lunedì, febbraio 08, 2010

INTERVISTA A MARCEL VULPIS, DIRETTORE DI SPORTECONOMY.IT

Dopo le interviste a Sergio Tavcar e Roberto Siljan, voci inconfondibili di TeleCapodistria, è la volta di Marcel Vulpis, direttore di sporteconomy.it, il sito di riferimento per chi voglia conoscere e aggiornarsi sul mondo dello sport-business. Marcel Vulpis è uno dei massimi esperti italiani di tematiche economiche e di marketing legate allo sport (spesso è ospite a Sky Sport24) Nell'intervista ho cercato di spaziare su tutti i temi di maggiore attualità, dalla sfida Roma-Venezia per l'assegnazione delle Olimpiadi 2020, alla questione stadi italiani in vista di Euro 2016, dall'azionariato popolare per la Roma ai possibili effetti dello switch-off televisivo per le Federazioni sportive "minori".

Partiamo dalle Olimpiadi 2020. Roma contro Venezia, con molte polemiche e dubbi da parte veneta sulla reale equidistanza del CONI. Partitagià decisa in partenza? Qual è la tua valutazione dei due progetti?
Nessuna gara è già decisa in partenza. Fatto salvo questo concetto di base, mi sembra che i due comitati stiano andando su direzioni opposte: Venezia vuole coinvolgere comunque un intero territorio accanto al nocciolo duro del Quadrante del Tessera.
Roma, che sfrutterà alla grande i festeggiamenti per i 50 anni dei Giochi olimpici di ROMA '60, invece ha studiato la creazione di un'area olimpica dove sarà possibile muoversi in pochi minuti. Ovvero quello che chiede come principio di base il CIO a tutte le città candidate. Venezia quindi si sta mettendo (da sola) nelle condizioni di farsi dire di "NO".
E continua a perseguire questa strada, secondo noi inutilmente.

I grandi eventi sportivi in Italia hanno portato nel recente passato a molti sprechi e a speculazioni edilizie. Dopo Italia ´90, l´imbarazzante situazione degli impianti di Torino 2006 e l'inchiesta della magistratura sui Mondiali di nuoto.  Alla luce di ciò,  pensi che l´Italia pagherà queste situazioni nelle future candidature (Euro 2016 e Olimpiadi 2020)?
Il rischio c'è ed è alto, sicuramente. E' vero pure che se vediamo il disastro del post Atene2004 o i costi triplicati di Pechino2008 non c'è da ridere neppure all'estero. E Londra ha superato i francesi presentando dei dati che sono stati modificati un minuto dopo la certezza di aver vinto. Tutti vogliono vincere e spesso (anche all'estero) si prova a presentare il meglio, mai i veri difetti.

Nei prossimi mesi ci sarà l´assegnazione dell´Europeo di calcio 2016. L´Italia dopo la clamorosa sconfitta contro Polonia-Ucraina si ripresenta contro Francia e Turchia. I francesi appoggiati da Sarkozy e Platini sembrano favoriti. Come valuti il lavoro svolto dal project manager Michele Uva? 
Non ho avuto modo di poter leggere questo dossier. Il lavoro di Uva è molto difficile, perchè la situazione degli stadi (obsoleti e poco confortevoli) e quella della violenza endemica degli ultras (si veda il caso eclatante di ieri a Udine, da parte dei supporter napoletani in trasferta)  sicuramente non ci aiuteranno nella valutazione globale della nostra proposta.
Oltre a ciò la Francia ha messo sul terreno investimenti per 1.21 mld di euro (finalizzati alla costruzione di stadi di ultima generazione), mentre l'Italia ha messo a budget non più di 600 mln di euro (nella stragrande maggioranza dei casi poi solo per ristrutturazioni).

Perché secondo te la legge sugli stadi è rimasta impantanata in commissione? Paura di speculazioni o cos´altro?
Il Parlamento italiano quest'anno non ha legiferato molto, nella maggior parte dei casi è stato utilizzato lo strumento del decreto-legge, ormai fonte legislativa più usata, nonostante che dovrebbe essere invece una eccezione e non la regola.
Detto questo i deputati, a differenza dei senatori (pur in presenza degli stessi partiti), hanno posto l'attenzione su una serie di aspetti, che i primi non si erano posti.
Anche questa è una anomalia che fa riflettere.
Speriamo che entro maggio si possa arrivare al passaggio della legge, perchè a maggio c'è la gara per EURO2016. Senza questa legge partiremmo già zoppi.

A partire dal prossimo campionato entrerà in vigore la legge Melandri-Gentiloni sulla ripartizione dei diritti tv. In base alle proiezioni le grandi squadre non dovrebbero avere mutamenti significativi in termini di introiti, mentre le medio-piccole avranno indubbi benefici. Pensi che ciò nei prossimi anni possa portare ad un campionato più equilibrato e aperto oppure i presidenti preferiranno investire i soldi in altro modo (stadi di proprietà)?
Lo speriamo tutti, anche per competere meglio in ambito internazionale. Quello però che mi preme di più è capire come e dove verranno investiti questi nuovi soldi, da parte dei presidenti di calcio della serie A. La domanda da porre a tutte le dirigenze è una sola: "Come investirete questi soldi?". Credo che sia l'ultima chanche per il sistema-calcio per rilanciarsi sui mercati.

Dal prossimo luglio ci sarà la scissione della Lega Calcio con la nascita della nuova Lega di Serie B. Dal punto di vista economico e del marketing quali sono secondo te le strategie che Bedin & Co. devono seguireper mantenere una sufficiente competitività e attrattività?
Credo che Paolo Bedin abbia le skills e i numeri per fare un buon lavoro. Un lavoro di medio-lungo periodo che passa attraverso una serie di restyling e di individuazione di uno specifico posizionamento. Credo che questa sarà la grande sfida dei prossimi anni.

Tema di queste ore è la possibilità di azionariato popolare (public company) per l´A.S. Roma. In Europa esiste in polisportive quali Real Madrid e Barcellona, nonché in società come Bayern Monaco e Amburgo. In Italia si è già parlato negli anni scorsi di questa possibilità salvo poi fare immediata retromarcia. Pensi sia una soluzione praticabile per la Roma (visti anche i problemi tra Unicredit e Italpetroli-famiglia Sensi)?
Credo proprio di sì. Anche in questo caso ci troviamo di fronte a un progetto di medio-lungo periodo, che dovrà essere realizzato (da parte dei suoi ideatori: Walter Campanile, studio legale Biamonti e Envent bank). Per il prossimo 22 febbraio è prevista una importante conferenza stampa di lancio. Lì verranno svelati i prossimi passi del progetto, che, comunque, parte dal popolo giallorosso ed è studiato per la fan base in esame.

Questo weekend è partito il 6 Nazioni di rugby. Questo sport negli ultimi anni ha avuto un grande boom a livello mediatico, di iscritti e di sponsor (Cariparma e Edison ecc.). Il tutto grazie ai valori che lo accompagnano, ma anche grazie alla visibilità televisiva (La7 in chiaro). L´acquisizione dei diritti da parte di Sky (grandissima qualità ma pur sempre pay-tv) può determinare uno stop all´espansione della palla ovale?
Assolutamente. Perchè Sky, con la sua produzione e programmi curati nei minimi particolari, si sommerà alle trasmissioni in diretta previste comunque da LA7.
Quindi si tratterà di rapportarsi televisivamente in modo differente rispetto ai diversi target group di questi due network.

Lo switch-off sta proseguendo in tutta Italia (a settembre coinvolgerà diverse regioni). Pensi che l´ampliamento dell´offerta televisiva per tutti gli italiani possa portare ad un maggior seguito per gli sport minori, confinati negli ultimi anni sul satellite? In concreto, canali come Raisport più (ma anche Raisportpiù2 che sta per partire), Supertennis ecc. visibili in chiaro da tutti gli italiani, potrebbero
favorire il rilancio anche in termini di tesseramento per molti sport, oscurati dal Dio Pallone?
Potrebbero se le Federazioni italiani di riferimento capiranno questa opportunità. Ma queste ultime dovrebbero lavorare di concerto con le aree marketing delle reti suddette. Non mi sembra che all'orizzonte ci siano dei modelli virtuosi in questo senso. Vedremo se nei prossimi mesi ci saranno delle novità. L'unica che ha capito in anticipo questo scenario è la Federmoto del presidente Paolo Sesti. L'ufficio marketing/commerciale guidato da Alfredo Mastropasqua, già da tre anni lavora con diverse piattaforme tv per lo sviluppo di determinati eventi (come il Campionato Italiano Velocità) e a supporto dell'ufficio federale di tesseramento.

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Sporteconomy nasce nel settembre 2004. E' una agenzia stampa nazionale specializzata in tematiche di sport-business. E' divisa in tre aree "criptate" (vi si accede per abbonamento): Sport.Business; Economia e Politica; Sport.Federazioni. Trattiamo tutte le diverse aree del marketing, dei tv rights, ecc. e tutti gli sport (dal calcio a quelli minori). L'analisi giornalistica tocca sia il mercato domestico che quello internazionale.
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