sabato, gennaio 23, 2010

COPPA ITALIA: LA MIA PROPOSTA DI RIFORMA 1^ parte


Espongo in due puntate una mia personale proposta di riforma per la Coppa Italia. Nella prima parte analizzo la situazione attuale e tutte le sue contraddizioni. Nella seconda, invece, propongo la mia riforma per punti. Una serie di innovazioni che, a mio modo di vedere, porterebbero molti benefici al tanto bistrattato torneo nazionale.


Uno degli argomenti più dibattuti negli ultimi anni è la desolante situazione in cui versa la Coppa Italia e le relative soluzioni per rivitalizzare la competizione. Un torneo snobbato, privo di ogni interesse per società, giocatori e pubblico.
Come prima cosa va sottolineato che già la definizione di Coppa Italia non è corretta. Vista l’attuale formula si tratta più che altro di una Coppa di Lega allargata a qualche club di Lega Pro (27) e di Serie D (9) per completare il tabellone. La Coppa Italia, infatti, è organizzata dalla Lega Calcio. In Inghilterra e Francia, invece, si tratta realmente della competizione organizzata dalle rispettive Federazioni e vengono coinvolte tutte, ma proprio tutte, le squadre affiliate (i preliminari di FA Cup iniziano in estate). In questi Paesi esiste anche la Coppa di Lega a cui partecipano solo le formazioni di Serie A e B (l’equivalente in linea di massima della nostra Coppa Italia).
Da noi nelle ultime due stagioni si sono battute nuove strade. E’ stata abolita l’anacronistica finale andata-ritorno e l’atto conclusivo viene disputato in gara unica, come avviene in tutti i trofei nazionali. Qui, però, emerge un altro problema. In Italia non esiste uno stadio “terzo”, un impianto in cui non giochino squadre di club. In Inghilterra si gioca a Wembley (negli anni in cui lo stadio londinese era in ristrutturazione si è giocato al Millenium Stadium di Cardiff), in Francia a Saint-Denis (stadio che ospita le partite della nazionale francese). Così da noi si finisce per giocare all’Olimpico di Roma e nelle prime due edizioni con questa formula le squadre che hanno trionfato sono state, guarda caso, Roma e Lazio. Il tema degli stadi è molto complesso e delicato, non lo voglio approfondire in questo post, ma occorrerebbe trovare una soluzione adeguata per la Finale, non lasciando alcun vantaggio alle due partecipanti (nell’ultima finale Lazio-Sampdoria il rapporto tra le due tifoserie era di 5:1 per i biancocelesti).
La partita secca era quasi d’obbligo, tuttavia non sono state apportate altre modifiche utili a rilanciare la competizione. Anzi, la collocazione e gli orari delle partite inducono a pensare che la stessa Lega Calcio non abbia grande motivazione ad aumentare l’interesse attorno alla Coppa Italia. Basta dare un’occhiata a come sono state stabilite date e orari degli ottavi di finale. Inter-Livorno che viene giocata non si sa per quale motivo il 16 dicembre e le restanti 7 partite programmate per gennaio 2010. Non solo. Quante persone saranno presenti allo stadio o davanti alla tv alle ore 16.00 del 14 gennaio per Fiorentina-Chievo? E quante per Milan-Novara alle 16.00 del giorno prima? Per tacere di Udinese-Lumezzane alle 18.30. Una tale collocazione determina ulteriore disinteresse e le stesse squadre impegnate (a parte probabilmente Lumezzane e Novara, le valide rappresentanti della Lega Pro) prenderanno questo impegno come una sorta di “amichevole ufficiale”, utile per schierare tutte le seconde linee. In pratica la versione italica del campionato riserve d’Oltremanica.
Come non bastasse negli anni scorsi da molte parti è arrivata la proposta “risolutiva” per risollevare le sorti della nostra coppa nazionale. Riservare un posto in Champions League alla squadra vincitrice. La mia opinione è che si tratti di un involontario, ma clamoroso autogol. Una resa incondizionata, una dichiarazione d’incapacità del sistema calcio italiano a trovare soluzioni valide. Non spetta infatti alla FIGC o alla Lega Calcio stabilire quale competizione o quale piazzamento determini la qualificazione in Champions League o in Europa League. E’ una competenza esclusiva dell’Uefa, la quale per regolamento attribuisce alle squadre vincitrici della Coppa nazionale la qualificazione automatica ai playoff di Europa League. Chiedere agli uffici di Nyon che la vincitrice della Coppa Italia partecipi alla Champions equivale a dire: “Cara Uefa, non siamo assolutamente in grado di fare da soli. Non sappiamo in che modo rilanciare la Coppa Italia. Potete darci una mano e chiudere un occhio, operando un’eccezione per il nostro campionato?”. Insomma, a parte l’impossibilità di ottenere tutto ciò, una autodichiarazione di manifesta incapacità organizzativa. Non solo. Questo tipo di proposta fa emergere un‘altra nota dolente del nostro calcio, vale a dire la scarsa considerazione che si attribuisce alla vecchia Coppa Uefa. Ok, l‘Europa League ha meno prestigio ed è molto meno remunerativa rispetto alla Champions League, ma solo da noi viene considerata un inutile peso. Le nostre squadre vi partecipano quasi controvoglia, schierando spesso le seconde linee. In tutta Europa, invece, viene vista come una grande vetrina, un‘occasione per aumentare il prestigio del club e del calcio nazionale. Inoltre, dal punto di vista delle Federazioni, è una competizione determinante, al pari della Champions, per il famoso ranking Uefa. A furia di snobbare la Coppa Uefa nell’ultimo decennio, l’Italia rischia di perdere un posto in Champions League e questa sarebbe il logico risultato di una mentalità provinciale e scarsamente lungimirante.

Con questo voglio sottolineare come il posto in Europa League, assicurato alla squadra vincitrice della Coppa Italia (o alla finalista perdente se la vincitrice è qualificata in Champions League), sia già un ottimo premio e solo la scarsa considerazione che viene data al secondo torneo continentale in Italia porta allo svilimento di tale benefit. [fine 1^ parte]