martedì, ottobre 04, 2011

Sport & Marketing - Intervista a Marcel Vulpis, direttore Sporteconomy.it - Tra Stadi, Roma 2020, Social Media e Kobe Bryant

Dopo l'intervista su AIGOL e il tema dell'editoria online (vedi), con Marcel Vulpis, direttore di Sporteconomy.it e Sporteconomy.tv e spesso ospite di Sky Sport 24, parliamo di alcuni temi di attualità legati allo Sport Business. Dalla candidatura di Roma alle Olimpiadi di Roma 2020, passando per il possibile arrivo di Kobe Bryant in Italia, fino a stadi, social media marketing e managerialità sportiva in Italia. Molte chiavi di lettura e un interessante esempio relativo a gestione e organizzazione di eventi sportivi che arriva dalla Danimarca.

Marcel, iniziamo dalle Olimpiadi del 2020. Quali sono le tue impressioni sulla candidatura di Roma e sulle mosse del comitato organizzatore. Tokyo e Istanbul sono le avversarie più credibili?
Bisognerà capire di che budget potrà disporre la macchina organizzativa "romana". Al momento c'è un primo impegno superiore ai 3 milioni di euro del comune di Roma, ma per vincere serve un grande sostegno del governo e delle forze politiche (nessuna esclusa), oltre a un budget da 30-40 mln di euro. Tokyo puo' giocare sull'onda emotiva, Istanbul può essere la sorpresa insieme a Durban.  

Kobe Bryant
Sono ore decisive per il possibile arrivo di Kobe Bryant in Italia. Come valuti questa operazione? E' un ingaggio fine a se stesso o può essere la base per il rilancio del movimento basket in Italia?
In termini di immagine e di attenzione mediatica per il movimento cestistico è chiaro che è enorme, però sono un po' contrario a queste operazioni "one-shot" che non lasciano una legacy duratura. E' un po' lo stile italiano: mordi e fuggi. Dal punto di vista dell'atleta Usa è chiaro che se lo strapagano per 10 partite perchè dovrebbe dire di no? Il rilancio del basket deve partire dall'individuazione di giovani talenti da far crescere (anche all'estero) e dalla creazione di un pool di imprenditori seri in grado di investire almeno per i prossimi 10 anni.  

Lo Juventus Stadium ha tracciato una via per le squadre italiane. Secondo te nei prossimi anni i club del nostro Paese riusciranno a dotarsi finalmente di impianti di proprietà o aspetteranno la spinta politica (vedi legge sugli stadi, peraltro bloccata in Commissione da diversi mesi)?
Il disegno di legge è bloccato in Commissione cultura alla Camera dei deputati, sotto il "fuoco amico" di diverse forze politiche (per non parlare di altri soggetti tecnici che a vario titolo stanno intervenendo rallentando di fatto l'iter) per interessi chiaramente contrastanti.  Il relatore è l'on dell'FLI Claudio Barbaro. E' un deputato tosto, che crede in questa legge, ma non può fare la mosca contro un muro a vita. Le leggi devono essere condivise dalle diverse forze politiche per essere approvate, non basta la tenacia di un uomo, anche se valente parlamentare. 
Lo Juventus Stadium è stato costruito in un territorio "amico" (Torino) per la famiglia Agnelli in 2-3 anni, poi però sono serviti 10 anni per le autorizzazioni. Questa è l'Italia. Il ddl Lolli-Butti servirebbe proprio ad abbreviare questi tempi fino a un massimo di 3 anni, ma evidentemente c'è qualcuno che non desidera che sia approvata. L'Italia ha bisogno di nuovi stadi per mostrare una immagine moderna del suo calcio e dell'intero sistema. 

Social media e squadre di calcio. Il Milan ha da poco raggiunto i 6 milioni di utenti iscritti alla propria pagina facebook. Anche la Juventus sta puntando molto sulle nuove piattaforme (ad esempio ha permesso sul sito ufficiale il tag ai tifosi presenti all'inaugurazione dello Juventus Stadium). Per il resto, anche in questo settore, le squadre italiane inseguono i club europei. Quali sono i club-modello da studiare e imitare e quali sono i benefici che si possono ricavare da un suo sfruttamento intelligente di queste piattaforme?
Il Milan è sicuramente il benchmark di riferimento per il mercato italiano, molto avanti anche rispetto a Juve e Inter. Da oltre 9 mesi poi ha lanciato una piattaforma integrata di produzione/distribuzione di contents insieme ad Infront (ribattezzata Milan Media Factory).
A livello internazionale? Mi piacciano molto i top club inglesi, ma anche alcuni piccoli club europei come il sito dell'Olympiakos che abbiamo presentato nell'ultimo numero di "Futbol Magazine" (attualmente in dfistribuzione: www.futbolmagazine.it). Come Sporteconomy e come FUTBOL crediamo molto nella multimedialità. Non a caso è l'unico magazine italiano che dedica ben 4 pagine alla multimedialità applicata al calcio.  

Il Brasile ospiterà i Mondiali di calcio del 2014 e le Olimpiadi del 2016. Per quali ragioni, invece, l'Italia non riesce ad organizzare nessun evento di questa portata (speriamo in Roma 2020, ma ad esempio la candidatura a Euro 2016 è stata un flop)?
La candidatura di EURO2016 è stata sicuramente un flop. Se arrivi terzo su tre candidature certamente non puoi darti una medaglia, anche se in Italia non mi meraviglierei se avvenisse. Normalmente da noi (a partire dal mondo dello sport) più sbagli più vieni premiato, ma questa è un'altra storia.  
Purtroppo sto crescendo velocemente e vedo nel sistema sport da oltre 20 anni sempre le stesse persone. Non c'è rinnovamento dirigenziale, ma soprattutto c'è la difesa della "poltrona" a tutti i livelli (locale e nazionale), soprattutto adesso in un momento di crisi. Se non c'è rinnovamento, non ci sono idee nuove. Se non ci sono idee nuove, ci sono al massimo bellissimi rendering, spettacolari powerpoint, ma niente di più. Nelle competizioni non si vince con le slide. Se mi permetti una battuta siamo un "Powerpoint country". Ma senza soldi non si vince e di soldi in Italia, oltre alle idee, ne vedo pochi. Invito a vedere invece (perché non lo conosce nessuno) il modello di SPORT EVENTS DENMARK....è quello che dovrebbe essere il futuro nella gestione, organizzazione e procacciamento di eventi sportivi internazionali. Se ci è riuscito un piccolo paese come la Danimarca perchè non lo potremmo fare noi. Una nazione come la Danimarca sta conquistando ogni anno l'organizzazione di decine di eventi sportivi. Non a caso nella struttura danese sono tutti i giovani, sarà un caso? Non credo!