mercoledì, aprile 14, 2010

Calciopoli 2: le intercettazioni Facchetti-Bergamo, Auricchio e la giustizia sportiva

Chi segue questo blog sa bene che preferirei parlare di avvenimenti sportivi, magari collegandoli all'aspetto mediatico. Tuttavia, le ultime vicende del processo di Napoli, che vede imputato Luciano Moggi assieme a molti altri protagonisti del calcio italiano ante 2006 nel filone penale di Calciopoli, sono troppo importanti e non possono passare inosservate. Fondamentalmente perchè, ribadisco un concetto già espresso ma a mio parere decisivo, se tali intercettazioni fossero uscite quattro anni fa l'andamento del processo sportivo - condizionato in modo fin troppo evidente dal "diffuso sentimento popolare" alimentato dai media - avrebbe certamente avuto un esito diverso. Attenzione, non voglio accodarmi al drappello di coloro che usano delle espressioni giuridicamente (e non solo) aberranti tipo "così facevan tutti, quindi nessun colpevole" o "tutti colpevoli, nessun colpevole". Per carità, sono frasi scritte o pronunciate da giornalisti che seguono senza alcun strumento giuridico e in modo superficiale le vicende sportivo-processuali. Il mio pensiero è che il comportamento dei dirigenti condannati quattro anni fa fosse sportivamente punibile (dal punto di vista penale è tutt'altro discorso e per quel che conta ho i miei seri dubbi che l'impianto accusatorio reggerà) e sia stato giusto punirli. Tuttavia, le sanzioni inflitte nel 2006 sono state sproporzionate rispetto alle infrazioni effettivamente compiute, specialmente in considerazione del fatto che le società punite, Juventus in primis, hanno anche pagato la differenza col presunto comportamento tenuto dalle altre società. Per dirla in termini più diretti, la pena subita dalla Juventus (due scudetti revocati, retrocessione in B con ampia penalizzazione e, cosa ancora più grave, diaspora dei migliori giocatori, due dei quali finiti all'Inter...) è stata condizionata anche dalla diffusa convinzione/certezza che solo i suoi dirigenti e quelli delle altre squadre condannate parlassero coi designatori, mentre altre squadre subivano passivamente tali situazioni. Volgarmente: la Juventus condizionava e manovrava, l'Inter si comportava da manuale, rispettando tutti i principi di lealtà e probità sportiva. Da quanto sta emergendo, invece, trattasi di clamoroso falso storico. Attenzione, falso storico che ha determinato uno stravolgimento assoluto del calcio italiano e quello a cui stiamo assistendo, anche in questa stagione, è figlio di quell'estate 2006.
Ora, leggendo queste nuove intercettazioni, a parlare con designatori e dirigenti arbitrali erano 11 società su 20. A tal riguardo è come al solito illuminante il pezzo odierno di Roberto Beccantini su La Stampa (vedi). Beccantini chiede giustamente "Chiarezza per tutti". Per le società che chiamavano (e sembrava non chiamassero) e per quelle che veramente non avevano contatti con il mondo arbitrale. Prendo spunto dal suo articolo per due considerazioni finali:

1- Nel corso dell'udienza di ieri, i legali di Luciano Moggi hanno letto in aula alcune intercettazioni riguardanti dialoghi telefonici intercorsi tra l'allora presidente dell'Inter Facchetti e il designatore Bergamo. Al di là della polemica su chi ha pronunciato il nome di Collina nella telefonata in cui Facchetti parlava di griglie arbitrali con Bergamo (cortina fumogena sollevata per nascondere il numero e l'assiduità dei contatti Inter-designatori; tra l'altro c'è un'altra intercettazione in cui Facchetti invita Bergamo a passare in sede da Massimo Moratti a ritirare "un regalino" da € 5.000, non proprio una prassi di tutte le società..), l'aspetto più importante, ovviamente ignorato dai media che quattro anni fa assunsero una posizione forcaiola e che oggi si trovano in palese imbarazzo nel dover rivedere la loro posizione - non tanto su Moggi e la Juventus, ma su altre squadre - riguarda la domanda fatta dalla difesa di Moggi al colonnello Auricchio, autore dell'inchiesta. Perchè non ha ritenuto di inserire tali intercettazioni tra Facchetti, Moratti e Bergamo nell'informativa? La risposta di Auricchio è stata disarmante: "Perchè non le ritenemmo rilevanti dal punto di vista investigativo". Non rilevante penalmente, può essere. Ma perchè non sono state passate assieme a tutte le altre intercettazioni all'Ufficio Indagini delle Figc? Mistero glorioso. Ripeto, qui è il nodo cruciale di tutta Calciopoli 2006. Se tutte queste intercettazioni, scovate dalla difesa moggiana, fossero finite sul tavolo di Borrelli e Palazzi quattro anni fa, oggi staremmo parlando di una storia calcistica italiana completamente diversa. Probabilmente sarebbero state condannate in modo proporzionale alle colpe tutte le società coinvolte (non certo "tutti colpevoli, tutti innocenti"), Inter compresa. Sicuramente lo Scudetto 2006 non sarebbe stato assegnato all'Inter, per esempio. Ibrahimovic sarebbe finito all'Inter penalizzata o a qualche altra squadra straniera? Ricordando che l'attuale rosa interista è frutto della cessione multi-milionaria dello svedese al Barcellona...

2- Cosa accadrà ora? La Figc tramite il suo presidente Abete e il capo Ufficio Indagini Palazzi stanno vigilando sull'andamento del processo napoletano e acquisiranno il materiale probatorio. Come spiegato nel post specifico, la prescrizione si staglia minacciosa. Almeno per quanto riguarda le intercettazioni, mentre per l'assegnazione dello Scudetto 2006 non c'è tale pericolo.
La sensazione è che la partita si chiuderà con la revoca dello Scudetto 2006. Stop. Un classico compromesso per evitare noie ulteriori. Il problema è che le intercettazioni che stanno venendo a galla sono di una gravità molto superiore a quella che alcuni media (Gazzetta in primis) vogliono far credere. 11 squadre su 20 intrattenevano rapporti telefonici e diretti con il mondo arbitrale. Un malcostume e un decadimento morale assolutamente condannabili (la normalità consisterebbe nell'avere tali due mondi completamente distinti e privi di qualsivoglia contatto, se non a livello prettamente istituzionale). In effetti quattro anni fa le condanne sono arrivate. Solo per 4 squadre però. L'Inter, fatta passare e descritta come società modello, eticamente al di sopra di ogni sospetto e premiata addirittura con uno Scudetto a tavolino, intratteneva rapporti molto stretti con Bergamo, Mazzei, l'arbitro De Sanctis, parlava regolarmente di designazioni, griglie arbitrali e di regalini "extra-istituzionali" da ritirare in via Durini. Che questi comportamenti violassero apertamente l'allora art.1 del cgs? Molti media faticano anche a dire tale ovvietà. Senza parole,
Come dice Beccantini, urge fare chiarezza, per il bene e l'interesse di tutti, soprattutto dei veri innocenti, quelli che non si sognavano neppure di alzare la cornetta e contattare designatori o arbitri. Anche a costo di forzare l'interpretazione delle norme del cgs. La giustizia è un bene superiore.