BLOG-IN DENTRO LO SPORT

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GIRO D'ITALIA 2013

Il percorso, le tappe, le altimetrie, le salite del Giro d'Italia 2013. Approfondimenti sulle frazioni più importanti, commenti e analisi su squadre, protagonisti e copertura Tv-Media. (foto by Sirotti - Stephill.tv)

TV - MEDIA - MARKETING

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CALENDARIO CICLISMO 2013

Tutte le date del calendario ciclistico World Tour 2013. Dalle prime corse stagionali in Australia, alle Grandi Classiche di primavera, dalle Corse a tappe sino al Lombardia. Senza dimenticare i Mondiali italiani: appuntamento a Firenze a fine settembre. (foto by Sirotti - Stephill.tv)

INCHIESTE E SPECIALI

Le Inchieste e gli Speciali di Blog-In. Analisi su Diritti Tv, Bilanci, Fair Play Finanziario Ranking FIFA, UEFA, Giustizia Sportiva, Doping, ecc. Uno spazio per chi vuole andare "dentro lo sport", approfondendone meccanismi, regole e distorsioni.

mercoledì, giugno 30, 2010

Tour de France 2010: favoriti e quote scommesse

Sabato prossimo scatterà l'edizione numero 97 del Tour de France, la corsa a tappe più importante e prestigiosa al mondo. Dopo alcune annate non eccelse dal punto di vista agonistico - gli organizzatori hanno anteposto alle prestazioni ad effetto una durissima campagna antidoping -, la Grand Boucle 2010 presenta al via tutti i migliori atleti per le corse a tappe del mondo. Un vero e proprio parterre de roi. In prima linea, ovviamente, Alberto Contador, vincitore di tutte le più importanti corse a tappe a cui ha preso parte negli ultimi anni 3 anni (due Tour, un Giro e una Vuelta). Lo spagnolo dell'Astana sembra davvero inattacabile: numero uno in salita, tra i primissimi a cronometro. Al suo fianco una squadra molto competitiva, con Vinokourov pronto a fargli da scudiero. In un'intervista alla Gazzetta, Contador ha dichiarato che il suo rivale numero uno sarà Lance Armstrong. All'ultimo Giro di Svizzera il texano ha palesato una condizione nettamente superiore a quella della scorsa stagione. Si è preparato a puntino per il Tour e, nonostante non parta favorito come ai tempi del settenato, sembra più vicino allo spagnolo rispetto al 2009. Armstrong può contare su una super-formazione, con Leipheimer, Kloden e Janez Brajkovic, brillantissimo vincitore del Delfinato (davanti a Contador). Altri due ciclisti molto attesi saranno Ivan Basso e Andy Schleck. Il varesino, reduce dalla splendida vittoria al Giro 2010, ha corso solo il campionato italiano di Conegliano di sabato scorso e non è sembrato in condizioni smaglianti. Schleck è atteso al Tour della consacrazione dopo i progressi degli ultimi anni.
Altri corridori molto attesi sono Cadel Evans, che arriverà al Tour con una Bmc molto più competitiva di quella vista al Giro, e Robert Gesink della Rabobank (brillante nel tappone del Giro di Svizzera). Come sempre indecifrabile Denis Menchov, vincitore del Giro 2009. Da valutare le prestazioni di Bradley Wiggins, Samuel Sanchez e Robert Kreuziger della Liquigas.
Personalmente penso che Contador sia pronto a conquistare il suo terzo Tour de France; a completare il podio, nell'ordine, Armstrong e Andy Schleck. Se dovessi indicare una possibile sorpresa (comunque relativa) dico Janez Brajkovic che potrebbe diventare il capitano del Team Radio Shak qualora il campionissimo texano dovesse cedere strada facendo.

Ecco le quote per la vittoria finale del Tour de France 2010:


CONTADOR 1.45
ANDY SCHLECK 12
BASSO 12
ARMSTRONG 16
GESINK 40
EVANS 40
MENCHOV 40
BRAJKOVIC 50
F. SCHLECK 60
KREUZIGER 80
SANCHEZ 100
KLODEN 100
SASTRE 150

lunedì, giugno 28, 2010

Mondiali Sudafrica 2010: e adesso per chi tifiamo? (per Stone Island Football Blog)

Adesso che l’Italia se n’è tornata a casa posso concentrare tutte le mie attenzioni e simpatie sulla nazionale che mi sta più a cuore, l’Olanda. Sono fondamentalmente due i motivi per cui farò il tifo per gli Oranje: il loro stile di gioco e Arjen Robben. Quindici milioni di abitanti (un quarto dell’Italia) e una capacità incredibile di sfornare talenti e campioni. La squadra costruita da Van Marwijck è più solida ed esperta rispetto a quella di Van Basten. Van der Wiel è inseguito da mezza Europa, Mathijsen è cresciuto molto e la diga formata da Van Bommel e De Jong assicura un’ottima protezione ad una difesa non imperforabile. Davanti, poi, fantasia al potere: oltre all’encomiabile Kuyt, Snejider, Van Persie e Robben formano un terzetto con pochi rivali al mondo (Spagna e Argentina, probabilmente). Tra l’altro molti dei fuoriclasse olandesi arrivano nel pieno della loro maturità agonistica all’appuntamento sudafricano. Robben – dopo l’infortunio patito nell’ultima amichevole contro l’Ungheria – è recuperato e nel match contro il Camerun ha giocato quindici minuti, facendo intravedere alcune delle sue straordinarie giocate. Agli ottavi la sfida contro la Slovacchia: il parallelo con il match dell’Italia sarà inevitabile. Ai quarti, invece, la possibile, probabile partita contro il Brasile. Sarà probabilmente quella la sfida decisiva per gli Oranje, rivincita della memorabile semifinale di Francia ’98. L’occasione per lanciarsi verso la conquista della Coppa del Mondo, l’unico modo per sfatare il solito ritornello dell’Olanda bella ma poco vincente.

Mondiali Sudafrica 2010: il troppo peso dato agli allenatori (Capello e Lippi vs Maradona, Loew)

So benissimo che la mia tesi non troverà molti seguaci, ma questo Mondiale 2010 sta confermando una mia vecchia teoria. L'incidenza dei commissari tecnici sulle prestazioni/risultati di una squadra è assai inferiore a quella di un allenatore di club e sicuramente meno decisiva di quanto media e tifosi sostengano. Certo, un ct può prendere delle decisioni più o meno felici al momento delle convocazioni, nella preparazione di un match e nella singola partita. Ci sono molti casi di allenatori che sono riusciti a migliorare (o peggiorare) sensibilmente il rendimento di una nazionale. Marcello Lippi nei supplementari di Dortmund contro la Germania nel 2006 decise di schierare contemporaneamente Iaquinta-Gilardino-Totti e Del Piero: scelta audace ma determinante. Visto e considerato il tempo e la tipologia di lavoro che un commissario tecnico svolge, tuttavia, vi sono altri fattori che determinano in modo più marcato il risultato di una squadra. In concreto, nessuno potrà mai dire che Maradona e Loew (disastrose le sue esperienze nei vari club) siano più bravi e preparati di Lippi, Capello e Aguirre. Condizione fisica, mentale, compattezza e qualità del famoso gruppo, oltre a buona sorte nelle partite e nei non-infortuni, hanno - a parer mio - un'incidenza decisamente maggiore rispetto alle scelte dei vari Ct, specialmente in una competizione che stabilisce il valore relativo (e non assoluto) di una squadra come il Mondiale. Relativo perchè riferito al mese di competizione. In tal senso, sempre a mio parere, per capire se il lavoro di un Ct sia buono, è paradossalmente più importante verificare la fase di qualificazione al Mondiale o Europeo, molto più simile ad un campionato (e quindi ad un torneo in cui si stabilisce il valore assoluto di una squadra) rispetto ad un Mondiale. Considerando poi che una partita di un Mondiale può essere decisa da un gol fantasma, da un fuorigioco chilometrico non segnalato o da qualche errore clamoroso di un giocatore, si capisce perchè trovo sbagliato dare troppa importanza alle scelte e al lavoro di un Ct. Ripeto, egli ha la sua incidenza ma in una percentuale molto inferiore a quella che tutti sono pronti ad attribuirgli in caso di vittoria o sconfitta. Al Mondiale il confine tra l'essere dei guru e l'essere dei somari è incredibilmente - decisamente troppo - labile. 

giovedì, giugno 24, 2010

Mondiali Sudafrica 2010: Italia-Slovacchia (pagelle Italia)

La partita tra Italia e Slovacchia si è conclusa da pochi minuti e la delusione per una nazionale eliminata e ultima in un girone assolutamente modesto è acuta. Dopo i due pareggi (discreto contro il Paraguay, pessimo contro la Nuova Zelanda) è arrivata una sconfitta meritata - episodi a parte - contro una onesta ma non trascendentale Slovacchia. Le cause di questo fallimento azzurro sono molteplici ed è assolutamente sbagliato aprire processi contro Tizio e Caio. Magari nei prossimi giorni cercherò di analizzare i motivi di questa triste spedizione sudafricana, ma fondamentalmente - spiace dirlo - il livello del calcio italiano in questo momento non è molto lontano da quello dimostrato al Mondiale 2010.
Ecco le pagelle - scoraggianti - di Italia-Slovacchia 2-3 (l'Olanda sorride):

MARCHETTI 6: sui gol non compie miracoli, ma non ha particolari responsabilità sui gol.
ZAMBROTTA 5.5: meno brillante rispetto alle prime due partite. Prima a destra, poi a sinistra non affonda mai pericolosamente ma in fase difensiva tiene bene.
CANNAVARO 4: sarebbe da rosso già nel primo tempo. Nel secondo, con gli ampi spazi lasciati alla Slovacchia, affonda assieme a Chiellini. Imbarazzante il movimento sul gol dell'1-3.
CHIELLINI 3.5: personalmente non l'ho mai considerato un fenomeno del ruolo. Laddove grinta e determinazione non arrivano emergono tutte le lacune. Una serie impressionante di errori. Disastroso, ancor più di Cannavaro.
CRISCITO 5: come scritto nella pagella post Nuova Zelanda, nè carne nè pesce. Un giocatore non ancora pronto per il palcoscenico mondiale.
MAGGIO 6: buona spinta nel secondo tempo all'arrembaggio, lascia però parecchio spazio a Stoch.
GATTUSO 5: ormai il buon Ringhio non ce la fa più e il primo tempo è lì a dimostrarlo.
MONTOLIVO 5: dopo gli sperticati (e incomprensibili) elogi ricevuti nei primi due match dimostra tutti i suoi limiti. Gerrard italiano? Per favore. Sa fare tutto in modo (appena ) sufficiente, non eccelle in nulla.
DE ROSSI 5: incomprensibilmente lento e svuotato rispetto ai primi due match. Consegna la palla dell'1-0 agli avversari. Questa volta non incide nemmeno in attacco.
PEPE 4: dopo una partita da dimenticare, ha l'occasione per diventare il salvatore della patria all'ultimo istante. Sbaglia malamente.
DI NATALE 6: primo tempo senza acuti. Sbaglia una non facile occasione davanti a Mucha, lo impegna un'altra volta e segna il facile gol della speranza. Ad ogni modo non sembra il Totò-gol del campionato.
IAQUINTA 5.5: unica cosa positiva il tacco in occasione dell' 1-2. Per il resto sbaglia tutto quello che c'è da sbagliare e non si rende mai pericoloso.
QUAGLIARELLA 7.5: ha l'argento vivo addosso. In forma splendida, rivolta la partita come un calzino. In un solo tempo fa più cose di tutti gli attaccanti azzurri messi assieme nelle precedenti due partite.
PIRLO 6: dimostra in poco più di mezz'ora la differenza abissale che c'è tra lui e Montolivo. Non fa cose clamorose, ma distribuisce il gioco in modo sapiente. 

LIPPI 5: le convocazioni sono un discorso a parte (e comunque  non sono rimasti a casa fenomeni, verissimo). Nella partita odierna si può rimproverare l'insistenza su Iaquinta e Pepe. Quagliarella è apparso in forma strepitosa. Alla fine è uscito l'orgoglio, ma non è bastato. 

martedì, giugno 22, 2010

Aggiornamenti Blog-In meno frequenti

Causa impegni di lavoro, fino al prossimo 19 luglio gli aggiornamenti di Blog-In saranno un po' meno frequenti del solito. Cercherò comunque di scrivere più post possibili su Mondiali, Tour de France e principali eventi sportivi del prossimo mese. Grazie a tutti.

lunedì, giugno 21, 2010

Mondiali-Sudafrica 2010: Italia-Nuova Zelanda, pagelle Italia

Ecco le pagelle del deludentissimo pareggio degli azzurri contro la Nuova Zelanda. Dopo l'incompresnibile ottimismo post-Paraguay, un brusco ritorno alla realtà. La Nuova Zelanda ha confermato la sua pochezza tecnica, ma è riuscita a controllare piuttosto agevolmente i prevedibili attacchi azzurri. Ancora una volta l'Italia ha palesato enormi difficoltà dalla metà campo in su. Per passare il turno potrebbe bastare anche un altro pareggio, ma è una magrissima consolazione. Il primo posto ormai è una chimera. Passare il turno significherebbe trovarsi di fronte l'Olanda. Il problema è che per questa Italia passare il turno sarà già un'impresa.

MARCHETTI N.G: come contro il Paraguay non deve compiere nessun intervento. Sul gol ha una posizione un pò incerta, ma sulla deviazione ravvicinata può far ben poco..
ZAMBROTTA 6: come contro il Paraguay è uno dei migliori. Discreta spinta, non sempre preciso nei cross, ma si costruisce anche una buona occasione salvata dalla schiena di un difensore neozelandese.
CANNAVARO 5.5: non ha grandi colpe, ma nel finale si fa saltare troppo facilmente da Wood che sfiora il vantaggio.
CHIELLINI 6: si prende qualche colpo di troppo dai rudi attaccanti kiwi. Per il resto poco lavoro.
CRISCITO 5.5: in una partita in cui dovrebbe spingere molto, dimostra di non aver ancora un ruolo ben definito. Non è un difensore centrale e da terzino - per l'appunto - difficilmente arriva sul fondo e mettere qualche buon pallone in mezzo.
PEPE 5.5: solo un tempo per lui. Meno brillante rispetto al Paraguay ma non ha particolari colpe.
DE ROSSI 6: si conquista il rigore. E' "l'attaccante" azzurro più pericoloso a questo Mondiale. In mezzo non riesce però a costruire molto. Sarebbe comunque chiedergli troppo.
MONTOLIVO 6: colpisce un palo e impegna severamente il numero uno neozelandese. Per il resto corre molto, cerca di dare qualità alla manovra azzurra, ma sbaglia molto.
MARCHISIO 5.5:  è difficile anche dare un giudizio al centrocampista della Juventus. Non è nè un esterno di centrocampo, nè un trequartista. Spostato in continuazione, gioca 15 minuti come interno, poi viene sostituito.
IAQUINTA 6: oltre al rigore non combina molto, ma è più combattivo e presente di Gilardino.
GILARDINO 5: non pervenuto, ancora una volta. La squadra non lo aiuta, vero, ma lui appare abulico e poco reattivo.
CAMORANESI 5: dovrebbe alzare il tasso tecnico, invece sbaglia quasi tutto. Lontano da una condizione accettabile.
DI NATALE 5.5: confinato largo a sinistra non riesce a rendersi molto pericoloso, a parte un bel cross di prima intanzione che Pazzini e Iaquinta non sfruttano.
PAZZINI 5: non si vede mai, nulla di diverso rispetto a Gilardino.

venerdì, giugno 18, 2010

Finali Nba 2010: ennesimo trionfo Lakers. La delusione per le scelte Sky

Non voglio analizzare tecnicamente le Nba Finals 2010, vinte dai Los Angels Lakers a gara 7 dopo una meravigliosa serie contro i Boston Celtics. I Lakers sono entrati ancora di più nella storia di questo sport, conquistando il loro 16° titolo. Per Phil Jackson è l'undicesimo anello: leggenda vivente, mentre Kobe Bryant ha conquistato il suo quinto titolo con la maglia gialloviola. 
Ho potuto seguire solamente un paio di match della serie, non tanto per il contemporaneo (in parte visto che le Finals sono inizate qualche giorno prima) svolgimento dei Mondiali, quanto per la discutibile programmazione di Sky Sport. Questo aspetto mi consente di fare un discorso più ampio legato alla qualità e alle scelte editoriali della Tv di Rupert Murdoch. E' una conclusione a cui sono giunto in questi mesi. Sky, anzichè allargare il divario in termini di qualità e quantità dell'offerta, si sta appiattendo sul livello degli altri media italiani. Beninteso, per un appassionato di Sport è una televisione essenziale, con commentatori e opinionisti di livello. I confronti con Mediaset e soprattutto con la Rai sono quasi improponibili, tanta è la diversità nella qualità dell'offerta. Tuttavia, e vengo alla mia considerazione, Sky sta dando sempre maggiore spazio al calcio, limitando sempre più il numero di ore riservate agli altri sport. Mi spiego. Oltre ad aver mantentuto i diritti solamente di uno dei 4 Slam tennistici della stagione (Wimbledon, peraltro trasmesso in modo fantastico), Sky ha perso i diritti della Formula 1, quelli dell'Eurolega di basket, ha scambiato quelli della pallavolo maschile con quelli della femminile (scelta sotto certi aspetti comprensibile, ma fino ad un certo punto), non trasmette nessuna corsa ciclistica se non per tramite di Eurosport che comunque è una canale a sè stante (tutto ciò nonostante il figlio di Rupert sia grande appassionato di ciclismo e sia patron del Team Sky) e rarissimamente trasmette incontri di boxe (qualche volta in pay per view, ma Dahlia è più presente, avendo trasmesso ad es. i Mondiali dello scorso settembre). Per capire le proporzioni tra i vari sport basta dare un'occhiata a Sky Sport 24, che - nonostante sia un prodotto fatto bene, ormai quasi indispensabile - si sta avvicinando sempre più ad un banale Studio Sport, col classico vizio del giornalismo televisivio italico di parlare in modo approfondito di eventi, magari anche minori, che andranno sui canali della stessa Tv, riservando una breve o addirittura non citando eventi più importanti che però appartengono alla concorrenza.
Oltra al calcio, Sky dedica la maggior parte dello spazio rimanente al Rugby e al Golf. Il Basket, e qui mi riaggancio al discorso sulle Nba Finals 2010, ha subito dei tagli molto pesanti. Fino a un paio di anni fa Sky trasmetteva praticamente tutto con rubriche e approfondimenti. Ora Sky mantiene quasi tutti i diritti, ma ha perso l'Eurolega. Dallo scorso settembre la valente Sportitalia ha ottenuto infatti i diritti dell'ex Coppa Campioni, grande colpo. Penso che Sky abbia ponderato questa scelta, ma visto e considerato il livello del campionato italiano, penso che sarebbe stato più opportuno mantenere i diritti dell'Eurolega, molto più avvincente e spettacolare rispetto al nostro campionato.
Per quanto riguarda l'Nba, infine, la mia delusione deriva dal fatto che quest'anno le Finali erano davvero di grande livello. Le più incerte ed equilbrate degli ultimi anni. Bene, visto e considerato che poche persone hanno la possibilità e la voglia di vedersi i match in diretta nella notte italiana, mi sembrava scontata la riproposizione della replica nella prima serata successiva (ore 20.45-21.00). No, troppo bello. Sky ha deciso di mandare in onda le repliche alle ore 14.30 e alle 23.00 (con la fase decisiva, quindi, verso l.'1.00 di notte). So bene che esistono i dvd e c'è anche My Sky, tuttavia non capisco per quale cervellotica ragione un normale appassionato italiano che durante la giornata lavora e avrebbe piacere di rivedersi il match la sera, non possa comodamente sedersi sul divano e scegliere se vedersi la partita del Mondiale o la Finale Nba. Quali bizzarre idee editoriali hanno guidato tale scelta? Da fedele (e comunque soddisfatto) abbonato Sky, queste scelte - meno spazio agli altri sport e programmazione cervellotica delle Finali Nba - mi lasciano parecchio perplesso.

Basket - Finali campionato serbo: 18 espulsi in Partizan-Hermofarm Vrsac! (video)

I campionati dell'ex Jugoslavia e la stessa Lega Adriatica regalano sempre delle perle assolute.  Ai tempi in cui internet non c'era e la televisione era fatta in modo piuttosto artigianale, si narra accadessero cose incredibili. Le varie storie sono state tramandate ai posteri da alcuni straordinari giornalisti, Sergio Tavcar di Telecapodistria in primis. Oltre a sfornare talenti in serie, infatti, i campionati slavi offrono un anedottica ricchissima con  tifoserie caldissime,scontri, risse, fumogeni in campo, pubblico talmente vicino al campo  da poter muovere il tabellone e il canestro allo scoccare dl tiro avversario. Non voglio elogiare la violenza, sia chiaro, ma tutti questi episodi ammantano questi campionati di un fascino selvaggio, non riproducibile in altri luoghi.
L'ennesima perla giunge da gara 2 delle Finali del campionato serbo tra Partizan Belgrado ed Hemorfarm Stada Vrsac. Gara 1 è stata vinta dal Partizan (sfortunato semifinalista alle Final 4 di Eurolega 2010). Gara 2 è molto tirata, punto a punto. A poco più di un minuto dalla fine l'Hermofarm conduce di 1. Tripla del Partizan e scontro sotto canestro tra Aleks Maric e Rasko Katic. E' il putiferio. Rissa gigantesca per diversi minuti. Finisce con 18 espulsi, 9 per squadra. La partita si conclude con un epico 3 vs 3 e il Partizan che vince 86-81 portandosi sul 2-0. L'Hermofarm ha preannunciato che si ritirerà ufficialmente dalle Finali, vedremo se manterrà il proposito.
Fortunatamente internet permette di raccontare le cose con il supporto video. Ecco il video della rissa tra Partizan ed Hermofarm.

Basket italiano: lo scontato dominio di Siena, Sassari in serie A e la stupenda gara 5 Forlì-Fortitudo

In questi giorni si stanno disputano le Finali di quasi tutti i campionati nazionali di basket. Qualcuno mi ha chiesto perchè parlo mi occupo così poco del campionato italiano. Onestamente, come spiegato qualche mese fa (vedi), è un campionato talmente scontato che diventa difficile parlare di giocatori, roster, allenatori, schemi ecc. Siena è di un altro pianeta e come scritto all'epoca, l'unica incognita riguardava il punteggio con cui il Monte Paschi avrebbe vinto il suo 5° titolo, se 4-0 o 4-1. Il problema per il nostro basket è che Siena, rapportata ai team europei più forti, diventa una squadra normale. In Eurolega il team di Pianigiani, praticamente imbattibile in Italia, è stato eliminato all'altezza delle Top 16, in un girone impegnativo, ma con squadre che alla fine non sono arrivate alle Fibal 4 di Parigi.
Milano è una squadra costruita cammin facendo, addirittura a ridosso dei play-off e non poteva certo impensierire una macchina perfetta come Siena. Nonostante la buona volontà dei telecronisti Sky che cercano in qualunque modo di mantenere vivo l'interesse verso le Finali 2010, il divario è enorme e la Mens Sana ha dominato tutte e tre le partite. Senza storia (nella foto tratta da repubblica.it, un duello tra Rocca e Eze). Giorgio Armani, apprezzabile il suo impegno e la sua presenza costante, ha dichiarato che Milano punterà al titolo nella prossima stagione. Purtroppo un ritornello già sentito nelle ultime stagioni, anche in altre piazze (Roma).
Nella prossima stagione, probabilmente, Siena cambierà qualcosa nel suo roster. Delle modifiche più radicali di quelle effettuate in questi ultimi anni. Potrebbe essere l'occasione per avere dei campionati più equilibrati e avvincenti. Sarebbe più importante per il nostro basket, però, che fossero le altre squadre a colmare il gap con Siena, diventando competitive anche in Europa. La sensazione, invece, è che possa accadere il contrario. Ovviamente spero di sbagliarmi.

LEGADUE: tecnicamente rivedibile, ma sicuramente più appassionante è stata la stagione nella seconda serie. Dopo una stagione in crescendo, al termine della fase regolare è stata promossa con pieno merito la Enel Brindisi di coach Perdichizzi. Molto belli i playoff, trasmessi in modo apprezzabile da RaiSport 1 e 2 (meglio le telecronache di Massimiliano Mascolo rispetto a quelle di Franco Lauro, giudizio personale). Alla fine l'ha spuntata il Banco di Sardegna Sassari di coach Meo Sacchetti. La squadra sarda era partita a mille durante la stagione per poi calare notevolmente alla distanza. Durante i durissimi playoff Sassari ha dapprima sconfitto un'ottima Fastweb Casale guidata da coach Crespi, per poi imporsi all'ultimo atto contro Veroli. Sassari così torna nella massima serie e le presenze di due regioni molto appassionate di basket come Puglia e Sardegna non può che far bene alla nostra Serie A. La speranza è che le società possano essere gestite in modo serio e siano strutturate per durare nel tempo. In passato ci sono stati troppi casi di società improvvisate costrette a cedere i diritti. Non sembra comunque il caso di Brindisi e Sassari. In bocca al lupo ad entrambe.

SERIE B1: non ho seguito questo campionato, ma ho avuto la fortuna di assistere a gara 5 della Finale promozione tra Forlì e Fortitudo Bologna, disputata in Romagna. Partita trasmessa ottimamente da Sportitalia 2. Chiaro, livello di gioco non eccelso, ma intensità ed emozioni a grappoli. Quando sembrava ormai finita per la Fortitudo, a 1 secondo dalla fine Matteo Malaventura ha realizzato un canestro clamoroso in equilbrio precario, subendo anche fallo. Non c'è stato bisogno del tiro libero supplementare perchè quel canestro ha permesso alla Fortitudo di sorpassare Forlì e di ottenere la promozione in Legadue. Una partita memorabile, conclusasi in modo avvincente. Ciò dimostra che il basket, a tutti i livelli, regala delle emozioni davvero uniche.Altri sport non posson certo dire la stessa cosa (calcio in primis).

Sudafrica 2010 - Argentina ok, Francia disarmante (come prevedibile) - Il Punto Mondiale per Stone Island Football Blog


L’Argentina di Maradona conferma le cose positive fatte intravedere nel match d’esordio contro la Nigeria. Allora era stato un super Enyeama – l’estremo difensore delle Super Aquile – a negare la goleada a Messi e compagni. Oggi, invece, l’albiceleste ha dilagato con la tripletta del pipita Higuain, confermando il classico mix di tecnica, fantasia e garra che da sempre la contraddistingue. 4-1 a una Corea del Sud che aveva impressionato tutti – Lippi compreso – nella vittoria iniziale contro la Grecia. Non c’è mai stata partita e solo uno sciagurato De Michelis a fine primo tempo ha ridato fiato agli asiatici, fin lì assolutamente inconcludenti e timorosi. Ecco, proprio la difesa argentina rappresenta il punto interrogativo principale di una squadra arrivata in Sudafrica tra speranze (Messi e il super-attacco) e preoccupazioni (le scelte di Maradona). Oggi, il pilastro, meglio il muro, Samuel è uscito infortunato, mentre Jonas Gutierrez, Heinze e De Michelis non sono certo irreprensibili. Maradona, però, ha dimostrato di aver imparato dagli errori commessi durante la fase di qualificazione e non si è fossilizzato su alcune scelte (oggi il pupillo Veron è finito in panchina e il suo sostituto Maxi Rodriguez ha dato maggior equilibrio). L’attacco, lo si sapeva, è atomico. Messi, Tevez, Di Maria alle spalle di Higuain con Aguero e Milito – da oggi più riserva - in panchina. Il reparto offensivo più forte del Mondiale, con un Messi più uomo-squadra che finalizzatore.
In serata la Francia di Domenech ha perso meritatamente per 2-0 contro un ottimo Messico. Francesi a un passo dall’eliminazione. All’ultimo turno Uruguay e Messico si sfideranno e con un pareggio passeranno il turno a braccetto (anche se la seconda del girone affronterebbe – molto probabilmente - l’Argentina agli ottavi; a Germania 2006 ci fu proprio Argentina-Messico, che si risolse al supplementare grazie ad un supergol di Maxi Rodriguez). Una Francia che ha confermato tutti gli enormi problemi palesati in questi anni di gestione Domenech. Il tecnico transalpino ebbe la fortuna quattro anni fa di avere uno Zinedine Zidane in stato di grazia che trascinò i blues fino alla finale di Berlino. Poi, ritiratosi Zidane, il fallimento a Euro 2008, la qualificazione da “manuale” contro l’Irlanda del Trap e la (quasi) eliminazione al primo turno di Sudafrica 2010.....

giovedì, giugno 17, 2010

La bici sospetta (motorizzata?) di Cancellara, Cassani e l'inchiesta di Guariniello

In queste ore stanno uscendo diverse novità sul Caso Cancellara-Bici dopata (bicicletta con pedalata assistita da un piccolo motore). Uno scoop di Davide Cassani, andato in onda nella trasmissione TGiro dello scorso 27 maggio. Non è la prima volta che Cassani, ex professionista, ora apprezzato commentatore televisivo e profondo conoscitore del mondo delle due ruote, balza agli onori delle cronache (internazionali) per delle scoperte clamorose.
CASO RASMUSSEN 2007 - Al Tour de France 2007 una sua intervista alla Tv danese portò all'apertura di un'inchiesta (prima interna alla squadra Rabobank, poi della stessa UCI)  e alla conseguente squalifica nei confronti dell'allora maglia gialla - e probabile vincitore della Grand Boucle - il danese Michael Rasmussen. Cassani dichiarò di aver visto e parlato assieme a Rasmussen a Predazzo (Tn). Rasmussen si stava allenando con una divisa priva di sponsor, completamente nera e rivelò a Cassani che la base per i suoi allenamenti era la Marmolada. Il problema fu che Rasmussen aveva comunicato alla sua squadra che sarebbe andato ad allenarsi in Messico. L'Uci aveva già sanzionato in precedenza il danese per non aver comunicato i suoi programmi di allenamento (i ciclisti hanno l'obbligo di comunicare i loro spostamenti e luoghi di allenamento per consentire eventuali controlli antidoping) e dopo la scoperta di Cassani la squalifica fu inevitabile. Da allora Rasmussen è sparito dalla circolazione. [vedi articolo de La Stampa del luglio 2007]

CASO CANCELLARA - BICI DOPATA: come detto, Davide Cassani ha svelato alla trasmissione TGiro questo sistema di pedalata assistita. Una "bicicletta dopata" con nascosto nel telaio un piccolo motore elettrico alimentato a batteria, azionabile tramite un pulsante sul manubrio. Questo ingegnoso e fraudolento sistema permette un aumento delle prestazioni del 20% (Cassani ha sottolineato che anche a 50 anni, con quella bicicletta, potrebbe andare ai 60km/h e vincere molte corse). Non solo. Nel filmato mandato in onda, si mostrano le vittorie di Fabian Cancellara al Giro delle Fiandre e alla Roubaix 2010, quando la locomotiva di Berna si impose staccando tutti. Nei filmati si noterebbe Cancellara effettuare degli stani movimenti sul manubrio prima di inscenare gli attacchi decisivi. Cassani non ha voluto rivelare il nome delle gola profonda che gli ha passato la bici e che ha confidato di sapere per certo che questo mezzo è utilizzato in ambito professionistico.

INCHIESTA GUARINIELLO E ALTRI PARTICOLARI: dopo l'appello rivoltogli da Ivano Fanini, patron della squadra Amore&Vita e infaticabile paladino del ciclismo pulito, il procuratore di Torino Raffaele Guariniello ha aperto un'inchiesta. In particolare, il reato ipotizzabile - per chi avesse usato tale marchingegno - sarebbe quello di illecito sportivo (l. 401/89). Inoltre, se venisse accertato l'utilizzo di bici truccate al Giro d'Italia 2010, ci sarebbero delle condanne per coloro i quali hanno falsato "il leale e corretto svolgimento delle manifestazioni sportive", violando così la legge sulle scommesse sportive.In questi giorni Guariniello, tramite i Nas, ha raccolto la testimonianza di Davide Cassani che ha confermato agli inquirenti quanto riportato in Tv. Sempre ieri, l'attentissimo Eugenio Capodacqua di Repubblica, ha sottolineato in un suo articolo (vedi) come il mistero attorno alla bici di Cancellara si infittisca a causa di ulteriori particolari rivelati da un noto fabbricante di abbigliamento ciclistico. Questi, al termine del Fiandre, si trovava nella zona dei pullman delle squadre. Un meccanico della Saxo Bank - la squadra di Cancellara - si fece consegnare velocemente la bici della vittoria, sollecitando l'operazione. Pochi secondi dopo ne uscì un'altra identica, lasciata alla visione del pubblico. Ora, come sostenuto da Capodacqua, se il ritiro della bici può essere normale (i furti di questi gioielli sono all'ordine del giorno), lascia senz'altro qualche perplessità la successiva sostituzione. Ovviamente sono dichiarazioni tutte da verificare e non si può prendere tutto per oro colato. Resta il fatto che il caso si fa sempre più intricato.

OPINIONE PERSONALE: è un caso davvero complicato e difficilmente si potrà mai sapere se Cancellara abbia vinto o meno quelle due corse aiutandosi con la bici-dopata. Personalmente considero Cancellara un campione straordinario, il passista più forte in circolazione, uno dei migliori nella storia del ciclismo. Lo svizzero di origini lucane ha delle doti naturali immense, straordinarie. Non è il classico corridore che azzecca l'anno buono e poi sparisce dalla circolazione. Cancellara ha vinto moltissime corse in carriera ed è il cronoman più forte al mondo. Perciò, tali accuse vanno provate, in modo concreto, non solo con dei filmati (che sono comunque importanti). Come detto, fornire tali prove è assai difficile. Qui sotto pubblico il video - cliccatissimo - sulla bici e sulle manovre di Cancellara prima degli scatti. Facendo questo lascio che ognuno si possa formare la propria opinione, considerando che - idea personale - difficilmente si possa sposare una tesi al 100%. Ci sono dei particolari sospetti, ma allo stesso tempoLa cosa che mi preme sottolineare, comunque, non è tanto se Cancellara abbia vinto o meno con l'inganno, quanto la diffusione di tale sistema tra i pro. Dal doping farmacologico (ancora vivo e vegeto, specialmente nel mondo dilettantistico: vedi sequestri al Bio Giro) al doping meccanico, i modi per barare sono in continua evoluzione. Per fortuna è stato scoperto anche questo sistema, ora spetterà alla poco tempestiva  UCI prendere le relative contromisure. 

mercoledì, giugno 16, 2010

Intervista esclusiva a Diego Bortoluzzi, vice-allenatore Udinese 2010-2011: "Di Natale-Sanchez, che coppia. Zapata può tornare su grandi livelli"

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Dopo le interviste a Massimo De Luca e Roberto Siljan, è la volta di un'altra grande esclusiva di Blog-In. Grazie alla disponibilità e cortesia di Pietro Marchioni, presidente di Sporteventi - gestore dei Milan Junior Camp di Cortina, Jesolo, Vittorio Veneto, Pola e Asiago-Gallio (vedi) - ho avuto la possibilità di fare una bella chiacchierata con Diego Bortoluzzi, allenatore in seconda di Francesco Guidolin, neo tecnico dell'Udinese. Nella splendida cornice del Marco Polo Sporting Center di Vittorio Veneto (città di Bortoluzzi e sede degli allenamenti del Bari di Ventura dal 2 al 13 agosto prossimo), abbiamo toccato diversi argomenti, dall'addio di Parma, ai suoi maestri, dal rapporto con Mister Guidolin per finire con le prospettive bianconere per la stagione 2010/2011 (nella foto, da sinistra verso destra per chi guarda, il sottoscritto, Pietro Marchioni, Diego Bortoluzzi e Alessio Pavan, collaboratore Milan Camp)

Dopo una buona carriera da centrocampista tra Serie A, B e C1 con le  maglie - tra le altre - di Atalanta, Brescia, Vicenza, Venezia e Treviso, per un totale di 390 presenze professionistiche con 46 gol totali (anche se, ci tiene a sottolineare, alcuni gol gli sono stati "sottratti", vigendo la regola più rigida sugli autogol), Bortoluzzi ha intrapreso la carriera da vice-allenatore nel calcio professionistico nella stagione 2004-2005 a Palermo con Silvio Baldini. A gennaio il tecnico toscano fu esonerato da Maurizio Zamparini e al suo posto arrivò Francesco Guidolin. Bortoluzzi pensava di dover lasciar spazio allo staff del tecnico di Castelfranco, invece fu riconfermato e da allora tra i due è iniziata una fortunata collaborazione. A cavallo delle stagioni 2005-2006 (serie A) e 2006-2007 (serie B), un breve periodo da capo-allenatore a Treviso.  Poi, le strade di Guidolin e Bortoluzzi si sono incontrate nuovamente, prima a Palermo, poi nella splendida cavalcata a Parma (promozione in A e 8° posto finale nell'ultimo campionato). Ora l'avventura sulla panchina dell'Udinese, un ritorno a casa per Guidolin, un ambiente nuovo e assai stimolante per Diego.
Diego, partiamo da Parma. Un divorzio che ha suscitato qualche polemica. Un tuo pensiero sulla vicenda.
A Parma mi sono trovato benissimo. Un ambiente in cui si può lavorare bene, in tranquillità. Alla fine - polemiche a parte - direi che è stata la soluzione migliore per tutti.

Però mister Guidolin, una volta raggiunta la salvezza, ha avuto uno sfogo nei confronti della tribuna ducale. Come mai?
Sai, è stato un normale sfogo legato al momento. All'inizio del girone di ritorno abbiamo avuto una flessione e sono arrivate delle critiche. In realtà, poi, ci siamo ripresi molto bene e ci siamo salvati con dieci giornate d'anticipo. Un anno e qualche mese prima eravamo arrivati a Parma con la squadra invischiata nella zona play-out della serie B. Abbiamo ottenuto la promozione diretta in A e siamo giunti ottavi in A. Quello di Francesco è stato un modo per sottolineare il lavoro svolto fin lì.
Da Parma a Udine, due ambienti che in molti considerano simili. Professionalmente cosa ti aspetti?
Dal punto di vista professionale a Parma, come ti dicevo, mi sono trovato molto bene. In particolare ho avuto modo di apprezzare il meraviglioso centro sportivo di Collecchio, davvero un gioiello. Qualche giorno fa ho visitato le strutture di Udine e posso già dire che anche in Friuli ci sono tutti i presupposti per lavorare bene. Per quanto riguarda la società Udinese, pur non conoscendo ancora bene l'ambiente, in questi giorni ho avuto modo di avere la conferma di quella che era la mia idea da fuori. Una società in grande crescita e in continua evoluzione, all'avanguardia sotto diversi aspetti.

Parliamo della tua esperienza da allenatore. Chi sono stati i tuoi maestri?
Posso dire che tutti gli allenatori che ho avuto mi hanno dato qualcosa, ognuno con le sue idee. Il primo che ho avuto è stato Nedo Sonetti e ti posso dire che non ho mai fatto così tanta fatica a livello di preparazione fisica (se penso che i giocatori di oggi, a volte, si lamentano per gli allenamenti moderni...). Ho giocato negli anni del boom sacchiano, 4-4-2, zona e fuorigioco. Il primo con cui ho lavorato in tal senso è stato mister Varrella a Brescia. Poi anche con Zaccheroni. Un altro mister che mi ha insegnato molto è stato Ventura a Venezia. Giocavamo un 3-5-2 molto ricercato, con attenzione dei particolari e studio degli avversari. Nel finale di carriera ho avuto Bellotto con cui c'era maggior spazio per estro e fantasia.

Il tuo incontro con Guidolin e il vostro rapporto
Ho iniziato la carriera da vice-allenatore a Palermo con Silvio Baldini. A gennaio Zamparini lo esonerò e pensai fosse finita anche per me. Invece, a sorpresa, fui riconfermato e iniziai a lavorare con Francesco. Da allora, salvo la parentesi di Treviso, abbiamo sempre lavorato assieme.
Per quanto riguarda il rapporto, posso dire che un aspetto molto importante è il carattere. Siamo molto simili, nel senso che non viviamo il calcio come una malattia. Meglio, è la nostra professione e cerchiamo di svolgerla nel miglior modo possibile, ma senza esasperazioni, con uno sguardo anche alle altre cose della vita.

Un tuo giudizio su Guidolin allenatore
Francesco è un allenatore preparatissimo, elastico, molto bravo nel preparare le partite e nello studiare gli avversari. Ecco, una cosa che trovo sbagliata  è quando sento dire che "Guidolin gioca sull'avversario" inteso in senso negativo. Io dico che tutti giocano sull'avversario nel senso che tutte le squadre studiano gli avversari e prendono le relative contromosse. Salvo rarissimi casi, nella realtà non c'è nessuno che applica il concetto di "sono gli altri a doversi preoccupare di noi". Una delle capacità più importanti di Francesco è quella di capire i punti di forza degli avversari,  trovare le soluzioni adatte per contrastarli o limitarli per poi vincere le partite. Proprio quest'ultimo è un aspetto fondamentale. Inibire per poi mettersi nelle condizioni di colpire e sorprendere gli avversari.
Oltre a ciò, come ti dicevo, Guidolin sa cambiare modulo e schemi sulla base dei giocatori che ha a disposizione. E' sbagliato dire "Guidolin gioca col...". In carriera ha giocato in molti modi diversi. E' lui che si adatta alle caratteristiche dei giocatori che ha a disposizione, non viceversa. Non è un integralista, tutt'altro.

A livello professionale, come vi rapportate? Hai spazio per proporre le tue idee?
Dico tutto quello che penso e ci confrontiamo sempre su idee e proposte. C'è un continuo scambio di vedute. E' importante anche avere dei punti di vista differenti perchè così si possono valutare tutte le soluzioni e scegliere la migliore. Se poi dico una sciocchezza me lo dice tranquillamente!

Entriamo più nello specifico sul discorso Udinese. Partiamo dal mercato. Dopo una stagione piuttosto deludente, con la società pensate di cambiare molto nella rosa?
Guarda, sul mercato non mi posso esprimere più di tanto perchè ci sono due condizioni fondamentali da valutare. Abbiamo molti giocatori impegnati al Mondiale e molti altri in comproprietà o in prestito. E' un mercato molto particolare come avviene sempre negli anni in cui si disputa la Coppa del Mondo. Quello che posso dire è che solitamente, in accordo con la società, si individua una lista di nomi per uno specifico ruolo e si cerca di acquistare quello indicato più in alto.

Anche se non ti puoi sbilanciare, si parla molto di Lanzafame che hai avuto modo di allenare a Parma.
Davide è un vero talento, con dei colpi molto importanti. Ha giocato molto bene tra ottobre e dicembre. Poi le voci di mercato lo hanno condizionato un po'. Sul finire di stagione è tornato a brillare, giocando alla grande. Non mi posso sbilanciare anche perchè è un giocatore in comproprietà tra Palermo e Juventus, ma è un ragazzo dal sicuro avvenire.

In effetti l'Udinese ha moltissimi giocatori sparsi in giro per l'Italia e per il mondo. Ne controlla all'incirca un centinaio. Temi che al ritiro di Arta Terme-Imponzo arrivino troppi giocatori? Ciò provocherebbe dei problemi nella gestione del lavoro. Qual è il numero ideale di giocatori con cui lavorare in ritiro?
L'ideale per un ritiro sarebbero 20-22 giocatori più qualche giovane che comunque non faccia tutta la preparazione. Quando fai delle esercitazioni tattiche 10 contro 10 sei già a buon punto. Poi, ovviamente, se ci dovesse essere un numero superiore di giocatori occorrerà fare dei turni di lavoro, ma non è un problema. Oltre a questo l'ideale sarebbe quello di avere a disposizione già in ritiro la squadra quasi al completo. Il problema, come dicevo, è la particolarità di questo mercato ed è difficile completare la squadra già a fine luglio. Aggiungo che ho avuto modo di visitare le strutture di Arta e Imponzo e sono entrambe molto valide. Organizzeremo la mino-palestra al campo di Imponzo.

Veniamo ai giocatori bianconeri. Quali sono quelli che conosci meglio?
Ovviamente Di Natale che oltre a essere il capitano è il numero uno. L'anno scorso nella prima partita di campionato (Udinese-Parma 2-2, ndr) fu lui a fare la differenza, pareggiando all'ultimo istante con una prodezza. Personalmente ho avuto modo di incrociare solo di sfuggita Handanovic nel periodo di Treviso. Comunque la rosa è molto competitiva, in tutti i ruoli. Asamoah è davvero bravo, così come Sanchez.

La difesa è stata la nota dolente della passata stagione. Occorrono interventi importanti sul mercato?
Ho visto alcuni video dei match dello scorso anno. In realtà la difesa ha pagato a caro prezzo anche i molti infortuni. Da fuori mi sembra composta da giocatori validi. In particolare cito Zapata che ha disputato una stagione al di sotto delle sue possibilità, ma secondo me ha tutte le qualità per tornare ad essere uno dei migliori difensori della Serie A.

Concludiamo con qualche considerazione sul modulo che adotterete. Sui giornali si parla di diversi schemi possibili, con Sanchez a determinare le varie soluzioni. Cosa ci puoi dire a riguardo?
Come dicevo prima Guidolin non ha un unico modulo. Lo schema è una conseguenza delle caratteristiche dei giocatori. Poi, altra parola d'ordine, è duttilità e capacità di cambiare assetto durante l'anno e durante la stessa partita.. Lo scorso anno a Parma abbiamo giocato con 3-4 moduli diversi e con specifici accorgimenti in relazione agli avversari. Posso dire che potremmo giocare sia con la difesa a 3 che a 4, mentre per quanto riguarda l'attacco, se Sanchez dovesse restare, avremmo la fortuna di poter avere a disposizione lui e Di Natale assieme. Due giocatori fenomenali nell'1 contro 1. Sanchez può giocare sia da esterno che da trequartista centrale. Si possono pensare tantissime soluzioni, ma la cosa certa è che due giocatori così mettono in seria difficoltà le difese avversarie, specialmente per la loro imprevedibilità e per la capacità di non dare punti di riferimento ai difensori.

martedì, giugno 15, 2010

Mondiali-Sudafrica 2010: Italia-Paraguay, pagelle Italia

Ecco le pagelle degli azzurri nella partita d'esordio contro il Paraguay. Un discreto 1-1, con una condizione fisica molto buona (aspetto importante) e i limiti noti in termini di qualità e pericolosità offensiva.

BUFFON N.G. inoperoso, incolpevole sul gol.
(MARCHETTI N.G.) Paraguay mai pericoloso, nessun intervento.
ZAMBROTTA 6.5 sorprendente per condizione fisica (ritrovata) e spinta.
CANNAVARO 6 pronto, deciso, leader difensivo. Si perde però Alcazar in occasione del gol.
CHIELLINI 6 ordinaria amministrazione anche se nei disimpegni lascia un po' a desiderare.
CRISCITO 6 discreta spinta, più personalità del solito. Un paio di sbavature.
PEPE 6.5 generosissimo, corre per tre anche se spesso finisce per fare confusione.
DE ROSSI 7 leader della squadra, corre, imposta, recupera e segna. Il migliore.
MONTOLIVO 6 cresce nella ripresa, ma non ha né la personalità per sostituire Pirlo.
MARCHISIO 5.5 non riesce a trovare la posizione e non incide.
(CAMORANESI 5.5) era la soluzione più logica, ma dimostra una condizione approssimativa e rischia il rosso.
GILARDINO 5 unica punta, spesso isolato, non riesce mai a far salire la squadra. Mai pericoloso.
(DI NATALE 6) pur non concludendo in porta entra bene in partita. Vivace.

LIPPI 6 presenta una squadra in salute fisica che cerca di fare la partita nonostante i limiti qualitiativi. Il 4-2-3-1, però, non sembra il modulo migliore per creare pericoli. Meglio col 4-4-2, anche se la coperta è sempre corta (mancano gli esterni di centrocampo e Camoranesi non sembra in grandi condizioni). Un discreto pareggio, ora servono due vittorie per arrivare primi ed evitare l'Olanda agli ottavi.


lunedì, giugno 14, 2010

Mondiali-Sudafrica 2010 - commento Olanda vs Danimarca 2-0

Inutile negare che l'Olanda sia una delle mie nazionali preferite, per mentalità, tipo di gioco e per la  storia calcistica di questa nazione. Uno Stato di soli 15-16 milioni di abitanti che negli Anni '70 ha reinventato il calcio e che da allora ha continuato a produrre talenti in qualità industriale e a sperimentare una tipologia di calcio spettacolare, godibile, che si sposa perfettamente con ll vero spirito del gioco (se a questo aggiungiamo l'avvenenza delle tifose arancioni il quadro è completo: vedi foto tratta da repubblica.it)
A questo Mondiale 2010 la nazionale oranje arriva con un'ottima squadra, giovane ma già esperta, talentuosa ma concreta nei ruoli chiave. C'era molta attesa per l'esordio della squadra di Van Maarwjik contro la Danimarca. Priva di Arjen Robben, il suo fuoriclasse assoluto che rientrerà gradualmente e sarà perfettamente pronto per l'ottavo di finale, il tecnico olandese ha puntato su Van der Vaart nel classico 4-2-3-1 con il duo Van Bommel-De Jong davanti alla difesa e Sneijder-Kuyt (oltre allo stesso Van der Vaart) a supporto di Robin Van Persie. La scelta di schierare il giocatore del Real Madrid al posto di Robben non mi convinceva e penso che il campo abbia dimostrato le difficoltà preventivabili. Al di là del giudizio tecnico su Van der Vaart (giocatore a mio modo di vedere un po' sopravvalutato), penso che schierarlo sulla sinistra sia un errore, visto e considerato il numero e la qualità degli esterni/ali a disposizione. In quello specifico ruolo di vice-Robben ci sono Eljero Elia (che ha dimostrato le sue immense doti nei 25 minuti disputati), Affelay e Babel. Van der Vaart è essenzialmente il sostituto di Sneijder in posizione di trequartista centrale. Al massimo, in caso di necessità o di partita da recuperare, può giocare al fianco di Van Bommel in cabina di regia. Nel primo tempo Van der Vaart ha finito spesso per pestarsi i piedi con Sneijder (come giustamente osservato da Boban su Sky), intasando ulteriormente i pochi spazi. C'era invece la necessità di allargare il gioco contro l'ottima difensiva organizzazione della squadra di Morten Olsen. Il primo tempo, così, è stato giocato sottoritmo e con scarsa velocità di manovra. Qualche buona incursione di Van der Wiel, alcune iniziative di Van Persie, ma nel complesso poca pericolosità. La Danimarca, squadra di discreto livello che pecca in fase offensiva (e il suo unico attaccante di livello - Bendtner - era acciaccato), non ha saputo pungere in contropiede, se non in un paio di circostanze. Probabilmente  - oltre ai limiti suddetti - troppa paura al cospetto della favorita Olanda. Per fortuna degli Oranje, ad inizio ripresa è arrivato l'autogol di S. Poulsen che ha schiacciato un cross di VanPersie sulla schiena di Agger, infilando Sorensen. Un gol che ha spianato il match all'Olanda e che ha spezzato il piano-partita danese. Il secondo tempo olandese è stato sicuramente più convincente, con il solito possesso palla e occasioni crescenti in proporzione agli ampi spazi che si aprivano nella retroguardia danese (così così Kjaer). In realtà la svolta è arrivata con l'ingresso di Elia che ha aperto varchi con la sua velocità e i suoi dribbling funambolici. Ovvia conclusione il 2-0 firmato da Kuyt su splendida azione Sneijder-Elia. Danimarca incapace di pungere e offendere, ma organizzazione difensiva oranje che è sembrata molto migliore rispetto a quella dei tempi di Van Basten.  Si attendono esami più probanti. Considerato il livello del Girone E, penso che il primo vero test per l'Olanda potrebbe essere l'ottavo di finale contro la seconda classificata del girone azzurro.  
Per Van Marwijk, quindi, discreti segnali e un'ottma notizia: Robben può recuperare senza alcuna fretta, gli ottavi iniziano il 26 giugno.

Nuova veste grafica per Blog-In

Da oggi 14 giugno, Blog-In: Dentro lo Sport rinnova la sua veste grafica per rendere più godibile la lettura e facile la consultazione. Grazie agli aggiornamenti forniti da Blogger, sono state modificate alcune parti, in particolare sono stati modificati  i colori, ingranditi e migliorati gli spazi dedicati alle pagine-sezioni (calcio, ciclismo ecc.) e al testo degli articoli stessi. Infine sono stati perfezionati gli spazi sulla colonna laterale riservati a news (Ansa), ultimi post, etichette ecc. 
La speranza è che questo cambiamento possa migliorare ulteriormente la qualità del blog e incontrari il favore dei lettori. Grazie a tutti.

domenica, giugno 13, 2010

Diamond League - New York: Tamgho a un passo dalla storia (17.98) di Vittorio Virgili

Agosto 1995, bella giornata di sole a Goteborg, in Svezia. Un gabbiano che si chiamava Jonathan Edwards stabiliva un record del mondo strabiliante destinato a restare scolpito negli annali dello sport moderno.
Dopo 15 anni un giovane atleta di colore, è arrivato a soli 31 cm da quella leggenda, stabilendo la terza prestazione mondiale di tutti i tempi.
Il suo nome è Teddy Tamgho, francese, e ieri pomeriggio al meeting di New York ha saltato 17,98 metri nel salto triplo in una gara dai contenuti tecnici altissimi. 
Dietro di lui due grandissimi di questa specialità come Cristian Olsson, plurimedagliato olimpico e mondiale e Idowu, campione mondiale in carica, con due misure niente male ( 17,64 per lo svedese, 17,31 per l’inglese).
Dopo questa superba prestazione, la gara di Barcellona assume sempre un più ampio rilievo ( tutti e 3 europei)  e forse vedremo finalmente battere quel record storico del gabbiano inglese.
Per la cronaca il meeting americano è apparso nettamente sottotono, soprattutto per l’orario folle delle gare, tutte svoltesi prima delle 18.30. Si aspettava con grande attesa anche il superduello nei 100 metri tra Bolt e Gay, ma il primo ha dovuto dare forfait a casa di un infortunio di due settimane fa e il secondo perché fuori condizione.
Prossimo appuntamento per la Diamond League il 3 Luglio con Eugane negli States, dove ha annunciato il ritorno in pista Usain Bolt.
Vi segnaliamo questi due link da mettere a confronto:
Il 18,27 di Jonathan Edwards http://www.youtube.com/watch?v=hAC1qLiJSA8

IL 17.98 DI TEDDY TAMGHO
 

Tecnica contro forza, vedremo quale sarà la più redditizia.

Vittorio Virgili

sabato, giugno 12, 2010

Giro del Delfinato 2010, super Janez Brajkovic: è nata una stella?

Era da diverso tempo che non mi capitava di essere felice per la prestazione di un ciclista. Non che non abbia apprezzato le vittorie di Contador negli ultimi anni, di Cancellara (bicicletta dopata o meno) o non mi sia piaciuta l'ultima parte di Giro 2010. Tuttavia, si è sempre trattato di imprese compiute da campioni assoluti, predestinati al successo. Per un appassionato di ciclismo come me (e lo stesso discorso vale per molti altri sport), è molto più gratificante scovare un talento potenziale, intravederne le doti e sperare che un giorno possa lottare con i migliori atleti al mondo. E' una soddisfazione intima, unita a un sentimento di orgoglio e rivalsa verso chi, magari, non lo ha mai nemmeno preso in considerazione o addirittura ne ha messo in forte dubbio le qualità. E' il caso di Janez Brajkovic, 26 anni (27 a dicembre), Slovenia, Team Radio Schak, quello di Armstrong. In questi giorni incentrati sulla Coppa del Mondo in Sudafrica, si sta correndo il Giro del Delfinato, la mini corsa a tappe - parere personale - più bella della stagione (dopo i tre grandi Giri e alla pari con il Giro di Svizzera). Non è un caso se il Delfinato sia organizzato dalla stessa società che gestisce il Tour de France e nelle 7 tappe (più prologo) affrontate nel 2010 ci sono stati, tanto per gradire, una cronometro individuale di 49 km (all'ultimo Giro l'unica cronometro vera - l'ultima tappa a Verona - non superava i 15 km), un arrivo sulle Alpi (Grenoble) e quello all'Alpe D'Huez. Un vero e proprio Mini Tour de France. Il grande favorito della vigilia - ovviamente - era Alberto Contador, in piena preparazione per il Tour 2010. Nella tappa a cronometro, però, Brajkovic ha sbaragliato la concorrenza, battendo David Millar di 26" e staccando Contador di ben 2'. Una dimostrazione di classe assoluta. Dopo essersi difeso alla grande nella prima tappa alpina, lo sloveno era atteso alla prova del nove: l'Alpe d'Huez. Ho potuto seguire la diretta su Eurosport (sempre ottima la coppia Berton-Magrini) ed è stato meraviglioso vedere la maglia gialla (simbolo del primato anche al Delfinato) rispondere colpo su colpo alle accelerazioni del fuoriclasse spagnolo dell'Astana. Brajkovic ha seguito come un'ombra Contador, giiungendo assieme allo spagnolo in cima alla storica vetta. Alla fine lo sprint è andato a Contador, ma Brajkovic ha conservato in modo splendido la maglia e domani potrà festeggiare il successo nell'ultima tappa.

Come dicevo all'inizio, ho sempre riservato particolare attenzione a Brajkovic, sin dal suo passaggio al professionismo (Discovery 2005), anche per la vicinanza e affinità che lega Friuli e Slovenia. Nel 2006 mi impressionò al Giro di Spagna, quando indossò per due giorni la maglia amarilla. E' sempre stato molto forte a cronometro e bravo anche in salita. In questi anni ha ottenuto discreti risultati e  buioni piazzamenti (secondo al Giro del Trentino 2009, perse la maglia all'ultima tappa per merito di Ivan Basso), ma non è mai esploso definitivamente. Fedelissimo delle squadre di Armstrong, quest'anno è passato al Team Radio Schak. Due anni fa mi diede parecchio fastidio una dichiarazione di Angelo Zomegnan, direttore del Giro d'Italia, che  espresse pubblicamente dei dubbi sul valore dello sloveno. Il 2010 sembra essere l'anno del salto di qualità definitivo, quello dela maturità agonistica. Certo, il Delfinato è una corsa di 8 giorni e Contador non è ancora al top della condizione, ma Jani ha dimostrato di avere la classe per poter lottare con i più forti al mondo. Al Tour, salvo cambiamenti di programma, sarà al fianco di Lance Armstrong. E' sicuramente eccessivo parlare di passaggio di testimone tra la leggenda texana e la promessa slovena, ma Brajkovic potrebbe diventare nei prossimi anni l'uomo di punta della squadra di Bruynell. Bravo Jani!!