lunedì, febbraio 01, 2010

EURO 2016: L'ITALIA SPERA MA LA FRANCIA E' FAVORITA

Quattro anni fa la beffa fu clamorosa. Italia battuta da Polonia-Ucraina per l'organizzazione degli Europei di calcio 2012. Uno smacco per la FIGC e per tutto il movimento calcistico. Allora l'Italia presentò un dossier migliore rispetto a quello polacco-ucraino, ma motivi politici-strategici portarono all'inattesa sconfitta. Quattro anni dopo l'Italia si ripresenta e deve battere la concorrenza di Francia e Turchia. La Francia parte con i favori del pronostico per due motivi: il primo è il dossier che appare più completo, con un investimento importante del governo Sarkozy (1 miliardo e mezzo di euro contro i 600 milioni italiani); il secondo, ovvio, Michel Platini.
L'Italia, guidata dal project manager Michele Uva, ha lavorato molto in questi mesi e ha cercato di colmare il gap con la Francia. Il problema principale è legato agli stadi. Lo scorso autunno sembrava tutto pronto per l'approvazione della legge sugli stadi da parte del Parlamento. Il ddl riguardante "Disposizioni a favore della costruzione e della ristrutturazione degli impianti sportivi" aveva l'ok di Abete, Pancalli e del presidente del Credito Sportivo, Andrea Cardinalettti. Il 7 ottobre è arrivata l'approvazione della Commissione Cultura-Sport del Senato. Poi un brusco stop. Perchè? Qualcuno sostiene che i lavori parlamentari siano bloccati in attesa di approvare la riforma della giustizia tanto cara a Berlusconi. Qualcun altro ritiene invece che il ddl sia fermo perchè c'è il sentore di una nuova Italia '90, vale a dire di una gigantesca speculazione edilizia. Il costo totale dei 12 stadi delle "Notti Magiche" fu di 890 milioni di euro (rivalutazione indice Istat), esattamente il doppio del preventivo iniziale. Dopo 10/15 anni quegli stadi erano già da buttare. Insomma, l'intreccio di interessi tra presidenti, costruttori e immobliaristi è molto forte e i politici non vorrebbero ripetere Italia '90. 
Nel dossier che l'Italia consegnerà fra due settimane all'Uefa sono presenti 12 stadi: Milano, Roma, Napoli, Palermo, Torino, Cagliari, Udine, Verona, Parma, Bari, Firenze e Cesena (Genova e Bologna hanno già rinunciato). A Torino il nuovo Delle Alpi (nell'immagine) sarà inaugurato nel settembre 2011 e sarà all'avanguardia: 40.200 spettatori, copertura con materiali speciali in grado di far filtrare il sole sul manto erboso, distanza dei posti tra i 7.5 e i 30 metri dal terreno di gioco (quest'ultima era la distanza minima nel vecchio Delle Alpi). Cagliari e Palermo saranno due impianti da costruire ex novo (uno degli obiettivi storici di Zamparini, andatosene da Venezia soprattutto per questo). Gli altri avranno bisogno di un sostanziale lifting (Milano a parte). Alla fine verranno scelti 9 stadi per ospitare le 51 partite dell'Europeo. L'edizione del 2016, infatti, sarà la prima col nuovo format da 24 squadre. Una soluzione a mio parere corretta, stante l'elevato numero di nazioni competitive nel vecchio Continente. Un modo per avvicinare l'Europeo al Mondiale, con la fase ad eliminazione diretta che inizierebbe dagli ottavi anzichè dai quarti come avviene oggi. Dal punto di vista strategico e del marketing Platini e i suoi uomini stanno lavorando molto bene e le riforme attuate in questi mesi stanno dando loro ragione (da verificare i risultati della fase finale di Europa League e la finale al sabato della Champions League 2010).
In definitiva l'Italia non parte battuta in partenza. La Turchia non sembra avere grosse possibilità. Le decisioni sull'assegnazione di una manifestazione sportiva a questo o quel Paese sono eminentemente politiche (le Olimpiadi insegnano) e in questi mesi l'Italia sarà chiamata a lavorare in tal senso, sperando che il governo italiano dimostri la stess sensibilità di quello francese.