lunedì, gennaio 04, 2010

TORINO 2006: VIAGGIO TRA GLI IMPIANTI ABBANDONATI


Un paio di mesi avevo dedicato un post alla triste situazione degli impianti olimpici di Torino 2006 (nella foto la pista illuminata dello slalom di Sestriere). In particolare mi aveva molto colpito la notizia di alcune nazionali costrette a cambiare repentinamente sede dei loro allenamenti stante la chiusura degli impianti piemontesi. L'argomento è tornato prepotentemente d'attualità grazie ad un bellissimo reportage di Alberto Custodero, apparso ieri su Repubblica.
Penso che sia importante far conoscere a più persone la desolante e imbarazzante condizione in cui versano praticamente tutti gli impianti costruiti appositamente per le Olimpiadi di Torino. Sono passati solo 4 anni e la descrizione che effettua Custodero lascia il segno. Specialmente se si considera quanto sono costate le strutture (vedi tabella). Non si tratta di demagogia o della solita caccia agli sprechi italici. E' l'esempio di come in Italia questo tipo di opere siano spesse legate a speculazioni edilizie (motivo per cui il disegno di legge per i nuovi stadi in vista degli Europei del 2016 è stato bloccato nel suo iter in commissione parlamentare) e, ancora di più, di come si pensino le strutture per il singolo evento, senza considerare il dopo, vale a dire la gestione negli anni successivi. E' un monito evidente in vista della candidatura italiana per le Olimpiadi del 2020. Roma e Venezia (con la prima decisamente favorita) devono considerare anche questo aspetto nella loro candidatura perchè non si ripetano gli errori (?) di Italia '90 e Torino 2006.

Riporto integralmente il pezzo di Alberto Custodero apparso in data 05/01/10 su Repubblica.


Un cartello affisso su una grata metallica che transenna l'ingresso dei trampolini olimpici di Pragelato avvisa: "pericolo valanghe, vietato l'accesso". Un monito più che reale: sulle rampe di lancio dei saltatori con gli sci, e sulla pista di atterraggio, si sono staccate due slavine. Si trova in queste condizioni, abbandonato a se stesso, lo ski jumping di Torino 2006 che ci invidia tutto il mondo.

Quando era stato costruito, s'era scelta - al posto di una struttura provvisoria da smontare dopo l'evento olimpico - una soluzione in cemento armato da 34,3 milioni di euro. E s'era disboscata mezza montagna per creare due salti da gara e tre da scuola, col fine di proseguire nel tempo l'attività agonistica, creare un vivaio di atleti dell'arco alpino occidentale. E affittare l'impianto alle squadre internazionali. Appena 47 mesi dopo le Olimpiadi torinesi, il trampolino di Pragelato è una cattedrale nella neve, abbandonato a se stesso, così com'è chiuso e inutilizzato il jumping hotel costruito alla base dell'impianto: un mega albergo da 120 posti letto. Suona a mo' di beffa lo striscione con le insegne del "Torino Olimpic Park" e la scritta "benvenuti!". Viaggio nei siti olimpici abbandonati a 4 anni dalle olimpiadi torinesi.

Il caso dello ski jumping non è isolato: in effetti, tutti gli impianti alpini di Torino 2006 (il fondo sempre a Pragelato, il biathlon a San Sicario, il bob di Cesana costato 61,4 milioni che forse chiuderà alla fine di gennaio e le piste di discesa della Via Lattea), si trovano nelle stesse condizioni di abbandono. Su questi siti non si disputerà più nessuna gara: pur essendo, si può dire, ancora nuovi e fiammanti avendo appena 4 anni di vita, sono scomparsi dalla programmazione degli appuntamenti internazionali con grave danno per l'economia locale e l'immagine del comprensorio sciistico. È davvero uno scandalo, denuncia in una lettera aperta il presidente della Fisi Piemonte, Pietro Marocco, che "questi impianti olimpici siano sottoutilizzati o del tutto inutilizzati in queste condizioni di abbandono proprio nella stagione invernale, la più intensa dal punto di vista agonistico". Magra consolazione è il fatto che in estate, in pieno agosto, sia stata assegnata una gara del summer grand prix all'impianto di salto che ha un costo di manutenzione stimato in 1.161.226 euro.



Sempre a Pragelato c'è, inutilizzata dal punto di vista agonistico, la pista olimpica di sci di fondo, un investimento di una ventina di milioni di euro per cablare i 10 chilometri dell'anello olimpico, mettere a norma la valle dal rischio alluvione, creare un lago per l'innevamento artificiale, l'acquisto di 12 cannoni sparaneve. Tutti questi costosissimi impianti non servono più a nulla: quest'anno, per la prima volta da quando esiste la pista, non si disputerà alcuna gara, né locale, né nazionale, né internazionale. Il sito olimpico, fiore all'occhiello del fondo nazionale, è declassato a banale pista turistica. Stessa sorte tocca, a San Sicario, all'impianto olimpico del biathlon. Lo stadio che ospita il poligono di tiro (l'unico autorizzato del Torinese), è sommerso e seminascosto dalla neve. Gli atleti del comitato Fisi, con una pista olimpica a disposizione, sono costretti ad allenarsi in altre province. Intorno al poligono, la pista del biathlon non è neppure battuta. Costo per la costruzione del sito, 25 milioni di euro. Stessa sorte tocca alla pista "Giovanni Agnelli" di Sestriere, simbolo delle gare di discesa, lo slalom speciale notturno. L'impianto di illuminazione, costato 7 milioni di euro, è spento. Sulla pista di Alberto Tomba - e sugli impianti olimpici alpini - è calato il buio.

COSTO REALIZZAZIONE IMPIANTI (dati dello studio post olimpico curato da Sviluppo Italia e Regione Piemonte)

Impianto Bob, Slittino, Skeleton - Cesana: 61,4 mln
Trampolini - Pragelato: 34,3 mln
Pista e Poligono Biathlon - Cesana: 25 mln
Pista Sci di fondo - Pragelato: 20 mln
Illuminazione pista Slalom - Sestriere: 7 mln

COSTO ANNUALE MANUTENZIONE IMPIANTI

Trampolini Pragelato: 1.161.226 mln
Pista di Bob, Slittino, Skeleton: 2.226.320 mln
Pista Biathlon: 688.631 mln
Pista di Fondo: 732.202 mln