mercoledì, ottobre 14, 2009

SERIE A 2010/2011: UNA PARTITA LA DOMENICA ALLE 12.30


In questi giorni si sta svolgendo a Montecarlo lo Sportel, meeting per tv e new-media.
La Lega Calcio sta piazzando i diritti televisivi internazionali e l’obiettivo dichiarato è quello di incassare una bella somma sul modello Premier League (che intasca circa 300 milioni di euro). In particolare, il mercato più importante è quello orientale. Proprio per questo dal prossimo anno si disputerà una partita di Serie A la domenica alle ore 12.30, vale a dire la prima serata nipponica- cinese. La Lega spera di chiudere il contratto con uno dei concorrenti (tra cui Rai Trade dell’ottimo Giuseppe Sampino) per una cifra attorno ai 100 milioni di euro.
Si è molto discusso e molto si discuterà di questa scelta. La Rai, che paga per avere i diritti di 90esimo, si vedrà “privata” di un’ulteriore partita del pacchetto pomeridiano, mentre Sky avrà la possibilità di scremare ulteriormente il suo palinsesto calcistico.
Personalmente sto dalla parte della Lega Calcio. Vero, il fascino delle partite tutte la domenica pomeriggio va a perdersi definitivamente. Tuttavia il mondo evolve e non possiamo rimanere indietro rispetto agli altri paesi. E’ un po’ quello che è accaduto al Totocalcio. Da fenomeno di massa a gioco per pochi irriducibili. È stato soppiantato da altri giochi e dalle scommesse sportive. Non è una questione di meglio o peggio, sono i tempi che cambiano.
Il cosiddetto “calcio spezzatino” (definizione orribile, tra l’altro sbagliata visto che a casa mia lo spezzatino lo si mangia tutto in una volta) esiste in tutti i campionati europei (dall’Inghilterra dove ci sono anche 5 o 6 match singoli, alla Spagna, dalla Francia al Portogallo dove si gioca il venerdì e il lunedì). Da noi si giocherebbero i due anticipi classici del sabato, il posticipo domenicale e, appunto, il match della domenica alle 12.30. La domenica pomeriggio alle 15.00 resterebbero in cartello comunque 6 incontri.
Ecco, si parla tanto di modello Premier da seguire, ma appena si accenna ad un cambiamento, in un paese conservatore come il nostro, cominciano le polemiche. Il problema di fondo è questo: vogliamo restare competitivi con i nostri club a livello europeo? Vogliamo far tornare la Serie A sui livelli degli anni ‘90? Per farlo occorre essere competitivi sul mercato internazionale dei diritti televisivi, settore dal quale provengono i principali introiti per le varie Leghe. Sacrificare una partita all’ora di pranzo al fine di intascare più soldi dal mercato orientale mi sembra una soluzione logica e condivisibile. L’obiezione riguardante i diritti dei tifosi che vanno allo stadio mi sembra alquanto pretestuosa considerando i pochi spettatori che oramai si recano negli obsoleti stadi italiani e il numero di partite che una singola squadra disputerà all’ora di pranzo (2 o 3 in una stagione). Anzi, ribaltando il discorso c’è da pensare a quanto sarebbe bello avere degli stadi polifunzionali come in gran parte dell’Europa. Guardare la partita delle 12.30, andare a mangiare in uno dei ristoranti dello stadio e farsi un giro pomeridiano nel relativo centro commerciale non sarebbe poi così male…