venerdì, febbraio 19, 2010

CAROLINA KOSTNER: L’ENNESIMA DELUSIONE O IL TRIONFO PER ENTRARE NELL’ OLIMPO? di Matteo Bodei

Pubblico ora con grande piacere un articolo/pennellata del mio amico Matteo Bodei, già autore di alcuni pezzi per questo blog. Settimana prossima scenderà in pista Carolina Kostner, portabandiera a Torino 2006 e attesa protagonista nella competizione a cinque cerchi. Matteo Bodei descrive brillantemente  e con dovizia di particolari quella che è stata fin qui la carriera di Carolina Kostner. La domanda che Bodei pone è se la pattinatrice bolzanina riuscirà a consacrarsi come campionessa di livello mondiale o se, invece, deluderà nuovamente le (grandi) aspettative.


Carolina Kostner, pattinatrice ventitrenne bolzanina, una delle atlete italiane più famose all’ estero, forse non solo per la sua bravura ma sicuramente per l’ eleganza e per l’ innata classe nel portamento, fra qualche giorno sarà chiamata all’ ennesima dimostrazione di forza. Qualificatasi alle Olimpiadi di Vancouver all’ ultimo istante (battendo in una lunga volata stile Giro d’ Italia la neo campionessa italiana Valentina Marchei, per assicurarsi l’ unico posto disponibile per la rassegna olimpica) con il trionfo (il terzo per lei) agli Europei di Tallin di fine gennaio, sicuramente un banco di prova attendibile anche se il livello del pattinaggio artistico nel Vecchio Continente è almeno un gradino sotto rispetto a quello americano e asiatico, davanti alla campionessa uscente, la finlandese Laura Lepisto, e alla sconosciuta georgiana Elene Gedevanishvili.
La Kostner, figlia di Erwin, ex capitano della nazionale italiana di hockey su ghiaccio e cugina di secondo grado di Isolde Kostner (la grandissima sciatrice ritiratasi dalle gare alla vigilia delle Olimpiadi del 2006) inizia a pattinare fin da giovanissima e, anche grazie ai consigli del suo primo maestro il tedesco Michael Huth dell’ accademia della danza di Oberstdorf  e della mamma Patrizia (istruttrice dell’ Ice Club Gardena), debutta a soli sedici anni agli Europei del 2003 conquistando un lusinghiero quarto posto.
L’ anno della sua esplosione è il 2005 quando, appena diciottenne, sale sul terzo gradino del podio ai Campionati Mondiali di Figura di Mosca non riuscendo però a ripetersi agli Europei (solo un modesto settimo posto per lei). Questo unico  exploit gli regala, a grande sorpresa, l’ onore di essere la più giovane portabandiera (Torino 2006) della storia dei giochi olimpici (per l’ Italia si intende) superando nell’ indice di gradimento del presidente del Coni Petrucci campioni affermati come Armin Zöggler (che conquisterà la sua quarta medaglia consecutiva alle Olimpiadi) o Gerda Weißensteiner (6 presenze consecutive con un oro a Lillehammer ’94) o Fulvio Valbusa (oro nella staffetta insieme a Zorzi, Di Centa e Piller Cotter). La pressione mediatica e il peso di dover per forza di cose conquistare la medaglia più preziosa in quanto simbolo italiano delle olimpiadi, giocano un brutto scherzo all’ atleta gardenese che disputa una gara disastrosa riuscendo a concludere solamente al dodicesimo posto la competizione poi vinta dalla giapponese Shizuka Arakawa (la più anziana vincitrice di sempre nel pattinaggio con i sui 24 anni!) davanti alla statunitense Sasha Coen (alta solamente 1 metro e 57!) e alla russa Irina Slutskaya.
Nel 2007, dopo un lungo infortunio, torna alle gare e, dopo il sesto posto ai Mondiali di Tokyo, conquista la sua prima medaglia d’ oro agli Europei di Zagabria (35 anni dopo l’ argento di Rita Trapanese). L’ anno successivo sembra quello della sua definitiva consacrazione: riesce infatti nell’ impresa di giungere seconda ai Mondiali di Goteborg alle spalle della formidabile atleta nipponica Masao Asada e davanti alla coreana Kim Yu-Na mentre conquista abbastanza facilmente il suo secondo oro consecutivo agli Europei.
Quando tutto sembrava pronto per la definitiva esplosione dell’ astro nascente del pattinaggio continentale (da ricordare però che le due atlete asiatiche sopracitate sono nate entrambe nel 1990) ecco l’ ennesimo passo indietro in una carriera costellata di inspiegabili alti e bassi. Ai mondiali di Los Angeles infatti dimostra per l’ ennesima volta la sua fragilità a livello psicologico e, dopo il quarto posto nel programma corto, cade rovinosamente concludendo la prova in dodicesima posizione.
La discesa nel limbo dei grandi incompiuti sembra inesorabile (soprattutto dopo il secondo posto ai campionati italiani di quest’ anno dopo quattro vittorie consecutive) ma, forse i nuovi stimoli dati dal trasferimento a Los Angeles e dal cambio radicale del suo staff o forse la zampata della campionessa ferita nell’ orgoglio, la portano a conquistare questa ennesima possibilità per dimostrare realmente tutto il suo valore e la sua classe.
La stessa Carolina, dopo la vittoria agli Europei di Tallin ha dichiarato: “I campioni vengono fuori nelle occasioni che contano”, se realmente è una campionessa lo dovrà dimostrare all’ UBC Thunderburd Arena di Vancouver  martedì e giovedì quando scenderà sul ghiaccio nella gara più importante della sua carriera.