martedì, febbraio 09, 2010

DA BOTTECCHIA A BALLERINI PASSANDO PER SIMPSON E PANTANI: LA MALEDIZIONE DEL CICLISMO

La notizia della tragica morte del ct azzurro del ciclismo Franco Ballerini ha lasciato tutti esterrefatti e sconvolti. Ballerini è stato un protagonista assoluto del ciclismo mondiale. Dapprima come atleta, capace di trionfare due volte nella Parigi-Roubaix, la Classica più affascinante e famosa (nella foto Ballerini alza il caratteristico trofeo). Poi come ct, raccogliendo l'eredità dello storico ct azzurro Alfredo Martini, vincendo Mondiali in serie con Cipollini, Bettini (2) e Ballan e una medaglia d'oro alle Olimpiadi di Atene sempre con il campione-amico Paolo Bettini. Al di là di questo, però, Franco è stato un esempio di disponibilità, intelligenza e classe. Un altro lutto tremendo per il sempre più nefasto mondo del ciclismo. Uno sport  costantemente funestato nella sua storia da tragedie e drammi. Uno sport sempre più maledetto, afflitto anche dall'irrisolvibile piaga doping
Si potrebbero scrivere dei libri sulle disgrazie capitate nella storia delle due ruote. A dire il vero c'è chi lo ha già fatto (Beppe Conti, storica firma di Tuttosport nel suo "Ciclismo, gloria e tragedie - Le leggendarie imprese dei campionissimi e i grandi drammi che hanno segnato l'epopea del ciclismo"), ma il conto non si arresta mai. Sin dai tempi del ciclismo eroico, quello delle strade bianche e delle tappe infinite, il ciclismo è stato scenario di lutti. Una delle vicende più note è quella riguardante il leggendario Ottavio Bottecchia, due volte vincitore del Tour de France, morto in circostanze ancora misteriose durante un allenamento in terra friulana (splendido il libro di Paolo Facchinetti, "Bottecchia, il forzato della strada"). Il dramma più famoso, però, è quello legato alla scomparsa del Campionissimo Fausto Coppi, sconfitto dalla malaria contratta in Africa e diagnosticata troppo tardi. Negli anni '60 la vicenda più nota è quella del campione inglese Simpson, morto durante la scalata del Mont Ventoux al Tour de France Altro lutto ancora avvolto nel mistero è quello legato alla morte dello spagnolo Luis Ocana, grimpeur dalla classe infinita.
Venendo agli anni '90 la casistica si fa ancora più drammatica a cominciare dalla tragica fine di Fabio Casartelli, medaglia d'oro a Barcellona '92, passato professionista con grandi speranze nella Motorola del giovane compagno Lance Armstrong. Me la ricordo perfettamente quella morte, vissuta in diretta tv con lo sgomento del povero Adriano De Zan. Era il 18 luglio 1995 e Casartelli si schiantò su un parapetto lungo la discesa del Portet d'Aspet. Due  giorni dopo Lance Armstrong andò in fuga e con uno scatto fenomenale staccò tutti. Vinse facendo commuovere il mondo: "Oggi ho pedalato con 4 gambe. Sulla mia bici c'era anche Fabio che pedalava con me". Lo stesso Lance, giovanissimo campione del mondo nel 1993 a Oslo, è nato una seconda volta dopo il cancro che gli lasciava solo 15 possibilità su 100 di farcela. 
La vicenda più drammatica, quella che ha commosso tutta Italia, però, è senza dubbio quella del campione più amato dal pubblico degli anni ''90: Marco Pantani. Una storia triste, malinconica in cui si intecciano mille aspetti e dove si inizia a parlare di depressione . La storia del Pirata è stata oggetto di  trasmissioni, speciali, fiction, libri (molto interessante quello del giornalista dell'Equipe Brunel in cui ricostruisce le sue ultime ore di vita, "Vita e morte di Marco Pantani"). Da quella mattina di Madonna di Campiglio del 1999, momento in cui Pantani è all'apice della carriera, fino alla mesta solitudine di quella stanza di albergo la sera di San Valentino del 2004. Una morte con molti punti interrogativi che alimenta ancora di più il mito del Pirata. Una vicenda incredibilmente simile a quella del Chaba Jimenez, fortissimo scalatore iberico, caduto nelle trappole chiamate droga e depressione.
Gli anni 2000 hanno portato altri numerosi lutti come quelli di Galletti, e del passista friulano Denis Zanette. Recentemente ci sono stati tre decessi tutti collegati all'oscuro male di vivere. Dapprima il ritrovamento senza vita di Valentino Fois, poi lo scorso anno il suicidio di Luca Gelfi, vincitore di quattro tappe al Giro, infine la morte di un altro dannato del ciclismo, Frank Vandenbroucke
Per arrivare all'attualità e alla prematura e dolorosa morte di una grande persona come Franco Ballerini. Il ciclismo ancora una volta quindi sport maledetto, vittima di chissà quale disegno divino. Ma è forse grazie a questa sua comunanza con la vita di tutti i giorni, con le sue problematiche e i suoi lati oscuri, che questo sport trova la forza per rialzarsi sempre, per guardare al futuro senza dimenticare i suoi guai e i suoi drammi. Senza dimenticare l'esempio di persone straordinarie. Persone come Franco Ballerini.