mercoledì, novembre 04, 2009

DIRITTI TV SERIE A: DAL 2010/2011 CAMPIONATI PIU’ EQUILIBRATI (FORSE)



Leggendo la sempre ottima rubrica Spy calcio di Fulvio Bianchi su Repubblica.it, mi è apparsa molto interessante la notizia relativa alla spartizione dei diritti televisivi calcistici. Dalla stagione 2010/2011 entrerà in vigore la Legge Melandri-Gentiloni che ha risistemato la ripartizione degli introiti provenienti da tv, radio e altri media. Il nuovo criterio prevede che l’intero malloppo venga così diviso:
il 40% uguale fra tutte le squadre 
il 30% in base ai risultati sportivi (15% sui risultati ultimi 5 anni, 10% dal 1946 ad oggi, 5% sull’ultimo campionato) 
il 30% legato al bacino d’utenza/numero di tifosi (criterio un po’ vago, ma le grandi squadre dovevano mantenere un certo peso).
La Lega calcio (dal prossimo giugno avverrà la scissione definitiva tra Lega di A e di B), grazie all’accordo con Infront, ha garantiti già 900 milioni di euro l’anno, provenienti da Sky, Mediaset e Dahlia TV. Venerdì ci sarà l’apertura delle buste per i diritti esteri e dovrebbero arrivare altri 90 milioni l’anno (Mp&Silva?). Inoltre devono ancora essere assegnati i diritti radiofonici (sfida Rai vs Rtl 102.5 con la prima che dovrebbe mantenere “Tutto il calcio minuto per minuto”), i diritti internet, telefonia, Dvbh ed emittenti private. In definitiva il nostro calcio dovrebbe portare a casa all’incirca 1 miliardo di euro l’anno, cifra che colloca la Serie A subito dietro la Premier League.
Sulla base delle prime proiezioni (necessariamente provvisorie visto che una percentuale è basata sul risultato del campionato in corso), le tre storiche grandi dovrebbero sostanzialmente mantenere invariati i loro introiti (ad es. la Juventus avrà 2 milioni in meno, Inter e Milan 1 milione). La grande novità, alla base della stessa riforma legislativa, è che le medio-piccole vedranno un notevole vantaggio economico. Fiorentina +30 milioni, Sampdoria +24, Atalanta + 23, Chievo + 22, Cagliari + 16, Napoli +13 ecc. Insomma, un bel salto di qualità che, almeno sulla carta, porterà indubbi benefici alle casse si tutte le squadre della serie A. Ovviamente spetterà poi ai singoli dirigenti decidere come investire questi soldi. La speranza è che le società investano nei settori giovanili, nell’acquisto di giocatori di buon livello. Nel giro di due, tre stagioni la lotta scudetto potrebbe essere molto più appassionante, con il gap tecnico tra le prime tre e il resto della compagnia che si ridurrebbe sensibilmente. Se a ciò aggiungiamo la legge sugli impianti sportivi che dovrebbe portare nel giro di pochi anni alla costruzione di stadi adeguati e conformi agli standard europei, capiamo che, forse, il nostro calcio ha intrapreso la giusta strada. Quella per tornare ad essere competitivi, alla pari con gli altri campionati. Ovviamente è l’ultima chance per i nostri presidenti e se questi soldi dovessero essere investiti in altro modo (vedi aumento ingaggi a mediocri comprimari), allora sarebbe meglio guardare qualcos’altro, magari i campionati dove i risultati non sono così scontati come avviene oggi da noi.





Vedi anche rubrica Fulvio Bianchi: