 200 x 80%) essendosi giocate solo 3 gare;
  • 350 (nuovamente) per il 4° periodo.
Detta nazionale entrerà quindi nel ranking FIFA con un punteggio di 570 (= 350 x 20% + 300 x 30% + 120 x 50% + 350).
Nel mese successivo, ipotizzando che non giochi più alcuna gara, la tabella delle partite di riferimento diventa la seguente:

I nuovi P medi per gara sono quindi i seguenti:
  • 266,666… per il 1° periodo;
  • 300 per il 2° periodo;
  • 200 per il 3° periodo, abbassato a 120 (= 200x 80%) essendosi giocate solo 3 gare;
  • 400 per il 4° periodo.
Detta nazionale entrerà quindi nel ranking FIFA con un punteggio di 603,3333… (= 266,6666... x 20% + 300 x 30% + 120 x 50% + 400), approssimato a 603.
Quindi, pur considerando una gara in meno, e fra le 2 più “pesanti”, il punteggio finale aumenta, per l’effetto del parametro “tempo” e della diversa suddivisione delle gare nei 4 periodi.

CONCLUSIONI - Analizzando i singoli fattori, si è visto che le più importanti obiezioni emerse riguardano la mancata diversificazione del turno dei tornei disputati, un’inutile differenziazione per la confederazione d’appartenenza e l’aver scelto come base per il valore dell’avversario un indice relativo come la posizione rispetto a uno assoluto come i punti nel ranking. Questo per rimanere il più possibile nel campo oggettivo; passando alle valutazioni soggettive, si potrebbe aprire un infinito dibattito sul peso assegnato a ogni singolo parametro.
Bastano queste obiezioni a giustificare le perplessità che accompagnano il ranking tanto da minarne la validità? In effetti, c’è un aspetto che rende il ranking poco affidabile, ma che esula dal procedimento di calcolo: è la mancata armonizzazione fra le confederazioni, sia di calendario che di formule. Le stesse qualificazioni mondiali comportano un diverso numero di gare disputabili (dalle 24/26 della CONCACAF alle 8/10 europee, passando per le 18/20 sudamericane), con evidente vantaggio per quelle squadre che in tal modo, pur all’interno della stessa manifestazione, possono giocare più gare di peso (anche 3 volte tante) rispetto alle altre. Ancora più evidenti le disparità nei tornei continentali, che hanno tutti uguale peso (sia che si parli di Europeo o di Coppa d’Oceania). È pur vero che qui vi è una parità di gare giocabili (tutti i tornei finali prevedono al massimo 6 partite), ma, p.es, gli Europei si giocano negli anni pari diversi da quelli dei Mondiali mentre la Coppa America e la Coppa d’Asia si disputano l’anno prima. Basta solo che uno di questi tornei si sia appena disputato che le nazionali partecipanti abbiano maggiori punteggi e una posizione migliore nel ranking proprio per le gare ivi disputate, grazie al peso del “tempo” (le gare della Copa America 2011 valgono la metà di quelle di Euro2012, p.es.). Vero che esistono i fattori “avversari” e “confederazioni”, ma il numero di gare “pesanti” e il “tempo” giocano un ruolo uguale se non maggiore. Se pensiamo che la classifica a luglio 2014, terminata la Coppa del Mondo brasiliana, fra gli altri comprenderà i risultati, a scalare nel tempo, della Confederations Cup e della Coppa d’Africa 2013, di Euro e della Coppa d’Africa (nuovamente) 2012, della Coppa America e della Gold Cup 2011, s’intuisce come il fatto che le varie confederazioni facciano disputare il proprio torneo ufficiale in anni diversi e quindi non tutte contemporaneamente (anzi, per AFC e CONMEBOL la recente scelta degli anni dispari è dovuta proprio per non far coincidere le proprie manifestazioni cogli Europei) e un numero diverso di gare di qualificazione mondiale, rendono il ranking FIFA non “veritiero” nella sua globalità, servendo tutt’al più a classificare le nazionali di una stessa confederazione, le uniche che possono aver disputato gare dello stesso valore (locale e mondiale) negli stessi periodi e nello stesso numero. Solo in quest’ottica parziale il ranking, pur colle avvertenze succitate, ha un valore assoluto: ovvero quando si rivolge a un solo continente.
Si può quindi reputare reale che la Spagna sia migliore della Germania o che il Brasile prevalga sull’Argentina, ma diventa impossibile sostenere che l’Italia sia migliore del Brasile o che il Giappone sia pari alla Svezia. Per dare un valore pieno al ranking, si potrebbe usare solo il punteggio medio per ogni tipo di gara togliendo il parametro tempo (e quello delle confederazioni), pur rimanendo nell’ottica del quadriennio: ogni squadra sarebbe valutata sulla somma del punteggio medio ottenuto nelle gare amichevoli, di qualificazioni, dei tornei continentali e dei Mondiali, a prescindere da quando si siano disputate (purché negli ultimi 4 anni), neutralizzando colla media il diverso numero assoluto di gare giocate ma conservando un numero minimo di gare disputate per ogni tipo.


Rado il Figo