lunedì, marzo 01, 2010

DIARIO VANCOUVER 2010: RAZZOLI, NORTHUG E IL CANADA TRIONFATORE

Gli ultimi giorni di Giochi sono sempre avvolti da un velo di malinconia. Non vorresti mai che finissero queste due settimane di sport al massimo livello. Purtroppo negli ultimi anni, Torino compresa, ho notato che l'interesse/spazio Calcio-Olimpiadi è diventato ancora più sbilanciato a favore del dio pallone, tanto che su quello che si ritiene il primo giornale sportivo italiano, lo splendido oro di Razzoli ha avuto un titolo meno importante di quello riservato alla solita domenica calcistica. Conservo ancora gelosamente la prima pagina della Gazzetta l'indomani della leggendaria vittoria azzurra nella staffetta a Lillehammer '94. Così come basta recuperare qualche Gazzetta agli anni'90 per capire come vi fosse un maggior equilibrio nello spazio riservato agli altri sport rispetto a quello per il calcio. Purtroppo stiamo andando sempre più verso un monopolio calcistico. Una tirannia pallonara che comporta un crescente deficit di cultura sportiva nei confronti dei Paesi più civilizzati dal punto di vista sportivo.


Detto questo sono in grave ritardo nel festeggiare l'oro di Giuliano Razzoli nello slalom speciale di sabato. Un successo emozionante e fondamentale per risollevare (solo in parte) il bilancio della spedizione azzurra a Vancouver. Alla vigilia non ero molto fiducioso sulle possibilità di Razzo a queste Olimpiadi. Temevo che come spesso gli accade in Coppa del Mondo, uscisse di scena, pagando anche l'inesperienza olimpica. Invece sottovalutavo due particolari. Il primo, tecnico, specificato anche da Mario Cotelli, riguardava il tracciato di Whistler, molto filante e con pochi angoli, quindi assai congeniale alle caratteristiche di Razzoli. Il secondo, umano, legato alla spensieratezza o comunque alla diversità di atteggiamento dell'atleta di Razzolo rispetto alla stragrande maggioranza degli altri azzurri. Un'attesa della gara positiva, senza particolari tensioni. La stessa gestione tra prima e seconda manche è stata esemplare. Razzoli non sarà mai Tomba (impagabile vedere la sua commozione al traguardo), ma ha la stoffa per diventare un punto di riferimento per lo sci azzurro.
Detto questo, va ricordato che lo sci azzurro al maschile non vinceva una medaglia da 16 anni esatti (argento di Tomba a Lillehammer) e che contando le sole ultime due Olimpiadi, prima del trionfo di Razzoli, tra uomini e donne eravamo ad un fallimentare bilancio di 0 medaglie su 57 assegnate. Cifre desolanti, ma che non rispecchiano la reale forza del movimento azzurro. L'oro di Razzoli ha sfatato un tabù, a Sochi vedremo se Federazione, tecnici e atleti avranno fatto tesoro degli errori commessi.
Nell'ultima giornata di gare si assegnavano due medaglie. Nella 50 km di fondo a tecnica classica, successo in scioltezza per Petter Northug, al suo secondo oro a queste Olimpiadi (che sommati ad un argento e a un bronzo lo catapultano nella storia di questo sport). Come avvenuto a Torino, anche se a Pragelato la 50 fu disputata a tecnica libera, è stata una gara molto tattica e all'ultimo giro erano quasi una ventina gli atleti in grado di giocarsi il titolo olimpico. Grande prova di Teichmann, apparso in difficoltà verso il 40° km, ma in grado di fare la selezione decisiva sull'ultima salita. Terzo posto per un ottimo Olsson. Sfortunato Dario Cologna, caduto sul rettifilo finale al momento di lanciare lo sprint. Per gli azzurri onorevole 11° posto per Giorgio Di Centa, a cui è mancata la forza per lottare con i migliori all'ultimo giro. Il bilancio finale dello sci di fondo è piuttosto modesto, con la sola medaglia d'argento conquistata da Pietro Piller Cottrer nella 15 km d'apertura. Ci si aspettava molto di più da Follis e al di là del numero di medaglie, gli azzurri sono stati spesso fuori gara, lontani dalle posizioni che contavano (la staffetta maschile come emblema della fine di un ciclo).
In serata non poteva esserci chiusura più spettacolare e avvincente con la finale dell'Hockey tra Canada e Stati Uniti. Una partita memorabile, con la logica conclusione all'overtime. Il Canada si è fatto rimontare due gol di vantaggio da una squadra Usa sempre in partita. Il pareggio a 24 secondi dal termine ha portato tutti al supplementare e il 4 contro 4 ha premiato i padroni di casa con il gol della stella Sidney Crosby.
Il Canada ha potuto così chiudere in modo trionfale questa Olimpiade. Con 14 ori conquistati il Canada è la nazione organizzatrice ad aver vinto di più nella storia dei Giochi. Considerando che nelle due precedenti edizioni casalinghe il Canada non aveva mai conquistato ori, un discreto salto di qualità...
Gli Usa con 37 medaglie superano le 36 della Germania a Salt Lake City, precedente record assoluto di medaglie conquistate (va comunque ricordato che il numero di titolo messi in palio è cresciuto negli anni)
.

Ps, nei prossimi giorni spero di poter stilare un bilancio finale sull'Italia, le altre nazioni, gli atleti migliori e i singoli sport.