martedì, luglio 19, 2011

Tour de France 2011 - Il Bilancio alla vigilia delle Alpi

Chi si aspettava - penso tutti, sottoscritto compreso - un grande spettacolo sui Pirenei è rimasto molto deluso. Il Tour de France 2011, fin qui, ha comunque detto molte cose:

Mark Cavendish
MARK CAVENDISH è il velocista più forte al mondo. Dopo un inizio di stagione non entusiasmante ha trovato la condizione migliore nel momento più importante. 4 vittorie di tappa, concreta possibilità di aggiudicarsi la maglia verde, il velocista dell'Isola di Man ha solo 24 anni e ha già vinto 19 frazioni alla Grand Boucle. I paragoni col passato stonano sempre, ma Cavendish può diventare lo sprinter più forte - e vincente - di  sempre.

PHILIPPE GILBERT è un corridore eccezionale. In molti pensavano che il campione belga sarebbe andato al Tour solamente per onor di firma, puntando in realtà a migliorare la condizione in vista del finale di stagione (obiettivo numero uno il Lombardia). In realtà Gilbert ha dato spettacolo sin dal primo giorno vincendo una tappa, sfiorandone un'altra, indossando maglia gialla e maglia verde, attaccando - certe volte in modo scriteriato, ma visto l'immobilismo generale, permettetemi, chissenefrega - e regalando spettacolo ed emozioni. Un Campione all'antica che corre tutto l'anno, onorando gara, organizzatori e pubblico. Chapeau.

THOR HUSHOVD è il degno Campione del mondo. Ha perso qualcosa come sprinter, ma ha acquisito maggior resistenza su strappi e salite. L'impresa compiuta nella seconda tappa pirenaica di Lourdes è stata straordinaria. Era tempo immemore che non si vedeva un Campione del mondo in carica conquistare un successo così spettacolare. Bravo Thorone!

ITALIANI siamo in un periodo di ricambio generazionale e si vede. Pochissime le note positive. Oltre a Basso che tiene alti i nostri colori a livello di generale, Cunego ha dimostrato di essere tornato su buoni livelli, ma è entrato in una specie di limbo: più completo rispetto agli anni scorsi, ma non abbastanza per imporsi in un grande Giro; meno scattante e brillante di quando vinceva a mani basse i Lombardia e quindi un gradino sotto i corridori da Classiche come Gilbert e Hushovd. Petacchi non era al meglio, ma è riuscito a disputare un solo sprint in due settimane. Tra i giovani vanno menzionate le buone prove di Marcato, Oss e Malori (quest'ultimo può avere un futuro da leader nelle corse a tappe). 

I big a Plateau de Beille
I BIG la deludente tappa di Plateau de Beille ha palesato un controllo eccessivo tra i protagonisti più attesi. Non si è ancora capita la strategia dei fratelli Schleck. Teoricamente Andy è il capitano, l'atleta che dà le maggiori garanzie. In pratica, però, ha fin qui lavorato per Franck, tirato a lucido, ma come detto alla presentazione del Tour, non proprio una certezza sul piano della tenuta nelle 3 settimane (sabato è apparso un po' in difficoltà...). Ad Evans la situazione che si è creata può andar bene vista la cronometro finale di Grenoble. Tuttavia il capitano della Bmc, al pari di F. Schleck, ha spesso palesato delle difficoltà nell'ultima settimana di corsa. Ivan Basso ha trovato un'ottima condizione e il trittico alpino potrebbe favorire le sue doti di fondista. Il varesino, però, deve riuscire a mettere del distacco in classifica tra sé e gli altri in vista della crono finale, non proprio favorevole alle sue doti (anche se solitamente l'ultima gara contro il tempo fa registrare dei distacchi molto più contenuti). Samuel Sanchez è in costante ascesa ed è stato - assieme a Vanendert - il più forte in salita, riuscendo a rientrare in classifica. Il campione olimpico potrebbe scalare ulteriori posizioni nell'ultima settimana. Infine Contador. Il grande campione spagnolo è stato sfortunato nelle cadute e ha dimostrato di non essere in condizioni smaglianti di forma. Del resto l'accoppiata Giro-Tour è riuscita a pochissimi eletti in passato. Per restare alla scorsa stagione, Basso ed Evans, dopo aver disputato il Giro, uscirono subito di classifica al Tour, finendo lontanissimi (oltre 40') dallo stesso Contador. Il capitano della Saxo Bank, però, è in crescita e non è lontano dai migliori. Nell'ultima settimana può ribaltare il Tour de France 2011 (Galibier-Alpe d'Huez e Crono di Grenoble sono il terreno ideale per una rimonta). Non va dimenticato Thomas Voeckler, degnissimo titolare della maglia gialla. Detto ciò, è impensabile che l'alsaziano possa indossare il vessillo del primato fino ai Campi Elisi. 

LA SCALATA DI PLATEAU DE BEILLE  E I PARAGONI CON IL '98 - Tornando alla delusione per il tatticismo esasperato della tappa di sabato, ho letto molti confronti tra il tempo di scalata del Tour 2011 e il record realizzato da Marco Pantani nel 1998 (il Pirata impiegò circa 2'30'' in meno dei favoriti di quest'anno). Attraverso tali raffronti si è voluto dimostrare l'abisso esistente tra i campioni di ieri e quelli attuali. Ecco, sottolineato che Pantani resterà per sempre nella storia, ma soprattutto nei cuori di tutti gli appassionati per le emozioni regalate in quegli anni. Detto che sui Pirenei i big di questo Tour hanno corso in modo eccessivamente timoroso, il mio pensiero è che tutti i confronti con quell'epoca vadano evitati. Quello fu il periodo in cui il ciclismo visse il momento peggiore dal punto di vista del ricorso al doping. Le medie record, le scalate con VAM disumane, i valori sanguigni ampiamente superiori al 50% (Bjarne Riis nel 1996 conquistò un Tour, poi revocato, dopo essere stato ribattezzato "Mister 60%"). Insomma, si possono criticare gli attuali leader per la poca intraprendenza e coraggio, ma rimpiangere quell'epoca - dopo anni di lotta durissima alle pratiche dopanti - è paradossale e inopportuno.

ASCOLTI RECORD PER RAI SPORT 2 - L'attesissima - e anche per questo ancora più deludente - tappa di Plateau de Beille ha registrato dei record d'ascolto per la Rai. Su Rai 3 la diretta del tappone pirenaico ha ottenuto il 19% di share. Ma il dato più significativo è quello di Rai Sport 2, canale nato poco più di un anno fa in cui il ciclismo riveste un ruolo preminente. Oltre 1 milione e 132 mila spettatori hanno visto il tappone pirenaico, con uno share costantemente superiore al 10% (sfiorato addirittura il 12%). Nella storia della Rai è la prima volta che uno dei canali digitali ottiene uno share in doppia cifra. Se poi si considera che Rai 3 e Rai Sport 2 sono stati i due canali più visti in quel momento della giornata, la soddisfazione di Auro Bulbarelli - vicedirettore di Raisport - è più che comprensibile: "Un risultato straordinario per il digitale, senza ancora una copertura completa in Italia, in onda da Milano e con poche risorse. Ho sempre creduto nel ciclismo in diretta e la gente sta cominciando ad abituarsi". Un grande risultato, assolutamente meritato. Come ho avuto già modo di scrivere, l'impegno Rai per il ciclismo è assolutamente degno di nota. Tante ore di trasmissione, giornalisti e opinionisti competenti, splendide immagini d'archivio scovate dall'amico Pino Frisoli.  Un successo, aggiungo io, legato anche all'assenza di interruzioni pubblicitarie, cosa molto apprezzata da tutti i telespettatori (la fascia pubblicitaria mandata in onda su Rai 3 all'inizio della salita finale, infatti, avrà fatto contenta la concessionaria pubblicitaria e gli inserzionisti, decisamente meno gli utenti).