sabato, gennaio 23, 2010

COPPA ITALIA: LA MIA PROPOSTA DI RIFORMA 2^ parte


Dopo aver analizzato nella prima parte le difficoltà e le contraddizioni della nostra Coppa Italia, sfiorando quelle più generali del nostro calcio, vengo alla parte più specifica e tecnica: la mia proposta di riforma della Coppa Italia. Vado a esporre in 7 punti le soluzioni che a mio parere andrebbero apportate per rendere la Coppa Italia un torneo veramente interessante per squadre, tifosi e, aspetto non secondario, sponsor e media.
Andando a studiare la storia di questa competizione ci si accorge di come, sin dall’origine (1922), abbia stentato a decollare, risultando più che altro un intralcio, un impegno di troppo rispetto al campionato. Addirittura per molti anni (dal 1943 al 1958) non venne disputata e negli ultimi anni ha subito una serie interminabile di modifiche a livello di format.
Premesso ciò, mi rendo perfettamente conto che un torneo privo di una grande tradizione faticherà sempre a trovare una sua collocazione specifica. Tuttavia, il tipo di riforma che propongo, ammesso che FIGC, Lega Calcio e club siano realmente interessate al miglioramento del torneo, porterebbe indubbi benefici a tutto il sistema. La componente più importante, dunque, è la reale volontà della politica calcistica di rendere finalmente appetibile questo torneo.
Sembra strano e paradossale dirlo, ma il modello da cui partire è quello del lontano 1935. Quella formula si ispirava in modo appropriato a quella della FA Cup. Vi accedevano tutte le squadre di Serie A, B e C con turni ad eliminazione diretta, sorteggio per la definizione del campo e finale in campo neutro (scelto di volta in volta). Una formula corretta e non uno dei tanti tentativi di scimmiottamento avvenuti negli ultimi anni, con dirigenti e addetti ai lavori a riempirsi la bocca, sventolando anche in questo caso il mitologico “modello inglese”.
Ecco nel dettaglio i 7 punti che, a mio parere, permetterebbero un rilancio sensibile della Coppa Italia:

1. PARTECIPAZIONE DI TUTTE LE SQUADRE DALLA A ALLA LEGA PRO II DIVISIONE
Il primo punto riguarda la composizione del tabellone e le squadre partecipanti. E’ un aspetto fondamentale, basilare. Per non ridurre la coppa nazionale ad una Coppa di Lega (come avviene ora) e per farla diventare davvero una Coppa Italia, è determinante la partecipazione, almeno nelle prime edizioni con tale formula, di tutte le squadre professionistiche, quindi le 42 della Serie A e B e le 90 della Lega Pro (36 della I divisione e 54 della II divisione). In questo modo parteciperebbero al torneo 132 squadre. Questo sarebbe un primo passo importante. Sarebbe tuttavia solo un passaggio iniziale di un progetto più ampio, con l’obiettivo negli anni successivi di far partecipare anche le squadre della Serie D e, perchè no, anche quelle di Eccellenza e Promozione. Vero, progetto ambizioso, ma tutt’oggi si disputano dei tornei di Coppa Italia specifici per le serie inferiori (con inizio nel periodo estivo) e basterebbe accorpare questa fase iniziale al tabellone nazionale. Le squadre di Serie D e delle categorie non professionistiche inizierebbero i preliminari ad agosto, mentre il tabellone finale (64esimi) partirebbe a stagione già ben avviata (ottobre-novembre).

2. TABELLONE TENNISTICO A 128 SQUADRE
Delle 132 squadre aventi diritto (nella versione iniziale), occorre arrivare al numero di 128 per formare il classico tabellone tennistico (128-64-32-16-8-4-2-1) e consentire di partire con i turni ad eliminazione diretta. Per eliminare le 4 squadre in più basterebbe applicare un facile meccanismo. Due mini-gironi da 3 squadre ciascuno, con sola andata in campo neutro. Al tabellone finale della Coppa Italia accederebbero le due vincitrici dei mini-gironi. Ma quali sarebbero le 6 squadre a prendere parte a questo turno preliminare? Semplice, le 6 squadre (due per i tre gironi) che la stagione precedente si sono salvate ai playout in Lega Pro II Divisione .
A questo punto si partirebbe con il tabellone a 128 squadre senza alcun tipo di testa di serie o paletto, con tutti che possono affrontare tutti sin dal primo turno.

3. IN CASA DELLA PEGGIO PIAZZATA (O AL MASSIMO SORTEGGIO)
Uno degli aspetti più deleteri dell’attuale formula è la tutela massimale di quella che si potrebbe definire “la casta” (Rizzo e Stella mi perdoneranno). Trovo profondamente ingiusto, infatti, che le squadre di Serie A mantengano il diritto divino (leggi regolamento Lega) di disputare in casa le partite contro le squadre di categoria inferiore. E’ davvero assurdo, per fare l’esempio più attuale, che il Novara (I Divisione) abbia dovuto giocare tre turni in trasferta sui campi delle squadre di Serie A (Parma, Siena e Milan fra pochi giorni). E’ esattamente il contrario di quello che dovrebbe essere il meccanismo più equo. La partita si deve giocare in casa della più debole, a maggior ragione se di categoria inferiore, in modo da ridurre l’inevitabile gap. D’altronde questa è una stortura che deriva da un semplice fatto. La Coppa Italia è organizzata dalla Lega Calcio di A e B, che naturalmente cura gli interessi delle sue iscritte. Non si può pensare che tuteli le squadre di Lega Pro. Questa è la ragione per cui la futura Coppa Italia dovrebbe essere organizzata dalla FIGC, o al massimo da una sorta di associazione delle future 3 Leghe (dal prossimo anno avverrà la scissione della Lega di A e B).
Tornando alla nuova formula, quindi, la regola dovrebbe essere quella di giocare i primi 3 turni (64esimi, 32esimi e 16esimi) in casa della squadra peggio piazzata la stagione precedente, con i restanti turni a sorteggio integrale come avviene per tutti i turni della FA Cup). Un meccanismo maggiormente temperato potrebbe essere quello del sorteggio del campo sin dal primo turno (esattamente come per la FA Cup).
Crotone-Juventus, serie B 2006/2007
Ad ogni modo, dal punto di vista dello spettacolo e dell’attesa sarebbe incredibile per le piccole piazze ospitare gli squadroni della Serie A. Ve lo immaginate un Paganese-Juventus o un Taranto-Milan? E un Potenza-Inter? Per le squadre di Lega Pro sarebbe un evento eccezionale, storico. Una sola partita di cui parlare per anni. Anche per le cosiddette nobili decadute sarebbe l’occasione di tornare a respirare per un giorno l’atmosfera del grande calcio (ad es. Vicenza-Napoli o Perugia-Roma). Si creerebbe un circolo virtuoso e anche giornali e televisioni avrebbero modo di scrivere e raccontare di bellissime storie e realtà (per fare un esempio, fu meraviglioso vedere l’attesa della città di Crotone per l’arrivo della Juventus l’anno della Serie B). Senza parlare della boccata d’ossigeno (leggi entrate) che porterebbero eventi del genere alle squadre di categoria inferiore (da questo punto di vista, oltre all’incasso del botteghino, si potrebbero studiare dei meccanismi legati al marketing e ai diritti radio/tv, per favorire economicamente tali squadre).

4. SQUADRE IN CAMPO DURANTE LE FESTE NATALIZIE
In questi giorni si parla molto di quanto è bello vedere le partite inglesi durante le festività natalizie e di come sarebbe interessante ripetere la cosa anche da noi. Bene, siccome siamo una nazione tendenzialmente conservatrice e le riforme sono sempre viste con un po’ di scetticismo, per iniziare e per sondare un po’ il terreno, si potrebbero giocare i 32esimi e i 16esimi durante le feste natalizie (ad esempio il 26, boxing day inglese, e la domenica successiva). Dal mio punto di vista sarebbe un’ottima mossa di marketing, con tutti i riflettori puntati sulla Coppa Italia.
Del resto i dirigenti più illuminati del nostro calcio si sono detti assai favorevoli a giocare nel periodo natalizio. I film più importanti, i libri più attesi, gli spettacoli teatrali si concentrano quasi sempre in questo periodo dell’anno in cui le famiglie sono a casa e c’è una capacità di spesa superiore (per chi fortunatamente ha mantenuto il posto di lavoro).

5. OTTAVI DI FINALE DA DISPUTARSI LA DOMENICA (AL POSTO DEL CAMPIONATO)
Poiché la collocazione delle partite in date e orari improbabili è una delle concause dello scarso appeal della Coppa Italia, una mossa molto opportuna sarebbe quella di far disputare gli ottavi di finale in una domenica (meglio, in un weekend, in modo da spalmare le 8 gare), di solito riservata alla sacralità del campionato. Non sarebbe una soluzione inedita, visto che ciò avviene da sempre in Francia e Inghilterra. Questo porterebbe un’altissima visibilità alla Coppa, con tutti i media che si dedicherebbero all’evento e la gente che seguirebbe con più interesse il torneo (ad esempio riempiendo di più gli stadi).
Qualcuno potrebbe obiettare che non ci sono date disponibili. Balle. In Francia e Inghilterra i campionati sono a 20 squadre come da noi e le date le trovano tranquillamente.

6. SEMIFINALE IN CAMPO NEUTRO (COME PER LA FA CUP)
Ulteriore accorgimento utile sarebbe quello di far disputare le due semifinali in campo neutro, come avviene per la FA Cup. Questo permetterebbe una uguaglianza tra le due squadre e non porterebbe vantaggi derivanti dal fattore campo.

7. FINALE IN CAMPO “VERAMENTE” NEUTRO (O A ROTAZIONE)
Come sottolineato nella prima parte dell’inchiesta, il fatto di giocare sempre la finale all’Olimpico costituisce un indubbio vantaggio e una spinta durante il torneo per Roma e Lazio (guarda caso le due squadre che vincitrici nelle prime due edizioni con tale formula). Poiché non esiste uno stadio terzo (ci sarebbe il Flaminio, ma è dietro l’Olimpico…), la soluzione ideale sarebbe quella di stabilire la sede della finale una volta conosciuto il nome delle semifinaliste (o delle finaliste). Scegliere una città intermedia per non favorire nessuna delle finaliste, come avveniva storicamente con gli spareggi salvezza o promozione.
Al massimo, se non si vuole decidere all’ultimo, si potrebbe scegliere all’inizio della stagione una sede che cambia di anno in anno, magari ottenendo anche un benefit economico (la città x paga euro y per accogliere la finale di Coppa Italia, come avviene per le Coppe europee).

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Questo il mio articolato, ma spero comprensibile progetto di nuova Coppa Italia. Attendo commenti, critiche e obiezioni.