lunedì, febbraio 13, 2012

Bilanci delle società di calcio e Mercato - La guida per capirne di più #3 (di Rado il Figo)

PLUSVALENZE FITTIZIE - Questa terza parte della mia breve illustrazione degli effetti delle più consuete operazioni di mercato sui bilanci delle società calcistiche, è interamente dedicata a uno degli aspetti più chiacchierati, e quindi per questo più noti al grande pubblico: le “plusvalenze fittizie”, che col tempo hanno perso l’aggettivo identificandosi colle plusvalenze “pure e semplici”.

La plusvalenza è stata già definita, per l’esattezza come differenza (positiva) fra prezzo di cessione e valore contabile del contratto, e non ha nulla da caratterizzarla come “maneggio contabile”, com’è, purtroppo, ora nota a causa della scarsa dimestichezza tecnica dimostrata dal giornalismo sportivo quando ha dovuto occuparsene. Un esempio valga per tutti: allegato al primo numero del periodico “Linea Bianca” vi era lo speciale intitolato “Il calcio truccato” a firma di Antonio Maglie indirizzato a spiegare il “doping amministrativo” (di cui le plusvalenze fittizie fanno parte). L’autore era così poco avvezzo alla materia che “spacciava” (giacché siamo in tema di doping) come anomalie presenti esclusivamente nei bilanci calcistici delle semplici operazioni e definizioni contabili (quali, fra le altre, l’ammortamento). Non deve quindi stupire che oggi si senta (s)parlare, anche da rinomati opinionisti, di “plusvalenze che servono a trovare i soldi necessari per pagare gli stipendi” o “solo nel calcio si compra qualcosa [i contratti dei calciatori] per rivenderlo ad un prezzo maggiore”, e qui mi fermo per non creare ulteriore confusione, poiché quasi nulla di quanto dato in pasto all’opinione pubblica è corretto.


Infatti, già il punto focale del problema è stato mal inquadrato nelle plusvalenze, quando in realtà tutto dipende da una particolare modalità di compravendita dei contratti detta “permuta”. Ritorno alla nostra Alfa che ha ceduto Rossi a Beta per 1.300.000: ebbene, il club acquirente può accordarsi con quello cedente per pagare il contratto di Rossi non con denaro ma cedendo a sua volta il contratto di un proprio giocatore, Bianchi, allo stesso prezzo di 1.300.000. Agendo in questo modo, Alfa e Beta eliminano ogni movimento di denaro (anche se, come già spiegato, non vi sarebbe stato ugualmente grazie alla stanza di compensazione) ed Alfa continua a realizzare la sua plusvalenza di 175.000 dalla cessione di Rossi.

Alfa e Beta però potrebbero mettersi d’accordo per alzare i prezzi delle due cessioni da 1.300.000 a 10.000.000. Gli 8.700.000 “aggiuntivi” non creano problemi di reperibilità dei fondi necessari, poiché Rossi e Bianchi sono ceduti allo stesso prezzo (e quindi per forza di cose, il credito di Alfa con Beta sarà sempre interamente compensato dal debito di Alfa con Beta, e viceversa), ma dal punto di vista economico Alfa vede lievitare la plusvalenza di Rossi da 175.000 a 8.875.000, incrementando il suo ricavo della stessa misura dell’incremento del prezzo (8.700.000 = 8.875.00 – 175.000 = 10.000.000 – 1.300.000).

Il primo effetto di quest’operazione è gonfiare artificiosamente il valore del parco contratti, e quindi l’attivo del bilancio. Non esistendo però alcun metodo per valutare il prezzo “equo” di ogni giocatore, questa pratica non potrà mai essere riconosciuta come “non corretta”. D’altro canto, è anche oggettivamente impossibile distinguere se una sopravalutazione sia dovuta a un giochetto contabile o a un abbaglio sulle qualità del giocatore, così come non si può imporre a certe squadre solo di cedere giocatori e ad altre solo di comprarne.

La pratica di gonfiare ad arte i prezzi ha come contropartita un aumento delle quote d’ammortamento annuali, ma è chiaro che queste inevitabilmente saranno sempre minori delle plusvalenze fittizie: infatti, il prezzo gonfiato d’acquisto è spalmato per l’intera durata del contratto, mentre la plusvalenza altrettanto gonfiata va interamente nel bilancio in cui è conseguita. Senza dimenticare che anche il valore contabile risulterà gonfiato, e quindi sarà necessario spuntare prezzi maggiori per continuare a incamerare plusvalenze.

Tutto questo va quindi contro ogni corretta politica di risanamento economico dei bilanci, in quanto non fa altro che spostare avanti nel tempo la copertura dei costi, “congelandola” con ricavi “virtuali”.


A dare una mano ai club italiani ormai impelagatisi in questo circolo vizioso, intervenne il legislatore. Non potendo, ovviamente, agire direttamente sul problema (altrimenti si sarebbe dovuto esplicitamente parlare di condono sui falsi in bilancio), approfittò di una circostanza apparentemente “estranea”: la diminuzione dei diritti tv. Le varie emittenti per la stagione 2002/03 misero, per la seconda volta consecutiva, sul piatto una cifra inferiore a quella offerta la stagione precedente e tanto bastò perché venisse emanata la Legge 23/2003, erroneamente definita come “spalma debiti”, in quanto ad essere spalmati non erano affatto i debiti. A grandi linee, si argomentò che percependo meno soldi dai diritti tv, i club non avrebbero più potuto vendere i giocatori a contratto spuntando i prezzi (maggiori) del (recente) passato, per cui era necessario svalutarne il valore contabile per renderlo pari a quello attuale di mercato.

Di per sé la svalutazione non è operazione anomala, ma anzi prevista sempre nell’ottica di fedele rappresentazione, da parte del bilancio, della situazione complessiva del club: si pensi ad un calciatore infortunatosi seriamente con poche possibilità di recupero (ma non nulle), il cui valore oggettivamente si abbasserà. Il punto dolente è che la differenza fra valore contabile e valore peritato (da un esperto contabile) colla Legge 23 non andava a gravare interamente fra i costi dell’esercizio, come avrebbe dovuto essere (una sorta di “maxi rata” di ammortamento), ma confluiva in un’apposita posta di bilancio da ammortizzare in 10 anni, a prescindere dalla durata del contratto e della sua eventuale successiva cessione. Il risultato era quindi di diluire in un arco di tempo decisamente lungo (e slegato completamente dal contratto) le “eccedenze di valutazione”, svilendo il senso stesso dell’operazione come norme contabili impongono. Ad essere spalmati, quindi, non erano debiti, ma le “eccedenze di valutazione” dei contratti dei giocatori.


Per illustrare meglio la cosa, ricorro ancora a delle tabelle, soffermandomi sulle vicende del contratto di Bianchi in Alfa.

La visione “corretta” vedrebbe Bianchi acquistato da Alfa per 1.300.000 con un contratto che pongo pari a 5 stagioni.

Esercizio
Quota
d’ammortamento
Fondo
ammortamento
Valore contabile
contratto
2012/13
260.000
260.000
1.040.000
2013/14
260.000
520.000
780.000
2014/15
260.000
780.000
520.000
2015/16
260.000
1.040.000
260.000
2016/17
260.000
1.300.000
0

Alfa però s’è accordata con Beta per “gonfiare” i prezzi, per cui Bianchi entra a bilancio non a 1.300.000 ma a 10.000.000.

Esercizio
Quota
d’ammortamento
Fondo
ammortamento
Valore contabile
contratto
2012/13
2.000.000
2.000.000
8.000.000
2013/14
2.000.000
4.000.000
6.000.000
2014/15
2.000.000
6.000.000
4.000.000
2015/16
2.000.000
8.000.000
2.000.000
2016/17
2.000.000
10.000.000
0

Come si vede, ogni quota di ammortamento è maggiore di 1.740.000(= 8.700.000 : 5), la “quota parte” annuale della sopravalutazione di 8.700.000 (= 10.000.000 – 1.300.000).

Suppongo ora che Alfa si avvalga nel 2013/14 della Legge 23/2003 e provveda a svalutare il valore di Bianchi, il cui valore peritato sia pari a quello “corretto” della prima tabella (1.040.000). L’eccedenza di valutazione di 6.960.000 (= 8.000.000 – 1.040.000) invece di gravare interamente nell’esercizio 2013/14, è ammortizzata in 10 anni, per cui le quote di ammortamento di Alfa sono ora le seguenti

Esercizio
Quota
d’ammortamento
contratto
Quota
d’ammortamento
L. 23/2003
Totale
ammortamenti
2013/14
260.000
696.000
956.000
2014/15
260.000
696.000
956.000
2015/16
260.000
696.000
956.000
2016/17
260.000
696.000
956.000
2017/18

696.000
696.000
2018/19

696.000
696.000
2019/20

696.000
696.000
2020/21

696.000
696.000
2021/22

696.000
696.000
2022/23

696.000
696.000

Il vantaggio economico è presto calcolato: nel 2013/14 gli ammortamenti sarebbero stati di 2.000.000, ma la Legge 23 permette di abbassarli a 956.000 (meno della metà). Anzi, con una svalutazione “a norma contabile” i costi nel 2013/14 riferiti al contratto di Bianchi sarebbero stati di ben 7.220.000 (= 260.000 + 6.960.000): alla quota di ammortamento “svalutata” di 260.000 si doveva aggiungere l’intera svalutazione di 6.960.000.


Inutile aggiungere che la Legge 23 finì (giustamente) nelle mire comunitarie.

Un valido argine a simili manovre poco corrette verrebbe dall’adozione delle norme contabili internazionali, che nel caso di permuta impongono che il valore del contratto di Bianchi sia pari non al prezzo (assai arbitrariamente) fissato dalle parti, bensì al valore contabile di Rossi (il cui contratto è stato scambiato con quello di Bianchi). Pertanto, anche se Alfa e Beta avessero valutato Bianchi 10.000.000, nel bilancio di Alfa questi sarebbe stato iscritto solo per 1.125.000, il valore contabile di Rossi al termine della stagione 2011/12.

Rado il Figo