martedì, dicembre 07, 2010

La Francia ha perso, viva la Francia - Viaggio nel mondo sportivo francese #2 di René Capovin

Pubblico ora il secondo articolo (vedi il primo: confronto tra il mondo sportivo francese e quello italiano) di una rubrica pensata e realizzata con l'amico René Capovin. René è uno dei più fedeli lettori di Blog-In. Vicentino, vive e lavora in Francia da qualche anno e da grande appassionato di Sport e attento osservatore della realtà transalpina, descrive in modo acuto la realtà che vive. Questa volta lo spunto è la Finale di Coppa Davis dello scorso weekend, con la Serbia che si è imposta 3-2 sulla Francia. Da qui René ci racconta un episodio su come anche in Francia, così come avviene in Italia, l'adorazione (adulazione?) per i campioni del passato sia spesso eccessiva.


In genere le vittorie francesi non mi fanno piacere, tanto più oggi, lunedì, cioè solo due giorni dopo che qualcuno ha strappato la bandiera italiana che avevo appeso alla finestra come segnale autoironico per un amico invitato a cena a casa mia. Volevo dirgli, il tuo amico italiano che ha promesso di farti la pasta abita da questa parte, evidentemente nel corso della serata qualcuno ha interpretato diversamente, si è arrampicato e mi ha fregato il sacro drappo. Pazienza, ne ricomprerò un altro, se lo trovo a pochi soldi e con il verde giusto.

Leconte e Forget in trionfo (1991)

Domenica la Francia ha perso la finale di Coppa Davis in Serbia contro un invasato insopportabile e i suoi degni compari. La cosa non mi ha entusiasmato ma nemmeno rattristato, e non dovrebbe rattristare neanche i nostri più fortunati cugini, poiché tale sconfitta quanto meno eviterà il ripetersi di quanto segue.
Qualche settimana fa, sono quasi le 22, do un occhio alla TV, c'è una trasmissione di TV verità francese: una donna che piange perché il marito a momenti si menava con il vicino. Fanno vedere in flashback la scena, praticamente si tratta di una famiglia che ce l'ha con un tizio che ha una fattoria confinante con la loro perché questo fa troppo casino, il marito, un cristo alto 1.90, glielo dice una, due, dieci volte, a un certo punto quasi gli salta addosso. Fino a qua niente di speciale a parte l'ambientazione: in Italia le fattorie sono una parola da vocabolario o qualcosa che si vede quando ci sono inchieste sulle quote latte (inchieste che sono un vero e proprio genere ormai, vanno avanti da
quanto?), per il resto si direbbe che le fattorie non esistano (a parte nella nota trasmissione omonima).
In ogni caso la famiglia aveva chiesto alla TV di inviare qualcuno che li aiutasse a rimettere a posto le cose. Ora, quei geni della TV francese chi pensano di inviare? Ma Henry Leconte, il grande tennista, eroe della coppa Davis vinta quando i tennisti erano ancora magretti e con magliette che oggi appaiono abbastanza sfigate. Passano immagini di repertorio, c'è il telecronista che esulta, Leconte, venti chili primi, che salta, delirio generalizzato. Poi si ritorna sul Leconte di oggi che, vestito abbastanza da figo e con tanto di autista-accompagnatore, si reca dal marito sull'orlo di una crisi di nervi.
Leconte oggi
Il marito gli apre, gli spiega le cose, la moglie lo ringrazia di essere venuto e gli dice che qualcuno ci voleva, che loro da soli non ce la fanno. Leconte stringe le mani con forza e dice dai, ce la facciamo, basta crederci e ne usciamo. Io, e spero anche voi, non riesco a credere ai miei occhi. Ma questo non è niente.
Leconte se ne va, un addetto della TV si avvicina al marito e gli chiede se ha capito chi era la persona che se ne è appena andata. Il marito gli fa, mah, aveva un'aria un po' familiare, ma io pensavo fosse uno così, uno venuto per aiutarci e basta. No no, gli dice cautamente l'altro, era uno importante... E poi, come per non farlo stare troppo male tutto d'un colpo, gli dice, lentamente, che quella persona era... Henry Leconte.
Vergogna eterna. Henry Leconte?!? A casa mia? E io non l'ho riconosciuto? Tutto un crescendo che termina tra le braccia del figlio che deve consolare un padre che in lacrime gli dice: «Vedi, hai un padre talmente coglione [con] che non sa nemmeno riconoscere Henry Leconte». Il figlio, che avrà 16 anni, gli dice ma no cosa dici... Siamo al sei forte papà.
A questo punto ho spento la TV per compassione.
Alla luce di tutto questo, penso di aver qualche ragione se dico, assieme a tutti i francesi con un minimo di senso del pudore: «Merci Novak». Monfils che, non so, sblocca un finto ingorgo in un sobborgo di Parigi nel 2030 e viene portato in trionfo da un popolo di automobilisti adoranti, questo sarebbe stato davvero troppo anche per una Francia nel frattempo ridotta come l'Italia.