lunedì, giugno 20, 2011

Ciclismo & Doping: la Federazione Italiana vieta Tricolori e Nazionale a chi ha avuto sanzioni

Sfogliando i giornali dello scorso weekend, mi ha molto colpito la notizia circa la presa di posizione della Federazione Italiana  Ciclismo avente ad oggetto la delibera presidenziale dello scorso 30 maggio. Tale delibera va interpretata  in via estensiva: tutti i ciclisti sanzionati in passato per vicende doping non potranno partecipare ai campionati italiani e nemmeno essere convocati nelle rappresentative nazionali. In un primo momento sembrava che tale divieto fosse inteso solamente per i corridori sanzionati successivamente al 2008 (l'estate del Cera: scandalo Riccò-Piepoli al Tour, caso Sella, ecc.). In realtà, il presidente della Federazione Renato Di Rocco ha chiarito come il divieto andasse esteso anche alle sanzioni precedenti al 2008. In termini concreti, quindi, non potranno partecipare ai Campionati Nazionali Tricolori (che si svolgeranno domenica prossima in Sicilia) e non potranno essere convocati in nazionale per disputare Mondiali od Olimpiadi, atleti come Ivan Basso, Michele Scarponi, Danilo Di Luca, Alessandro Petacchi, tutti sanzionati per vicende doping. Un giro di vite che la Federciclismo ha adottato su "ispirazione" del CONI che per bocca di Gianni Petrucci aveva rimarcato qualche settimana fa la gravità della situazione nel mondo  del ciclismo. CONI che peraltro non ha ancora digerito la revoca della medaglia d'argento di Davide Rebellin alle ultime Olimpiadi di Pechino. Sempre in punta di diritto sportivo, c'è da chiarire se il divieto vada esteso altresì ai soggetti che in passato hanno ricevuto una ammonizione per questioni formali. Nello specifico si può citare il caso di Daniele Bennati, "ammonito" per la mancata comunicazione dell'utilizzo di una pomata contenente una sostanza vietata (betametasone).
Di Luca in maglia Katusha
Personalmente penso sia un passo giusto, lodevole. Soprattutto un tipo di sanzione concreta, che va a colpire in modo "irrevocabile" chi ha utilizzato scorciatoie illegali. Una sorta di primo passo verso quella sanzione durissima che in molti auspicano: niente più squalifica di 2 anni con possibilità di ritorno alle corse, ma radiazione dopo la prima violazione. In tutta questa vicenda va segnalata la quantomeno inopportuna scelta di Di Luca e del suo legale che hanno presentato ricorso presso l'Alta Corte del CONI per chiedere un'interpretazione della norma. Dopo le ultime vicende che lo hanno coinvolto, penso che sarebbe stato più corretto astenersi da qualsiasi forma di "contestazione" riguardante la normativa antidoping e le situazioni ad essa collegate. Anche perché il ciclista abruzzese ha ottenuto già uno sconto dalla giustizia sportiva nel procedimento post Giro d'Italia 2009.
La speranza è che la Federciclismo mantenga questa linea e che le altre Federazioni nazionali seguano questo esempio. Certo, qualcuno potrebbe obiettare che i corridori trovati positivi paghino già abbastanza con la semplice squalifica e che tale sanzione accessoria sia eccessivamente pesnate. Tuttavia, penso che la maglia tricolore e quella della nazionale debbano essere intonse e lontane da qualsiasi vicenda (presente o passata) poco limpida.

AGGIORNAMENTO AL 23/06 - In data 23/06 il Consiglio Federale della Fci ha ratificato la delibera presidenziale del 30 maggio, chiarendo come l'esclusione da Tricolori e Nazionali, valga per chi è stato squalificato almeno 6 mesi per doping. Escluse dal provvedimento le "ammonizioni". Per molti, anche per l'Associazione dei Ciclisti Professionisti Italiani (Accpi), si tratta di un provvedimento iniquo, trattandosi in sostanza di una sanzione accessoria comminata ex post. Staremo a vedere come sarà risolta la questione. Personalmente, lo ribadisco, è invece un provvedimento apprezzabile e la sua applicazione retroattiva è in linea con il (giusto) giro di vite voluto dal CONI.