mercoledì, giugno 16, 2010

Intervista esclusiva a Diego Bortoluzzi, vice-allenatore Udinese 2010-2011: "Di Natale-Sanchez, che coppia. Zapata può tornare su grandi livelli"

-->

Dopo le interviste a Massimo De Luca e Roberto Siljan, è la volta di un'altra grande esclusiva di Blog-In. Grazie alla disponibilità e cortesia di Pietro Marchioni, presidente di Sporteventi - gestore dei Milan Junior Camp di Cortina, Jesolo, Vittorio Veneto, Pola e Asiago-Gallio (vedi) - ho avuto la possibilità di fare una bella chiacchierata con Diego Bortoluzzi, allenatore in seconda di Francesco Guidolin, neo tecnico dell'Udinese. Nella splendida cornice del Marco Polo Sporting Center di Vittorio Veneto (città di Bortoluzzi e sede degli allenamenti del Bari di Ventura dal 2 al 13 agosto prossimo), abbiamo toccato diversi argomenti, dall'addio di Parma, ai suoi maestri, dal rapporto con Mister Guidolin per finire con le prospettive bianconere per la stagione 2010/2011 (nella foto, da sinistra verso destra per chi guarda, il sottoscritto, Pietro Marchioni, Diego Bortoluzzi e Alessio Pavan, collaboratore Milan Camp)

Dopo una buona carriera da centrocampista tra Serie A, B e C1 con le  maglie - tra le altre - di Atalanta, Brescia, Vicenza, Venezia e Treviso, per un totale di 390 presenze professionistiche con 46 gol totali (anche se, ci tiene a sottolineare, alcuni gol gli sono stati "sottratti", vigendo la regola più rigida sugli autogol), Bortoluzzi ha intrapreso la carriera da vice-allenatore nel calcio professionistico nella stagione 2004-2005 a Palermo con Silvio Baldini. A gennaio il tecnico toscano fu esonerato da Maurizio Zamparini e al suo posto arrivò Francesco Guidolin. Bortoluzzi pensava di dover lasciar spazio allo staff del tecnico di Castelfranco, invece fu riconfermato e da allora tra i due è iniziata una fortunata collaborazione. A cavallo delle stagioni 2005-2006 (serie A) e 2006-2007 (serie B), un breve periodo da capo-allenatore a Treviso.  Poi, le strade di Guidolin e Bortoluzzi si sono incontrate nuovamente, prima a Palermo, poi nella splendida cavalcata a Parma (promozione in A e 8° posto finale nell'ultimo campionato). Ora l'avventura sulla panchina dell'Udinese, un ritorno a casa per Guidolin, un ambiente nuovo e assai stimolante per Diego.
Diego, partiamo da Parma. Un divorzio che ha suscitato qualche polemica. Un tuo pensiero sulla vicenda.
A Parma mi sono trovato benissimo. Un ambiente in cui si può lavorare bene, in tranquillità. Alla fine - polemiche a parte - direi che è stata la soluzione migliore per tutti.

Però mister Guidolin, una volta raggiunta la salvezza, ha avuto uno sfogo nei confronti della tribuna ducale. Come mai?
Sai, è stato un normale sfogo legato al momento. All'inizio del girone di ritorno abbiamo avuto una flessione e sono arrivate delle critiche. In realtà, poi, ci siamo ripresi molto bene e ci siamo salvati con dieci giornate d'anticipo. Un anno e qualche mese prima eravamo arrivati a Parma con la squadra invischiata nella zona play-out della serie B. Abbiamo ottenuto la promozione diretta in A e siamo giunti ottavi in A. Quello di Francesco è stato un modo per sottolineare il lavoro svolto fin lì.
Da Parma a Udine, due ambienti che in molti considerano simili. Professionalmente cosa ti aspetti?
Dal punto di vista professionale a Parma, come ti dicevo, mi sono trovato molto bene. In particolare ho avuto modo di apprezzare il meraviglioso centro sportivo di Collecchio, davvero un gioiello. Qualche giorno fa ho visitato le strutture di Udine e posso già dire che anche in Friuli ci sono tutti i presupposti per lavorare bene. Per quanto riguarda la società Udinese, pur non conoscendo ancora bene l'ambiente, in questi giorni ho avuto modo di avere la conferma di quella che era la mia idea da fuori. Una società in grande crescita e in continua evoluzione, all'avanguardia sotto diversi aspetti.

Parliamo della tua esperienza da allenatore. Chi sono stati i tuoi maestri?
Posso dire che tutti gli allenatori che ho avuto mi hanno dato qualcosa, ognuno con le sue idee. Il primo che ho avuto è stato Nedo Sonetti e ti posso dire che non ho mai fatto così tanta fatica a livello di preparazione fisica (se penso che i giocatori di oggi, a volte, si lamentano per gli allenamenti moderni...). Ho giocato negli anni del boom sacchiano, 4-4-2, zona e fuorigioco. Il primo con cui ho lavorato in tal senso è stato mister Varrella a Brescia. Poi anche con Zaccheroni. Un altro mister che mi ha insegnato molto è stato Ventura a Venezia. Giocavamo un 3-5-2 molto ricercato, con attenzione dei particolari e studio degli avversari. Nel finale di carriera ho avuto Bellotto con cui c'era maggior spazio per estro e fantasia.

Il tuo incontro con Guidolin e il vostro rapporto
Ho iniziato la carriera da vice-allenatore a Palermo con Silvio Baldini. A gennaio Zamparini lo esonerò e pensai fosse finita anche per me. Invece, a sorpresa, fui riconfermato e iniziai a lavorare con Francesco. Da allora, salvo la parentesi di Treviso, abbiamo sempre lavorato assieme.
Per quanto riguarda il rapporto, posso dire che un aspetto molto importante è il carattere. Siamo molto simili, nel senso che non viviamo il calcio come una malattia. Meglio, è la nostra professione e cerchiamo di svolgerla nel miglior modo possibile, ma senza esasperazioni, con uno sguardo anche alle altre cose della vita.

Un tuo giudizio su Guidolin allenatore
Francesco è un allenatore preparatissimo, elastico, molto bravo nel preparare le partite e nello studiare gli avversari. Ecco, una cosa che trovo sbagliata  è quando sento dire che "Guidolin gioca sull'avversario" inteso in senso negativo. Io dico che tutti giocano sull'avversario nel senso che tutte le squadre studiano gli avversari e prendono le relative contromosse. Salvo rarissimi casi, nella realtà non c'è nessuno che applica il concetto di "sono gli altri a doversi preoccupare di noi". Una delle capacità più importanti di Francesco è quella di capire i punti di forza degli avversari,  trovare le soluzioni adatte per contrastarli o limitarli per poi vincere le partite. Proprio quest'ultimo è un aspetto fondamentale. Inibire per poi mettersi nelle condizioni di colpire e sorprendere gli avversari.
Oltre a ciò, come ti dicevo, Guidolin sa cambiare modulo e schemi sulla base dei giocatori che ha a disposizione. E' sbagliato dire "Guidolin gioca col...". In carriera ha giocato in molti modi diversi. E' lui che si adatta alle caratteristiche dei giocatori che ha a disposizione, non viceversa. Non è un integralista, tutt'altro.

A livello professionale, come vi rapportate? Hai spazio per proporre le tue idee?
Dico tutto quello che penso e ci confrontiamo sempre su idee e proposte. C'è un continuo scambio di vedute. E' importante anche avere dei punti di vista differenti perchè così si possono valutare tutte le soluzioni e scegliere la migliore. Se poi dico una sciocchezza me lo dice tranquillamente!

Entriamo più nello specifico sul discorso Udinese. Partiamo dal mercato. Dopo una stagione piuttosto deludente, con la società pensate di cambiare molto nella rosa?
Guarda, sul mercato non mi posso esprimere più di tanto perchè ci sono due condizioni fondamentali da valutare. Abbiamo molti giocatori impegnati al Mondiale e molti altri in comproprietà o in prestito. E' un mercato molto particolare come avviene sempre negli anni in cui si disputa la Coppa del Mondo. Quello che posso dire è che solitamente, in accordo con la società, si individua una lista di nomi per uno specifico ruolo e si cerca di acquistare quello indicato più in alto.

Anche se non ti puoi sbilanciare, si parla molto di Lanzafame che hai avuto modo di allenare a Parma.
Davide è un vero talento, con dei colpi molto importanti. Ha giocato molto bene tra ottobre e dicembre. Poi le voci di mercato lo hanno condizionato un po'. Sul finire di stagione è tornato a brillare, giocando alla grande. Non mi posso sbilanciare anche perchè è un giocatore in comproprietà tra Palermo e Juventus, ma è un ragazzo dal sicuro avvenire.

In effetti l'Udinese ha moltissimi giocatori sparsi in giro per l'Italia e per il mondo. Ne controlla all'incirca un centinaio. Temi che al ritiro di Arta Terme-Imponzo arrivino troppi giocatori? Ciò provocherebbe dei problemi nella gestione del lavoro. Qual è il numero ideale di giocatori con cui lavorare in ritiro?
L'ideale per un ritiro sarebbero 20-22 giocatori più qualche giovane che comunque non faccia tutta la preparazione. Quando fai delle esercitazioni tattiche 10 contro 10 sei già a buon punto. Poi, ovviamente, se ci dovesse essere un numero superiore di giocatori occorrerà fare dei turni di lavoro, ma non è un problema. Oltre a questo l'ideale sarebbe quello di avere a disposizione già in ritiro la squadra quasi al completo. Il problema, come dicevo, è la particolarità di questo mercato ed è difficile completare la squadra già a fine luglio. Aggiungo che ho avuto modo di visitare le strutture di Arta e Imponzo e sono entrambe molto valide. Organizzeremo la mino-palestra al campo di Imponzo.

Veniamo ai giocatori bianconeri. Quali sono quelli che conosci meglio?
Ovviamente Di Natale che oltre a essere il capitano è il numero uno. L'anno scorso nella prima partita di campionato (Udinese-Parma 2-2, ndr) fu lui a fare la differenza, pareggiando all'ultimo istante con una prodezza. Personalmente ho avuto modo di incrociare solo di sfuggita Handanovic nel periodo di Treviso. Comunque la rosa è molto competitiva, in tutti i ruoli. Asamoah è davvero bravo, così come Sanchez.

La difesa è stata la nota dolente della passata stagione. Occorrono interventi importanti sul mercato?
Ho visto alcuni video dei match dello scorso anno. In realtà la difesa ha pagato a caro prezzo anche i molti infortuni. Da fuori mi sembra composta da giocatori validi. In particolare cito Zapata che ha disputato una stagione al di sotto delle sue possibilità, ma secondo me ha tutte le qualità per tornare ad essere uno dei migliori difensori della Serie A.

Concludiamo con qualche considerazione sul modulo che adotterete. Sui giornali si parla di diversi schemi possibili, con Sanchez a determinare le varie soluzioni. Cosa ci puoi dire a riguardo?
Come dicevo prima Guidolin non ha un unico modulo. Lo schema è una conseguenza delle caratteristiche dei giocatori. Poi, altra parola d'ordine, è duttilità e capacità di cambiare assetto durante l'anno e durante la stessa partita.. Lo scorso anno a Parma abbiamo giocato con 3-4 moduli diversi e con specifici accorgimenti in relazione agli avversari. Posso dire che potremmo giocare sia con la difesa a 3 che a 4, mentre per quanto riguarda l'attacco, se Sanchez dovesse restare, avremmo la fortuna di poter avere a disposizione lui e Di Natale assieme. Due giocatori fenomenali nell'1 contro 1. Sanchez può giocare sia da esterno che da trequartista centrale. Si possono pensare tantissime soluzioni, ma la cosa certa è che due giocatori così mettono in seria difficoltà le difese avversarie, specialmente per la loro imprevedibilità e per la capacità di non dare punti di riferimento ai difensori.