domenica, luglio 08, 2012

Wimbledon 2012 - Federer nella leggenda. Settimo Wimbledon in bacheca (tennisworlditalia.com)

Chi ama la tecnica e la classe applicata allo sport, non può non compiacersi per il settimo, storico successo a Wimbledon di Roger Federer (eguagliato il record di vittorie di Pete Sampras). Federer ha battuto in 4 set l'idolo di tutti i britannici (...) Andy Murray. Una finale godibile, con lo svizzero che è salito in cattedra alla fine del secondo set. Fra poco più di due settimane uno straordinario Wimbledon-bis in occasione delle Olimpiadi di Londra (Sky dedicherà un canale intero al torneo olimpico di tennis: vedi). L'occasione di rivincita per Murray, Djokovic e Nadal. Ecco l'articolo completo di tennisworlditalia sullo storico match odierno, il video della fase finale del secondo set, momento chiave di tutto il match (i due colpi finali di Federer sono da circoletto rosso, per usare un'espressione tanto cara a Rino Tommasi, inspiegabilmente messo da parte da Sky assieme all'inarrivabile scriba Gianni Clerici) e quello della premiazione.
Ps, per conoscere il pensiero di Gianni Clerici sul settimo Wimbledon conquistato da Federer e sul confronto - impossibile - con Sampras, clicca qui.



Roger Federer b Andy Murray 4-6 7-5 6-3 6-4

Henry Miller diceva che la storia del mondo è di pochi privilegiati. Domenica 8 luglio 2012 la storia del mondo del tennis è da dividersi tra Roger Federer ed Andy Murray.
Le lacrime di Murray commuovono; toccano perché le aspettative di 76 anni di storia vengono dissolte, portate via da una pioggia ancora una volta provvidenziale che ha permesso, come in semifinale, che le emozioni non venissero dissipate ma raccolte e compattate sotto il tetto. Andy Murray non riesce, nonostante un dodicesimo uomo preponderante come il pubblico a ribaltare la finale della Storia, eccezionale per i richiami che presentava.
Lo scozzese contro lo svizzero, la miglior finale possibile per pathos e tutto ciò che ne consegue: colui che ha riempito l’intera bibliografia del tennis e, affamato, continua il suo cammino verso vette ancora più alte e, dall’altro lato dell’immacolato nastro bianco dei campi di Church Road, colui che la storia preme per iniziare a scriverla, 74 anni dopo l’ultima finale inglese su questi campi. Oggi Murray è stato inglese a tutti gli effetti, probabile che se avesse vinto la regina Elisabetta sarebbe stata esautorata dal trono e vi venisse posto lui. La Murraymount e il campo 2 regalano il fascino inestimabile del torneo londinese raccogliendo gente apolide alla disperata ricerca di un pertugio in cui poter assistere, a cento o cinquanta metri che sia, alla realizzazione della storia, qualunque essa fosse.
Tutta l’Inghilterra sostiene Andy; per lui arrivano tweet anche dai Coldplay, tutti per sostenere il proprio beniamino affinchè anche, unico oltre Del Potro, a rompere un triumvirato vincitore di Slam dagli US Open 2004. Dopo 11 semifinali consecutive, finalmente un inglese arriva in finale; se non si tifa ora, probabilmente ogni futura occasione è perduta. Oggi però non era l’unico a dover riscrivere un pezzetto della storiografia della racchetta: Roger Federer, nativo di Basilea nel 1981 e detentore di millanta record, ne aveva altri. A suo nome sono affibbiati epiteti di ogni tipo e record d’altrettanta caratura: ottava finale ai Championships, primato assoluto, e settima vittoria (come Sampras e Renshaw), ad una vittoria dal numero 1 per sorpassare Sampras a 286 settimane in vetta al ranking. E’ tutto vero Roger Federer. Non patisci neanche il passivo con Murray, unico giocatore con Nadal a poter vantare un positivo con te. Che non si dica però che il tuo 7-8 è frutto di tornei minori e nelle finali di Slam sei sopra 2-0 senza aver ceduto un set, che hai comunque vinto 5 degli ultimi 7 incontri e l’avversario ha un’idiosincrasia cronica ad esser concreto nei momenti decisivi. Vincendo oggi porti a casa la 66esima vittoria a Wimbledon a fronte di 7 sconfitte e sei l’ultimo over 30, dopo Arthur Ashe nel 1975 a far tua la coppa consegnata dal duca di Kent.



Ti diranno che hai fatto la partita perfetta, tatticamente e tecnicamente, aiutato da una perfetta forma fisica. E’ vero, ma quel trofeo doveva esser suo, per riscrivere ancora una volta una delle ultime pagine di storia. D’altronde ha 30 anni suonati, ma un ultimo sussulto è bene che lo regali.
Inizio e subito break. Murray molto aggressivo e contratto, disinvolto comanda lo scambio. Sul 2-1 dal 40-15 Federer ingrana la quarta e, alla prima palla break, complici anche due pacchiani errori di Murray con il rovescio, recupera il break. Nonostante un deprimente 0 su 7 con la seconda nei primi tre turni di battuta, l’ottava occasione è propizia ad una seconda particolarmente lavorata che permette al rovescio di Murray di affondare a rete per condurre per la prima volta nel match per 3-2. Il 4-3 Federer si prefigura un game molto complicato in quanto Murray annulla 2 palle break e alla quinta parità riesce a pareggiare i conti. Nel momento in cui sembrava che dovesse capitolare, lo scozzese approfitta di un game scellerato di Federer e opera il break per servire per il set. Per Roger, autore del solo 27% di punti vinti sulla seconda, difficile poter auspicare di portar a casa il set, costretto a cederlo per 6-4.



Il secondo set si conferma altalenante come il primo: entrambi alternano momenti di estasi tennistica ad inspiegabili black-out; fino al 3-2 in favore di Federer, entrambi annullano due palle break. Altre due palle break vanno annullate da Roger sul 4-4, nella stessa situazione di punteggio in cui, nel parziale precedente, aveva ceduto il break e, conseguentemente il set. Lo svizzero soffre nel turno di battuta con le due palle break da annullare per via soprattutto di un gioco falloso dalla parte del dritto (fino a quel momento 22 unforced contro i soli 6 dello scozzese, di cui 12 di dritto). Penando, il game viene portato però a casa, portandolo a condurre per 5-4. Sul 6-5 la svolta del set e di una buona fetta di partita: non vengono contemplati da nessuno degli scriba del tennis dei colpi come quelli che lo svizzero regala alla platea per portare a casa il set e riaprire una partita che più volte aveva rischiato di perder di mano.



Inizia il terzo parziale ed è accompagnato dal Dio Pluvio che costringe l’interruzione sull’1-1 40-0 in favore di Federer. Dopo l’usuale interruzione per mezz’ora, si riprende e il match cresce d’intensità; sul 3-2 in favore del giocatore di Basilea, un game interminabile: 18 minuti, Murray in vantaggio 40-0,tre cadute del figlio di Judy, 28 punti giocati, colpi da cineteca e illegali, 5 palle break annullate. Alla sesta lo scozzese cede le armi e, tra l’incredulità di mamma Murray e la tenacia di Lynette Federer, Roger scappa avanti 5-2, per poi chiudere 6-3, lasciando sul suo servizio 5 soli punti all’avversario in tutto il parziale. Per tutto il secondo e il terzo set Federer non concede una sola palla break all’avversario, imbrigliato in una ragnatela pur vantando una delle migliori risposte del circuito. La chiusura del tetto ha rivisto un Federer trasformato, più incisivo e d'attacco.



Il quarto set è l’apertura di un libro, una lezione di tennis prelibato al pubblico e all’avversario: il repertorio dell’ABC del gioco con racchetta, pallina e Wimbledon dal 1877 viene sfoderato e messo in pratica in toto. Il break arriva sul 2-2, con un passante incrociato su un attacco mediocre dello scozzese. E’ il viatico ben segnato verso un altro passo a braccetto con la storia. Perentorio con il servizio, il rendimento dello svizzero ha un’impennata esponenziale verso l’altro: Murray dev’esser ricacciato ad ogni iniziativa. Dal secondo parziale Federer inizia a puntellare l’attacco con la ricerca sempre più incessante del dritto, soprattutto sulla seconda palla da destra di Andy. Seppur incitato da un pubblico mai domo, Murray inizia a risentire della stanchezza di dover sempre rincorrere sul suo servizio e a non godere di tranquillità e inizia a ceder colpi. Brantolando si arrampica fino al 5-4 ma, arrivati a quel punto, c’è da scrivere solo la parola fine. Roger Federer è chirurgico e, osservando il passante gradualmente fuori, si accascia al suolo, incredulo con gli occhi lucidi, gli stessi ricolmi di emozioni che poi colmeranno le palpebre di Murray durante la premiazione e dell’Inghilterra intera, fiera di aver potuto incessantemente tifare per il suo beniamino.
Tatticamente non si può rimproverar niente ad Andy Murray. Da scarso millantatore di facili teorie, non so quanto la cura Lendl abbia influito, probabilmente un tabellone spianato dall'uscita di Nadal ha fatto di più. Sicuramente oggi però è un numero 4 del mondo diverso quello che ha calcato i Sacri Giardini come avrebbe a dire lo scriba Gianni Clerici: un Murray sicuramente più propositivo, non autore del solito inerme palleggio da fondo ma attivo e lodevole, per gran parte del match, ad esser chirurgico nei momenti che lo richiedevano. L'unico appunto è il non aver cercato il suo colpo migliore, il rovescio lungonlinea tramutato troppe volte in un incrociato, che tanti grattacapi avrebbe potuto togliergli. D'altronde le frasi fatte però sono servite sempre a poco ed è quindi doveroso festeggiare colui che ha levato la testa al cielo per primo, conscio d'aver fatto qualcosa di importante, forse di più di quante ne potesse aver fatto fino ad ora.
Rod Laver in tribuna tifava spudoratamente per lui, benchè non si vedesse dal suo marcato aplomb australiano. E' un po' giusto che sia così: dal luglio del 2001, anno della vittoria su Sampras proprio su questi campi, Federer ha modificato la storia del tennis, ergendosi a baluardo del gioco che fu contro la strapotenza fisica e mentale del nuovo che arrivava. Ha saputo rialzarsi, vincere uno Slam dopo due anni e mezzo dall'ultimo e riprendersi lo scettro da numero 1 che, come lui stesso ha dichiarato, non fuoriesce sicuramente dal nulla. La cavalcata iniziata con i tornei autunnali gli ha spalancato le porte per un ritorno trionfante da numero 1, che porterà alle Olimpiadi da ovvio favorito. Il saluto a Sampras nell'albo dei record è fugace, Roger Federer, primo giocatore della storia a tornare sul trono per la terza volta, è pronto per iniziare un nuovo cammino.


Luigi D'Albo per tennisworlditalia