giovedì, aprile 15, 2010

Tennis italiano: il futuro tra provincialismo e... Gianluigi Quinzi

Troppe volte mi è capitato di leggere e sentire sui media cose del tipo "Il nuovo Maradona", "L'astro nascente del ciclismo"ecc. Troppo spesso sono stati portati alla ribalta giovanissimi e precoci talenti che poi, regolarmente, hanno finito per perdersi tra attese eccessive e familiari incapaci di gestire nel modo giusto l'improvvisa (ed effimera) notorietà. Il caso del piccolo Vincenzo Sarno (mi pare si chiamasse così) è emblematico.
Così, quando vedo appiccicata a qualche talento l'etichetta di "Nuovo fenomeno", sono sempre molto scettico e dubbioso. Prima di tutto perchè un 14enne-15enne è nel pieno della crescita fisica e mentale. Poi perchè per poter "arrivare" occorrono svariati fattori positivi, famiglia e umiltà in primis.
Tuttavia, non ho potuto fare a meno di leggere con particolare interesse - e, confesso, un pizzico di speranza patriottica - il pezzo dedicato (Repubblica, a firma Paolo Rossi) a Gianluigi Quinzi, 14enne aspirante tennista marchigiano di cui si parla molto bene, anzi, straordinariamente bene. So perfettamente che parlare di un ragazzo così piccolo potrebbe contribuire ad alimentare voci e attese sul suo conto, innescando un meccanismo deleterio di "popolarità anticipata". La storia di Gianluigi, però, merita di essere raccontata perchè è completamente diversa da quella di molte promesse o presunte tali. Non solo. Proprio settimana scorsa ho letto con molto piacere un'intervista a Paolo Bertolucci. Dopo aver raccontato alcuni gustosi retroscena (tra cui la possibilità di diventare coach di Roger Federer), Bertolucci ha parlato della crisi infinita del tennis azzurro al maschile e dei motivi per cui, secondo lui, non riusciamo ad esprimere un qualsiasi atleta da primi 10-15 al mondo da tempo immemorabile. Le frasi di Bertolucci mi hanno colpito molto. Egli sostiene che le ragioni della profonda crisi siano di natura para-sociologica (e per quel che conta, mi trovo perfettamente d'accordo con lui): "Il tennis si gioca soprattutto all'estero e gli italiani soffrono la lontananza, sono dei provinciali, si adattano alle condizioni, alla lingua e all'alimentazione molto peggio degli altri. E ancora: gli italiani non sanno investire su loro stessi. Un giocatore straniero con i primi soldi che guadagna si costruisce un team: coach, fisioterapista e preparatore atletico. Spende per migliorarsi. I nostri, invece, si "sparano" subito il macchinone, la villona o lo yacht, poi risparmiano su figure ormai fondamentali per la crescita. Mi spiace, sono pessimista, nel tennis siamo indietro come in altri campi dello sport e non solo. Spero comunque di sbagliarmi". Certo, le ragioni delle enormi difficoltà del tennis azzurro sono anche altre (programmazione, Federazione, scuola, ecc). Tuttavia gli aspetti che sottolinea Bertolucci sono assai importanti.
Ora, la storia di Gianluigi Quinzi mi ha colpito proprio perchè in totale contrapposizione con l'ottima analisi di Paolo Bertolucci. Gianluigi è nato a Porto San Giorgio (Fermo) e già all'età di 7 anni Antonio Di Paolo del circolo cittadino disse ai suoi genitori: "E' un fenomeno. Vede la prima palla, non so portatelo in giro, sentite la Federazione". Genitori sportivi, mamma Carlotta nazionale di pallamano, papà Luca presidente del circolo, che prendono la decisione più coraggiosa. Investire sul talento di loro figlio e trasferirsi a Bradenton, Florida , alla Nick Bolettieri Academy, la scuola di tennis più famosa e importante al mondo (lì sono cresciuti campioni quali Agassi, Sampras, Monica Seles e le sorelle Williams). La leggenda vuole che Nick Bollettieri, probabilmente il più famoso talent scout/allenatore del pianeta, noti Gianluigi a 5 campi di distanza e ordini ai suoi scagnozzi di portarglielo di fronte. Bollettieri intravede subito le qualità di Gianluigi e il piccolo ragazzo marchigiano ottiene la borsa di studio per l'Academy. I Quinzi allora decidono che ne vale davvero la pena e mamma Carlotta si trasferisce con il fratellino Gianluca in Florida per seguire Gianluigi. Anche un paio di sponsor decidono di sostenere Gianluigi, ma l'educazione della famiglia unita alla rigida disciplina dell'Academy, impediscono a Gianluigi di montarsi la testa. Scuola prima di tutto, nessun comportamento da divo, niente racchette da rompere o imprecazioni da divetto. Del resto alla Bollettieri Academy anche i tennisti più affermati si comportano come gregari qualsiasi e l'esempio spesso è determinante...
L'aspetto maggiormentre positivo è che Gianluigi - e qui ritorna il discorso di Bertolucci - si è ambientato benissimo e ha stretto amicizia con ragazzini di tutto il mondo. Cresce velocemente (+ 15 cm in pochi mesi) e le prime classifiche internazionali lo collocano al primo posto in Europa e al 3 negli Stati Uniti. Aggiungere altro serve a poco.
Lasciamolo crescere serenamente, la prossima volta che si parlerà di lui, speriamo, sarà alle sue prime vittorie tra gli juniores o ancora meglio nel circuito Atp. Per ora è solo una speranza, tra qualche anno potrebbe essere un esempio.