lunedì, gennaio 11, 2010

CAIRO, "IL NUOVO BERLUSCONI" E "IL NUOVO FERGUSON" BERETTA


Il calcio è uno dei mondi in cui il luogo comune e le frasi fatte trovano terreno fertile. Nelle prossime settimane raccoglierò in un post alcune delle frasi più gettonate nel mondo pallonaro. Per adesso può bastare la storia di uno dei personaggi del calcio che più mi ha incuriosito negli ultimi anni: il presidente del Torino Urbano Cairo, da molti etichettato come "Il nuovo Berlusconi". Proprio la definizione di "Nuovo Tizio o Caio" è una delle più abusate e puntualmente si tratta di paragoni o accostamenti sbagliati, al limite della bestemmia sportiva. Quando qualcuno parla di Nuovo... occorre sempre diffidare. Senza citare gli innumerevoli Nuovi Maradona o Nuovi Pelè (tra loro cito D'Alessandro e Robinho), personalmente mi ricordo due chicche d'annata. La prima riguarda il modesto difensore Marco Zamboni (meteora in Serie A, ora alla Spal) definito "Il nuovo Vierchowood" dai giornali nazionali e il ceco Tomas Sivok, scadente centrocampista ceco, dipinto da un giornalista friulano come "Il nuovo Nedved".
Tornando a Cairo, va detto che è arrivato alla guida della squadra granata nel 2005. La nomea di "Nuovo Berlusconi" era basata sui rapporti col Cavaliere e sulle ambizioni di Cairo. Egli ha lavorato per il Cavaliere per una quindicina d'anni, è un imprenditore nel mondo comunicazione-pubblicità e ha una spiccata arte oratoria. Cairo è stato assistente di Silvio Berlusconi in Fininvest negli anni '80 per poi assumere gli incarichi di direttore commerciale di Pubblitalia e amministratore delegato dal 1991 al 1994 di Mondadori pubblicità. Nel 1995 ha fondato la Cairo Pubblicità, poi la Cairo Editore, nonché Cairo Communication (fiori all'occhiello i settimanali Di Più e Di Più Tv). Le cose in comune con il presidente del Consiglio tuttavia finiscono qui. Peccato per i tifosi del Torino, visto dal punta di vista più importante per loro, vale a dire la gestione complessiva di un club calcistico, Cairo abbia inannelato una serie clamorosa di errori e la sua disponibilità economica sia molto inferiore (eufemismo) a quella del Berlusconi prima maniera.
La notizia di ieri sera è che il presidente del Torino ha esonerato Mario Beretta, l'ennesimo allenatore cambiato nella sua breve ma assai prolifica (a livello di esoneri) carriera granata. Con Cairo presidente, in 4 anni e 4 mesi si sono registrate ben 9 gestioni tecniche (De Biasi, Zaccheroni, De Biasi, Novellino, De Biasi, Novellino, Camolese, Colantuono, Beretta) e col ritorno di Colantuono si tocca la doppia cifra. Senza entrare nei dettagli della deficitaria gestione societaria (assenza di un direttore generale, numerosi direttori sportivi cambiati con Rino Foschi che ha dato le dimissioni in settimana) in cui ha ottenuto una promozione in A, due salvezze all'ultima giornata in A e una retrocessione in B, è assai divertente rileggere le dichiarazioni del presidente il giorno della presentazione dell'ex tecnico di Lecce e Siena: "Ho cambiato troppi allenatori, ora voglio dare una continuità tecnica alla squadra e Beretta sarà il mio Ferguson". La definizione di "Nuovo Ferguson" è una di quelle più di moda, con i presidenti che prendono a modello l'ultraventennale carriera di Sir Alex sulla panchina dello United. Bene, trattasi di gigantesca fregnaccia viste le pressioni e il peso del calcio parlato in Italia. Da noi è impossibile che un allenatore resti sulla stessa panchina per più di 4-5 anni. Il caso di Beretta è emblematico. Il "nuovo Ferguson" è rimasto sulla panchina granata per ben 41 giorni (vacanze natalizie comprese) e addirittura 5 partite. Non proprio la stessa epopea di Ferguson. Ecco, a questo punto propongo che nel calcio italiano, almeno per i prossimi mesi, ci sia il divieto di fare paragoni col calcio inglese, di solito totalmente campati per aria. Divieto che dovrebbe essere ancora più stringente per personaggi come Cairo, molto bravo nelle conferenze stampa e nelle interviste, decisamente rivedibile nella gestione del Torino Calcio.