venerdì, febbraio 17, 2012

Europa League 2011/2012 sedicesimi - Udinese e Lazio: tra gestioni oculate e difetti strutturali

L'andata dei sedicesimi di finale di Europa League 2011/2012, permette di effettuare qualche considerazione generale su Udinese e Lazio, due club che in questo ultimo anno e mezzo hanno ottenuto - seppur con delle filosofie societarie diverse - i medesimi, ottimi risultati (66 punti per entrambe nello scorso campionato, Lazio avanti di un punto in questa, entrambe qualificate come seconde nel girone di Europa League). Tuttavia, nonostante delle gestioni societarie oculate e dei risultati rimarchevoli, le recenti partite hanno portato alla luce alcuni difetti strutturali con cui Guidolin e Reja devono convivere.

UDINESE - Come sempre è obbligatorio premettere il grande lavoro svolto dalla famiglia Pozzo in questi anni per mantenere il club in Serie A (spesso in Europa) e realizzare delle plusvalenze esorbitanti grazie al modello di business costruito negli anni. L'altra premessa che si è soliti fare ("eppoi Udine è una città di neanche 100.000 abitanti") è corretta, ma va sempre rapportata ad altre realtà europee. Il Villareal rappresenta una città di 50.000 abitanti ed è da diversi anni ai vertici del calcio spagnolo (raggiungendo anche una semifinale di Champions nel 2006 e di Europa League nel 2011), così come lo Sporting Braga, finalista in Europa League lo scorso anno, è l'emanazione di una città di 180.000 persone. 
Puntualizzato ciò, e venendo alla stagione in essere, la partita di andata contro il Paok Salonicco, ma in generale l'ultimo scorcio di campionato, ha portato a galla alcuni problemi strutturali della squadra allenata (magistralmente) da Guidolin. Per la serie "i nodi vengono al pettine", la discutibilissima campagna acquisti dell'estate 2011 non poteva non essere pagata a lungo andare. Come scritto a suo tempo, presentarsi al via di una stagione super-impegnativa con un attacco composto dai soli Di Natale, Floro Flores e Barreto (su cui peraltro c'erano grandi dubbi legati al recupero fisico: dubbi tramutatisi in certezze durante l'anno), più Torje (giovane da scoprire, comunque non impiegabile in EL) è quantomeno grottesco. Già in occasione dello storico preliminare di Champions contro "l'Arsenal più debole degli ultimi 15 anni" (definizione di fine agosto...guarda caso confermata dalle prestazioni dei Gunners 2011/2012), l'Udinese mancò una grande occasione per il mercato assolutamente deficitario svolto in estate (nella gara di ritorno l'unico attaccante in panchina era Denis, già ceduto all'Atalanta...). Una squadra impegnata su due fronti, se vuole davvero essere competitiva su entrambi, deve avere a disposizione 20-21 giocatori dello stesso livello più 3-4 giovani di prospettiva. Non 14-15 più x giovani e/o giocatori da scoprire. Chiaramente alcuni sono insostituibili (vedi Di Natale, Danilo e Isla), ma con un mercato attento e non iper-parsimonioso, si poteva certamente costruire una rosa molto più lunga e competitiva. Anche perché le risorse economiche non mancavano: non solo le cessioni milionarie di Zapata, Inler e Sanchez (senza dimenticare le altre cessioni "minori" e le comproprietà, per un saldo finale della campagna trasferimenti estiva di +48 milioni di euro), ma anche il consistente aumento degli introiti provenienti da diritti televisivi (per la stagione 2010/2011 l'Udinese ha intascato 37.8 milioni di euro) potevano essere re-investiti (non tutti, per carità) decisamente meglio. Non certo per acquistare dei top-player dall'ingaggio insostenibile, ma giocatori di valore, con buona esperienza a livello europeo. Un target di giocatori non certo irraggiungibile per il club friulano. La scusante della Coppa d'Africa, poi, non regge. Il torneo continentale africano si disputa a cadenza biennale e si sapeva già lo scorso anno che (almeno) tre giocatori fondamentali avrebbero saltato un mese di stagione. Si poteva agire quindi per tempo, allargando la rosa a inizio anno. Se poi si considera che la Coppa d'Africa sarà disputata anche nel 2013 (per collocarla negli anni dispari), il problema si ripresenterà il prossimo inverno. 
Gli acquisti dell'estate 2011, Neuton, Doubai (ceduto a gennaio), Sissoko (ceduto a gennaio), Pereyra, Fabbrini, Torje si sono rivelati inadatti o comunque non pronti per questi livelli (Guidolin ha preferito piuttosto impiegare i titolarissimi fuori posizione). L'unico acquisto azzeccato è stata Danilo, che con la sua personalità e sicurezza ha migliorato la difesa. Guarda caso si parla di un giocatore classe '84 con esperienza internazionale (leader difensivo del Palmeiras). 
Detto questo, i bianconeri hanno tutte le carte in regola per giocarsi il passaggio del turno, andare avanti in EL e tentare di riconfermarsi il piazzamento europeo in campionato. Stagione più che positiva fin qui, quindi. Tuttavia, la rigida politica del "comprare giovani a poco e rivenderli a tanto" poteva, anzi, doveva trovare una sua sostanziale eccezione in questa stagione che presentava i crismi della straordinarietà (leggi Champions League o comunque Europa League). Anche perché le dichiarazioni della società sottintendono una certa ambizione in termini di risultati... Il problema è che non si può pretendere di essere competitivi fino in fondo su due fronti se, assente il solo Di Natale - a 34 anni è normale saltare qualche match - Guidolin, a livello di sedicesimi di finale di Europa League, può contare come attaccanti in panchina solo su Fabbrini e...Piscopo.

LAZIO - Come scritto, il club biancoceleste ha perseguito una politica societaria diversa da quella dei Pozzo, raggiungendo tuttavia risultati analoghi. Lotito ha puntato molto su giocatori già formati, in grado di dare sin da subito il loro contributo (tendenza accentuata nelle ultime stagioni). Si possono citare i vari Brocchi, Mauri, Dias, Klose acquistati negli anni. Il presidente può risultare più o meno simpatico (a me piace, de gustibus), ma gli va dato atto che, acquistata una società in stato pre-fallimentare, ha saputo risanarla e mantenerla su buoni livelli (vincendo anche una Coppa Italia e una Supercoppa Italiana contro l'Inter di Mourinho). La rosa biancoceleste è decisamente più profonda di quella dell'Udinese, ma il numero di giocatori a disposizione di Reja non va di pari passo con la qualità. Il tecnico goriziano ha dovuto far fronte ad un'emergenza decisamente più grave rispetto a quella dell'Udinese (due pedine fondamentali come Brocchi e Mauri sono assenti da diversi mesi). Viste le assenze, Reja ha dovuto attingere a piene mani dalla panchina (Lulic una rivelazione, Gonzalez e Kozak due buoni rincalzi). Il problema è che alcuni ruoli o sono scoperti (specie in difesa) o presentano dei giocatori che faticano enormemente (eufemismo) a questi livelli. Contro il tridente dell'Atletico Madrid composto da Diego, Adrian e Falcao non si può non andare in sofferenza se si schierano, con tutto il rispetto, Zauri, Konko e Stankevicius. Altri giocatori come Garrido, Scaloni, Makinwa fanno parte della rosa, ma chiaramente non possono essere considerati dei validi sostituti. Insomma, anziché avere una rosa di 30 giocatori, con però solo 17-18 di valore, sarebbe stato meglio (al netto della difficoltà oggettiva di "liberarsi" di determinati contratti) averne, come per l'Udinese, 20-21 più qualche giovane da far maturare (vedi Antonio Rozzi). Il mercato di gennaio poteva essere sfruttato per potenziare la rosa. Invece, per la delusione di Reja, la squadra è rimasta pressoché uguale (di fatto via Cissè, dentro Alfaro e il sopravvalutatissimo Candreva).
L'eliminazione quasi certa dall'EL permetterà alla Lazio di concentrarsi solo sul campionato e sulla lotta per un piazzamento europeo. Il paradosso, però, è che se questa impostazione non sarà modificata nel mercato estivo, i problemi incontrati in questa stagione nella gestione delle tre competizioni, si presenteranno puntualmente anche nella prossima.

Immagine tratta da goal.com