domenica, settembre 05, 2010

Diritti Tv, redditività e fatturato (botteghino e merchandising) Serie A 2010/2011: ben venga il "calcio-spezzatino"...

Maurizio Beretta, presidente Lega Serie A
VEDI SPECIALE RIPARTIZIONE DIRITTI TV (come si dividono i soldi le squadre di Serie A)

Pochi giorni fa è passato quasi inosservato sulla Gazzetta un articolo assai interessante relativo a introiti provenienti dai diritti Tv (collettivi), redditività  e fatturato della Serie A. Lo studio è della società bolognese Stage Up che ha calcolato come cambia la redditività delle 20 squadre di A (19, manca il Cesena) dopo l'entrata in vigore della legge Melandri-Gentiloni. Una legge molto discussa, che al momento, però, sembra aver portato degli importanti benefici al sistema-calcio italiano. Grazie al lavoro competente dell'advisor Infront, infatti, il calcio italiano ha chiuso un accordo collettivo sui diritti Tv che supera i 900 milioni di euro. Una boccata d'ossigeno per molti club e un'iniezione di soldi freschi per tutto il massimo campionato. Ciò significa che, se le società di Serie A non ripeteranno gli errori del recente passato a livello di gestione economico-finanziaria, nel futuro prossimo potremmo assistere a formazioni italiane più forti e quindi a campionati maggiormente equilibrati e ad una presenza più competitiva dei nostri club a livello di coppe europee. Già il calciomercato appena concluso ha dimostrato un calcio italiano più reattivo, non in balia dei club stranieri. Gli ingaggi dei vari Ibrahimovic, Robinho, Hernanes, Krasic, Eduardo, Veloso, Rafinha dimostrano come anche i nostri club abbiano la possibilità di operare bene e acquistare sul mercato internazionale.
In fondo il tifoso medio ha come desiderio primario quello di vedere la propria squadra vincere e se un un solo sostanziale cambiamento di format (la partita alle ore 12.30 che, dati alla mano, cambierà di poco le abitudini di abbonati allo stadio e tifosi; al venerdì e al lunedì si giocheranno pochissime partite durante l'anno, nemmeno una decina), una telecamera nello spogliatoio e un paio di interviste in più portano benefici a livello di bilancio con conseguente maggior peso sul mercato e possibilità di investimento, ne è sicuramente felice. Con buona pace dei denigratori del calcio-spezzatino, integralisti del "tutte le partite la domenica alle 15.00". Vero, era molto bello e avvincente, ma con la nostalgia e i sentimentalismi si va poco lontano. Se il calcio italiano non si fosse adeguato ai tempi (e alle esigenze televisive) mantenendo la contemporaneità delle partite e non suddividendo le giornate con anticipi e posticipi, molto probabilmente non esisterebbe nemmeno più o sarebbe ai livelli - con tutto il rispetto -del campionato del Tagikistan (vedi seconda tabella sul fatturato...).

REDDITIVITA' (o reddito operativo): è ciò che resta dalla sottrazione ricavi meno costi. Nel complesso, calcolando la redditività di tutte le 19 squadre, il calcio italiano segna un + 400.000 € rispetto al -8,3 milioni di euro del 2008/2009 (stagione presa a parametro). Premessa fondamentale è che la struttura dei costi resti inalterata. Considerando la maggior attenzione sugli ingaggi e sui contratti dei calciatori (ormai quasi tutti  presentano una base fissa, inferiore a quella di qualche anno fa, e una parte variabile legata a bonus e premi), è facile pensare - e comunque auspicabile - che il dato possa essere ancora migliore nei prossimi anni.

RICAVI DA DIRITTI TV 2010/2011: dalla tabella si evince un significativo balzo in avanti per tutte le squadre, in particolare per le cosiddette medio-piccole che segnano mediamente un + 10 milioni di  euro (capofila la Sampdoria con un +17 milioni di euro). L'obiettivo della legge Melandri-Gentiloni, infatti, era quello di ridurre il gap a livello di introiti televisivi tra le grandi e il resto del gruppo. Il dato è parametrato con l'ultimo contratto televisivo individuale siglato dai vari club.





SQUADRA
REDDITIVITA’
RICAVI DA DIRITTI TV
INTER
-145, 5 MILIONI
+ 4,5 MILIONI
UDINESE
-7,4 MILIONI
+ 10 MILIONI
BARI
-7,3 MILIONI
+ 11,5 MILIONI
LECCE
-7,1 MILIONI
=
MILAN
-5,4 MILIONI
+ 4,5 MILIONI
BOLOGNA
-3,6 MILIONI
+ 8,5 MILIONI
SAMPDORIA
-2,7 MILIONI
+ 17 MILIONI
NAPOLI
+34,1 MILIONI
+ 14 MILIONI
PALERMO
+31,5 MILIONI
+ 9 MILIONI
JUVENTUS
+23,9 MILIONI
+ 10 MILIONI
LAZIO
+22,6 MILIONI
+ 10,5 MILIONI
CATANIA
+16,9 MILIONI
+ 8,5 MILIONI
FIORENTINA
+16,3 MILIONI
+ 7,5 MILIONI
CAGLIARI
+12,5 MILIONI
+ 11 MILIONI
GENOA
+12,3 MILIONI
+ 10,5 MILIONI
PARMA
+ 7 MILIONI
+ 10 MILIONI
CHIEVO
+ 5,1 MILIONI
+ 9 MILIONI
BRESCIA
+ 2,9 MILIONI
=
ROMA
+ 2,3 MILIONI
+ 11 MILIONI



FATTURATO: altro dato molto significativo riguarda il fatturato dei principali campionati europei. 

In particolare è interessante analizzare il peso delle tre voci principali: diritti Tv, botteghini, 

merchandising. Personalmente trovo abbastanza "dubbio" il dato relativo al peso del merchandising 

in italia. Considerando che bancarelle con prodotti non ufficiali e contraffazioni sono spesso la
 
 regola, il 24% che Stage Up attribuisce alla Serie A sembra quantomeno generoso.
Oltre a ciò, si nota in modo chiaro come - Ligue 1 a parte - negli altri campionati le varie voci siano

 molto più equilibrate in termini percentuali rispetto alla Serie A dove la differenza tra ricavi Tv e 

botteghino è quasi imbarazzante. Si ritorna al discorso di cui sopra. Considerando il livello e l

a qualità dei nostri stadi, è proprio la Tv col tanto bistrattato calcio-spezzatino a tenere in vita Lega e
 club...



CAMPIONATO
FATTURATO
% DIRITTI TV
% BOTTEGHINO
% MERCHANDISING
PREMIER LEAGUE
2,65 MILIARDI
53%
26%
21%
BUNDESLIGA
1,52 MILIARDI
34%
23%
43%
SERIE A
1,5 MILIARDI
63%
13%
24%
LIGA
1,43 MILIARDI
44%
26%
30%
LIGUE 1
980 MILIONI
68%
14%
18%