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giovedì, febbraio 24, 2011

Inter-Bayern Monaco 0-1: calcio italiano ad un passo dal fallimento. Pagelle e Highlights

Il Bayern Monaco festeggia il gol vittoria
Partita molto piacevole quella giocata ieri sera a San Siro. Il Bayern Monaco di Van Gaal ha disputato la sua solita, ottima partita fatta di grande possesso palla, ampiezza e profondità. Una proposta di gioco moderna, offensiva, che partendo da una grande organizzazione complessiva, riesce a esaltare le qualità  dei singoli (Arjen Robben in primis). L'Inter ha ribattuto come poteva, difendendosi nel modo più ordinato possibile e cercando di colpire in contropiede, sfruttando le lacune della retroguardia bavarese (di Badstuber in particolare). Nel complesso, una partita aperta in cui il pareggio con gol avrebbe descritto più fedelmente l'andamento del match dal punto di vista delle occasioni. In realtà, essendo questo un ottavo di finale di Champions League, occorre anche analizzare l'impostazione del gioco e la personalità delle due squadre. L'Inter da campione d'Europa in carica, in casa propria, ha subito per lunghi tratti - specialmente nella ripresa - il gioco tedesco, riuscendo ad avere soltanto una fiammata verso l'80' e creando qualche pericolo grazie alla classe cristallina di Samuel Eto'o, palesando però molte difficoltà nella costruzione del gioco. Il calcio italiano esce così, ancora una volta, molto ridimensionato dal confronto europeo. In Italia l'atteggiamento remissivo di molte squadre e quello accondiscendente della classe arbitrale verso le cosiddette grandi (tanto per restare in tema ieri l'arbitro Banti ha favorito in modo palese la Roma a Bologna) coprono molte lacune. In Europa è un'altra storia. Non si può mentire dinanzi a squadre che interpretano il gioco con spirito moderno e propositivo. I tempi del contropiede o del gioco speculativo sono ampiamente superati. Un dato che può far riflettere: nelle statistiche sul possesso palla (voce non sempre determinante, ma indicativa di un tipo di gioco) della Serie A, l'Inter è nettamente in testa alla classifica (29' 47" di media a partita, più di un minuto sul Milan, secondo in questa graduatoria). Ieri sera il Bayern ha tenuto palla per 36' 30" contro i 30' 21" nerazzurri. Oltre all'evidente supremazia bavarese da questo punto di vista, emerge l'enorme differenza a livello di tempo effettivo tra Italia ed Europa. Non è un caso se le squadre italiane paghino dazio dal punto di vista fisico contro gli avversari europei. Da noi interruzioni di gioco e perdite di tempo sono fattori preponderanti. Così come proteste e isterismi per ogni minimo contatto (ieri sera l'arbitro Kassai ha ammonito Sneijder per le sue plateali e reiterate proteste; in Serie A spesso si sorvola). 
Insomma, le prospettive per il football italico non sono certo incoraggianti. Ci sono ancora le partite di ritorno per cercare di dimostrare che la vittoria in Champions dell'Inter 2009/2010 non è stata l'eccezione che conferma la regola. I sospetti, però, sono molto forti...

Ps, un paio di note a margine. Sky Sport 24 al termine degli incontri pubblica le pagelle (peraltro mai firmate). I voti sono materia altamente soggettiva, vero. Però spesso e volentieri quelli di Sky Sport 24 sono davvero lontani dalla realtà. Ieri sera il voto clou è stato il 5.5 a Mario Gomez. Vero che fino al gol ha fatto poco o niente, ma in una partita che termina 1-0 il giocatore che firma l'unico gol del match dovrebbe meritare quantomeno il 6.
L'altra annotazione riguarda la Gazzetta. Nel sommario della prima pagina di oggi si dice: "Negato un rigore". Su Gazzetta.it, nel resoconto della partita c'è invece scritto: "Samu cade in area al 20' (non c'è rigore)".

INTER - Julio Cesar 5, Maicon 6, Lucio 6, Ranocchia 5.5 (Kharja 5.5), Chivu 5.5, Zanetti 6, Thiago Motta 6, Cambiasso 5, Stankovic 5.5, Sneijder 5.5, Eto'o 6.5. All. Leonardo 5.5

BAYERN MONACO - Kraft 7, Lahm 6.5, Tymoshchuk 6, Badstuber 5.5, Pranijc 6 (Breno 6), Luiz Gustavo 6.5, Schweinsteiger 6, Robben 7, Mueller 6, Ribery 5.5, Gomez 6. All. Van Gaal 6.5


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martedì, febbraio 22, 2011

Mondiali di Sci Alpino - Garmisch 2011: i più e i meno dell'Italia (di Mattia Boato)

Christof Innerhofer e le sue tre, storiche, medaglie iridate
Ecco il bilancio finale della spedizione azzurra ai Mondiali di Sci Alpino di Garmisch, conclusisi domenica scorsa. Non potevo non chiedere un parere a Mattia Boato, maestro di sci nonché collaboratore della redazione olimpica di Sky Sport e già autore per il blog di alcuni articoli (l'ultimo su Jon Olsson, lo sciatore totale: vedi). Nelle parole di Mattia i più e i meno di questa rassegna iridata in cui l'Italia ha ottenuto ottimi risultati malgrado l'incomprensibile ostracismo del presidente Federale Morzenti nei confronti del Ct Claudio Ravetto. 

Nessuno avrebbe potuto pensare che gli azzurri potessero tornare dai mondiali di Garmisch con 6 medaglie, il miglior bottino da 14 anni a questa parte. Nulla nello sci è casuale, certo ci vuole tanta fortuna e a Garmisch la dea bendata ha saldato il conto aperto esattamente un anno fa a Vancouver. Assolutamente lecita quindi qualsiasi manifestazione di entusiasmo per questi grandi risultati che ci hanno permesso di chiudere al terzo posto nel medagliere, se poi teniamo conto che la Francia è al secondo posto per l'oro vinto nel Team Event, il risultato che ci portiamo a casa è straordinario.

I PIU’ E I MENO DEI MONDIALI DI GARMISCH

Segno + per Innerhofer che dopo una buona stagione, sempre lì con i primi soprattutto in prova, porta a casa 3 medaglie anche quando le condizioni della pista non lo favoriscono. Christof è stato una bella conferma più che una sorpresa, sono ormai un paio di anni che Ravetto continua a dire che Inner ha un gran talento ed è lo sciatore più “moderno” che ci sia in Italia.

Segno – per i gigantisti. Per anni la squadra di gigante è stata tra le più forti del mondo, oggi le cose sono cambiate. A Garmisch gara disastrosa, passi, può capitare. Il tasto dolente è il ricambio generazionale, per ora c'è solo un buon Borsotti che però deve ancora fare tanto e ha tutte le qualità per crescere, deve però avere l'opportunità di fare il proprio percorso in tranquillità senza troppe pressioni.

Segno + per Fill e Brignone. Peter è nuovamente nel giro dei grandi ad un anno dal rientro da quell'infortunio pauroso, talmente particolare che nessuno sapeva se sarebbe mai tornato quello di prima.
La Brignone ha infilato due manche perfette su una pista, quella del gigante femminile, che a dir la verità è stata la meno “mondiale”.

Doppio segno – per la Federazione Italiana Sport Invernali o meglio per i suoi dirigenti. Ravetto sembra sempre più distante dal rinnovo del proprio contratto. Le voci sono molte e, come spesso accade in questi casi, contrastanti. Resta il fatto che dati i mezzi messi a disposizione il CT Ravetto  ha fatto miracoli e dal punto di vista prettamente tecnico allontanarlo è una bestemmia.

Segno + per Manfred Moelgg. Tutti aspettavano la medaglia da Giuliano Razzoli e invece ecco Manni balzare sul podio. Doveva ancora arrivare un podio in questa stagione ed è arrivato quello più importante, un podio al mondiale ti consegna alla storia dello sci.

Nel complesso quindi degli ottimi mondiali, anche considerando che gente come Paris e Heel potranno completare insieme a Innerhofer e Fill una squadra di Discesa e Super-G davvero forte come ai tempi di Ghedina, Runggaldier, Perathoner e Vitalini.
Segnali positivi anche in campo femminile con 3 italiane nelle 6 in gigante.
Speriamo che il progetto continui, nel frattempo con la polemica Ravetto-Morzenti siamo riusciti a rovinarci la festa più bella. Non importa, le medaglie erano già nostre.

Mattia Boato

lunedì, febbraio 21, 2011

Il Fair Play Finanziario: la guida per capirne di più #3 (di Rado il Figo)

Terza e ultima puntata della guida al Fair Play Finanziario (vedi parte 1 e parte 2). Rado chiude il suo speciale approfondendo il tema legato a costi e ricavi determinanti e traendo alcune conclusioni su questo nuovo meccanismo di controllo e accesso alle competizioni europee istituito dall'Uefa, in vigore (a pieno regime) a partire dalla stagione 2014/2015. Ancora un doveroso ringraziamento a Rado per il grande lavoro svolto.


Come più volte scritto precedentemente, a far testo nel fpf interviene solo marginalmente il risultato economico d’esercizio – tutt’al più nelle condizioni sotto le lettere a) e b) delle prime quattro ed in ogni caso solo per i bilanci 2011/12 e 2012/13 – ovvero, non tutti i ricavi ed i costi iscritti a bilancio sono presi in considerazione, ma solo quelli definiti come “determinanti” dall’Allegato X, sezioni B e C, del Regolamento: a grandissime linee sono i conti economici relativi alla gestione “sportiva” del club, con un occhio di riguardo per le risorse destinate ad attività definite meritorie dall’UEFA. Molti dei costi relativi, infatti, anche quando sono “sportivi”, non saranno presi in considerazione con ovvio vantaggio nel calcolo del risultato relativo al fpf.
Nel dettaglio, i ricavi determinanti, con delle brevi spiegazioni ove abbia ritenuto necessario, sono i seguenti:
a)      ricavi da biglietteria: sono comprese tutte le gare, nazionali ed internazionali, ufficiali ed amichevoli;
b)      ricavi da sponsor e pubblicità;
c)      ricavi da diritti di diffusione: anche qui vale ogni tipo di gara e ogni tipo di mezzo di diffusione, quindi non solo quella televisiva;
d)      ricavi da attività commerciali: il merchandising o la vendita di alimenti e bevande nello stadio, ma anche lotterie ed avvenimenti vari legati al club e comunque non riassumibili in nessu’un’altra categoria;
e)      altri prodotti da sfruttamento: tutto ciò che non rientra nelle categorie sopra descritte. A titolo d’esempio si parla di sovvenzioni, dividendi ed altri ricavi di operazioni non calcistiche (ma comunque legate, presumo, all’aspetto sportivo del club);
f)        profitti risultanti dalla vendita dei giocatori: si tratta delle plusvalenze legate alla cessione dei giocatori. Plusvalenza è parola entrata nel gergo calcistico italiano quale sinonimo di trucco contabile ma è in realtà un termine squisitamente tecnico: è la differenza fra prezzo di vendita del giocatore e suo valore contabile; a sua volta, quest’ultimo è la differenza fra costo storico d’acquisto (oltre alle eventuali rivalutazioni operate nel tempo) e le quote di ammortamento. Più precisamente, solo se la differenza fra prezzo di vendita e valore contabile è positiva si parla di plusvalenza, altrimenti si è di fronte ad una minusvalenza, che rientrerà nei costi determinanti;
g)      eccedenze risultanti dalla cessione di immobilizzazioni materiali: sono le plusvalenze legate alla vendita del patrimonio del club (fabbricati, terreni, attrezzature, ecc.). Di principio non sono considerate (con relativo nocumento del risultato relativo al fpf) se non in due casi:
1)      se l’immobilizzazione venduta, a patto che non sia né lo stadio né le strutture d’allenamento del club, sia stata rimpiazzata e solo per un importo pari alla differenza fra prezzo di vendita e costo storico d’acquisto;
2)      se l’immobilizzazione venduta è stata rimpiazzata, e solo per un importo pari alla differenza fra prezzo di vendita del bene “sostituito” e costo d’acquisto del bene “sostituto” oppure fra prezzo di vendita del bene “sostituito” e valore attualizzato di cinquanta annualità di affitto (minimo) per l’utilizzo del bene “sostituto”;
h)      ricavi finanziari: gli interessi derivanti dai titoli detenuti dal club.
Tuttavia, anche se eventualmente compresi nelle predette voci, devono comunque essere esclusi dai ricavi determinanti, operando gli opportuni aggiustamenti, le seguenti poste:
i)        crediti non monetari: operazioni di rivalutazione delle immobilizzazioni materiali ed immateriali, delle rimanenze finali, le riprese dei deprezzamenti o degli ammortamenti delle immobilizzazioni materiali (compresi i cartellini dei giocatori) ed i guadagni (o le perdite) dovute alle fluttuazioni dei tassi di cambio;
j)        ricavi provenienti da transazione colle parti legate superiori al valore di mercato: esempi sono la vendita di pacchetti d’ospitalità o il diritto ad accedere al cosiddetto “palco d’onore” o “tribuna vip” dello stadio, ed in generale tutte le operazioni dove beni o servizi sono forniti dal club alle parti legate. I ricavi di questo tipo non possono eccedere il valore normale, ovvero quanto si sarebbe ricavato se la stessa transazione fosse intervenuta fra il club ed una terza parte completamente estranea. Per cui il ricavo relativo sarà considerato pari al valore minore fra quello effettivo e quello di mercato;
k)      ricavi provenienti da operazioni non calcistiche non legate al club: i ricavi che siano esclusivamente e chiaramente senza alcun legame coll’attività, i locali ed il nome del club. Sono da considerare, ad esempio, ricavi determinanti anche quelli da attività che hanno avuto luogo nello stadio o nelle strutture d’allenamento del club, o nelle loro immediate vicinanze, o tutte le operazioni che deliberatamente sfruttano il nome del club. Il regolamento non lo precisa espressamente, ma si può pensare ai casi dei concerti tenuti negli stadi, appositamente affittati all’uopo dal club, o quando un’amministrazione locale paga un club affinché trascorra un periodo del precampionato nei suoi confini, sfruttando il nome del club stesso ai fini pubblicitari come attrazione turistica.

I costi determinanti, in prima analisi, sono analoghi ai ricavi della stessa natura, ad eccezione di quelli legati ad attività considerate meritorie dall’UEFA (settori giovanili, impegno sociale, costruzione di impianti sportivi) ed in quanto tali soggette all’agevolazione di non essere considerati come voce negativa nel calcolo del risultato economico. I costi determinanti sono pertanto i seguenti:
a)      costi di vendita/dei materiali: costi per l’equipaggiamento tecnico, le spese mediche, la ristorazione, ecc.;
b)      prestazioni a favore del personale: s’intendono tutti i dipendenti, non solo i calciatori ma anche gli amministratori, e vi sono inclusi non solo gli stipendi ma anche tutti i vantaggi non monetari (i benefit come l’auto sociale o le convenzioni per gli acquisti agevolati dei dipendenti) concessi anche dopo la scadenza del contratto, nonché le varie indennità di fine rapporto o i pagamenti tramite azioni proprie del club;
c)      costi di sfruttamento: dell’attività sportiva, vedi le spese legate all’organizzazione delle gare (tipo l’affitto dello stadio) ma anche tutte le spese legate alle operazioni non direttamente calcistiche (come tasse ed imposte varie);
d)      ammortamenti/perdite di valore relativi all’acquisto dei giocatori e perdite legate alla loro cessionegli ammortamenti sono la quota parte del costo d’acquisto totale del giocatore che grava su un singolo esercizio; le perdite di valore sono i deprezzamenti del costo d’acquisto ulteriori agli ammortamenti (si pensi ad un giocatore gravemente infortunato); le perdite legate alla cessione di giocatori sono leminusvalenze, per la cui spiegazione si rimanda alla voce plusvalenze dei ricavi determinanti;
e)      carichi finanziari e dividendi: oltre agli interessi per i vari prestiti, mutui o scoperti bancari, sono compresi anche i dividenti (quota parte dell’utile di esercizio) distribuiti ai soci, anche se la voce dovesse figurare (come per la contabilità italiana) nello stato patrimoniale. La cosa può sorprendere, ma non eccessivamente: l’UEFA vuole premiare quei club che riescono a “reggersi da soli”, ovvero capaci di generare utili da reinvestire nel club stesso (il cosiddetto autofinanziamento). Chiaramente se tali utili sono dati ai soci, non possono più essere investiti nell’attività sociale. Questo è un punto che, a titolo personale, è passato inosservato e che potrebbe creare più di un problema ai club quotati in borsa;
f)        spese provenienti da transazioni colle parti legate al clubcome per i relativi ricavi, i costi derivanti da queste operazioni sono considerati al maggior valore fra quello di mercato e quello effettivo.
Tuttavia, come per i ricavi, se eventualmente compresi nelle predette voci, devono essere escluse dai costi determinanti, operando gli opportuni aggiustamenti, le seguenti poste:
g)      spese relative allo sviluppo del settore giovanile: il club per godere di tale vantaggio deve però contabilizzare separatamente i costi del settore giovanile da tutti gli altri. Inoltre certe spese non rientrano a prescindere in tale agevolazione: per esempio, fra i costi determinanti vi saranno sempre le spese per il reclutamento, le commissioni pagate per il tesseramento dei giovani ai loro agenti o ad altro club ed i costi del personale impiegato solo parzialmente nel settore giovanile;
h)      spese relative alle attività di sviluppo della collettività: costi riguardanti le attività pubbliche miranti a promuovere la partecipazione allo sport e a favorire lo sviluppo sociale sostenute dal club. Si pensi a tutte le attività per la promozione dello sport, della salute, dell’integrazione sociale e l’uguaglianza, dello sport amatoriale o per la prevenzione dalla povertà, ma anche per la promozione dell’armonia religiosa o razziale e gli aiuti alle persone in difficoltà a causa dell’età, della salute o delle condizioni economiche. Come per il settore giovanile, è necessario che tali spese siano contabilizzate a parte mentre alcune sono a prescindere sempre considerate costi determinanti: oltre agli oneri generali non direttamente collegabili a tali attività, vi sono le spese del personale non ivi dedicato a tempo pieno;
i)        debiti/carichi non monetari: è la “controparte” dei ricavi determinanti, a cui si rimanda colle opportune modifiche;
j)        carichi finanziari direttamente attribuibili alla costruzione d’immobilizzazioni materiali: costi sui prestiti accesi per la costruzione del patrimonio del club, compreso lo stadio e gli impianti per l’allenamento. È facoltà del club chiederne l’esclusione dai costi determinanti, che comunque non sarà mai “piena”. Infatti, è possibile operarla solo finché la costruzione non s’è ultimata e per una somma pari alla differenza fra gli interessi reali (non capitalizzati) e i ricavi provenienti dall’utilizzo temporaneo della somma presa a prestito (e sulla quale sono calcolati gli interessi);
k)      spese provenienti da operazioni non calcistiche non legate al club: è la “controparte” dei ricavi determinanti, a cui si rimanda colle opportune modifiche.

Oltre a queste ultime voci, possono essere ugualmente esclusi dai costi determinanti: gli ammortamenti o i deprezzamenti delle immobilizzazioni materiali e di quelle immateriali diverse dal costo di acquisto dei giocatori, nonché gli oneri fiscali. Questi ultimi sono (potenzialmente) esclusi per non creare difformità di trattamento a causa del diverso carico fiscale dei vari Stati; tuttavia saranno sempre costi determinanti l’imposta sul valore aggiunto (IVA) e tutti gli oneri fiscali e sociali a favore dei dipendenti del club.

Chiusa così la breve illustrazione su cosa sia il fpf, e come e quando saranno giudicati i club ai fini della partecipazione alle competizioni UEFA, rimangono da descrivere le eccezioni, ovvero quei club che pur chiedendo l’iscrizione alle coppe europee, non passeranno sotto il vaglio del fpf. La prima riguarda i club dalla serie B in giù, e sempre a patto che per ottenere l’iscrizione al campionato di competenza siano richiesti dei requisiti meno stringenti che per la serie A, e rientra nella più generale eccezione per tali club, i quali sono, infatti, esentati dal chiedere il rilascio della Licenza UEFA (di cui il fpf, ricordo, è solo uno degli aspetti). La seconda eccezione riguarda i club che dimostrino come nei due esercizi precedenti (riprendendo il nostro esempio iniziale, quindi, nel 2012/13 e 2013/14) sia i ricavi determinanti sia i costi determinanti siano stati inferiori a €. 5.000.000, e sempre che l’UEFA non decida comunque di sottoporli al vaglio del fpf.

È tempo ormai dei commenti finali, sperando di essere stato abbastanza chiaro (ma c’è sempre spazio nei commenti per eventuali delucidazioni) e di aver dato una concreta mano a comprendere questa materia ancora poco conosciuta. È difficile oggi prevedere se il fair play finanziario riuscirà nell’intento di dare una “regolata contabile” ai club europei: sicuramente l’UEFA ha dato un segnale forte nello stabilire la sua entrata in vigore a stretto giro di posta (si hanno solo tre stagioni colla presente per mettersi in regola), anche se le numerose eccezioni e il non aver comunque previsto una automatica esclusione dalle coppe a chi non rientra in tali parametri fanno intuire che almeno per i primi periodi di applicazione vi saranno molte “iscrizioni con riserva”, ovvero legate ad impegni futuri di concreto risanamento dei conti, anche se dopo l’ultima sessione di mercato la stessa confederazione europea, di fronte alle vertiginose cifre comunque ancora spese, ha già preannunciato di voler agire con ben poca flessibilità.

mercoledì, febbraio 16, 2011

Milan-Tottenham 0-1: Gattuso e Flamini simboli della crisi europea rossonera. Pagelle e Highlights

Dal 2003 al 2007 il Milan è stata la squadra europea più forte e continua. Sono i dati a dimostrarlo. Vittoria della Champions nel 2003, suicidio a La Coruna nei quarti di finale del 2004, finale persa in modo incredibile a Istanbul nel 2005, semifinale tiratissima contro il Barcellona campione d'Europa nel 2006 e nuovo trionfo nel 2007. Cinque edizioni giocate a grandi livelli, esibendo un gioco fatto di possesso palla, tecnica e organizzazione. 

Lennon e Crouch festeggiano
Il Milan visto ieri sera contro il Tottenham, ma anche quello delle ultime campagne europee, è lontano anni luce da quella squadra, apprezzata e applaudita in tutta Europa. Una squadra muscolare, senza giocatori tecnici in mezzo al campo (mancava Pirlo, vero, ma il playmaker ex Inter c'era già nel 2003...) e con alcuni interpreti catapultati in un palcoscenico troppo importante per i loro mezzi. Il Tottenham è la quinta/sesta forza del campionato inglese e ieri sera si è presentato a San Siro senza la stella Bale e con l'altro giocatore di classe superiore - Luka Modric - a mezzo servizio (operato d'appendicite solo 10 giorni fa). Il primo tempo è stato dominato dagli Spurs, nonostante le assenze e alcune scelte non proprio coraggiosedi Redknapp. Nel secondo, invece, più che col gioco, il Milan ha provato con la forza dei nervi e l'orgoglio. Alla fine, solamente due conclusioni in porta di Yepes. Robinho ha dimostrato la sua poca consistenza in campo internazionale, mentre Ibrahimovic, al cospetto di avversari senza complessi d'inferiorità e forti fisicamente (ottima la partita di Dawson) ha steccato ancora una volta. Insomma, lo 0-1 non è un risultato impossibile da ribaltare, ma l'attuale Milan non sembra in grado di ripetere alcune grandi partite del passato (e a White Hart Lane ci saranno Bale e Modric dal primo minuto). Si potrebbe riaprire l'ormai consolidato discorso sulla superiorità del calcio inglese su quello nostrano  - il Milan sta comandando il campionato italiano da diversi mesi - ma ormai la cosa è evidente agli occhi di tutti, anche dei commentatori che non hanno mai sentito nominare Lennon, Kranjcar o Corluka. Proprio il terzino destro croato ha subito un fallo da codice penale di Flamini, uscendo infortunato in barella (a tal proposito non è da escludere un intervento disciplinare dell'Uefa - molto sensibile nella lotta contro il gioco violento  - nonostante l'arbitro abbia visto e sanzionato il francese). A parti invertite si sarebbe gridato allo scandalo. Non solo, il buon Flamini, nei momenti in cui i medici del Tottenham prestavano soccorso a Corluka, trovava anche il coraggio di protestare con l'arbitro che lo aveva graziato per la "perdita di tempo" degli Spurs. Flamini, oltre a essere un modesto interprete del ruolo - o, come riportato lunedì da Gigi Garanzini nel suo blog con riferimento a Chiellini e Pepe, riprendendo una definizione di Gianni Brera, un giocatore che denota una mesta broccaggine - si conferma altresì giocatore scorretto. Cosa che fino a ieri non si poteva dire di Gennaro Gattuso, giocatore dall'eccezionale carica agonistica, ma - quasi - sempre leale (l'unico atteggiamento grave che mi ricordo è una scenata al termine di un Milan-Schalke contro Poulsen). Nel match col Tottenham, invece, il capitano (aggravante) rossonero, ha dato vita ad una serie di comportamenti gravemente antisportivi. Non serve aggiungere altro, l'Uefa lo punirà pesantemente. Così come il paragone tra questo Milan e quello 2003-2007, anche quello tra il comportamento dell'attuale capitano, con quello di allora - un certo Paolo Maldini - finisce per essere improponibile. 

Insomma, l'andata degli ottavi di Champions ha dimostrato come questo Milan abbia poco a che fare con quello vincente del ciclo Ancelotti. Non solo per l'impostazione di gioco e la qualità degli interpreti, ma anche (e soprattutto) per lo stile

PAGELLE MILAN-TOTTENHAM 0-1 (andata ottavi di finale)
MILAN - Abbiati 6.5 (Amelia 5: non ha capito che c'è una partita di ritorno...), Abate 6, Nesta 6, Yepes 6, Antonini 5, Flamini 4, Thiago Silva 5.5, Gattuso 3, Seedorf 5 (Pato 5.5), Robinho 5, Ibrahimovic 5.5.

TOTTENHAM - Gomes 7, Corluka 6.5 (Woodgate 6.5), Gallas 6.5, Dawson 7, Assou-Ekotto 6.5, Lennon 7, Sandro 6.5, Palacios 6.5, Pienaar 6 (Kranjcar 6), Van der Vaart 6.5 (Modric 6.5), Crouch 7.


martedì, febbraio 15, 2011

Il Fair Play Finanziario: la guida per capirne di più #1 (di Rado il Figo)

Come anticipato nei commenti riservati al post "Diritti Tv, redditività e fatturato Serie A 2010/2011..." (vedi), ecco lo speciale in più puntate riservato al Fair Play Finanziario. Una guida analitica, dettagliata su come cambierà il calcio europeo nei prossimi anni. Il Fair Play Finanziario entrerà in vigore a partire dalla stagione calcistica 2013/2014 (a pieno regime dalla 2014/2015) e sarà una nuova, ulteriore condizione per potersi iscrivere alle Coppe Europee. Nello scorso mercato di gennaio si è parlato moltissimo - spesso a sproposito - di Fair Play Finanziario. Ecco perché ho ritenuto necessario realizzare - grazie alla disponibilità e competenza di Rado il Figo, uno dei massimi esperti di regolamenti, bilanci e contabilità a livello calcistico - uno speciale in cui spiegare nel dettaglio e con un lessico (corredato da esempi pratici) accessibile a tutti, le norme presenti nel regolamento Uefa. Un grazie sentito a Rado per la disponibilità e per il grande lavoro svolto. Nell'area riservata ai commenti, spazio a domande e approfondimenti.

Fair play finanziario: tre parole che ultimamente si sentono ripetere molto spesso. Si usano per giustificare operazioni di mercato carenti in fase di entrata o eccessive in fase di uscita; si sbandierano come minaccia verso club avversari che non hanno badato a spese; si citano frequentemente senza sapere esattamente cosa implicano e quale è il loro vero significato. Si è sentito parlare di “non si potrà spendere più di quanto si incassa” (invero frase presente anche nel sito dell’UEFA) o che per partecipare alle coppe europee si dovrà raggiungere quanto meno il pareggio di bilancio. Concetti in realtà superficiali e non corrispondenti esattamente al vero.
Con questo scritto voglio appunto spiegare cosa sia il fair play finanziario, applicandone le norme, per semplicità espositiva, ad un club italiano che tenga la contabilità per “stagione” (dal luglio di un anno al giugno del successivo) e non per “anno solare” (come il Milan) e che dovesse iscriversi alle coppe europee 2014/15. Non ho l’ambizione di spiegare nel dettaglio ogni singola sfaccettatura della materia: più semplicemente metterò in campo le mie conoscenze di ragioneria e la lettura dei regolamenti ufficiali UEFA, usando il più possibile un linguaggio sì tecnico ma – spero – comprensibile a chiunque.

Per prima cosa, le norme sul fair play finanziario (fpf da qui in avanti) sono contenute nel Regolamento UEFA sull’ottenimento della licenza per club e sul fair play finanziario, la cui edizione 2010 è stata pubblicata il 27 maggio scorso. Il fpf entrerà in vigore dalla stagione 2013/2014, ma a pieno regime solo dalla successiva 2014/15, e sarà una delle condizioni necessarie per ottenere l’iscrizione alle coppe europee, a fianco delle attuali, fra cui ricordiamo il titolo sportivo (piazzamento ottenuto nei tornei nazionali o europei) e la licenza UEFA (che già ora costringe qualche club a non essere presente in Champions o Europa League), di cui in realtà il fpf sarà una delle condizioni per ottenere il suo rilascio. La differenza fra il fpf del 2013/14 e quello a pieno regime, riguarda l’ampiezza del periodo di sorveglianza, che a regime copre tre periodi di reporting, ridotti a due per la prima stagione d’applicazione.

Partendo quindi coll’esempio, un club italiano che volesse iscriversi alle coppe del 2014/15, deve presentare la struttura completa del gruppo di cui fa parte, fino a determinare chi esercita l’effettivo controllo sul club. Tale struttura deve obbligatoriamente comprendere chi ha in contabilità i costi e i ricavi determinanti, mentre non sono comprese quelle filiali non rilevanti o la cui attività è esclusivamente e chiaramente non calcistica.
Il club sarà valutato per un periodo di sorveglianza che copre le stagioni, ed i relativi bilanci, 2011/12 (periodo di reporting 2012), 2012/13 (periodo di reporting 2013) e 2013/14 (periodo di reporting 2014). A tal fine, il club deve presentare lo stato finanziario annuale alla data di chiusura degli esercizi sociali 2011/12 e 2012/13, comprendente stato patrimoniale, conto economico, tabella dei flussi di tesoreria, un rapporto finanziario e un allegato coi metodi contabili usati ed altre notizie utili (di minore importanza ai presenti fini). Sono poi richieste tutte le informazioni, se non già comunque presentate, relative al fpf per i primi due periodi di reporting (2012 e 2013), mentre quelle relative al terzo ed ultimo (2014) saranno richieste solo se il club rientra in almeno una delle 4 condizioni che ora saranno descritte.

In linea di principio, per rispettare le esigenze del fpf il club non deve rientrare in nessuna delle quattro seguenti condizioni:
a)      l’UEFA muove delle osservazioni relative allo stato finanziario 2012/13 o esprime delle riserve sulla capacità del club di proseguire la sua attività;
b)      lo stato finanziario 2012/13 rileva un peggioramento del passivo netto rispetto allo stato finanziario 2011/12;
c)      i costi determinanti superano i ricavi determinanti in almeno uno dei bilanci 2011/12 e 2012/13;
d)     il club presenta dei pagamenti in arretrato verso altri club e/o verso i propri dipendenti al 30 giugno 2014.
Inoltre l’UEFA si riserva sempre il diritto di chiedere in qualsiasi momento della stagione informazioni supplementari, in particolare se le prestazioni a favore dei dipendenti superino il 70% dei ricavi o se l’indebitamento netto superi il 100% dei ricavi.

Alcuni dei punti sopra esposti meritano dei chiarimenti: la lettera b) in sostanza impone al club di avere un utile d’esercizio almeno nel 2012/13, mentre la lettera c) impone che i ricavi determinanti del club siano sempre almeno pari ai costi determinanti sia nel 2011/12 sia nel 2012/13. La differenza è che la lettera b) riguarda tutti i costi ed i ricavi (ovvero il vero e proprio risultato d’esercizio), mentre la lettera c) riguarda solo quei costi e quei ricavi che l’UEFA definisce, appunto, determinanti (la cui differenza è il risultato relativo al fpf) e che saranno spiegati in seguito. 
La lettera d) riguarda i veri e propri debiti verso alcune categorie di creditori: altri club relativamente all’acquisto di giocatori, il proprio personale e verso le amministrazioni fiscali e previdenziali. Negli acquisti sono compresi anche i prestiti, mentre per personale s’intendono i giocatori professionisti e gli addetti alle aree amministrativa, tecnica, medica e della sicurezza; nulla rileva per il personale se non è più alle dipendenze del club. Se il club rientra in tale condizione, deve anche dimostrare successivamente di non avere analoghi debiti al 30 settembre 2014. Tuttavia non tutti i debiti così descritti sono presi in considerazione: sono, infatti, esclusi quelli per i quali o si è raggiunto col creditore un accordo scritto di dilazione nel pagamento (per esempio: gli acquisti a rate dei giocatori) o si sono aperte vertenze legali, sempre che l’UEFA non le giudichi promosse dal club al solo scopo di eludere la norma sul fpf o non manifestamente infondate se promosse dai creditori.

Se un club rientra in almeno una delle 4 condizioni suddette, può comunque soddisfare le esigenze del fpf se soddisfa almeno una delle seguenti altre due condizioni:
1)      il risultato relativo al fpf per l’intero periodo di sorveglianza non è negativo;
2)      il risultato relativo al fpf per l’intero periodo di sorveglianza è negativo, ma rientra nei limiti di scarto accettabile, se necessario anche sommando (ovviamente solo se questo è positivo) il risultato relativo al fpf per gli esercizi 2009/10 e 2010/11 (periodi di reporting 2010 e 2011).
Anche in questo caso le due condizioni necessitano di alcune spiegazioni. La numero 1) prevede che il fpf sia rispettato anche quando la somma dei ricavi determinanti degli esercizi 2011/12, 2012/13 e 2013/14 sia almeno pari alla somma dei costi determinanti degli stessi esercizi. Il che comporta quantomeno che necessariamente i ricavi determinanti superino i costi determinanti nel 2013/14.
Ma se anche così il risultato relativo al fpf per i periodi di reporting 2012, 2013 e 2014 fosse negativo, la numero 2) viene in soccorso introducendo una nuova soglia, più bassa: la somma dei costi determinanti degli esercizi 2011/12, 2012/13 e 2013/14 o, se più favorevole, degli esercizi dal 2009/10 al 2013/14, non deve superare la somma dei ricavi determinanti degli stessi esercizi per più di €. 5.000.000.


Il Fair Play Finanziario: la guida per capirne di più #2 (di Rado il Figo)


Il club, tuttavia, ha ancora una porta aperta, anche se superasse questa prima soglia di scarto accettabile, che può essere estesa fino a €. 45.000.000, ma a patto che sia interamente coperta dai contributi dei soci e/o delle parti legate (mia personale traduzione per l’originale francese parties liées) al club.
La soglia suddetta sarà però valida solo per le prime stagioni di applicazione del fpf (2013/14 e 2014/15), essendo già previsto un suo progressivo abbassamento, quantificato in €. 30.000.000 per le stagioni dal 2015/16 al 2017/18 e per una cifra ancora minore da determinarsi dal 2018/19 in poi.
Come detto, arrivati a quest’ultima soglia, il fpf prevede un intervento diretto dei soci e/o delle parti legate. Queste ultime sono sia tutti gli enti legati al club perché facenti parte dello stesso gruppo e/o comunque fra loro associati, anche per avere gli stessi assetti proprietari o gli stessi soggetti che ne esercitano il controllo o hanno un’influenza notevole, sia tutte le persone o i loro familiari prossimi che esercitano un controllo o hanno un’influenza notevole sul club o che figurano fra i principali dirigenti del club o della eventuale società madre.
I soci devono coprire lo scarto accettabile attraverso versamenti in conto capitale (versamenti a fronte di aumenti, anche futuri, di capitale) o coll’utilizzo dei fondi di riserva (utili di esercizi precedenti accantonati e non distribuiti fra i soci); le parti legate devono invece effettuare versamenti in conto capitale a fondo perduto (senza obbligo di rimborso o di qualsivoglia contropartita), ivi comprese rinunce a propri crediti e/o transazioni finanziarie, ma solo per la parte eccedente il valore normale di mercato dell’operazione. Sia per i soci che per le parti legate, si deve trattare di veri e propri versamenti, nulla valendo dichiarazioni d’intenti o impegni per versamenti futuri. Analogamente non sono considerati contributi validi ai fini della copertura dello scarto accettabile i giri di poste per rivalutazioni di attivi di bilancio, gli aumenti dei fondi di riserva non legati ad effettivi versamenti e tutti i contributi che comunque possano essere inquadrati e/o contabilizzati come debiti o per i quali sono previste contropartite di qualsiasi natura. Detto in parole povere, lo scarto accettabile deve essere interamente coperto a pagamento (ovvero tramite versamento di somme di denaro nella casse sociali) o, se a titolo gratuito, solo coll’utilizzo dei fondi di riserva (ovvero rinunciando i soci a utili precedentemente accantonati in bilancio); in nessun caso può essere coperto ricorrendo a debiti, in qualsiasi forma essi poi effettivamente appaiano in bilancio.

Qui è necessario aprire una parentesi su quanto prevede il diritto italiano al riguardo: i club professionistici devono essere obbligatoriamente delle società per azioni (spa) o delle società a responsabilità limitata (srl), entrambe società di capitali, i cui bilanci sono sottoposti (anche) alle norme del codice civile, che prevedono, fra le altre, l’intervento dei soci in caso di perdita d’esercizio di oltre un terzo del capitale sociale. Le norme UEFA sul fpf differiscono su vari aspetti: in primo luogo, fanno riferimento ad un periodo pluriennale e non parlano di singolo esercizio; in secondo luogo, come anticipato, non si parla, se non marginalmente, di risultato economico d’esercizio (differenza fra ricavi e costi) ma di risultato relativo al fpf (differenza fra ricavi determinanti e costi determinanti). Proseguendo, in caso di risultato negativo, gli scarti accettabili sono espressi in termini assoluti e non in proporzione al capitale. Ovvero, a prescindere dall’entità del capitale sociale, le soglie rimangono sempre di 5 o di 45 milioni, mente il codice civile parla di un terzo del capitale sociale. Infine, il fpf prevedendo l’integrale copertura dello scarto accettabile con un intervento diretto di soci e/o parti legate; viceversa il codice civile prevede anche la possibilità di ridurre il capitale a copertura delle perdite, rendendo obbligatorio per i soci mettere mano al portafoglio solo per eventualmente riportarlo al minimo imposto dallo stesso codice o dalle leggi speciali (a meno di non voler sciogliere o trasformare la società).

Continuando ora col fpf, i contribuiti dei soci e delle parti legate devono essere versati e contabilizzati o in uno qualsiasi dei bilanci 2011/12, 2012/13 o 2013/14 oppure entro il 31 dicembre 2014. In quest’ultimo caso, facendo i contributi parte del bilancio 2014/15 (periodo di reporting 2015), non potranno più essere considerati ai fini del periodo di sorveglianza successivo (periodi di reporting 2013, 2014 e 2015): agli effetti pratici, insomma, è come se facessero parte del bilancio 2013/14.

Tuttavia, è ancora possibile per un club rientrare nelle esigenze relative al fpf, anche in caso di sorpassa le soglie di scarto accettabile, se supera positivamente l’esame mirato sui seguenti cinque fattori elencati nell’Allegato XI del Regolamento:
a)      ampiezza e tendenza del risultato relativo al fpf: entità del deficit sia in termini assoluti sia in rapporto ai ricavi determinanti e suo andamento temporale;
b)      impatto dei flussi di cambio: influenza sull’ammontare del deficit dei tassi di cambio, qualora si usasse una moneta di conto diversa dall’euro (si pensi ai club inglesi che ancora usano la sterlina). Ovviamente per il nostro esempio basato su un club italiano, questo fattore non può essere preso in considerazione;
c)      risultato preventivo relativo al fpf 2014/15 (periodo di reporting 2015). L’UEFA si riserva il diritto, per una migliore valutazione, di chiedere i bilanci preventivi anche dei due successivi esercizi (2015/16 e 2016/17);
d)     correttezza del budget: realismo e coerenza del risultato relativo al fpf del piano di conformità eventualmente sottomesso precedentemente dal club all’UEFA (presumo, vicinanza a quello realmente verificatosi);
e)      indebitamento: i debiti del club, valutati a seconda delle fonti (ovvero chi sono i suoi creditori), della capacità di pagare gli interessi ed il capitale e dell’anzianità (da quanto tempo sono riportati a bilancio), anche attraverso l’uso di determinati indici di bilancio;
f)       forza maggiore: tutte quelle circostanze impreviste ed imprevedibili, totalmente al di fuori del controllo del club.
Per i primi due anni di applicazione (2013/14 e 2014/15) sono previsti ulteriori due fattori di valutazione:
g)      tendenza positiva del risultati annuali relativi al fpf, considerati come prova che il club abbia dato vita ad un concreta strategia per entrare nel futuro nelle esigenze del fpf;
h)      prova che il deficit globale è dovuto unicamente al deficit del 2011/12, causato dai contratti coi giocatori conclusi entro il 31 maggio 2010 (in caso di loro successiva rinegoziazione, non sono più presi in considerazione a questi fini).

Contrariamente ai fattori visti precedentemente, di carattere “oggettivo” (dove parlano i numeri e stop), questi sono invece prettamente “soggettivi”, ovvero legati a valutazioni personali, in quanto tali opinabili e colla concreta possibilità di difformità da persona a persona. Il che, a titolo, appunto, personale, non è di certo il massimo, specie quando si porta avanti la lotta per un miglior controllo dei conti di bilancio, per quanto una certa flessibilità non possa nuocere in certi casi (pensiamo alla forza maggiore della lettera f). Facile prevedere polemiche dei club “virtuosi”, anche se a livelli diversi, esclusivamente per i propri conti o per il contributo dei propri soci, contro chi sarà considerato comunque “conforme” esclusivamente in base ad una valutazione degli organi UEFA.

In conclusione, se il club non riuscisse ad essere valutato in regola colle esigenze del fpf nemmeno prendendo in considerazione questi ultimi fattori, solo allora sarà sottomesso alle misure previste dal Regolamento Disciplinare UEFA che potranno portare alla sua (certa) esclusione dalle coppe europee.

venerdì, febbraio 11, 2011

Scandalo Riccò: l'inarrestabile follia del doping e l'illusione di un innamorato

Riccardo Riccò espulso dal Tour 2008
Chiedo scusa ad Angelo Zomegnan, direttore del Giro d'Italia a cui avevo riservato diverse critiche per il mancato invito alla squadra di Riccardo Riccò (allora la Ceramiche Flaminia) al Giro d'Italia 2010. Scrissi che si trattava di un evidente errore, una disparità di trattamento inspiegabile tra Riccò e altri atleti che avevano finito di scontare la loro squalifica (Basso in primis) e che quindi potevano tornare a gareggiare nella corsa rosa. Zomegnan sostenne che "Riccò deve dimostrare di essere tornato pulito...". Una frase sibillina, ma che letta col senno di poi spiega molte cose. Ammetto che il modo di correre spavaldo e spettacolare di Riccò mi piaceva molto. Speravo, da grande innamorato di questo sport, di vedere il Cobra di Formigine duellare con Basso, Nibali e gli altri ciclisti più forti sulle rampe del Giro. Un'illusione. Riccò è sempre stato un ciclista chiacchierato e la fine della sua carriera dopo - stando alle parole del dottore che lo ha soccorso all'ospedale - un autoemotrasfusione andata male dimostra che quanto fatto vedere in questi anni dal modenese era qualcosa di poco limpido. Una presa in giro, un'illusione, appunto. Ad un passo dalla morte, si legge nelle agenzie e nei principali quotidiani, Riccò ha scelto di continuare a vivere, confessando lo squallido tentativo di migliorare le sue prestazioni. 
C'è da capire cosa spinga un atleta, ma prima ancora un uomo - padre di una bimba di pochi mesi - a perseverare, anche dopo una lunga squalifica, in questa truffa. Per comprendere appieno questa "follia inarrestabile", pubblico parte di un articolo di Eugenio Capodacqua di Repubblica  (clicca qui per leggere tutto l'articolo), uno dei più attivi e intransigenti cronisti nella lotta al doping. Un pezzo che descrive magistralmente questo perverso meccanismo.

"Quello di Riccardo Riccò è il dramma di un ciclismo che non sa o non può uscire dalla spirale della farmacia proibita. E siamo all'assurdo: l'autoemotrasfusione fai-da-te. Provate un po' ad immaginare il percorso: ti infili un ago in vena (da solo), lo colleghi ad una sacca per il sangue, stai lì una buona mezz'oretta per riempire il recipiente. Poi metti la sacca in frigo. La conservi. Quindi all'occorrenza nell'imminenza degli impegni sportivi fai l'operazione inversa. Con tutti i rischi annessi e connessi: primo fra tutti lo choc anafilattico e i danni renali, come sembra sia stato nel caso dello scalatore di Formigine. "Una follia, uno schifo, una cosa da vomito", raccontava poco tempo fa un tecnico che ha seguito come esperto numerose indagini di Nas e Finanza. Una follia cui si è arrivati perché ormai il meccanismo è inarrestabile, checché ne dicano i dirigenti del ciclismo mondiali e nazionali che oggi sbandierano una lotta forse per la prima volta determinata, ma certamente tardiva. Perché la spinta al doping viene dal basso e per un corridore che viene pizzicato altri 100 la fanno franca. Non si può dire, come ha fatto tempo fa il capo della Procura antidoping del Coni Ettore Torri, che siano "tutti" dopati" ma se si mette un "quasi" davanti non si va lontano dalla realtà. E non è che in altri sport di vertice la situazione sia molto diversa nella sostanza. Sono i ritmi asfissianti di calendari insostenibili che obbligano al "trattamento". Nel calcio, ad esempio, si gioca quasi ogni due giorni quando la fisiologia consiglierebbe di riposare almeno per tre. L'atleta è una macchina da prestazione. Prestazione, risultati, cioè soldi, cioè fama. E così si rischia. La salute in primis, la radiazione in caso di recidiva poi. Come per Riccò, già squalificato per epo (20 mesi), che ha vissuto da sempre con una nuvola grigia sul capo. Dubbi e ombre gravano da sempre sul capo dello scalatore di Formigine. Da quando ancora juniores (2001) fu fermato per ben due volte per i valori ematici fuori norma. Problema risolto nel momento in cui passato alla corte dello svizzero Gianetti approdò ad una provvidenziale certificazione da parte della federazione internazionale che ha garantito la credibilità dei suoi parametri elevati oltre la media.
Aldo Sassi con Riccò
Ma l'anno o poco meno dal rientro dalla squalifica (marzo 2010) è stato un crescendo di sospetti e indizi negativi, anche se recentemente un insospettabile schierato sul fronte della lotta al doping come il professor Aldo Sassi, scomparso per un terribile male, lo aveva preso sotto la sua ala protettrice. "Ha messo la testa a posto - ci aveva raccontato - ha bisogno di aiuto". E il cronista era partito armi e bagagli per un'intervista cui il "cobra" non si è mai presentato. Un evidente rigurgito di coscienza. La costante in questo periodo era la presenza di figure equivoche. "Dismesso" l'ex massaggiatore di Pantani si era appoggiato ad un altro "accompagnatore ufficiale", sedicente massaggiatore, finito subito subito nell'indagine che portò al blitz al Giro del Trentino dello scorso anno. Poi un'altra bomba gli era scoppiata quasi sui piedi: l'inchiesta dei Nas "Cobra Red" in cui il fratello della compagna Vania Rossi (anche lei sopravvissuta ad una positività all'epo perché il campione della controanalisi si è degradato nel tempo), corridore professionista, figura come trafficante di sostanze dopanti. E si parla, nel caso, di anabolizzanti, epo (onnipresente), stimolanti, mascheranti, ormoni, ecc. tenuti in "custodia" da un cicloamatore amico. Ovvero: doping pesantissimo. La sua casa era stata perquisita, ma senza esito. Ma tutto questo non lo ha distolto dal continuare. Fino a rischiare la pelle. Come un tossico che non può fare a meno della dose. Uno squallore totale.
Restano molte domande da chiarire: per quanto crudo e duro uno possa essere è una follia pensare che un individuo possa farse un prelievo di sangue da sè, metterlo in frigo, conservarlo e poi reinfoderselo. Ha fatto tutto da solo Riccò? E nessuno in famiglia si è accorto della sacca? E medici e tecnici che avario titolo ronzano attorno ad un atlteta professionista della fatica non si accorgono di nulla? (...)

Si scontano e si pagano oggi anni di trascuratezza e di sottovalutazione, per non dire peggio. Il nostro paese ha avuto tra la fine degli anni '80 e il principio del '90 una vero e proprio doping di stato in cui alcune federazioni sportive finanziavano medici discussi, laboratori e strutture in giro per il Bel Paese per inseguire medaglie e vittorie che giustificassero il carrozzone da oltre 450 milioni di euro l'anno, oggi tutti a carico del contribuente, perché gli emolumenti dello sport sono nella legge finanziaria. Si sconta e si paga il disinteresse per le categorie giovanili dove i controlli sono inesistenti e dove i giovani arrivano a 17 con una "cultura" del doping acquisita, consolidata e irreversibile. Vedi il caso Bani, positivo alla gonadotropina corionica, un ormone femminile, addirittura. Un ragazzo che ha accusato la società sportiva di doparlo a sua insaputa. E i dirigenti di questa società sono ancora in attesa di giudizio, liberi di continuare a far gareggiare altri giovani, magari con la stessa filosofia. Si sconta la trasformazione dello sport da palestra di valori a valore economico puro e semplice: business, sponsor e spettacolo. Se poi qualcuno rischia di morire non importa. Si può morire di sport. Perché la follia - Riccò docet - è ormai pressoché senza argini. E oggi, probabilmente, neppure il morto di turno cambierebbe la situazione. E' già successo".

Giro d'Italia 2011 - La tappa di Spilimbergo nel dettaglio (Spilimbergo-Grossglockner: percorso e altimetria)


Spilimbergo - Torre Orientale
Venerdì 20 maggio 2011 sarà un giorno speciale per il Friuli e per Spilimbergo in particolare. Inizierà infatti una tre giorni sportiva indimenticabile per la Regione, mentre La Città del Mosaico ospiterà per la prima volta nella storia la partenza di una tappa del Giro d'Italia (vedi percorso completo Giro 2011, con altimetrie). Il forte legame tra Friuli e Giro d'Italia è il frutto degli ottimi risultati in termini organizzativi e di pubblico delle ultime edizioni (lo scorso anno la tappa dello Zoncolan fece registrare dei record straordinari di partecipazione popolare sulle strade e di ascolti televisivi). Per il Giro 2011, quindi, Angelo Zomegnan ha voluto dare ancora più fiducia a Enzo Cainero, "inventore" dello Zoncolan e organizzatore delle tappe friulane: partenza da Spilimbergo il venerdì, tappone ormai classico con arrivo sullo Zoncolan e scalata del Crostis il sabato e passaggio sul Piancavallo, con planata su Barcis e risalita per Vajont la domenica nella tappa Conegliano-Gardeccia/Val di Fassa. Un menu ricchissimo che porterà il Friuli al centro della scena sportiva internazionale.

SPILIMBERGO - Spilimbergo (vedi) è una cittadina di 12.000 abitanti in provincia di Pordenone, situata sulla sponda destra del fiume Tagliamento. Come detto, è anche conosciuta come la Città del mosaico. Qui ha infatti sede una delle più famose scuole musive al mondo, la Scuola Mosaicisti del Friuli (vedi), frequentata da studenti provenienti da tutto il globo. Oltre alla lavorazione del mosaico, Spilimbergo vanta un pregevole patrimonio storico-artistico, con il Duomo del XIII, il Castello dell'XI secolo (ricostruito nel 1511 dopo l'incendio) e il palazzo - ora sede del Municipio - in stile medievale. Notevoli anche gli affreschi del XVI secolo lungo Corso Roma e in prossimità della Torre Orientale. Spilimbergo è famosa anche per la Macia (unità di misura negli scambi commerciali medievali), rievocazione storica che attira ogni anno moltissimi turisti. La Macia si svolge il 16 agosto, giorno di San Rocco, patrono della cittadina.
Notevole anche l'aspetto enogastronomico. A Spilimbergo si possono infatti gustare vini pregiatissimi (Tocai-Friulano, Sauvignon, Merlot, Cabernet, mentre nella contigua zona collinare si trovano vigneti autoctoni ricercatissimi che producono Ucelut, Sciaglin e Piculit neri), accompagnati da formaggi e salumi locali di grande qualità oppure da baccalà e trippa, piatti tipici della tradizione. A poca distanza, poi, si trova San Daniele del Friuli, patria del prosciutto crudo. Immancabile infine il Dolce di Spilimbergo, fatto con sfoglia e pasta di mandorle.


LA TAPPA -  Ed ecco nel dettaglio la 13^ tappa del Giro 2011, Splimbergo-Grossglockner (167 km), con altimetria e dettaglio della salita finale in terra austriaca. Da sottolineare il fatto che, inizialmente, gli organizzatori avevano previsto una frazione più breve (159km), ma grazie alla collaborazione con il comitato austriaco, nei primi giorni di aprile si è deciso di arrivare in cima al Grossglockner, scalando gli ulteriori 8 km di salita per giungere ai 2137 metri della sommità. A dire il vero questa decisione potrebbe rendere meno spettacolare il finale di gara, considerando le pendenze non proibitive di questi chilometri finali.
Altimetria 13^ Tappa - Spilimbergo-Grossglockner
Nel complesso una frazione dal chilometraggio non eccessivo (167km), ma sicuramente impegnativa. Dopo la partenza da Spilimbergo, la carovana si sposterà in direzione Pinzano al Tagliamento. Arrivati a Flagogna si svolterà verso la "Strada di Bottecchia". Il campione di Colle Umberto, friulano d'adozione, due volte vincitore del Tour de France, era infatti solito allenarsi su queste strade e nel 1927, in località Peonis, perse la vita in circostanze mai del tutto chiarite. Numerosi libri e anche un recente film hanno cercato di risalire alla verità, ma esistono diverse versioni sulle cause della sua morte (dal movente politico, alla gelosia di un marito a cui Bottecchia avrebbe insidiato la moglie, sino al contadino che lo avrebbe sorpreso a mangiare dell'uva nel suo vigneto). Su questo blog ho pubblicato qualche mese fa la recensione della biografia di Bottecchia a cura di Paolo Facchinetti (vedi). Un testo di alto livello che descrive la carriera straordinaria di un campione mai celebrato a sufficienza.
Cippo per Bottecchia
Passati a fianco del cippo funebre di Bottecchia, i ciclisti attraverseranno  Tolmezzo e proseguiranno in direzione Paluzza e Passo di Monte Croce Carnico, salita abbordabile che delimita il confine italo-austriaco. Picchiata e poi due salite che faranno da antipasto alla scalata del Glossglockner. Nessuna delle due particolarmente dura - non saranno traguardi Gpm -, ma vista anche la brevità della tappa potrebbero farsi sentire sull'ultima ascesa. La seconda salita in particolare (Iselsbergpass) misura quasi 8 km e presenta dei tratti all'8.3%. Niente di impossibile, ma tatticamente potrebbe rivelarsi importante in vista del gran finale.
L'ascesa finale che porterà i corridori in cima al Grossglockner - località vicina a Lienz, quindi facilmente raggiungibile dall'Italia, sia dal Friuli che da Dobbiaco e San Candido - è di quelle che sembrano fatte apposta per regalare spettacolo agli appassionati. Il Grossglockner, infatti, come si nota anche dal dettaglio qui a fianco, è una salita di quasi 9 km che aumenta progressivamente di pendenza. I primi 3 km sono facili, tutti al 6.6%. Giunti in località Hellingenblut, invece, si passa al 9-10%, pendenza già in grado di fare selezione. Dal km 5.2 di ascesa sino al km 6.7 la salita si fa veramente dura e tocca la pendenza massima del 13.6%. Breve tratto di respiro e dal settimo chilometro sino ai 1908 metri (il traguardo originariamente  previsto), la strada si inerpica all'11.8% di media. Gli ulteriori 8 km aggiunti (tutti in falsopiano) potrebbero favorire il rientro di qualche atleta staccatosi nella prima parte della salita. Ad ogni modo, una salita inedita per il Giro che farà da degno antipasto al tappone del giorno dopo, quando si arriverà in cima al Kaiser Zoncolan. Proprio il pensiero e il timore per la tappa del giorno successivo potrebbe sconsigliare eventuali attacchi all'arma bianca. Tuttavia, chi dovesse arrivare a questa tappa già con qualche secondo di troppo in classifica, dovrà quantomeno provare a fare un po' di selezione. Le pendenze del Grossglockner sono il terreno ideale per scalatori e uomini che puntano a vincere il Giro 2011.

CRONOTABELLA (orari di passaggio corsa)


LOCALITA’
KM PERCORSI
KM DA PERCORRERE
ORARIO PASSAGGIO MEDIA 35km/h
ORARIO PASSAGGIO
MEDIA 37km/h
ORARIO PASSAGGIO MEDIA 39km/h
PROVINCIA DI PORDENONE





SPILIMBERGO
(via Ostolidi)
0
167.0
13.00
13.00
13.00
Pinzano al Tagliamento
8.1
159.0
13.13
13.13
13.12






PROVINCIA 
DI UDINE





Flagogna
12.6
154.5
13.21
13.20
13.19
Peonis
22.0
145.1
13.37
13.35
13.33
Interneppo
31.8
135.3
13.54
13.51
13.48
Cavazzo Carnico
38.5
128.5
14.06
14.02
13.59
Tolmezzo
43.7
123.4
14.14
14.10
14.07
Paluzza
61.0
106.0
14.44
14.38
14.33
Timau
67.2
99.8
14.55
14.49
14.43
Passo di Monte Croce Carnico
77.6
89.4
15.13
15.05
14.59






AUSTRIA (Carinzia)





Kotschach-Mauthen
90.2
76.9
15.34
15.26
15.18
Gailbergsattel
97.0
70.0
15.46
15.37
15.29
Oberdrauburg
103.9
63.1
15.58
15.48
15.39
EST TIROLO





Dolsach
118.4
48.7
16.22
16.11
16.02
Iselsbergpass
126.9
40.1
16.37
16.25
16.15
CARINZIA





Winklern
131.1
36.0
16.44
16.32
16.21
Dollach
143.4
23.7
17.05
16.52
16.40
Heiligenblut
153.0
14.1
17.22
17.08
16.55
GROSSGLOCKNER
167.0
-
17.49
17.34
17.20